Investire in Obbligazioni Sicure e Redditizie: Come e Cosa Comprare, Consigli per il 2026

Investire in obbligazioni sembra una delle cose più semplici del mondo: presti dei soldi, incassi gli interessi e aspetti che te li restituiscano. È anche per questo che comprare un BTP può dare molta più tranquillità che acquistare azioni.

Il problema arriva quando quella tranquillità ti porta a saltare qualche domanda importante.

Quanto stai pagando per quel titolo? Quando ti serviranno i soldi? Che cosa succede se devi venderlo prima della scadenza?

Sono le domande da cui partirei prima di guardare la cedola. Perché un’obbligazione che paga il 5% non ti farà necessariamente guadagnare più di una che paga il 3%. E un rendimento particolarmente invitante merita di essere capito: qualcuno ti sta pagando di più per assumerti un rischio.

In questa guida voglio aiutarti a fare questo ragionamento, con esempi numerici e situazioni concrete. Vedremo come funziona un BTP, come scegliere un’obbligazione e come inserirla in portafoglio, da sola oppure insieme ad altre. Ci occuperemo anche di bond ladder, ETF obbligazionari tradizionali, ETF a scadenza e fondi.

Se cerchi una selezione di emissioni da valutare, trovi l’approfondimento sulle obbligazioni da comprare. Qui partiamo dalle basi che ti servono per capire che cosa stai acquistando.

Cosa significa investire in obbligazioni

Chiariamo subito un dubbio: se hai già comprato un BTP, hai già investito in obbligazioni. Hai prestato soldi allo Stato italiano.

Quando compri un’obbligazione di una società, il meccanismo di base è simile: cambia chi ti deve restituire i soldi. E questa differenza conta parecchio.

“Obbligazione” è il nome della famiglia. I BTP appartengono a questa famiglia, insieme ai titoli emessi da altri Stati, imprese, banche e organismi sovranazionali. Perciò chiedersi se sia meglio comprare BTP oppure obbligazioni significa mettere a confronto una categoria con uno dei suoi componenti.

Chi emette il titolo si impegna a pagarti secondo condizioni stabilite: possono esserci interessi periodici, le cedole, e il rimborso del valore nominale a una certa data. Nei BTP ordinari a tasso fisso, per esempio, le cedole vengono pagate ogni sei mesi.

Tieni a mente due cose. L’emittente deve essere in grado di mantenere l’impegno. E, se vendi prima della scadenza, devi trovare qualcuno disposto a comprare il titolo: incasserai il prezzo disponibile in quel momento.

Ecco perché mi interessa sapere che cosa vuoi fare con quei soldi. Se ti serviranno per una spesa tra tre anni, la data di rimborso avrà un peso preciso nella scelta. Se vuoi affiancare le obbligazioni alle azioni per un investimento di lungo periodo, dovremo ragionare anche su come si comporta il portafoglio nel suo insieme.

Cedola e rendimento: perché non sono la stessa cosa

La cedola è il dato che salta subito all’occhio. Leggi “3%” e pensi: guadagnerò il 3% all’anno.

Prima di arrivare a questa conclusione, però, devi sapere su quale importo viene calcolato quel 3% e quanto paghi per acquistare il titolo.

Facciamo un esempio con un BTP ordinario immaginario, così possiamo seguire tutti i passaggi. Ha queste caratteristiche:

  • Valore nominale di 1.000 euro: è l’importo previsto al rimborso.
  • Cedola annua del 3%: paga 30 euro all’anno, in due rate semestrali da 15 euro.
  • Tre anni alla scadenza: restano sei cedole da incassare.

Per semplicità immaginiamo di comprare subito dopo il pagamento di una cedola e lasciamo fuori imposte, commissioni, rateo e reinvestimento degli interessi. Tutti i conti sono lordi e presuppongono che lo Stato paghi regolarmente. I prezzi sono inventati per spiegare il meccanismo.

Se compri a 95: spendi 950 euro

Il prezzo delle obbligazioni viene normalmente espresso in percentuale del nominale. Quindi comprare a 95 significa pagare 950 euro per 1.000 euro nominali.

