Polizze Vita come Investimento: Conviene Investire in Assicurazioni nel 2026?
Sicuramente almeno una volta ti sarai chiesto se conviene stipulare delle polizze vita come investimento: da sempre, oltre ai cari buoni fruttiferi postali e ai vari BTP, i prodotti assicurativi si sono ritagliati uno spazio importante nella mente degli investitori italiani.
Un’assicurazione infatti viene pensata come un prodotto utile per proteggere il capitale oppure per garantire la sicurezza ai beneficiari scelti (eredi dell’assicurato) in caso di decesso dello stesso.
Ma ha davvero senso investire in assicurazioni? Lo scopriremo in questo articolo che nasce con un obiettivo preciso: essere la tua guida definitiva su questo tema.
Oggi cercheremo di capire cosa sono gli investimenti assicurativi, come funzionano nel dettaglio e soprattutto al termine dell’analisi cercheremo di rispondere alla fatidica domanda: conviene oppure no investire in assicurazioni?
Buona lettura!
In sintesi
- Quanto costano davvero: fra l’1,6% e il 2,9% all’anno sul lungo periodo, con punte sopra il 3,8% nel primo anno. Numeri estratti da cinque documenti ufficiali di quattro compagnie diverse.
- Quanto rendono: su una polizza a capitale garantito, dopo dodici mesi sei in perdita in tutti gli scenari previsti dal documento, compreso quello favorevole.
- Il periodo consigliato non è quello in cui guadagni: una compagnia scrive nero su bianco che corrisponde al momento in cui si aspetta che tu abbia finito di ripagare i costi.
- Tre casi in cui invece ha senso: un problema di successione, un problema di aggredibilità del patrimonio, un problema di autodisciplina. Se non sei in uno di questi tre, quasi certamente stai comprando la cosa sbagliata.
- Se ce l’hai già: nelle prossime righe trovi cosa puoi fare e quanto costa ciascuna delle strade.
Che cosa compri davvero quando compri una polizza di investimento
Entriamo nel merito di questa nuova analisi con un po’ di teoria che non fa mai male.
Le diverse tipologie di polizze vita
Cominciamo con una panoramica sulle varie tipologie di polizze vita perché il mercato è ricco di prodotti e, in primis, è importante capire le differenze e soprattutto come si comportano e cosa offrono i vari prodotti.
Una polizza vita è un contratto che viene stipulato tra un privato (quindi tu, investitore) e un’assicurazione o una banca che ti fornisce il prodotto.
L’investitore pagherà una quota (il premio) che potrà essere unico oppure composto da versamenti aggiuntivi a cadenza periodica: questo premio sarà poi investito in alcuni strumenti finanziari (vedremo poi infatti che ci sono le polizze più sicure che investono in strumenti sicuri e le polizze più rischiose che vanno invece sui mercati finanziari e investono in strumenti maggiormente rischiosi che possono dare maggiori rendimenti).
Al termine dell’investimento l’assicurato otterrà il capitale, che sarà stato soggetto a rivalutazione oppure no: questo succede o al verificarsi di un determinato evento (per esempio in caso di decesso dall’assicurato sono i beneficiari a ottenere il capitale) oppure a una scadenza che viene prefissata al momento della stipula del contratto.
Ti faccio una breve panoramica con tutte le polizze che puoi trovare e tra cui puoi scegliere per il tuo investimento:
- Polizze caso vita: al termine di una scadenza determinata viene erogata una rendita oppure viene corrisposto un capitale all’assicurato. Si tratta di un investimento vero e proprio perché lo scopo è quello di far rivalutare i soldi che vengono versati dall’assicurato come premio unico oppure come premio ricorrente;
- Polizze caso morte: come dice il nome, in questo caso è l’assicurato che sceglie di garantire un capitale ai suoi beneficiari in caso di suo decesso;
- Polizze miste: queste sono una mix tra le prime due che abbiamo appena analizzato. Il premio che viene versato dal contraente si divide in due parti, con una che va a coprire il rischio morte e l’altra che viene investita e rivalutata;
- Polizze unit linked: in questa tipologia di polizza il capitale versato dal contraente viene investito spesso in strumenti finanziari quali fondi comuni oppure una gestione separata, o ancora un fondo selezionato dalla compagnia;
- Polizze index linked: queste sono legate a un determinato indice e si tratta di polizze maggiormente finanziarie piuttosto che assicurative;
- Polizze rivalutabili: queste sono polizze in cui il cliente versa una somma alla compagnia e il capitale viene rivalutato. Il denaro è investito in una gestione separata e alla scadenza l’assicurato riceve il capitale rivalutato.
Ramo I, ramo III, multiramo: le tre parole che senti allo sportello
Quando ti siedi davanti a chi te la propone, quei sei tipi si riducono a tre parole.
Il ramo I è la gestione separata: i soldi finiscono in un grande contenitore fatto in prevalenza di titoli di Stato e obbligazioni, il rendimento viene dichiarato una volta l’anno e di solito c’è una garanzia sul capitale. È quello che ti viene proposto quando dici che vuoi stare tranquillo.
Il ramo III sono le unit linked e le index linked: i soldi finiscono in fondi, il rendimento dipende da come vanno quei fondi e la garanzia sul capitale, quasi sempre, non c’è. È quello che ti viene proposto quando dici che vuoi guadagnare di più.
