Pensione Integrativa, Conviene? Consigli Essenziali sulla Previdenza Complementare

Conviene crearsi una pensione integrativa? Probabilmente sei tra i tanti che si pongono questa domanda cercando opinioni consigli sulla previdenza complementare.

Sono fermamente convinto che non te ne frega niente degli spiegoni di impiegati di banca, posta e promotori finanziari, tu vuoi guardarci chiaro e cerchi una spiegazione semplice rispetto ad un problema complesso come quello previdenziale.

Dopo aver letto questo articolo, che è il principale di una lunga serie di approfondimenti, sarai in grado di comprendere autonomamente i vantaggi e gli svantaggi legati alla sottoscrizione di una pensione integrativa, capirai in maniera facile facile se, quando e perché ti conviene pensare alla previdenza privata e, soprattutto, in che modo devi gestire i tuoi risparmi per garantirti un futuro più solido e sereno.

Scopriamo, quindi, insieme pro e contro di fondi pensione, piani individuali pensionistici (PIP) e prodotti di vario genere cercando in primis di capire in cosa si differenziano tra loro. Vedremo, poi, perché la stragrande maggioranza dei prodotti che trovi sul mercato rischiano di essere potenzialmente dannosi per i risparmiatori che hanno poca conoscenza finanziaria e sono il boccone preferito dei venditori di prodotti finanziari.

Allaccia le cinture, si parte.

Differenze tra fondi pensione e PIP (Piano Individuale Pensionistico)

Quando si parla di previdenza complementare bisogna fare alcune distinzioni di scuola molto importanti che ci aiutano a capire per prima cosa quello che stiamo comprando.

Dobbiamo, cioè, distinguere tra fondi pensione aperti o chiusi (qui ti spiego tutto su questa categoriapiani individuali pensionistici. Tutte e tre le soluzioni sono soggette alla medesima normativa, anche fiscale: in ogni caso, quindi, si gode della possibilità di dedurre fino a 5164 euro, come scritto in apertura.

La distinzione principale riguarda il fatto che i Pip sono prodotti di tipo assicurativo, di norma investiti sui mercati finanziari, mentre i fondi pensione sono prodotti non assicurativi: va precisato che, come previsto dalla legge, i fondi pensioni devono in ogni caso prevedere un comparto che abbia almeno la garanzia del capitale versato.

Ultima distinzione, poi, è data dal fatto che il piano individuale pensionistico può accettare esclusivamente adesioni individuali: infatti, di solito, sono le banche o le assicurazioni a cercare di vendere i prodotti.

Di contro, invece, i fondi pensione possono avere anche adesioni collettive, con il contributo del datore di lavoro che talvolta può essere previsto da accordi sindacali.

I fondi pensione possono essere aperti o chiusi: nel primo caso vi può aderire chiunque mentre nel secondo caso sono riservati a determinate categorie di lavoratori, come avviene ad esempio per il fondo Cometa dei metalmeccanici.

I Piani Individuali Pensionistici

Come può risultare evidente, ora che abbiamo capito un attimino quali sono i prodotti più diffusi sul mercato, una delle soluzioni più gettonate è il piano individuale pensionistico (PIP), se non altro per il fatto che in genere ai lavoratori facenti parte di una categoria viene proposto il fondo chiuso mentre agli altri resta la scelta tra fondi aperti e PIP e tutti i principali attori (banche, poste e assicurazioni) si rivolgono proprio a questi ultimi.


Pensione Integrativa: Si o No? Ascolta il Podcast!


 

Il PIP è, nello specifico, di un contratto di assicurazione sulla vita con cui si versa il TFR (scegliendo irreversibilmente di non lasciarlo in azienda) e una quota annua o mensile (il versamento è libero) all’interno di un fondo gestito generalmente da una società di assicurazioni.

Il PIP è sicuro? 

Dipende dal profilo di rischio: generalmente sono proposte varie soluzioni, quella meno rischiosa (che deve essere necessariamente garantita) investe in obbligazioni statali o societarie di aziende e Paesi solidi, di conseguenza il rendimento tende ad essere basso ma costante. 

Scegliendo una linea più aggressiva (esempio: azionaria) ovviamente ti esponi ai rischi del mercato: se i mercati vanno giù, anche il tuo capitale potrebbe erodersi.

