Pensione Integrativa, Conviene? Consigli Essenziali sulla Previdenza Complementare

Conviene crearsi una pensione integrativa? Probabilmente sei tra i tanti che si pongono questa domanda cercando opinioni consigli sulla previdenza complementare.

Non lo fai a torto: la crisi del sistema pensionistico italiano è sotto gli occhi di tutti, nei prossimi anni si stima che le pensioni saranno poco superiori al 50% delle retribuzioni percepite nel corso della vita lavorativa e, ammesso che tu non stia per lasciare il lavoro tra due settimane, questo problema riguarderà anche te.

Per queste ragioni è sempre più necessario costituirsi una rendita ulteriore, con una pensione privata oppure investendo i risparmi progressivamente, al fine di crearsi un cuscinetto a cui attingere una volta che si sarà smesso di lavorare.

In questo articolo, che è il principale di una lunga serie di approfondimenti, scopriremo i vantaggi e gli svantaggi per chi sottoscrive una pensione integrativa, cercando di capire se vale la pena questa forma di investimento, soprattutto alla luce della possibilità di dedurre integralmente dal reddito i versamenti fino a 5164 euro che sembra far gola a tanti. 

Per prima cosa, però, se questa è la tua prima volta su Affari Miei, vorrei darti il benvenuto su questo portale: mi chiamo Davide Marciano, mi occupo di finanza personale dal 2014 ed ho scritto migliaia di contenuti che ti possono aiutare a migliorare la tua situazione professionale ed i tuoi investimenti. Sono autore, inoltre, del corso “100 Mila Euro sul Conto” dedicato a tutti quelli che non sanno come investire i propri soldi e cercano un metodo efficace per capire come barcamenarsi.

Fatte le dovute presentazioni, entriamo nel merito dell’argomento odierno.

La pensione integrativa spiegata passo passo

Sono consapevole di quanto sia importante per te questo tema (lo è anche per me, al punto da dedicare una sezione del blog alla previdenza) e per questo ho scritto tantissimi articoli che puoi consultare unitamente a questa guida:

Oltre alla guida che stai leggendo, sfogliando gli altri articoli avrai un quadro più che completo sull’argomento: se non hai abbastanza tempo per approfondire, salva questa pagina nei preferiti e torna su Affari Miei con calma perché l’argomento è troppo importante per essere affrontato senza la giusta attenzione.

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Differenze tra fondi pensione e PIP (Piano Individuale Pensionistico)

Quando si parla di previdenza complementare bisogna fare alcune distinzioni di scuola molto importanti che ci aiutano a capire per prima cosa quello che stiamo comprando.

Dobbiamo, cioè, distinguere tra fondi pensione aperti o chiusi piani individuali pensionistici. Tutte e tre le soluzioni sono soggette alla medesima normativa, anche fiscale: in ogni caso, quindi, si gode della possibilità di dedurre fino a 5164 euro, come scritto in apertura.

La distinzione principale riguarda il fatto che i Pip sono prodotti di tipo assicurativo, di norma investiti sui mercati finanziari, mentre i fondi pensione sono prodotti non assicurativi: va precisato che, come previsto dalla legge, i fondi pensioni devono in ogni caso prevedere un comparto che abbia almeno la garanzia del capitale versato.

Ultima distinzione, poi, è data dal fatto che il piano individuale pensionistico può accettare esclusivamente adesioni individuali: infatti, di solito, sono le banche o le assicurazioni a cercare di vendere i prodotti.

Di contro, invece, i fondi pensione possono avere anche adesioni collettive, con il contributo del datore di lavoro che talvolta può essere previsto da accordi sindacali.

I fondi pensione possono essere aperti o chiusi: nel primo caso vi può aderire chiunque mentre nel secondo caso sono riservati a determinate categorie di lavoratori, come avviene ad esempio per il fondo Cometa dei metalmeccanici.

I Piani Individuali Pensionistici

Come può risultare evidente, ora che abbiamo capito un attimino quali sono i prodotti più diffusi sul mercato, una delle soluzioni più gettonate è il piano individuale pensionistico (PIP), se non altro per il fatto che in genere ai lavoratori facenti parte di una categoria viene proposto il fondo chiuso mentre agli altri resta la scelta tra fondi aperti e PIP e tutti i principali attori (banche, poste e assicurazioni) si rivolgono proprio a questi ultimi.