Il multiramo è il mescolone dei due, e negli ultimi anni è il prodotto che va per la maggiore. Una parte in gestione separata per farti stare tranquillo, una parte in fondi per la promessa di rendimento, e una struttura di costi che somma le due cose.
La distinzione non è un dettaglio da addetti ai lavori: come vedrai più giù, la protezione dai creditori e il trattamento successorio non funzionano allo stesso modo nei tre casi, e la differenza l’hanno decisa i giudici, non i venditori.
Dentro una polizza ci sono tre cose separate
Questo è il punto da cui nasce tutto il resto dell’articolo, e vale la pena fermarcisi sopra un momento.
Quando compri una polizza di investimento non stai comprando un prodotto, ne stai comprando tre attaccati insieme: una gestione finanziaria (qualcuno che investe i tuoi soldi), una garanzia assicurativa (qualcuno che si prende un rischio al posto tuo) e un contenitore contrattuale che costa.
Le prime due le puoi comprare separatamente, e separatamente costano meno. La gestione la compri con un fondo o con un ETF. La garanzia la compri con una polizza temporanea caso morte, che costa poche decine di euro l’anno. Il terzo pezzo, il contenitore, è l’unica cosa che compri solo qui, e sotto vedremo quanto ti viene fatto pagare.
Quanto costa davvero: i tre livelli che nessuno ti mette in fila
Qui non c’è opinione. Ogni compagnia è obbligata per legge a pubblicare, per ogni polizza di investimento, un documento di tre pagine che si chiama KID – sta per Key Information Document, il documento con le informazioni chiave – dove i costi sono scritti in una tabella standard, uguale per tutti.
Ne abbiamo scaricati cinque, di quattro compagnie diverse, l’8 settembre 2026. Questa ricerca rappresenta un’analisi per campione, non vuole essere una panoramica definitiva dato che esistono centinaia di prodotti ma ci serve per capire come funziona il settore.
| Polizza | Compagnia | Costo il 1° anno | Costo sul periodo consigliato | Periodo consigliato |
|---|---|---|---|---|
| Postafuturo Certo New | Poste Vita | 4,05% | 1,70% | 4 anni |
| AllOro | Alleanza | 3,84% | 1,62% | 8 anni |
| Patrimonio | Intesa Sanpaolo | da 2,9% a 3,1% | da 1,6% a 2,3% | 7 anni |
| Smart Capital | Alleanza | vedi nota | 2,94% | 10 anni |
| Patrimonio Reale | Reale Mutua | 1,75% di caricamento | 0,50% l’anno | — |
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La nota su Smart Capital: il documento riporta un costo del 38,51% per il primo anno. Non lo usiamo per fare titolo perché sarebbe disonesto: quel numero esce così alto solo perché il prodotto è a versamenti annuali, quindi nel primo anno i costi si calcolano su un capitale ancora piccolo. Il numero vero su cui ragionare è il 2,94% all’anno sui dieci anni.
Il caricamento: quanto sparisce prima ancora di investire
Il primo strato lo paghi il giorno in cui firmi, e non lo vedi mai perché è già dentro il prezzo.
Su Postafuturo Certo New il documento lo dice in una riga sola: «L’importo investito stimato è pari al 96,9% del premio versato». Tradotto: su 10.000€ che consegni, ne vanno a lavorare 9.690. Gli altri 310 sono già andati.
Su Patrimonio Reale di Reale Mutua è ancora più esplicito, perché il caricamento è scritto in percentuale: 1,75% del premio versato, più una voce che si chiama «costi di intermediazione» pari all’1,91%, che è la quota che va a chi te l’ha venduta.
Il costo annuo, e perché l’1,30% non è «poco»
Il secondo strato lo paghi ogni anno, in silenzio, e non ti arriva nessun addebito: viene tolto dal valore della polizza prima che tu lo veda.
Su AllOro di Alleanza la voce «altri costi correnti» vale l’1,30% all’anno. Su Postafuturo Certo New è lo 0,90%. Su Patrimonio Reale la commissione di rivalutazione annua è lo 0,50%.
Quell’1,30% sembra poco finché non lo metti accanto a quello che quella stessa polizza può rendere. Una gestione separata investe in prevalenza in titoli di Stato e obbligazioni: se il contenitore rende il 2,5% lordo e l’1,30% se ne va in costi, quello che resta a te è l’1,2%. Metà del rendimento del prodotto non arriva a destinazione.
Le penali di riscatto: cosa succede se cambi idea al terzo anno
Il terzo strato lo paghi solo se cambi idea, ed è quello che trasforma un investimento in una gabbia.
Su Smart Capital di Alleanza, se riscatti prima del termine, si applica «una percentuale di riduzione che va dal 3,5% allo 0,5% in funzione delle annualità interamente versate». Su Patrimonio di Intesa Sanpaolo il documento è preciso al mese: «dal sesto mese e fino al giorno che precede il 1° anniversario del contratto: 2,00% con il minimo di 30 euro».
Su Patrimonio Reale, va detto, il costo di riscatto non è previsto. Non tutte le polizze sono uguali, e quando una fa una cosa meglio delle altre è giusto scriverlo.
Il periodo consigliato non è quello in cui guadagni
Questa è la frase che mi ha colpito di più leggendo i cinque documenti, e viene da Poste Vita.