Nel corso degli anni, in genere, è consigliato lo switch: di solito viene suggerito di partire, nei primi anni, investendo sui mercati azionari per poi passare a forme più tranquille sui mercati obbligazionari quando la pensione si avvicina.

Un prodotto consigliato soprattutto ai giovani

Se desideri scegliere questa forma di pensione integrativa, vale la pena iniziare in età relativamente giovane: al termine, raggiunta l’età pensionabile, otterrai una rendita mensile complementare che si aggiunge a quella erogata dall’INPS.

Giunti all’età pensionabile, inoltre, è possibile ottenere subito il 50% del capitale versato e ricevere il resto sotto forma di rendita vitalizia.

In pratica, quindi, quando è arrivato il momento di andare in pensione (che è determinato dalla legge, non da te, non lo dimenticare!) puoi scegliere di ricevere metà dei tuoi soldi ed il resto sotto forma di rendita oppure puoi ottenere la tua rendita mensile insieme a quella pubblica.

Queste condizioni sono previste dalla legge, tutti si devono adeguare: banche ed assicurazioni tendono a parlarti di queste cose come vantaggi esclusivi previsti da loro ma non è così, qualsiasi prodotto tu scelga ci sono una serie di condizioni standard valide sempre.

I Vantaggi del PIP

Vediamo ora i vantaggi che derivano dalla sottoscrizione di un piano individuale pensionistico (o di un fondo pensione aperto):

  • deducibilità: come anticipato, è possibile dedurre fino a 5164 euro dal reddito in sede di dichiarazione. Deducendo la somma massima puoi ottenere un risparmio fiscale tra 1180 e 2200 euro circa. La somma chiaramente si abbassa se il versamento è inferiore;
  • nessun obbligo di versare un premio fisso: se non scegli di destinare il TFR, non è necessario che ti impegni a versare una somma fissa ma il versamento è libero;
  • la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se resti nel piano più di 15 anni hai diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%: in pratica quando vai in pensione gli interessi ti vengono tassati al 15% di base (rispetto al 26% delle rendite finanziarie è un trattamento di favore) e, in caso di prolungata adesione, il prelievo può diminuire al massimo fino al 9%. Sul punto, però, tieni presente che lo Stato italiano è ballerino e cambia spesso le leggi in corso d’opera, sovente a discapito dei cittadini virtuosi;
  • accumulo di capitale: molti tendono a sprecare soldi inutilmente, prendere l’impegno di versarli in un piano individuale pensionistico può rappresentare un modo per non fare gli spendaccioni.

E se dovessero servirmi i soldi prima della scadenza?

Considerando che è un prodotto che si sottoscrive per garantirsi un capitale nel lungo periodo, non è da escludersi che gli imprevisti della vita possano rendere necessario attingere anticipatamente al proprio risparmio.

Certamente rispetto alla previdenza pubblica, che è intoccabile, sussistono dei vantaggi ma i vincoli sono piuttosto importanti.

Ecco come e quando è possibile prendere prima della scadenza i soldi:

  • importo non superiore al 75% per spese mediche relative a malattie gravi e interventi straordinari che riguardano l’aderente, il coniuge o i figli;
  • dopo otto anni di permanenza, per una cifra non superiore al 75 per cento in caso di acquisto della prima casa per sé o per i figli; stesso importo per fare interventi di ristrutturazione sulla prima casa;
  • dopo otto anni si può prelevare fino al 30% per altre spese non gravi;
  • riscatto totale con chiusura della posizione in caso di inoccupazione per oltre 48 mesi, sopravvenuta invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo e in caso di decesso dell’aderente (la prestazione spetta agli eredi o ai beneficiari designati).


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Gli Svantaggi

Ovviamente non è tutto rose e fiori. Andiamo ora ad analizzare gli svantaggi che possono derivare dalla sottoscrizione di un PIP:

