Pensione Integrativa, Conviene? Consigli su Previdenza Complementare

Conviene crearsi una pensione integrativa? Sono tanti che si pongono questa domanda cercando opinioni e consigli sulla previdenza complementare.

Non lo fanno a torto: la crisi del sistema pensionistico italiano è sotto gli occhi di tutti, nei prossimi anni si stima che le pensioni saranno poco superiori al 50% delle retribuzioni.

Per queste ragioni si rende necessario costituirsi una rendita ulteriore, con una pensione privata oppure investendo i risparmi progressivamente, al fine di crearsi un cuscinetto a cui attingere una volta che si sarà smesso di lavorare.

Andiamo, dunque, a vedere i vantaggi e gli svantaggi per chi sottoscrive una pensione integrativa, cercando di capire se vale la pena questa forma di investimento, soprattutto alla luce della possibilità di dedurre integralmente dal reddito i versamenti fino a 5164 euro che sembra far gola a tanti. 

L’argomento nel 2017 continua ad essere importante perchè, come sempre, molti risparmiatori si domanderanno se conviene spostare i risparmi verso altri strumenti ritenuti meno pericolosi (ammesso che lo siano!).

Pensione integrativa: differenze tra fondi pensione e PIP (Piano Individuale Pensionistico)

Quando si parla di previdenza complementare bisogna fare alcune distinzioni di scuola molto importanti che ci aiutano a capire per prima cosa quello che stiamo comprando.

Dobbiamo, cioè, distinguere tra fondi pensione aperti o chiusi e piani individuali pensionistici. Tutte e tre le soluzioni sono soggette alla medesima normativa, anche fiscale: in ogni caso, quindi, si gode della possibilità di dedurre fino a 5164 euro, come scritto in apertura.

La distinzione principale riguarda il fatto che i Pip sono prodotti di tipo assicurativo, di norma investiti sui mercati finanziari, mentre i fondi pensione sono prodotti non assicurativi: va precisato che, come previsto dalla legge, i fondi pensioni devono in ogni caso prevedere un comparto che abbia almeno la garanzia del capitale versato.

Ultima distinzione, poi, è data dal fatto che il piano individuale pensionistico può accettare esclusivamente adesioni individuali: infatti, di solito, sono le banche o le assicurazioni a cercare di vendere i prodotti.

Di contro, invece, i fondi pensione possono avere anche adesioni collettive, con il contributo del datore di lavoro che talvolta può essere previsto da accordi sindacali.

I fondi pensione possono essere aperti o chiusi: nel primo caso vi può aderire chiunque mentre nel secondo caso sono riservati a determinate categorie di lavoratori, come avviene ad esempio per il fondo Cometa dei metalmeccanici.

Piano individuale pensionistico: conviene oppure no sottoscriverlo? Vantaggi

Una delle soluzioni più gettonate è il piano individuale pensionistico (PIP), se non altro per il fatto che in genere ai lavoratori facenti parte di una categoria viene proposto il fondo chiuso mentre agli altri resta la scelta tra fondi aperti e PIP.

Si tratta, nello specifico, di un contratto di assicurazione sulla vita con cui si versa il TFR (scegliendo irreversibilmente di non lasciarlo in azienda) e una quota annua o mensile (il versamento è libero) che viene investito in un fondo gestito generalmente da una società di assicurazioni.

E’ sicuro? Dipende dal profilo di rischio: generalmente sono proposte varie soluzioni. Per non rischiare di perdere soldi si consiglia di scegliere profili di investimento che acquistano titoli di stato o obbligazioni: il rendimento è più basso ma non si rischia come invece potrebbe accadere con le azioni.

Se si desidera scegliere questa forma di pensione integrativa, vale la pena iniziare in età relativamente giovane: al termine, raggiunta l’età pensionabile, si otterrà una rendita mensile complementare che si aggiunge a quella erogata dall’INPS.

E’ possibile ottenere subito il 50% del capitale versato e riceve il resto sotto forma di rendita vitalizia.

Partiamo ora ad elencare i vantaggi:

  • deducibilità: come anticipato, è possibile dedurre fino a 5164 euro dal reddito in sede di dichiarazione. Deducendo la somma massima si può ottenere un risparmio fiscale tra 1180 e 2200 euro circa. La somma chiaramente si abbassa se il versamento è inferiore;
  • nessun obbligo di versare un premio fisso: se non si sceglie di destinare il TFR, non è necessario impegnarsi a versare una somma fissa ma il versamento è libero;
  • la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se si resta più di 15 anni si ha diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%. Sul punto, però, si tenga presente che lo Stato italiano è ballerino e cambia spesso le leggi in corso d’opera, sovente a discapito dei cittadini;
  • accumulo di capitale: molti tendono a sprecare soldi inutilmente, prendere l’impegno di versarli in un piano individuale pensionistico può rappresentare un modo per non fare gli spendaccioni.

E se dovessero servirmi i soldi prima della scadenza?

Considerando che è un prodotto che si fa per garantirsi un capitale nel lungo periodo, non è da escludersi che gli imprevisti della vita possano rendere necessario attingere anticipatamente.