Sotto la voce «Per quanto tempo devo detenerlo?», il KID di Postafuturo Certo New spiega perché il periodo raccomandato è di quattro anni:
«Il periodo di detenzione raccomandato è stato scelto sulla base delle caratteristiche del prodotto e corrisponde all’istante in cui la Compagnia si aspetta che il cliente recuperi tutti i costi.»
Rileggila piano. Il tempo che ti consigliano non è il tempo che serve perché l’investimento renda: è il tempo che serve perché tu finisca di ripagare quello che hai speso per entrare. Non è una critica, è la definizione che la compagnia dà del proprio prodotto. E noi siamo qui per capire cosa firmiamo.
Quanto rende, con il conto in chiaro
I quattro scenari di una polizza a capitale garantito
Il KID obbliga la compagnia a mostrare quattro scenari su un investimento tipo. Ecco quelli di Postafuturo Certo New, su 10.000 € versati, con accanto i costi che paghi nello stesso periodo. Sono numeri della compagnia, non nostri.
| 1 anno | 2 anni | 4 anni | |
|---|---|---|---|
| Scenario favorevole | 9.886 € | 10.079 € | 10.476 € |
| Scenario moderato | 9.852 € | 10.017 € | 10.349 € |
| Scenario sfavorevole | 9.822 € | 9.961 € | 10.248 € |
| Scenario di stress | 9.690 € | 9.711 € | 9.735 € |
| Costi totali pagati | 405 € | 504 € | 714 € |
Tre cose saltano fuori da sole, e non serve essere analisti di Wall Street per vederle.
La prima: dopo dodici mesi sei sotto in tutti e quattro gli scenari, compreso quello favorevole. Non nello scenario brutto, in tutti.
La seconda: nello scenario medio, dopo quattro anni, hai guadagnato 349€ e per guadagnarli ne hai pagati 714. Il costo è il doppio del guadagno.
La terza: anche nello scenario favorevole, il migliore dei quattro, il rendimento medio è dell’1,17% l’anno. Su un prodotto che ti vincola per quattro anni.
Perché la garanzia non è gratis
«Capitale garantito» è la formula che vende più di tutte, ed è anche quella su cui si dice meno. La garanzia non è un regalo che la compagnia ti fa: è un servizio, e come tutti i servizi ha un prezzo. Solo che il prezzo non è scritto da nessuna parte come voce a sé, lo paghi in rendimento.
Il caso più chiaro fra i cinque è Patrimonio Reale di Reale Mutua. Il documento dice che il contratto «garantisce, alla scadenza contrattuale un tasso di rendimento minimo garantito pari allo 0,10% calcolato su base annua». Zero virgola dieci per cento. Nello stesso documento, il caricamento all’ingresso è dell’1,75%.
Fai il conto che farebbe chiunque: con un rendimento garantito dello 0,10% l’anno servono circa diciassette anni solo per recuperare quello che hai pagato per entrare. La garanzia c’è, è vera, ed è esattamente questo il suo prezzo.
Polizza vita, ETF, conto deposito, fondo pensione: il confronto
Se parliamo di investimenti, è doveroso fare dei confronti con le alternative a cui andiamo incontro altrimenti una recensione non può essere seria.
Partiamo da un confronto con il mondo degli ETF che, generalmente, assicura uno schema di costi meno aggressivo.
Scegliamo a titolo di esempio didattico – che tale deve rimanere, non è in alcun modo un invito a investirvi – il Vanguard LifeStrategy 20% Equity UCITS ETF (EUR) Accumulating, ISIN IE00BMVB5K07.
Dentro ha il 20% di azioni e l’80% di obbligazioni: sulla scheda c’è scritto testualmente che «20% of fund assets are invested in stocks from developed and emerging markets. The remaining 80% are invested in bonds».
È il fratello prudente della famiglia LifeStrategy, e l’abbiamo scelto apposta, perché una gestione separata di ramo I è fatta quasi tutta di obbligazioni e anche le multiramo che ti propongono allo sportello stanno sulla parte tranquilla. Mettere accanto a una polizza un ETF con il 60% di azioni (o totalmente azionario, come anche mi è capitato di veder fare) sarebbe stato confrontare un prodotto più rischioso con uno meno rischioso e chiamarlo confronto.
Costa lo 0,25% all’anno, replica fisica, patrimonio di 102 milioni di euro, è sul mercato dall’8 dicembre del 2020.
Altro prodotto “benchmark” che giusto inserire è il fondo pensione.
Vediamo visivamente le differenze.
| Polizza ramo I | Polizza multiramo | Vanguard LifeStrategy 20 | Fondo pensione | Conto deposito | |
|---|---|---|---|---|---|
| Costo annuo | da 0,50% a 1,30% | da 1,6% a 2,9% | 0,25% | 0,44% negoziale · 1,32% aperto · 2,14% PIP | zero |
| Costo all’ingresso | da 0,1% a 1,75% | da 0,1% a 0,8% | commissione del broker | in genere nessuno | zero |
| Penale per uscire prima | da 0% a 3,5% | fino al 2% nel 1° anno | nessuna | non puoi uscire quando vuoi | perdi gli interessi |
| Quanto ci metti a riavere i soldi | settimane | settimane | due giorni | alla pensione, dopo almeno 5 anni | a scadenza |
| Tasse sui guadagni | 26% alla fine | 26% alla fine | 26% alla vendita | 20% sui rendimenti, poi dal 15% al 9% | 26% |
| Puoi scaricare quello che versi | no | no | no | sì, fino a 5.164,57 €/anno | no |
| Cosa succede se muori | ai beneficiari, fuori dall’asse | dipende dal tipo | entra nell’asse | va a chi indichi tu | entra nell’asse ereditario |
| Protezione dai creditori | art. 1923 c.c., ma vedi sotto | discussa in giudizio | nessuna | intangibile mentre versi | nessuna |
| Quanto è complicato capirlo | medio | alto | basso | medio | nullo |
I costi del fondo pensione sono le mediane calcolate da noi su tutti i comparti del comparatore ufficiale della COVIP, l’autorità che vigila sui fondi pensione.