Pensione Integrativa: Si o No? Ascolta il Podcast!


 

Il PIP è, nello specifico, di un contratto di assicurazione sulla vita con cui si versa il TFR (scegliendo irreversibilmente di non lasciarlo in azienda) e una quota annua o mensile (il versamento è libero) all’interno di un fondo gestito generalmente da una società di assicurazioni.

Il PIP è sicuro? 

Dipende dal profilo di rischio: generalmente sono proposte varie soluzioni, quella meno rischiosa (che deve essere necessariamente garantita) investe in obbligazioni statali o societarie di aziende e Paesi solidi, di conseguenza il rendimento tende ad essere basso ma costante. 

Scegliendo una linea più aggressiva (esempio: azionaria) ovviamente ti esponi ai rischi del mercato: se i mercati vanno giù, anche il tuo capitale potrebbe erodersi.

Nel corso degli anni, in genere, è consigliato lo switch: di solito viene suggerito di partire, nei primi anni, investendo sui mercati azionari per poi passare a forme più tranquille sui mercati obbligazionari quando la pensione si avvicina.

Un prodotto consigliato soprattutto ai giovani

Se desideri scegliere questa forma di pensione integrativa, vale la pena iniziare in età relativamente giovane: al termine, raggiunta l’età pensionabile, otterrai una rendita mensile complementare che si aggiunge a quella erogata dall’INPS.

Giunti all’età pensionabile, inoltre, è possibile ottenere subito il 50% del capitale versato e ricevere il resto sotto forma di rendita vitalizia.

In pratica, quindi, quando è arrivato il momento di andare in pensione (che è determinato dalla legge, non da te, non lo dimenticare!) puoi scegliere di ricevere metà dei tuoi soldi ed il resto sotto forma di rendita oppure puoi ottenere la tua rendita mensile insieme a quella pubblica.

Queste condizioni sono previste dalla legge, tutti si devono adeguare: banche ed assicurazioni tendono a parlarti di queste cose come vantaggi esclusivi previsti da loro ma non è così, qualsiasi prodotto tu scelga ci sono una serie di condizioni standard valide sempre.

I Vantaggi del PIP

Vediamo ora i vantaggi che derivano dalla sottoscrizione di un piano individuale pensionistico (o di un fondo pensione aperto):

  • deducibilità: come anticipato, è possibile dedurre fino a 5164 euro dal reddito in sede di dichiarazione. Deducendo la somma massima puoi ottenere un risparmio fiscale tra 1180 e 2200 euro circa. La somma chiaramente si abbassa se il versamento è inferiore;
  • nessun obbligo di versare un premio fisso: se non scegli di destinare il TFR, non è necessario che ti impegni a versare una somma fissa ma il versamento è libero;
  • la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se resti nel piano più di 15 anni hai diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%: in pratica quando vai in pensione gli interessi ti vengono tassati al 15% di base (rispetto al 26% delle rendite finanziarie è un trattamento di favore) e, in caso di prolungata adesione, il prelievo può diminuire al massimo fino al 9%. Sul punto, però, tieni presente che lo Stato italiano è ballerino e cambia spesso le leggi in corso d’opera, sovente a discapito dei cittadini virtuosi;
  • accumulo di capitale: molti tendono a sprecare soldi inutilmente, prendere l’impegno di versarli in un piano individuale pensionistico può rappresentare un modo per non fare gli spendaccioni.

E se dovessero servirmi i soldi prima della scadenza?

Considerando che è un prodotto che si sottoscrive per garantirsi un capitale nel lungo periodo, non è da escludersi che gli imprevisti della vita possano rendere necessario attingere anticipatamente al proprio risparmio.

Certamente rispetto alla previdenza pubblica, che è intoccabile, sussistono dei vantaggi ma i vincoli sono piuttosto importanti.

Ecco come e quando è possibile prendere prima della scadenza i soldi:

  • importo non superiore al 75% per spese mediche relative a malattie gravi e interventi straordinari che riguardano l’aderente, il coniuge o i figli;
  • dopo otto anni di permanenza, per una cifra non superiore al 75 per cento in caso di acquisto della prima casa per sé o per i figli; stesso importo per fare interventi di ristrutturazione sulla prima casa;
  • dopo otto anni si può prelevare fino al 30% per altre spese non gravi;
  • riscatto totale con chiusura della posizione in caso di inoccupazione per oltre 48 mesi, sopravvenuta invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo e in caso di decesso dell’aderente (la prestazione spetta agli eredi o ai beneficiari designati).