Nei tre anni ricevi 90 euro di cedole. Alla scadenza arrivano i 1.000 euro di rimborso. Il conto è questo:

1.000 + 90 − 950 = 140 euro di guadagno lordo complessivo.

Hai guadagnato sia con le cedole sia con la differenza tra quanto hai pagato e quanto ti viene restituito.

Se compri a 105: spendi 1.050 euro

Ora immaginiamo di acquistare lo stesso titolo a un prezzo più alto. Le cedole restano identiche: sempre 90 euro in tre anni. Anche il rimborso resta di 1.000 euro.

1.000 + 90 − 1.050 = 40 euro di guadagno lordo complessivo.

Hai visto quanto cambia? Il titolo paga sempre il 3%, ma nei due casi ti rimangono in tasca somme molto diverse. Ecco perché, quando valuto un’obbligazione, la cedola da sola mi dice ben poco: devo sapere quanto sto pagando per incassarla.

Se vendi prima della scadenza puoi perdere anche incassando le cedole

Torniamo all’acquisto a 95: hai speso 950 euro. Dopo un anno, subito dopo aver ricevuto la seconda cedola, vendi a 90 e incassi 900 euro.

Hai ricevuto anche 30 euro di interessi. Il risultato è:

900 + 30 − 950 = 20 euro di perdita lorda.

Le cedole le hai incassate davvero. Eppure, facendo il conto completo, hai perso soldi. È questo il passaggio da capire prima di comprare un titolo lungo pensando: “Tanto, se mi servono i soldi, lo vendo”.

Se aspetti la scadenza, il rimborso previsto segue le condizioni del titolo; resta necessario che l’emittente paghi. Se vendi prima, nel tuo conto entra il prezzo di vendita.

Quale rendimento devi guardare, allora?

Per confrontare i titoli guarda il rendimento effettivo a scadenza, tenendo conto di imposte e costi. Il calcolo considera il prezzo d’acquisto, i pagamenti previsti e quando li riceverai.

I 140 e i 40 euro che abbiamo calcolato sono guadagni complessivi su tre anni. Non sono percentuali annue: dividere semplicemente quelle somme per tre non basta a ricavare il rendimento effettivo.

Anche quest’ultimo, naturalmente, si basa sui pagamenti previsti. Non può dirti quanto guadagnerai vendendo in anticipo o se l’emittente riuscirà a rispettare gli impegni.

Quali tipi di obbligazioni puoi acquistare

La prima domanda è molto concreta: a chi stai prestando i soldi?

Con un BTP li presti allo Stato italiano; con un’obbligazione corporate li presti a un’impresa. Esistono poi titoli di altri Stati, banche e organismi sovranazionali. Se vuoi approfondire i titoli pubblici italiani, puoi partire dalla guida ai BTP.

Il nome della categoria, da solo, non basta per decidere. Due imprese possono avere una solidità molto diversa. E anche due titoli della stessa banca possono prevedere condizioni e rischi differenti.

La seconda domanda è: come ti vengono pagati gli interessi?

  • A tasso fisso: la cedola prevista resta uguale. Può cambiare il prezzo del titolo, come abbiamo visto nell’esempio.
  • A tasso variabile: la cedola segue un parametro indicato nel regolamento. Gli interessi futuri possono quindi aumentare o diminuire.
  • Senza cedole, o zero coupon: non ricevi interessi periodici; il possibile guadagno deriva dalla differenza fra quanto paghi e quanto ti viene rimborsato.

Poi ci sono titoli con regole più articolate: subordinati, convertibili, rimborsabili in anticipo dall’emittente. Qui mi fermerei a una regola semplice: prima di comprare devi riuscire a spiegare quando e a quali condizioni riceverai i tuoi soldi. Se il regolamento non ti è chiaro, una cedola alta non risolve il problema.