In due righe di questa tabella le vince la polizza: cosa succede se muori e protezione dai creditori. Su questo ci torneremo tra poco.
La riga che fa più male
Prendi la prima riga e falla parlare.
Una polizza multiramo che costa il 2% all’anno costa otto volte quello stesso portafoglio comprato come ETF.
Su 10.000€ per dieci anni, tenendo i costi fermi, sono circa 2.000 € contro 250: 1.750 € di differenza, e sono soldi che non tornano indietro perché non sono un investimento andato male, sono una spesa.
E attenzione a cosa stai confrontando: dentro il LifeStrategy 20 e dentro una gestione separata ci sono le stesse cose, obbligazioni per la quasi totalità. Quello che paghi in più non compra un rendimento migliore, compra il contenitore.
C’è poi una riga della tabella che meriterebbe un articolo per conto suo.
Il fondo pensione non è una cosa sola: un negoziale, quello che passa dal contratto di lavoro, costa in mediana lo 0,44% all’anno su dieci anni; un PIP, che è un prodotto assicurativo venduto in banca o da un promotore, costa 2,14%.
Stessa etichetta, stesso vantaggio fiscale, quasi cinque volte il costo. Se ti hanno proposto «il fondo pensione» e non ti hanno detto quale delle tre cose era, il numero da chiedere è quello.
Una precisazione doverosa, perché senza non è un confronto onesto: l’ETF non ti dà la garanzia sul capitale e non ti dà il trattamento successorio della polizza; il fondo pensione ti dà il vantaggio fiscale più grosso di tutti ma non ti ridà i soldi quando vuoi tu, te li ridà quando vai in pensione.
Se quelle cose ti servono, la differenza di costo è il prezzo che paghi per averle, e la domanda diventa se vale 1.750 € su dieci anni. Se non ti servono, stai solo pagando.
I tre casi in cui una polizza vita ha senso davvero
Se avessimo scritto solo «non conviene mai» avremmo fatto lo stesso mestiere di chi te la vende, dalla parte opposta. Ci sono tre situazioni in cui una polizza risolve un problema che nessun altro strumento risolve. Se sei in una di queste, ne parliamo. Se non ci sei, quasi certamente stai comprando la cosa sbagliata.
Se il problema è la successione
Le somme che la compagnia paga ai beneficiari in caso di morte non entrano nell’eredità. Non è una consuetudine, è scritto in una norma: l’articolo 12 del decreto legislativo 346 del 1990 elenca quello che non concorre a formare l’attivo ereditario, e alla lettera c) mette
«le indennità di cui agli articoli 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto»
Quindi si evince che una polizza vita permette di far arrivare un capitale a una persona precisa, subito e senza passare dalla successione. Se hai un figlio da tutelare, un convivente non sposato, o una famiglia complicata, questo è un problema vero e la polizza è una risposta vera.
Se il problema è l’aggredibilità del patrimonio
Il secondo vantaggio è quello che senti citare più spesso, ed è anche quello raccontato peggio. La norma esiste ed è l’articolo 1923 del codice civile:
«Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare. Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle relative alla collazione, all’imputazione e alla riduzione delle donazioni.»
Qui però va detta la cosa che allo sportello non ti dirà nessuno: quella protezione non arriva perché sul contratto c’è scritto “polizza”. Arriva se il contratto è davvero un’assicurazione, e a stabilire cosa sia davvero un’assicurazione sono stati i giudici.
Come si legge nella sentenza 6061 del 18 aprile 2012 della Corte di Cassazione, il giudice deve interpretare il contratto
«al fine di stabilire se esso, al di là del nomen iuris attribuitogli, sia da identificare effettivamente come polizza assicurativa sulla vita (in cui il rischio avente ad oggetto un evento dell’esistenza dell’assicurato è assunto dall’assicuratore), oppure si concreti nell’investimento in uno strumento finanziario (in cui il rischio c.d. di performance sia per intero addossato sull’assicurato)»
Quindi si evince che il nome scritto sul contratto non conta niente: conta chi si prende il rischio. Se il rischio è tutto tuo, per il giudice quello è un investimento, non un’assicurazione, e la protezione dell’articolo 1923 diventa discutibile.
Nella successiva ordinanza 10333 del 30 aprile 2018 la Corte è tornata sul punto, riportando la valutazione del giudice d’appello con queste parole:
«mancando la garanzia della conservazione del capitale alla scadenza e dunque la natura assicurativa del prodotto, il prodotto oggetto dell’intermediazione doveva essere considerato un vero e proprio investimento finanziario»
Una precisazione che ci teniamo a fare, perché la troverai raccontata male quasi ovunque: quell’ordinanza del 2018 non ha stabilito un principio nuovo, ha rigettato un ricorso dicendo che la valutazione del giudice di merito non era rivedibile. Il principio è quello del 2012 che hai letto sopra. Lo scriviamo perché su questa pagina i numeri e le fonti devono avere senso anche per chi le va a controllare.