Gli Svantaggi della pensione privata

Ovviamente non è tutto rose e fiori. Andiamo ora ad analizzare gli svantaggi che possono derivare dalla sottoscrizione di un PIP:

  • possibilità di perdere denaro: se scegli linee d’investimento aggressive e non garantite, le oscillazioni dei mercati potrebbero danneggiarti irrimediabilmente. Te la senti di destinare il TFR o i soldi della vecchiaia ai mercati? Se proprio vuoi sottoscrivere una pensione complementare, scegli investimenti con rischio basso;
  • costi spesso eccessivi: questi prodotti non vanno valutati sulla base del rendimento garantito (tasso tecnico), ipotizzato o passato. Oltre a questo bisogna vedere i costi che devi sottrarre dal premio che versate. Se destini 10 euro ed i costi sono del 10%, stai investendo 9 euro che andranno a capitalizzare. Per questo motivo potresti avere meno di quanto hai versato. Come controllare? La nota informativa (da leggere assolutamente) presenta una tabella denominata “indicatore sintetico di costo” che contiene tutti i dettagli del costo medio annuo (definito, generalmente, “Costo percentuale medio annuo” con acronimo CPMA). Questa tipologia di prodotti presenta due voci di costo importanti:
    – Caricamenti: sono i costi applicati sui versamenti che, soprattutto durante i primi anni, sono molto elevati. Servono per remunerare la rete commerciale (banca o assicurazione) che si occupa di promuovere il prodotto;
    – Costi della gestione separata: la gestione separata è il fondo dove vengono versati i soldi, in genere i costi sono fissi e decrescenti nel tempo (esempio: 2% annuo) e possono essere previsti ulteriori prelievi sui rendimenti (esempio: rendimento gestione separata 2%, prelievo 0,5%, il tasso riconosciuto al cliente è dell’1,5%);
    Un prodotto con tanti costi è poco redditizio per te perché riduce drasticamente le tue performance: tornerò su questo aspetto nelle prossime righe;
  • poca flessibilità: è vero che nelle ipotesi indicate sopra si possono ottenere prima i soldi ma, vista la precarietà della situazione lavorativa ed economica, è meglio non vincolarsi per tanti anni se non si vive una situazione estremamente solida. Inoltre aderire da giovani vuol dire restare “intrappolati” potenzialmente anche per oltre 40 anni, sebbene di siano diversi spiragli che, comunque, difficilmente estinguono del tutto il contratto.

Le mie Opinioni sulla previdenza complementare

Non sono un fan del risparmio gestito, l’idea che gli altri debbano gestire i miei soldi vendendomi “al dettaglio” pacchetti preconfezionati non mi fa impazzire.

Il discorso vale per le polizze vita, per i fondi comuni e per la previdenza complementare che, pur avendo dei vantaggi fiscali, non risolve i problemi tipici di questa tipologia di investimento che provo a schematizzarti.

Acquisto “al dettaglio”

Con la pensione integrativa compri “pacchetti” di investimenti: bilanciato, azionario o simile, ognuno gli dà il nome che preferisce. Di fatto, il gestore ha solo un vincolo di base ma non sai effettivamente cosa sta facendo.

Ti dico di più per spiegarti ancor meglio il concetto. La stragrande maggioranza delle persone sceglie fondi bilanciati che comprano titoli di stato o obbligazioni di aziende solide che hanno rendimenti medio-bassi, visto che oscillano poco. Considerando che il gestore del fondo applica prelievi anche dell’1-2% su un comparto che se va bene arriva al 3%, se questa è la tua intenzione di investimento puoi farlo anche da solo senza pagare tutti questi passaggi intermedi.

Per capirci, è come se delegassi me di andare a comprare il latte al supermercato sotto casa dicendomi di scegliere quello “migliore”: nel dubbio, finirò per comprare la marca più famosa chiedendoti una commissione per l’acquisto. Se volevi il latte Granarolo o Parmalat, non ti conveniva mettere le scarpe e andare da solo al supermercato senza delegare me?