  • possibilità di perdere denaro: se scegli linee d’investimento aggressive e non garantite, le oscillazioni dei mercati potrebbero danneggiarti irrimediabilmente. Te la senti di destinare il TFR o i soldi della vecchiaia ai mercati? Se proprio vuoi sottoscrivere una pensione complementare, scegli investimenti con rischio basso;
  • costi spesso eccessivi: questi prodotti non vanno valutati sulla base del rendimento garantito (tasso tecnico), ipotizzato o passato. Oltre a questo bisogna vedere i costi che devi sottrarre dal premio che versate. Se destini 10 euro ed i costi sono del 10%, stai investendo 9 euro che andranno a capitalizzare. Per questo motivo potresti avere meno di quanto hai versato. Come controllare? La nota informativa (da leggere assolutamente) presenta una tabella denominata “indicatore sintetico di costo” che contiene tutti i dettagli del costo medio annuo (definito, generalmente, “Costo percentuale medio annuo” con acronimo CPMA). Questa tipologia di prodotti presenta due voci di costo importanti:
    – Caricamenti: sono i costi applicati sui versamenti che, soprattutto durante i primi anni, sono molto elevati. Servono per remunerare la rete commerciale (banca o assicurazione) che si occupa di promuovere il prodotto;
    – Costi della gestione separata: la gestione separata è il fondo dove vengono versati i soldi, in genere i costi sono fissi e decrescenti nel tempo (esempio: 2% annuo) e possono essere previsti ulteriori prelievi sui rendimenti (esempio: rendimento gestione separata 2%, prelievo 0,5%, il tasso riconosciuto al cliente è dell’1,5%);
    Un prodotto con tanti costi è poco redditizio per te perché riduce drasticamente le tue performance: tornerò su questo aspetto nelle prossime righe;
  • poca flessibilità: è vero che nelle ipotesi indicate sopra si possono ottenere prima i soldi ma, vista la precarietà della situazione lavorativa ed economica, è meglio non vincolarsi per tanti anni se non si vive una situazione estremamente solida. Inoltre aderire da giovani vuol dire restare “intrappolati” potenzialmente anche per oltre 40 anni, sebbene di siano diversi spiragli che, comunque, difficilmente estinguono del tutto il contratto.

La pensione integrativa spiegata passo passo

Il tema è complesso, mi auguro di esserti stato utile finora. Se questa è la tua prima volta su Affari Miei, vorrei darti il benvenuto su questo portale: mi chiamo Davide Marciano, mi occupo di finanza personale dal 2014 ed ho scritto migliaia di contenuti che ti possono aiutare a migliorare la tua situazione professionale ed i tuoi investimenti.

Se stai iniziando adesso, ti consiglio di accedere al mio video corso gratuito “Investi con Buon Senso” in cui trovi oltre 72 minuti di contenuti esclusivi che ti guidano passo passo.

Sono autore, inoltre, del programma avanzato per investire dedicato a tutti quelli che non sanno come investire i propri soldi e cercano un metodo efficace per capire come barcamenarsi.

Sono consapevole di quanto sia importante per te questo tema (lo è anche per me, al punto da dedicare una sezione del blog alla previdenza) e per questo ho scritto tantissimi articoli che puoi consultare unitamente a questa guida:

Oltre alla guida che stai leggendo, sfogliando gli altri articoli avrai un quadro più che completo sull’argomento: se non hai abbastanza tempo per approfondire, salva questa pagina nei preferiti e torna su Affari Miei con calma perché l’argomento è troppo importante per essere affrontato senza la giusta attenzione.


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Le mie Opinioni sulla previdenza complementare

Non sono un fan del risparmio gestito, l’idea che gli altri debbano gestire i miei soldi vendendomi “al dettaglio” pacchetti preconfezionati non mi fa impazzire.

Il discorso vale per le polizze vita, per i fondi comuni e per la previdenza complementare che, pur avendo dei vantaggi fiscali, non risolve i problemi tipici di questa tipologia di investimento che provo a schematizzarti.

Acquisto “al dettaglio”

Con la pensione integrativa compri “pacchetti” di investimenti: bilanciato, azionario o simile, ognuno gli dà il nome che preferisce. Di fatto, il gestore ha solo un vincolo di base ma non sai effettivamente cosa sta facendo.

Ti dico di più per spiegarti ancor meglio il concetto. La stragrande maggioranza delle persone sceglie fondi bilanciati che comprano titoli di stato o obbligazioni di aziende solide che hanno rendimenti medio-bassi, visto che oscillano poco. Considerando che il gestore del fondo applica prelievi anche dell’1-2% su un comparto che se va bene arriva al 3%, se questa è la tua intenzione di investimento puoi farlo anche da solo senza pagare tutti questi passaggi intermedi.