Ci sono pronunce più recenti sullo stesso filone, del 2024, che secondo spostano l’attenzione sulla funzione previdenziale del contratto.
Il senso pratico è semplice: se compri una polizza per proteggere il patrimonio e quello che ti mettono in mano è una unit linked pura, stai comprando proprio il tipo di contratto su cui quella protezione è più fragile.
Se il problema è che senza un vincolo tocchi i soldi
Il terzo caso non è tecnico, è umano, e nessuno lo scrive perché non fa curriculum.
C’è gente che sa perfettamente che dovrebbe mettere via 200 € al mese e che, se quei soldi restano raggiungibili, li tocca. Per quelle persone la rigidità della polizza – che in tutto il resto di questo articolo abbiamo trattato come un difetto – è la caratteristica che fa funzionare la cosa. Costa cara, e va detto quanto costa, ma un piano rispettato al 2% di costi batte un piano perfetto che non parte mai.
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I vantaggi e gli svantaggi, in ordine di quanto ti costano
Ora che abbiamo capito che si tratta di un mondo davvero complicato con molti strumenti a disposizione, non ci resta che vedere quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi per soppesare le due cose e tentare di dare una risposta alla nostra domanda iniziale.
Cominciamo con i vantaggi:
- La rivalutazione: se versi il premio, quindi il tuo capitale, in una polizza, si rivaluterà sulla base degli strumenti finanziari in cui sarà appunto investito. Certo, se hai un orizzonte temporale lungo allora puoi sperare in una crescita interessante;
- Le imposte di successione: le polizze non fanno parte dell’asse ereditario e quindi non dovrai pagare le tasse di successione su di esse.
Vediamo ora gli svantaggi, messi in fila non a caso ma in ordine di quanto ti costano in euro:
- I costi: i costi di gestione di queste polizze sono molto elevati. In più ci sono da considerare anche i vari costi in caso di riscatto anticipato e altre spese che spesso vengono nascoste all’interno del contratto ma che poi, alla fine dei conti, pesano e non poco sul rendimento finale del tuo investimento. Se ci pensi un’assicurazione investe il tuo premio in determinati strumenti finanziari (che siano obbligazioni, azioni, o fondi comuni) che puoi acquistare anche tu in autonomia e risparmiare il loro costo di gestione. Sopra hai visto le cifre: fra l’1,6% e il 2,9% l’anno sul lungo periodo, e fino al 4% nel primo;
- La “finta” sicurezza: se ci pensi prima le assicurazioni ti promettevano dei rendimenti certi e quindi si piazzavano nella categoria degli “investimenti sicuri”. Adesso invece ci sono polizze sempre più complesse e rischiose, come per esempio le unit linked, che investono sui mercati finanziari e che ti fanno correre un rischio molto elevato che, spesso, non viene nemmeno compensato al termine dell’investimento;
- La non flessibilità: sono strumenti molto vincolanti. Ti invito a leggere attentamente il KID quando ti appresti a scegliere una polizza perché davvero rischi di imbatterti in situazioni poi difficili da gestire. Per esempio se vuoi smobilizzare le somme potrebbe essere molto difficile, oppure non potrai sospendere i pagamenti a meno che tu non abbia già pagato il premio per molti anni. Più giù trovi le quattro righe del KID da guardare;
- La complessità: come hai potuto vedere, oltre alla complessità del mondo delle polizze vita in generale che annovera al suo interno moltissimi prodotti differenti, dobbiamo anche soffermarci sulla complessità del prodotto in sé. La polizza ti permette di investire in strumenti finanziari passando per una specie di “scatola” e questo ovviamente va a riflettersi su ciò che paghi: due volte per avere una cosa;
- La fiscalità: attenzione perché, se da un lato, il vantaggio è il non pagare le imposte di successione, dobbiamo anche considerare che le assicurazioni sono oggetto sì di detrazione, ma solo al 19% e solo per la parte che riguarda il caso morte.
Come si tassano
Tre cose sole, e per ognuna la norma.
Sui guadagni si paga il 26%, e si paga alla fine
La regola sta nell’articolo 26-ter del decreto del Presidente della Repubblica 600 del
- Come si legge nel testo di quell’articolo, sui redditi delle polizze vita
«l’impresa di assicurazione applica una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura prevista dall’articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461»
Quindi si evincono due cose. La prima: la tassa la trattiene la compagnia, tu non devi dichiarare niente. La seconda: l’aliquota non è scritta lì dentro, sta in un’altra norma, ed è oggi il 26%. Non lo diciamo noi: lo scrive l’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 20 del 13 gennaio 2022, dove i proventi delle polizze «sono assoggettati ad imposta sostitutiva nella misura del 26 per cento, in base alle disposizioni di cui all’articolo 26-ter, comma 1».
Il punto che conta per te è quando si paga: non ogni anno, ma quando esci. Finché i soldi restano dentro, l’imposta è rinviata. È un vantaggio vero della polizza, ed è giusto scriverlo — solo che, con i costi che hai visto sopra, quel vantaggio se lo mangia il prodotto stesso.