Come scegliere un’obbligazione: i controlli prima dell’acquisto

Immagina di avere davanti la schermata della banca con un titolo che ti interessa. Io partirei dall’ISIN, il codice che identifica esattamente quell’emissione. Poi farei questi controlli:

  1. Chi mi deve restituire i soldi? Verifica l’emittente e le condizioni del titolo. Un’obbligazione subordinata ti mette in una posizione diversa da una ordinaria se l’emittente entra in difficoltà. Controlla anche eventuali clausole di rimborso anticipato. Il rating può aiutarti a valutare la solidità dell’emittente, ma non garantisce che sarai pagato.
  2. Quando è previsto il rimborso? Confronta quella data con i tuoi programmi. Se i soldi ti serviranno prima, devi mettere in conto una vendita al prezzo di mercato.
  3. Quanto pago e quanto posso ricavare? Guarda il prezzo a cui puoi davvero acquistare, le cedole e il rendimento a scadenza. Confronta titoli con durata e rischi simili, includendo imposte e costi.
  4. In quale valuta sarò pagato? Se compri un titolo in dollari, il risultato in euro dipenderà anche dal cambio. Un tasso più alto in un’altra valuta va letto insieme a questo rischio.
  5. Quanto mi costa entrare e quanto sarebbe facile uscire? Controlla il taglio minimo, le commissioni e la differenza fra prezzo d’acquisto e di vendita. Su somme contenute, anche i costi fissi meritano attenzione.

Prendi il BTP del nostro esempio. “Cedola 3%, prezzo 95” ti permette di iniziare i conti. Per scegliere, però, devi anche sapere se puoi aspettare quei tre anni, quanto sei già esposto all’Italia e quale prezzo trovi al momento dell’ordine.

Un titolo può avere caratteristiche sensate e risultare comunque inadatto ai tuoi programmi. È per questo che una classifica di rendimenti, da sola, non ti risolve la scelta.


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Le obbligazioni sono sicure? I rischi da conoscere

Partiamo da una situazione concreta. Compri un BTP a vent’anni e tra tre anni vuoi usare quei soldi per una casa. A quel punto dovrai venderlo. Dire “lo Stato mi rimborsa a scadenza” serve a poco se tu quella scadenza non puoi aspettarla.

Nel frattempo il prezzo può essere sceso. Succede, per esempio, quando salgono i rendimenti richiesti dal mercato: i vecchi titoli a tasso fisso diventano meno appetibili e il loro prezzo tende a diminuire. Questo è il rischio di tasso. In generale, a parità delle altre condizioni, le scadenze più lunghe espongono a oscillazioni maggiori.

Poi c’è una domanda ancora più semplice: chi ha ricevuto il prestito riuscirà a pagarti? È il rischio di credito. Vale per le imprese e anche per gli Stati, con livelli diversi. Comprare più emissioni dello stesso soggetto mantiene l’esposizione a quel debitore.

C’è anche un rischio che si vede meno nella schermata del conto: l’inflazione. Puoi ricevere tutte le cedole e il rimborso previsto, ma ritrovarti con denaro che compra meno cose di prima. Per questo guardare soltanto quanti euro rientrano lascia fuori una parte del ragionamento.

Infine, considera cambio e liquidità. Se investi in valuta estera, un movimento sfavorevole del cambio può assorbire gli interessi. Se il titolo è poco scambiato, venderlo quando ne hai bisogno potrebbe richiedere di accettare un prezzo poco conveniente.

Quando leggo “obbligazione sicura”, quindi, voglio capire che cosa si intende. La sicurezza va valutata rispetto all’emittente, alla durata e all’uso che farai del denaro. La stessa obbligazione può essere gestibile per chi può aspettare e problematica per chi deve vendere fra pochi mesi.

Come e dove si comprano le obbligazioni

Per acquistare ti serve un conto titoli presso una banca o un altro intermediario che dia accesso al mercato su cui viene negoziata l’obbligazione.

Puoi partecipare al collocamento iniziale di alcune emissioni oppure comprare sul mercato secondario, dove vengono scambiati titoli già emessi. È qui che puoi trovare prezzi diversi dal valore nominale, come il 95 o il 105 dei nostri esempi.

Prima di confermare l’ordine, ricontrolla ISIN, quantità, prezzo, scadenza, valuta e commissioni. Dedica un momento anche al rateo: se acquisti fra due pagamenti cedolari, può essere dovuta al venditore la quota di interessi già maturata. L’importo addebitato può quindi essere superiore a quello che avevi ricavato guardando soltanto la quotazione.