Per capirci, è come se delegassi me di andare a comprare il latte al supermercato sotto casa dicendomi di scegliere quello “migliore”: nel dubbio, finirò per comprare la marca più famosa chiedendoti una commissione per l’acquisto. Se volevi il latte Granarolo o Parmalat, non ti conveniva mettere le scarpe e andare da solo al supermercato senza delegare me?

Costi spesso esagerati

Ho parlato più volte dei costi in questo articolo, li sottolineo anche qui cercando di spiegarlo ancora meglio. Quando parliamo di investimenti, il costo dell’investimento è un fattore da tenere presente perché “erode” il tuo capitale.

PIÙ COSTI = MENO SOLDI PER TE

Cerco di raccontartela facile facile: se il costo % annuo del PIP è del 4%, vuol dire che ogni anno investi 1000€ ma in realtà solo 960€ vengono effettivamente versati nella gestione perché una parte di essi viene utilizzata fondamentalmente per remunerare la struttura che ti vende il prodotto.

Sui rendimenti di questi 960€, poi, c’è un gestore che prende magari l’1%, quindi se ottieni il 2% lordo, devi corrispondere l’1% al gestore e l’1% (del tuo investimento già “messo a dieta” dai caricamenti) è il tuo guadagno lordo annuale.

Forse l’esempio del latte adesso ti è più chiaro. Ora, parliamoci chiaro, sarebbe disonesto dire che i costi sono una truffa: tutti i prodotti ce li hanno con la differenza che vi sono soluzioni che costano meno e fanno le stesse cose. Ci sono prodotti, che acquisto per me stesso, che hanno soltanto un costo bassissimo annuo (tipo 0,2%) e nessun’altra forma di prelievo. Capirai abbastanza agevolmente che tra 4% annuo e 0,2%, su un periodo di tempo lungo, c’è un abisso.

La poca flessibilità non mi piace

Abbiamo visto tra gli svantaggi il fatto che, fondamentalmente, non possiamo disporre liberamente dei nostri soldi nel lungo periodo eccetto per casi straordinari. Ora, se vuoi fregartene dei tuoi soldi per 40 anni e non vuoi fare lo sforzo di capirci nulla perché preferisci discutere sul rigore che hanno dato (o non dato) domenica scorsa alla Juventus, è una libera scelta tua.

Mi preme soltanto dirti, però, che se versi tutti i tuoi soldi nella previdenza complementare non sarai tu a decidere quando rivederli: l’assegno, infatti, ti viene erogato quando andrai in pensione.

E sai chi decide quando andrai in pensione? Non il governo attuale, non i politici di oggi che magari ti promettono “sconti” di vario tipo. Saranno quelli che governeranno tra 20 anni quando l’età media della popolazione sarà aumentata ancora di più, i conti dell’INPS saranno peggiorati ulteriormente e, per forza di cose, dovranno innalzare ancora di più l’età pensionabile.

Lo stanno già facendo, del resto, e siamo solo all’inizio. Nel momento in cui ti scrivo, per andare in pensione occorrono circa 43 anni di versamenti contributivi ma non faccio fatica a pensare che, nei prossimi decenni, ci saranno almeno altre 2-3 riforme epocali che porteranno la durata della carriera anche a 50 anni.

Cinquant’anni, per uno che oggi ha 25 anni, significa rivedere i soldi al 75esimo anno di età: lascio a te le valutazioni.

Ma allora non conviene mai?

Non ti sto dicendo questo, ti sto mettendo in allarme rispetto ai rischi a cui secondo me ti esponi. La convenienza, come ho specificato più volte, è soggettiva e ci sono persone a cui secondo me questa soluzione conviene.

Se, per esempio, oggi hai 55 anni e disponi di un reddito medio-alto, hai altri investimenti attivi e quelli che vorresti versare per integrare la pensione non sono tutti i tuoi soldi, in un’ottica di diversificazione potresti fare un pensierino alla pensione integrativa perché il vantaggio fiscale per te è evidente: non siamo tutti poveri come i media ed i social vogliono far presagire, c’è anche gente che guadagna una barca di soldi e paga ogni anno un’aliquota fiscale altissima al 43%.

Capisci che, sfruttando la deduzione fino a 5000€, tra “regalare” quasi metà di quei soldi allo stato e accantonarli su un PIP che in massimo 20-22 anni te li restituirà, può risultare conveniente la seconda scelta.