Quello che va agli eredi non paga imposte di successione
Il capitale che la compagnia paga ai beneficiari in caso di morte non entra nell’eredità. Come si legge nell’articolo 12 del decreto legislativo 346 del 1990, alla lettera c), non concorrono a formare l’attivo ereditario
«le indennità di cui agli articoli 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto»
Quindi si evince che su quel capitale non si paga imposta di successione, e che arriva ai beneficiari senza passare dalla divisione ereditaria. È il vantaggio più solido della polizza vita, e non ha niente a che vedere con il rendimento.
Una cosa che cambia fra poco, e che quasi nessuno ha ancora scritto
Quell’articolo 26-ter che ti abbiamo citato è stato abrogato. Non oggi: dal 1° gennaio 2027, per effetto del decreto legislativo 24 marzo 2025 n. 33. Da quella data la stessa identica regola si legge nell’articolo 51 di quel decreto, che infatti si intitola «Ritenuta a titolo d’imposta per determinati redditi di capitale» e porta fra parentesi il riferimento alla norma che sostituisce, e che rimanda per l’aliquota al nuovo testo unico delle imposte sui redditi, il decreto legislativo 19 giugno 2026 n. 117.
In sostanza: l’imposta non cambia, cambia il numero dell’articolo. Se dal 2027 leggi un articolo o un preventivo che cita ancora il «26-ter», sta citando una norma abrogata. Non è un dettaglio da avvocati: è il modo più rapido per capire se chi ti sta scrivendo ha aggiornato le sue cose oppure no.
Per chi ha senso e per chi no: quattro situazioni concrete
Hai 68 anni e ti hanno proposto una polizza in banca
È la situazione più frequente, e l’unica in cui la risposta non è automaticamente no.
A quell’età il problema che hai davanti spesso non è far crescere il capitale, è farlo arrivare a chi vuoi tu senza liti e senza attese. Se è questo il caso, la polizza risolve un problema reale e i costi che hai visto sopra sono il prezzo di quel servizio: valutalo come si valuta un servizio, confrontando quanto costa con quanto ti risolve.
Se invece la conversazione è cominciata con «le do un rendimento migliore del conto», sei in un altro film, e i numeri di questo articolo parlano da soli.
Hai 35 anni e vuoi «qualcosa di sicuro»
Qui la risposta è no, ed è la più facile di tutte. A 35 anni il vantaggio successorio non ti serve, e la garanzia sul capitale la stai pagando per un orizzonte in cui il capitale non ha bisogno di essere garantito. Stai comprando la protezione da un rischio che a quel punto della vita non è il tuo rischio principale.
Hai un’attività e ti preoccupa cosa succede al patrimonio
Qui la risposta è: forse, ma non con la polizza che ti stanno proponendo.
Torna a leggere il capitolo sull’articolo 1923 e sulla Cassazione: la protezione esiste, ma dipende da come è fatto il contratto, non dall’etichetta.
Se il prodotto è una unit linked pura è esattamente quella la fattispecie su cui i giudici hanno messo dei paletti. Questa è una cosa da far leggere a un avvocato prima di firmare, non da decidere allo sportello.
Ce l’hai già e non sai se tenerla
Questa è la situazione di cui non parla mai nessuno, e probabilmente è la tua se sei arrivato fin qui.
Hai tre strade, e ognuna ha un prezzo che puoi leggere nel tuo KID.
Tenerla e continuare a versare. Ha senso se sei vicino al periodo raccomandato, perché la parte cara – caricamento e primi anni – l’hai già pagata. Uscire ora vuol dire aver pagato il biglietto e scendere prima della fermata.
Smettere di versare e lasciarla lì. Si chiama riduzione. Il contratto resta in piedi con quello che hai già messo, e tu smetti di alimentare una struttura di costi che non ti convince. Non tutte le polizze lo permettono: sta scritto nel documento.
Riscattare adesso. È la strada che costa di più nei primi anni ed è quella su cui devi guardare il numero preciso. Per darti l’ordine di grandezza: su una delle polizze che abbiamo letto la penale va dal 3,5% allo 0,5% a seconda di quante annualità hai versato, su un’altra è il 2% con un minimo di 30 euro se esci entro il primo anno.
Il conto da fare è uno solo, ed è aritmetica: quanto ti costa uscire oggi contro quanto ti costa restare fino alla fine. Se il costo annuo è il 2% e ti mancano otto anni, restare costa il 16%. Se la penale per uscire è il 2%, il conto l’hai già fatto.
Come si legge il documento che ti danno prima di firmare
Il KID è di tre pagine e per legge deve essere consegnato prima della firma. Se non te lo danno, è già una risposta. Non serve leggerlo tutto: servono quattro righe.
L’indicatore di rischio, un numero da 1 a 7 in prima pagina. Se ti hanno detto «sicuro» e lì c’è scritto 4, la conversazione è finita.
«Quali sono i costi?», che è il titolo di una sezione precisa. Guarda la riga «Impatto sul rendimento (RIY) per anno»: è quanto ti mangiano i costi ogni anno. Se supera il 2%, sei in una polizza cara.
Gli scenari di performance, la tabella con favorevole, moderato, sfavorevole e stress su un investimento tipo. Guarda la colonna a un anno: se sono tutti sotto la cifra versata, sai che il primo anno lo perdi comunque.