Ecco come e quando è possibile prendere prima della scadenza i soldi:

  • importo non superiore al 75% per spese mediche relative a malattie gravi e interventi straordinari che riguardano l’aderente, il coniuge o i figli;
  • dopo otto anni di permanenza, per una cifra non superiore al 75 per cento in caso di acquisto della prima casa per sè o per i figli; stesso importo per fare interventi di ristrutturazione sulla prima casa;
  • dopo otto anni si può prelevare fino al 30% per altre spese non gravi;
  • riscatto totale con chiusura della posizione in caso di inoccupazione per oltre 48 mesi, sopravvenuta invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo e in caso di decesso dell’aderente (la prestazione spetta agli eredi o ai beneficiari designati).

Conviene sottoscrivere una pensione privata? Elenco degli svantaggi

Andiamo ora ad analizzare gli svantaggi che possono derivare dalla sottoscrizione di un PIP:

  • possibilità di perdere denaro: se si scelgono linee d’investimento aggressive e non garantite, le oscillazioni dei mercati potrebbero danneggiarvi irrimediabilmente. Ve la sentite di destinare il TFR o i soldi della vecchiaia ai mercati? Se proprio volete sottoscrivere una pensione complementare, scegliete investimenti con capitale garantito;
  • caricamenti: questi prodotti non vanno valutati sulla base del rendimento garantito (tasso tecnico), ipotizzato o passato. Oltre a questo bisogna vedere i costi che dovete sottrarre dal premio che versate. Se destinate 10 euro ed i costi sono del 10%, state investendo 9 euro che andranno a capitalizzare. Per questo motivo potreste avere meno di quanto avete versato. Come controllare? La nota informativa (da leggere assolutamente) presenta una tabella denominata “indicatore sintetico di costo” che contiene tutti i dettagli del costo medio annuo: attenzione, si tratta di un’ipotesi. Per legge tale ipotesi può prevedere un rendimento ipotizzato massimo del 4%.
    Per stare sicuri è meglio chiedere per iscritto alla compagnia l’elenco dei costi. Altre voci di costo da controllare sono le eventuali spese di frazionamento, i prelievi sui rendimenti della gestione separata, i costi di ingresso o di uscita nel fondo, i costi per lo switch (cambio di fondo). L’insieme di ciò che grava è appunto detto “caricamento”: se il PIP costa troppo, si riducono sensibilmente i vantaggi fiscali e si protegge male il denaro dall’inflazione;
  • poca flessibilità: è vero che nelle ipotesi indicate sopra si possono ottenere prima i soldi ma, vista la precarietà della situazione lavorativa ed economica, è meglio non vincolarsi per tanti anni se non si vive una situazione estremamente solida. Inoltre aderire da giovani vuol dire restare “intrappolati” potenzialmente anche per oltre 40 anni, sebbene di siano diversi spiragli che, comunque, difficilmente estinguono del tutto il contratto.

Alternative alla pensione integrativa tradizionale

I piani pensionistici ed i prodotti assicurativi, in generale, presentano alcuni difetti che abbiamo già visto nel precedente paragrafo. Il più importante è, senza dubbio, la poca flessibilità e la scarsa possibilità che si ha nel lungo periodo di gestire i propri soldi.

Chi oggi ha 30 anni dovrà lavorare per almeno 35-40 anni e, visti i tempi, non è difficile pensare che possa cambiare il mondo anche più di una volta.

Destinare qualche risparmio ad una forma di previdenza complementare può essere una scelta valida purchè non si decida di investire tutto quanto si dispone su un prodotto solo.

L’ideale è diversificare, è una regola generica e per rispettarla ci vengono in soccorso molte alternative che il mercato in questa fase propone. La più interessante è senza dubbio MoneyFarm.

Si tratta di un’azienda nata in Italia, partner di Allianz Bank e recentemente premiata come miglior consulente finanziario indipendente da Corriere Economia.

MoneyFarm consente di investire i propri risparmi in maniera dinamica, mantenendo sempre il controllo del proprio portafoglio e godendo dell’assistenza gratuita e personalizzata di un team di esperti.

La piattaforma si propone come alternativa ai conti deposito perchè permette di fare investimenti con basso grado di rischio ed anche con cifre relativamente basse: bastano 500€ per iniziare.

I rendimenti sono molto interessanti: l’anno scorso il portafoglio bilanciato ha reso il 5,41% contro l’1,5% medio che pagano i conti deposito bancari.

Gli step per testare questa opportunità sono i seguenti, basta:

  • iscriversi Gratis a MoneyFarm;
  • ricevere la consulenza del team di esperti che fornirà consigli su come investire in base alla propria propensione al rischio;
  • destinare una cifra alla strategia scelta;
  • controllare comodamente i rendimenti da pc o da smartphone.

Il 95% dei clienti di MoneyFarm si dichiara entusiasta di questa opportunità di investimento innovativa e redditizia.

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Conclusioni: conviene fare una pensione integrativa? Valutazioni sulla previdenza complementare

La convenienza è un fatto soggettivo: ogni risparmiatore ha un profilo di rischio, idee determinate, voglia oppure no di rischiare. In questo articolo abbiamo valutato i vantaggi e gli svantaggi della sottoscrizione di una pensione privata.

La valutazione conclusiva è solo vostra: assicuratevi di farla nella maniera più corretta possibile, acquisendo una grossa mole di informazioni e, soprattutto, cercando di capire il più possibile quanto andate a fare.

In linea di massima, comunque, l’ideale è come sempre diversificare, versando eventualmente solo una piccola quota del vostro risparmio su questo tipo di strumento.

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Ulteriori risorse utili

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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