Di contro, se fai fatica ad arrivare alla fine del mese e ti “sbandierano” il vantaggio fiscale del PIP lascia perdere: usa quei soldi per mangiare, inizia a risparmiare in maniera seria, cerca (se hai ancora forza e tempo per farlo) di crescere professionalmente, aumentare le tue entrate e poi ti poni il problema degli investimenti.

Ancora, se non capisci una mazza di finanza, ti rifiuti di capirne, hai un reddito tale che ti permette di vivere senza affanni e vuoi una soluzione “chiavi in mano” che ti faccia ricordare dei tuoi soldi tra 40 anni (se va bene), questa può essere una delle soluzioni migliori per te. Non è il top dal punto di vista dei rendimenti e dei vincoli ma a te, in cuor tuo, non te ne frega niente di gestire attivamente i tuoi soldi e ti sta benissimo così.

Conclusioni

Come ho cercato di spiegare più volte, non esiste una risposta univoca alla domanda sulla convenienza di questo o quel prodotto. Provo a schematizzare ancora una volta:

Quando la previdenza complementare fa per te

  • Non vuoi saperne niente dei tuoi soldi per 40 anni, cerchi un salvadanaio dove mettere i soldi per vivere relativamente tranquillo;
  • Hai un reddito medio alto (superiore a 50 mila euro annui), ti mancano 20-22 anni alla pensione, hai altri investimenti attivi e sei interessato alla previdenza solo per il vantaggio fiscale.

Quando la previdenza complementare non fa per te

  • Non ti stanno bene costi e vincoli, vuoi gestire attivamente i tuoi soldi cominciando a capirci qualcosa in più;
  • Hai un reddito basso, fai fatica ad arrivare a fine mese ed hai capito che il vantaggio fiscale è uno specchietto per le allodole. I soldi che versi oggi potrebbero riservirti perché hai una situazione precaria, hai paura del futuro e, sotto sotto, non vuoi investire da nessuna parte e ti stai informando solo perché stanno cercando di venderti un PIP a tutti i costi.

Ulteriori risorse utili

Se ti interessa l’argomento dei soldi non andare via, Affari Miei è pieno di guide pensate per te: puoi per prima cosa visitare la sezione dedicata alla previdenza dove trovi archiviate migliaia di risorse.

Ti elenco, infine, una serie di approfondimenti presenti sul blog che potrebbero interessarti:

Buon proseguimento su Affari Miei!


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, ha sviluppato nel tempo la passione per la finanza personale e lo sviluppo individuale. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

17 Commenti

Alessandro · 10 Giugno 2018 alle 11:43

Buongiorno, sono Alessandro potrebbe rispondere ad una mia domanda?

    Davide Marciano · 10 Giugno 2018 alle 19:18

    Ciao Alessandro,

    certamente. Dica pure!

Alessandra Lo Russo · 10 Novembre 2018 alle 12:34

Ciao Davide, grazie per questa guida molto chiara e precisa. Penso che acquisterò il tuo corso per imparare di più!

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 10 Novembre 2018 alle 14:32

    Grazie mille, ci vediamo nel corso allora 😉

Massimo Casali · 13 Marzo 2019 alle 18:18

Chiedo scusa ma è presente una “imprecisione”.
…la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se resti nel piano più di 15 anni hai diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%: in pratica quando vai in pensione gli interessi ti vengono tassati al 15% di base (rispetto al 26% delle rendite finanziarie è un trattamento di favore) e, in caso di prolungata adesione, il prelievo può diminuire al massimo fino al 9%…”
La tassazione del 15% a scendere non è sugli interessi, che sono tassati anno per anno (iniziamente tassati al 10% poi portata all’11,5% ed attualmente al 20%) ma sulla quota di rendita dovuta ai versamenti, quelli dedotti dalla dichiarazione e su cui si è risparmiata l’imposta marginale IRPEF (anche appunto il 42%, la massima, più addizionali regionali e comunali). Questa quota di rendita (o di riscatto a pensione conseguita, massimo 50%) si sarà tassata all’aliquota del 15% a decrescere… Distinti saluti.

Massimo Casali

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 14 Marzo 2019 alle 7:49

    Ciao Massimo,

    grazie per la segnalazione.
    Buona giornata,
    Davide

Francesco · 10 Luglio 2019 alle 9:57

ciao Davide complimenti per l’articolo

a proposito di deducibilità non mi è chiara una cosa. Se sono un imprenditore (socio di capitale) e quindi i miei redditi derivano dalla spartizione utili (Tassati a monte al 26%) come faccio a recuperare il credito IRPEF considerando che non faccio la dichiarazione?

grazie

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 10 Luglio 2019 alle 11:51

    Ciao Francesco,

    su due piedi direi che non puoi.