Il punto pratico è questo: devi sapere quanto esce davvero dal conto, oltre a quanto prevedi di incassare. Conserva questi dati: ti serviranno per valutare il risultato dell’investimento e l’eventuale decisione di vendere prima del rimborso.

Come inserire le obbligazioni in portafoglio: le soluzioni possibili

“Ho 30.000 euro da investire in obbligazioni: prendo un BTP, compro un ETF o faccio un po’ di tutto?”

Per rispondere ti chiederei innanzitutto quando ti serviranno. Immaginiamo che 10.000 euro siano destinati a una spesa tra due anni, mentre gli altri 20.000 euro possano restare investiti più a lungo. Queste cifre ci aiutano a ragionare sulle alternative: non sono una proposta di ripartizione da copiare.

Ora possiamo confrontare le soluzioni, perché abbiamo qualcosa di concreto su cui valutarle.

Una o più obbligazioni singole

Con un’obbligazione singola scegli direttamente a chi prestare i soldi e fino a quando. Puoi cercare un titolo che preveda il rimborso prima della spesa programmata e valutare se gli incassi attesi coprono la somma che ti servirà.

Un BTP può svolgere questa funzione. Devi però fare bene i conti: investire 10.000 euro non significa automaticamente ricevere 10.000 euro di rimborso. Dipende dal prezzo pagato e dal nominale acquistato, come abbiamo visto con gli acquisti a 95 e a 105.

Questa soluzione ti dà un controllo diretto sulle scadenze, ma richiede di scegliere e seguire i titoli. Se vuoi distribuire il capitale fra più emittenti, devi considerare anche tagli minimi e commissioni.

Mettere tutti i 30.000 euro in un unico titolo con scadenza lontana sarebbe invece poco coerente con l’esigenza di spenderne una parte fra due anni: per quella somma dipenderesti dal prezzo di vendita. Prima di scegliere la cedola, sistemerei questo punto.

Una scala di scadenze: la bond ladder

La bond ladder è un modo di organizzare più obbligazioni singole. Il nome significa “scala di obbligazioni”: ogni gradino corrisponde a una scadenza in cui una parte del capitale viene rimborsata.

Per esempio, puoi costruire una scala con titoli che scadono fra due, quattro e sei anni. Alla prima scadenza rientra una parte del denaro, alla seconda ne rientra un’altra e così via. Nel nostro caso, il primo gradino dovrebbe essere costruito tenendo conto dei 10.000 euro necessari fra due anni.

Se il denaro ti serve, lo utilizzi. Se i tuoi programmi lo consentono, puoi reinvestire il rimborso in un titolo con scadenza più lontana, aggiungendo un nuovo gradino alla scala.

Il vantaggio è poter programmare più momenti di rientro del capitale, evitando di concentrare tutti i rimborsi nella stessa data. Può essere utile se prevedi spese distribuite nel tempo oppure vuoi avere occasioni periodiche per decidere come impiegare una parte dei soldi.

Per farla bene, però, partirei da tre decisioni:

  • Quando devono rientrare i soldi. Le scadenze devono seguire le tue esigenze. Due, quattro e sei anni sono un esempio: non esiste un intervallo giusto per tutti.
  • Quanto deve rientrare a ogni scadenza. I gradini possono avere importi diversi. Devi calcolare i rimborsi attesi, considerando il nominale acquistato e il prezzo che paghi, senza presumere che basti dividere il capitale in parti uguali.
  • A chi stai prestando il denaro. Puoi costruire una scala anche con BTP. In quel caso distribuisci le scadenze mantenendo come debitore lo Stato italiano. Valuta se questa esposizione è coerente con il resto del tuo patrimonio; se vuoi diversificare anche gli emittenti, devi progettare la scala tenendo conto di questo obiettivo.

I BTP possono quindi trovare spazio in una bond ladder. La scelta va fatta sapendo quale funzione svolgono e quanta esposizione all’Italia vuoi avere complessivamente.

Controllerei infine che il numero di gradini sia sostenibile rispetto al capitale e ai costi. Moltiplicare piccoli acquisti può rendere la gestione più impegnativa e far pesare le commissioni. E quando reinvesti un rimborso, i tassi disponibili potrebbero essere più bassi: la scala distribuisce nel tempo queste decisioni, senza fissare oggi i rendimenti futuri.