«Per quanto tempo devo detenerlo?», dove trovi il periodo raccomandato e cosa ti costa uscire prima. È la riga da cui è nata la frase di Poste Vita che ti abbiamo riportato sopra.
Quattro righe, dieci minuti. Se chi te la propone accompagna volentieri questa lettura, è un buon segno. Se sorvola, è un segno migliore ancora.
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Polizze vita come investimento: conviene?
Direi che, a primo impatto, gli svantaggi superano di molto i vantaggi.
In primis infatti devi guardare ai costi, molto elevati, e anche ai molti vincoli che hanno queste tipologie di polizze. Se un giorno volessi riscattare il capitale, in maniera totale o parziale, ti ritroveresti a dover pagare e non poco. Se volessi sospendere i pagamenti dei premi non è detto che tu possa farlo così, a cuor leggero.
Lo strumento assicurativo non ti può offrire dei rendimenti certi: tu mi darai “Sì, ok, nessun investimento può offrirti rendimenti certi” e questo in parte è vero, ma concordi con me che dobbiamo valutare ovviamente il costo/opportunità di un investimento? Se devi pagare un’assicurazione 100 per avere 10 secondo te, è conveniente?
Inoltre trovo che queste polizze non siano nemmeno sempre del tutto trasparenti con i clienti: spesso infatti all’interno della gestione separata, o comunque del fondo in cui viene investito il tuo premio, trovi qualsiasi tipologia di titolo che rischia di compromettere sul serio tutti i tuoi sforzi.
Se sei interessato ad investire secondo me non ti conviene scegliere una polizza perché, a parità di rischio, questi strumenti difficilmente riescono ad ottenere dei rendimenti più elevati di altri.
Se dovessi pagare per ottenere un rendimento molto più elevato di quello che otterrei se investissi da solo oppure se scegliessi un altro strumento allora potrei magari prendere in considerazione l’idea di scegliere questa polizza, ma se invece mi ritrovo a pagare di più per poi non ottenere nemmeno i risultati sperati, direi che il gioco non vale la candela, non trovi?
Credo di averti fornito le mie opinioni a riguardo, poi sta soltanto a te valutare la convenienza dell’investimento sulla base del tuo profilo di rischio, della tua situazione finanziaria e del tuo orizzonte temporale.
Ti lascio alcune guide per approfondire ulteriormente l’argomento polizze vita perché c’è davvero tantissimo da dire:
- Le assicurazioni convengono?
- Cosa sono le polizze unit linked?
- Cos’è una polizza temporanea caso morte?
Le principali polizze vita ad uso investimento
Abbiamo recensito molte polizze che trovi sul mercato e, magari, potrebbe esserti utile leggere le varie analisi per capire le caratteristiche di questi strumenti e soprattutto per poter fare un confronto tre le varie società e i differenti contratti.
Sono le polizze che ci siamo letti una per una, divise per compagnia. Non sono una classifica e non sono un consiglio: sono il posto dove trovi la scheda del prodotto preciso che ti hanno messo davanti.
Intesa San Paolo
- Polizze Vita Intesa San Paolo
- Doppio Centro Insurance Intesa Sanpaolo
- Polizza Multiramo Synthesis
- Polizza Vita Base Sicura
- Progetto Stabilità Insurance
- Equilibrio Dinamico
- Penso a Te
Alleanza Assicurazioni
- Polizza Valore Futuro Più di Alleanza
- ExtraPop di Alleanza
- Polizza Valore Evergreen
- Polizza Capitalizza
- Polizza Vita Extra
- Smart EverGreen
- All Oro
- New Capitall
- Vita d’Oro
- Futuro d’Oro
- Valore Euro San Giorgio
Poste Italiane
- Formula Posta Valore
- Postafuturo Multiutile
- Postafuturo Certo New
- PostaFuturo Da Grande di Poste Italiane
- Postevita Soluzione Flessibile New
- Postefuturo Per Te
- Poste MultiScelta
- Poste Progetti Futuri
- Postevita Soluzione Equilibrio
- Postafuturo Fidelity III
- PostePremium
- Poste Soluzione Valore
- Poste Progetto Dinamico
- Poste Domani per te plus
Allianz
Mediolanum
- Tax Benefit
- My Life
- Mediolanum Più
- Mediolanum Più Global Opportunity
- Medioalanum Più New Global opportunity
Crédit Agricole
- Strategia Più valore
- Strategia Più Protetto Risparmio
- CA Vita Opzione Futuro
- Ca Fiducia Sostenibile
- Private Exclusive
Generali
- Polizza Generali One
- Sicuramente Protetto
- Genera Valore
- Rinnova Valore
- Polizza Generali Domani
- Immagina Futuro
- Genera Sviluppo Sostenibile
- Deposito Protetto Genertellife
- PianoPiano di GenertelLife
- Valore Futuro Generali
- GeneraSviluppo Multiplan
FWU Life
Fideuraum
Credem
Darta Saving
Novis
Unicredit
Unipol
- UnipolSai Risparmio Energy
- UnipolSai Risparmio Attivo
- UnipolSai Risparmio Giovane
- UnipolSai Risparmio Protetto
Vittoria Assicurazioni
Zurich
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Domande frequenti
Conviene investire in una polizza vita nel 2026?
