Migliori Azioni da Comprare nel 2019: Cosa Conviene Acquistare Oggi?

Quali sono le azioni da comprare oggi? Per un investitore, il mercato odierno è pieno tanto di opportunità quanto di minacce. Nell’economia digitalizzata è più difficile fare previsioni di quanto non lo fosse in passato. I settori tendono ad assottigliare i loro confini (pensa a quanto è diventata fondamentale la tecnologia per le auto, ad esempio) e spesso sono le start-up di cui oggi non conosciamo nemmeno il nome a rappresentare la più grande minaccia di sconvolgimento per un mercato.

Il time-to-market dei prodotti è sempre più breve, il loro ciclo di vita altrettanto, Cina e India passano gradualmente da produttori per conto terzi a competitor per i loro precedenti fornitori.

In uno scenario di questo tipo, è difficile ipotizzare anche solo a grandi linee quali possano essere i mutamenti dell’arena finanziaria: le conseguenze sono evidenti. La figura del cassettista, che una volta rispecchiava il risparmiatore medio italiano, lascia via via spazio ad investimenti più speculativi che guardano fino a quando ci è possibile farlo. Però le opportunità ci sono, come ho detto inizialmente: qui ti mostro che percorso ho fatto per cercarle.

Come si distingue un’azione su cui investire?

Facciamo un ripasso delle basi, giusto per assicurarci di partire dalle stesse premesse. Le azioni di un’azienda sono interessanti per gli investitori dal momento in cui:

  • Il mercato sta sottovalutando le attese sul valore futuro dei dividendi;
  • I vantaggi competitivi dell’azienda, il suo business model e il suo piano industriale sono coerenti con gli sviluppi economici in atto;
  • L’innovazione – fondamentale per sopravvivere in un contesto di repentini mutamenti continui – è abbracciata dall’azienda come parte integrante della sua strategia;
  • L’ambiente (politico, economico, sociologico e tecnologico) non rappresenta una minaccia per il suo business;
  • Sono verificati l’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa, ovvero:
    • I ricavi sono superiori ai costi, con riguardo al lungo periodo e non esclusivamente al momento attuale;
    • Le fonti e gli impieghi, ovvero le risorse da cui proviene il capitale ed il modo di investirlo, sono coerenti fra loro;
    • Le entrate di cassa sono superiori alle uscite, prevenendo così situazioni di insolvibilità:
  • Viene prodotto valore lungo tutta la catena di Porter, che comprende:
    • Logistica in entrata
    • Produzione
    • Logistica in uscita
    • Vendite
    • Funzioni di supporto e amministrative

L’azione perfetta è quella che riesce a verificare tutte queste condizioni. Facile? Assolutamente no. Qui sotto vediamo le tipiche criticità del processo di selezione dei titoli.

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Il problema del “Parco buoi”

Tu sei un bue. Senza offesa (se ti aiuta a non prendermi sulle scatole, lo sono anche io 😉 ), è solo il gergo finanziario con cui comunemente vengono chiamati i risparmiatori privati che cercano di comprendere come investire il proprio denaro.

Come puoi immaginare, l’espressione è nata come modo dispregiativo di rivolgersi a chi hanno più difficoltà a muoversi sui mercati; non importa quanto tu sia preparato, sia tu che io che tutti gli altri investitori privati abbiamo gli stessi limiti:

  • Accesso alle informazioni: quando l’uomo con Google incontra l’uomo con il terminale Bloomberg, l’uomo con Google è un uomo morto. O quasi. Più un’azienda è lontana dai riflettori dei media, più l’accesso alle informazioni è difficile e cresce il divario tra investitori istituzionali e privati. Considerato l’ammontare di informazioni a cui dobbiamo avere accesso per la valutazione dei punti visti prima e considerato che solo una parte di queste si trova all’interno dei bilanci depositati, l’asimmetria informativa è il primo problema del parco buoi.
  • Commissioni di negoziazione: per acquistare direttamente le azioni, senza passare da strumenti derivati (se ti interessa una cosa di questo tipo, leggi la guida apposita), ci vogliono capitali molto alti per riuscire ad ottenere condizioni vantaggiose. Maggiore è la percentuale del capitale che viene speso in commissioni, maggiore è la performance che un titolo deve avere per riuscire a riportarci al punto di pareggio (break even);
  • Rappresentanza: l’investitore può comprare le azioni di una società che sono reperibili presso le Borse, il flottante del capitale sociale. Anche con buoni capitali a disposizione, un privato non può arrivare a detenere una rappresentanza granché rilevante nell’assemblea degli azionisti in questo modo. Facendo confluire i tuoi soldi in un fondo che ha delle partecipazioni significative nelle società che ti interessano, invece, avresti un rappresentante delegato dal fondo che faccia l’interesse degli azionisti.