Costi spesso esagerati

Ho parlato più volte dei costi in questo articolo, li sottolineo anche qui cercando di spiegarlo ancora meglio. Quando parliamo di investimenti, il costo dell’investimento è un fattore da tenere presente perché “erode” il tuo capitale.

PIÙ COSTI = MENO SOLDI PER TE

Cerco di raccontartela facile facile: se il costo % annuo del PIP è del 4%, vuol dire che ogni anno investi 1000€ ma in realtà solo 960€ vengono effettivamente versati nella gestione perché una parte di essi viene utilizzata fondamentalmente per remunerare la struttura che ti vende il prodotto.

Sui rendimenti di questi 960€, poi, c’è un gestore che prende magari l’1%, quindi se ottieni il 2% lordo, devi corrispondere l’1% al gestore e l’1% (del tuo investimento già “messo a dieta” dai caricamenti) è il tuo guadagno lordo annuale.

Forse l’esempio del latte adesso ti è più chiaro. Ora, parliamoci chiaro, sarebbe disonesto dire che i costi sono una truffa: tutti i prodotti ce li hanno con la differenza che vi sono soluzioni che costano meno e fanno le stesse cose. Ci sono prodotti, che acquisto per me stesso, che hanno soltanto un costo bassissimo annuo (tipo 0,2%) e nessun’altra forma di prelievo. Capirai abbastanza agevolmente che tra 4% annuo e 0,2%, su un periodo di tempo lungo, c’è un abisso.

La poca flessibilità non mi piace

Abbiamo visto tra gli svantaggi il fatto che, fondamentalmente, non possiamo disporre liberamente dei nostri soldi nel lungo periodo eccetto per casi straordinari. Ora, se vuoi fregartene dei tuoi soldi per 40 anni e non vuoi fare lo sforzo di capirci nulla perché preferisci discutere sul rigore che hanno dato (o non dato) domenica scorsa alla Juventus, è una libera scelta tua.

Mi preme soltanto dirti, però, che se versi tutti i tuoi soldi nella previdenza complementare non sarai tu a decidere quando rivederli: l’assegno, infatti, ti viene erogato quando andrai in pensione.

E sai chi decide quando andrai in pensione? Non il governo attuale, non i politici di oggi che magari ti promettono “sconti” di vario tipo. Saranno quelli che governeranno tra 20 anni quando l’età media della popolazione sarà aumentata ancora di più, i conti dell’INPS saranno peggiorati ulteriormente e, per forza di cose, dovranno innalzare ancora di più l’età pensionabile.

Lo stanno già facendo, del resto, e siamo solo all’inizio. Nel momento in cui ti scrivo, per andare in pensione occorrono circa 43 anni di versamenti contributivi ma non faccio fatica a pensare che, nei prossimi decenni, ci saranno almeno altre 2-3 riforme epocali che porteranno la durata della carriera anche a 50 anni.

Cinquant’anni, per uno che oggi ha 25 anni, significa rivedere i soldi al 75esimo anno di età: lascio a te le valutazioni.

Ma allora non conviene mai?

Non ti sto dicendo questo, ti sto mettendo in allarme rispetto ai rischi a cui secondo me ti esponi. La convenienza, come ho specificato più volte, è soggettiva e ci sono persone a cui secondo me questa soluzione conviene.

Se, per esempio, oggi hai 55 anni e disponi di un reddito medio-alto, hai altri investimenti attivi e quelli che vorresti versare per integrare la pensione non sono tutti i tuoi soldi, in un’ottica di diversificazione potresti fare un pensierino alla pensione integrativa perché il vantaggio fiscale per te è evidente: non siamo tutti poveri come i media ed i social vogliono far presagire, c’è anche gente che guadagna una barca di soldi e paga ogni anno un’aliquota fiscale altissima al 43%.

Capisci che, sfruttando la deduzione fino a 5000€, tra “regalare” quasi metà di quei soldi allo stato e accantonarli su un PIP che in massimo 20-22 anni te li restituirà, può risultare conveniente la seconda scelta.