    Nel dubbio, però, io parlerei con un commercialista: se sei un imprenditore non hai un minimo di reddito dalle tue aziende? Da come parli forse no.

    Secondo me devi parlare con un commercialista e valutare che effettivamente ti convenga, se prendi solo redditi da capitale teoricamente sei anche tassato “poco” se superi un certo reddito.

    Buona giornata,
    Davide

Pierluigi · 17 Novembre 2019 alle 20:27

Ciao Davide, ho 57 anni e vado in pensione fra 1 anno e mezzo. Posso aderire ad una pensione integrativa sfruttando l’agevolazione fiscale per 5 anni? E poi riscattare il capitale per intero? Quali svantaggi potrei avere?

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 19 Novembre 2019 alle 9:02

    Ciao Pierluigi,

    se vai in pensione tra un anno e mezzo non puoi avere agevolazioni fiscali per 5 anni perché la pensione integrativa viene erogata nel momento in cui vai in pensione.

    In bocca al lupo per la pensione!

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:37

Ho 64 anni e sono in pensione anticipata ….fortunatamente per me . Ho capito che anche se per pochi anni potrei ancora sottoscrivere un PIP o pensione integrativa non essendo ancora in età di pensione di vecchiaia. Se ho capito bene potrei farlo anche a 66 anni per una durata di 5 anni , vero? Da quello che ho capito considerando i vantaggi fiscali per me potrebbe esser vantaggioso ,o non ho capito niente?

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:41

io ho capito che l’erogazione della pensione complementare è legata all’età prevista per la pensione di vecchiaia..mio marito in pensione anticipata come me sta continuando a versare ….

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:42

Il suo è un PIP che a scadenza è stato rinnovato

Fabrizio · 12 Dicembre 2019 alle 13:59

Buongiorno Davide, tra le casistiche che hai affrontato non ho mai trovato quella relativa all’apertura di un fondo pensione per i figli. In questo caso qual è la tua opinione? Io ho la necessità di mettere al sicuro un piccolo gruzzoletto per mia figlia che ha 3 anni e giudico il fondo una buon compromesso piuttosto che lasciare i soldi nel conto deposito, anche per il vantaggio fiscale. Sbaglio?

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 12 Dicembre 2019 alle 15:07

    Ciao Fabrizio,

    non mi pare una grande idea per il figlio quella del fondo pensione.

    Con tutta la buona volontà, un bambino ha 3 anni oggi e inizierà a lavorare se va bene tra 20 anni.

    Tra 20 anni l’età pensionabile sarà tipo spostata in avanti di altri 10, quindi i soldi di oggi saranno fruibili per sfruttare tutti i vantaggi tra tipo 70 anni.

    Vanno messi da parte i soldi per i bambini ma penserei ad uno strumento diverso 😉

Paolo · 15 Febbraio 2020 alle 0:37

Buon giorno, ho sentito parlare del fondo complementare fondapi e ho dubbi, avendo. 49 anni circa non mi dispiacerebbe aprire un fondo pensione, visto che lavoro da circa 18 anni nell’ ultima azienda, prima ho fatto altre esperienze poche, poiché non amo licenziarmi con facilità anzi , trovare lavoro oggi e’ più difficile e non ci tengo a lasciare un posto fisso per un posto chissà? Ma se sottoscrivo un fondo pensione puntando il mio tfr più una quota minima mia e una del datore di lavoro posdo stare sufficientemente tranquillo oppure meglio. In azienda grazie

Paolo · 15 Febbraio 2020 alle 0:43

Buon giorno. Vorrei un informazione, sono un metalmeccanico ho 49 anni a parte altri lavori e mai licenziato o. Venuto via di mia iniziativa, sono in azienda adesso da quasi 18 anni circa cioè dal 2002 arrivare adesso che siamo nel 2020 se ho fatto bene i conti, finora ho sempre lasciato il tfr in azienda, potrei aprire un fondo pensione integrativa, oppure complementare, visto che prima di chiedere un anticipo al bisogno ci vogliono almeno 8 anni , se apro la pratica faccio bene o e’ meglio lasciare le cose come stanno grazie

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