Una bond ladder ben costruita richiede questo lavoro iniziale. Il criterio con cui scegli date e importi è ciò che la rende utile al tuo piano.

Un ETF obbligazionario tradizionale

Con un ETF acquisti quote di un fondo che contiene più obbligazioni. Puoi così accedere a un insieme di titoli senza doverli comprare e gestire uno per uno.

Per la parte dei nostri 20.000 euro che può restare investita più a lungo, questa è una soluzione da esaminare. Devi guardare che cosa contiene l’ETF: titoli di Stato o imprese, quali Paesi, quali valute, quali scadenze e quale solidità degli emittenti.

La differenza da capire rispetto al singolo BTP riguarda soprattutto il tempo. Un ETF obbligazionario tradizionale rinnova il portafoglio secondo la propria strategia e normalmente non ha una data finale di rimborso. Quando vorrai recuperare il denaro, venderai le quote al prezzo di quel momento.

Quindi, se devi pagare una spesa precisa fra due anni, non basta leggere “obbligazionario” per sapere che avrai a disposizione la somma necessaria. Devi valutare quanto può oscillare quel portafoglio, oltre ai costi e ai rischi dei titoli che contiene.

Il vantaggio pratico è la facilità con cui puoi gestire un paniere di obbligazioni. La diversificazione effettiva dipende dalla composizione: va verificata, insieme alla sensibilità ai tassi. Puoi approfondire nella guida agli ETF.

Un ETF obbligazionario a scadenza

Esistono anche ETF obbligazionari a scadenza, che organizzano il portafoglio attorno a un anno prestabilito e prevedono la chiusura del fondo secondo le regole del prodotto.

Per chi cerca una data di riferimento e vuole acquistare più obbligazioni attraverso un unico strumento, sono una possibilità da conoscere. Nel caso della spesa fra due anni, potresti esaminare un ETF con una data di chiusura compatibile, verificando anche quando è prevista la distribuzione del ricavato.

Attenzione al passaggio successivo: la scadenza dell’ETF non garantisce la somma che riceverai. Se investi 10.000 euro, il numero scritto nel nome del prodotto non ti assicura che alla chiusura torneranno esattamente quei 10.000 euro più un interesse prestabilito.

Il risultato dipende dalle obbligazioni detenute, dagli eventuali mancati pagamenti, dai costi e da come vengono gestiti i flussi. Il rendimento indicato al momento dell’acquisto è una stima; se vendi le quote prima, conta il prezzo di vendita.

Io li valuterei guardando insieme tre elementi: data, contenuto e costi. Avere più emissioni può aiutare a diversificare, ma occorre controllare anche gli emittenti: un ETF di BTP mantiene l’esposizione allo Stato italiano.

Un fondo obbligazionario

Un’altra possibilità è un fondo obbligazionario a gestione attiva. Affidi a un gestore la scelta dei titoli, entro le regole previste dal fondo: può decidere su emittenti, scadenze e altre caratteristiche secondo il mandato ricevuto.

Anche gli ETF sono fondi. Qui, per capirci, mi riferisco alla soluzione con cui paghi una gestione attiva delle scelte obbligazionarie.

Delegare può avere senso. Quello che voglio capire è quanto stai pagando e che cosa ricevi in cambio. Su un investimento obbligazionario, il costo annuo può assorbire una parte importante del rendimento: merita almeno la stessa attenzione che dedichi alla cedola di un BTP.

Per valutare il fondo devi sapere dove investe, quali rischi può assumere il gestore, quanto possono oscillare le quote e quanto costa l’insieme di prodotto e servizio. La presenza di un professionista non implica che recupererai una somma prestabilita alla data che serve a te.

Nel nostro esempio, quindi, prima di destinargli i soldi della spesa fra due anni controllerei con particolare attenzione la compatibilità con quell’esigenza. Per il capitale investibile più a lungo, il confronto riguarda anche la gestione che vuoi delegare e il prezzo che sei disposto a pagare.