Nella maggior parte dei casi no. I documenti ufficiali di cinque polizze che abbiamo letto mostrano costi fra l’1,6% e il 2,9% all’anno sul lungo periodo, e su un prodotto a capitale garantito il rendimento del miglior scenario previsto è dell’1,17% annuo. Conviene solo se stai risolvendo un problema di successione, di protezione del patrimonio o di autodisciplina.
Quanto rende davvero una polizza vita, dopo i costi?
Su Postafuturo Certo New di Poste Vita, con 10.000 € investiti, il documento della compagnia prevede 10.349 € dopo quattro anni nello scenario moderato: 349 € di guadagno, contro 714 € di costi pagati nello stesso periodo. Nello scenario favorevole si arriva a 10.476 €, cioè l’1,17% l’anno.
Quali sono i costi nascosti di una polizza vita?
Sono tre e nessuno ti arriva come addebito. Il caricamento all’ingresso, che su una delle polizze lette vale l’1,75% del premio. Il costo annuo, fra lo 0,50% e l’1,30% a seconda del prodotto. La penale di riscatto, che può arrivare al 3,5% se esci nei primi anni. Sono tutti scritti nel KID, nella sezione «Quali sono i costi?».
Meglio una polizza vita o un ETF?
Dipende dal problema che stai risolvendo. Se il problema è far crescere il capitale, un ETF costa una frazione e non ti vincola. Se il problema è far arrivare un capitale a una persona precisa fuori dall’asse ereditario, l’ETF non lo fa e la polizza sì. Il paragone sui costi lo trovi nella tabella più su.
Le polizze a capitale garantito sono davvero sicure?
La garanzia c’è ed è vera, ma ha un prezzo che paghi in rendimento. Su una delle polizze lette il rendimento minimo garantito è lo 0,10% l’anno a fronte di un caricamento d’ingresso dell’1,75%: con quei numeri servono circa diciassette anni solo per tornare al punto di partenza.
Come si tassano le polizze vita?
Sui guadagni si paga il 26%, e lo trattiene direttamente la compagnia quando esci: la regola è nell’articolo 26-ter del DPR 600/1973 e l’aliquota è confermata dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 20 del 13 gennaio 2022. Il capitale che va ai beneficiari in caso di morte non entra nell’attivo ereditario, per l’articolo 12 del decreto legislativo 346 del 1990. Dal 1° gennaio 2027 la stessa regola sui guadagni si leggerà nell’articolo 51 del decreto legislativo 33 del 2025.
Posso disdire una polizza vita? Quanto ci perdo?
Puoi riscattarla, e quanto ci perdi sta scritto nel tuo KID alla voce sull’uscita anticipata. Su una delle polizze lette la penale va dal 3,5% allo 0,5% in base alle annualità versate, su un’altra è il 2% con un minimo di 30 euro entro il primo anno. In alternativa al riscatto molte polizze permettono la riduzione, cioè smettere di versare lasciando in piedi il contratto.
Meglio una polizza vita o un fondo pensione?
Sono due cose diverse, anche se te le propongono insieme. Il fondo pensione ha una deducibilità fiscale che la polizza non ha e un vincolo fino alla pensione che la polizza non ha. La polizza ha il vantaggio successorio che il fondo pensione ha in forma diversa. La domanda giusta non è quale dei due, è quale problema stai risolvendo.
Le polizze vita si possono pignorare?
L’articolo 1923 del codice civile dice che le somme dovute dall’assicuratore «non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare». Quella protezione però non dipende dal nome sul contratto: la Cassazione con la sentenza 6061 del 2012 ha stabilito che il giudice deve guardare chi si prende davvero il rischio. Se il rischio è tutto tuo, il contratto può essere qualificato come investimento e la protezione diventa discutibile.
Le fonti
Tutti i numeri di questa pagina vengono da documenti pubblici, letti l’8 settembre 2026.
- Documenti informativi delle polizze (KID e DIP aggiuntivo): Postafuturo Certo New di Poste Vita, AllOro e Smart Capital di Alleanza Assicurazioni, Patrimonio di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, Patrimonio Reale di Reale Mutua. Sono documenti che le compagnie pubblicano per obbligo di legge sui propri siti.
- Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 6061 del 18 aprile 2012 — testo integrale.
- Corte di Cassazione, sezione III, ordinanza 10333 del 30 aprile 2018 — testo integrale.
- Articolo 1923 del codice civile e articolo 12 del decreto legislativo 31 ottobre 1990 n. 346, lettera c).
- Articolo 26-ter del DPR 29 settembre 1973 n. 600 per l’imposta sostitutiva sui rendimenti, e articolo 51 del decreto legislativo 24 marzo 2025 n. 33, che lo sostituisce dal 1° gennaio 2027 rimandando al nuovo testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo 19 giugno 2026 n. 117).
- Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 20 del 13 gennaio 2022, per la conferma dell’aliquota del 26%.
- Vanguard LifeStrategy 20% Equity UCITS ETF (EUR) Accumulating, ISIN IE00BMVB5K07: costo annuo, tipo di replica, patrimonio e data di lancio da justETF.
Prima di decidere qualcosa
Siamo arrivati proprio alla fine: penso che, prima di prendere qualsiasi decisione relativa a un investimento, tu debba partire prima di tutto dalla strategia.
Una polizza non è né buona né cattiva in assoluto: è cara, e va comprata solo se risolve un problema che vale quel prezzo. Il guaio è che quasi nessuno arriva a quella domanda, perché la conversazione comincia sempre dal prodotto e mai dal problema.
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