Di contro, se fai fatica ad arrivare alla fine del mese e ti “sbandierano” il vantaggio fiscale del PIP lascia perdere: usa quei soldi per mangiare, inizia a risparmiare in maniera seria, cerca (se hai ancora forza e tempo per farlo) di crescere professionalmente, aumentare le tue entrate e poi ti poni il problema degli investimenti.

Ancora, se non capisci una mazza di finanza, ti rifiuti di capirne, hai un reddito tale che ti permette di vivere senza affanni e vuoi una soluzione “chiavi in mano” che ti faccia ricordare dei tuoi soldi tra 40 anni (se va bene), questa può essere una delle soluzioni migliori per te. Non è il top dal punto di vista dei rendimenti e dei vincoli ma a te, in cuor tuo, non te ne frega niente di gestire attivamente i tuoi soldi e ti sta benissimo così.

“Non mi sta bene, voglio pensare io alla mia pensione”

Se ritieni di non far parte della categoria dei ricchi a cui conviene pagare meno tasse o non fai parte della categoria di quelli che “chi se ne frega”, potresti aver capito che è necessario un maggiore impegno attivo da parte tua.

Voglio essere sincero con te: nel momento in cui decidi di andare oltre le soluzioni pacchettizzate dagli altri, è necessario che faccia qualcosa in più rispetto a “scelgo il prodotto X o Y”.

Come ho spiegato qui, devi partire dalla strategia e, per elaborarne una, è necessario che ti metta a capire come funziona il mondo della finanza che ti gira intorno prima di muovere i tuoi soldi e fare scelte sbagliate.

Anche per questo ho realizzato il mio corso “100 Mila Euro sul Conto” che punta proprio a formare tutte le persone che hanno capito di dover fare qualcosa ma che, ad oggi, sono consapevoli di non avere le competenze per barcamenarsi nel complesso mondo della finanza.

Ho realizzato il corso al termine di un cammino personale che, da analfabeta finanziario quasi puro, mi ha portato ad approfondire un mondo che mi ha sempre affascinato fin da piccolo.

Il mio corso si divide in tre parti:

  • Gestione quotidiana: risparmiare è il primo step per gestire i propri soldi al meglio, con pochi piccoli consigli puoi abbattere le tue spese mensili in maniera significativa;
  • Teoria degli investimenti: ti spiego tutto, dalla pensione integrativa alla polizza vita, dal conto in banca al libretto postale. Se vuoi governare le tue finanze, devi imparare a conoscere gli strumenti;
  • Metodo per investire: ti interessa sapere come investo io? Te lo spiego nell’ultimo capitolo dove divulgo il mio metodo.

Il mio corso è in vendita in offerta a 97€: ho intenzione di aumentare il prezzo a breve quindi ti consiglio di approfittarne. Se ci pensi, il prezzo che pagherai non sapendo le cose (e investendo male) è sicuramente superiore al valore delle informazioni che acquisirai con il metodo che ho pensato per te.

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Conclusioni

Come ho cercato di spiegare più volte, non esiste una risposta univoca alla domanda sulla convenienza di questo o quel prodotto. Provo a schematizzare ancora una volta:

Quando la previdenza complementare fa per te

  • Non vuoi saperne niente dei tuoi soldi per 40 anni, cerchi un salvadanaio dove mettere i soldi per vivere relativamente tranquillo;
  • Hai un reddito medio alto (superiore a 50 mila euro annui), ti mancano 20-22 anni alla pensione, hai altri investimenti attivi e sei interessato alla previdenza solo per il vantaggio fiscale.

Quando la previdenza complementare non fa per te

  • Non ti stanno bene costi e vincoli, vuoi gestire attivamente i tuoi soldi cominciando a capirci qualcosa in più;
  • Hai un reddito basso, fai fatica ad arrivare a fine mese ed hai capito che il vantaggio fiscale è uno specchietto per le allodole. I soldi che versi oggi potrebbero riservirti perché hai una situazione precaria, hai paura del futuro e, sotto sotto, non vuoi investire da nessuna parte e ti stai informando solo perché stanno cercando di venderti un PIP a tutti i costi.

Ulteriori risorse utili

Se ti interessa l’argomento dei soldi non andare via, Affari Miei è pieno di guide pensate per te: puoi per prima cosa visitare la sezione dedicata agli investimenti dove trovi archiviate migliaia di risorse.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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