Puoi combinare più soluzioni

Non devi necessariamente scegliere un solo strumento per tutta la parte obbligazionaria. Puoi usare titoli singoli per alcune spese programmate e un ETF o un fondo per il capitale che ha obiettivi diversi.

L’importante è riuscire a spiegare perché ciascuno strumento è lì. Nel caso dei 30.000 euro, distinguere i soldi che spenderai fra due anni da quelli che puoi lasciare investiti ti ha già aiutato a fare domande migliori. Da qui puoi costruire una scelta coerente.

Conviene investire in obbligazioni oggi?

Le obbligazioni possono essere utili, ma la convenienza va valutata sul tuo caso. Una cedola interessante non basta a rendere adatto un investimento.

Se hai una spesa programmata, guarda quali titoli e quali scadenze possono aiutarti a prepararla. Se vuoi affiancare le obbligazioni alle azioni nel lungo periodo, valuta quanto rischio stai assumendo nel complesso e come cambia il portafoglio con gli strumenti scelti.

Poi confronta i rendimenti disponibili, al netto di imposte e costi, fra alternative con caratteristiche simili. Allungare molto la scadenza o accettare un emittente più fragile per guadagnare qualcosa in più significa cambiare anche il rischio: chiediti se quel cambiamento ti serve davvero.

Per valutare le emissioni nel contesto di mercato trovi la pagina sulle obbligazioni da comprare.

Il ragionamento che voglio lasciarti è questo: parti dalla tua vita, dalle spese che prevedi e dal tempo che hai a disposizione. Le obbligazioni possono aiutarti a organizzare una parte importante del patrimonio. Per scegliere bene, devi aver chiaro che cosa chiedere loro prima di cercare il titolo che paga di più.

Domande frequenti

Posso perdere soldi con un’obbligazione?

Sì. Nell’esempio abbiamo visto che puoi incassare le cedole e perdere comunque vendendo a un prezzo troppo basso. Puoi perdere anche se l’emittente non paga o se il cambio si muove contro di te. L’inflazione, inoltre, può ridurre il potere d’acquisto dei soldi rimborsati.

Se tengo l’obbligazione fino alla scadenza recupero sempre il capitale?

Devi distinguere il valore nominale da quanto hai speso. Se compri a 105 un titolo rimborsato a 100, ricevi meno di quanto hai pagato per acquistarlo; le cedole entrano poi nel risultato complessivo. Il rimborso resta legato alle condizioni del titolo e alla capacità dell’emittente di pagare.

Meglio la cedola più alta o il rendimento a scadenza più alto?

Il rendimento a scadenza ti aiuta a confrontare il risultato previsto considerando anche il prezzo pagato. Ma prima di scegliere il numero più alto devi confrontare durata, emittente, valuta, imposte e costi. La cedola da sola non ti dice quanto guadagnerai.

Un ETF obbligazionario a scadenza equivale a comprare una singola obbligazione?

Sono strumenti diversi. Con l’ETF possiedi quote di un fondo che contiene più titoli e ha costi e regole proprie. La data di chiusura ti dà un riferimento temporale, ma non garantisce né il capitale finale né il rendimento.

La bond ladder elimina il rischio delle obbligazioni?

Una bond ladder ti aiuta a distribuire i rimborsi nel tempo. Per costruirla bene devi scegliere date, importi ed emittenti coerenti con le tue esigenze. Restano il rischio che gli emittenti non paghino, le oscillazioni dei prezzi prima del rimborso e l’incertezza sui tassi a cui potrai reinvestire.

Ulteriori risorse utili per approfondire

Prima di salutarci vorrei proporti la lettura di qualche articolo che potrebbe interessarti, circa le modalità per investire oggi:

Buona lettura.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei
Ha fondato Affari Miei nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente. É autore dei libri "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" (2019) e "Investimenti Sicuri - Come Proteggere il Tuo Patrimonio e Vivere di Rendita" (2023).
Categorie: Obbligazioni

1 Commento

Patrizio Bartolini · 24 Aprile 2019 alle 22:50

Sono sicure le obbligazioni con cedola ogni mese della mediolanum rendimento promesso al netto 1,85 /2,20 grazie

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