Questo significa che alle difficoltà oggettive nella ricerca di buoni titoli si sommano le difficoltà specifiche del nostro caso.

Le soluzioni possibili

Cerchiamo di capire come possiamo venire fuori da questa impasse. Le soluzioni possibili sono diverse, ma partono dal presupposto che l’idea di fare “cherry picking”, ovvero di comprare due o tre azioni con una gran parte del tuo capitale e confidare solo in quelle, sia la cosa peggiore.

Piuttosto, cerchiamo un modo per diversificare il rischio su più asset promettenti e ridurre al minimo i costi di negoziazione.

ETF

Gli Exchange-Traded Funds sono fondi che raccolgono capitali, li investono in titoli azionari o obbligazionari e poi vendono le proprie quote.


Ti spiego gli ETF semplicemente: ascolta il Podcast!


Ne esistono migliaia (qui c’è una lista di quelli che ho recensito) dunque ti do le mie raccomandazioni sulla base delle categorie che trovo più valide:

  • ETF sul Dax: l’economia tedesca è sempre solida e basata su un mix equilibrato di manifattura, finanza e terziario. Il rendimento dei Bund è quasi inesistente, ma un paniere di azioni prese dal Dax è un buon compromesso tra rischio e rendimento;
  • ETF sul Dow Jones: la politica economica di Trump, volta alla riaffermazione di un’America industriale che sembrava ormai dimenticata, sta andando meglio del previsto. Complice un contesto economico favorevole che aiuta la crescita delle imprese statunitensi ed una probabile rielezione nel 2020, il DJ è un indice a cui guardare favorevolmente. Come al solito, puntarci su non vuol dire svaligiare tutto il portafoglio per andare dietro a Trump, sia chiaro;
  • ETF Tech: la spinta delle blue chip dell’economia digitale non si arresta. Amazon, Google, Apple, Samsung, Facebook, sembra difficile mettere in dubbio questo oligopolio ed il loro mercato cresce sempre di più. Un ETF che investa su questi titoli mi attrae, perché non temo l’entrata di nuovi competitor nel breve termine; nel medio-lungo, tutto è invece ancora da scrivere;
  • ETF su MSCI World: questi ETF sono creati per rispecchiare un indice che segue i movimenti di 23 tra le economie più grandi del mondo. In un certo senso, è il massimo della diversificazione; dal momento in cui l’economia globale cresce, al di là di chi cresca di più e di chi invece cresca meno, mi sento al sicuro comprando questi titoli.
  • ETF sul Lusso: il mondo del lusso continua a crescere per via delle economie emergenti, in cui si sta affermando una classe borghese smaniosa di esibire il suo status. Mercati come quello cinese e quello russo hanno aperto nuove strade ai brand della moda, dei gioielli, delle aste e dell’orologeria ricercata. Il traino di questa domanda unito alla diversificazione degli ETF è un binomio interessante.

Questi sono alcuni suggerimenti tratta dalla mia esperienza personale e dal mio profilo di rischio; ovviamente se sei in cerca di rendimenti più alti sentiti libero di spaziare su altri fronti.

Gli errori che devi evitare

Ci sono tanti errori da evitare sui mercati finanziari. Ad alcuni di questi, però, so quanto sia facile esporsi nel momento in cui si cercano online dei consigli sulle azioni da comprare. In particolare:

  • Una lista di cinque, dieci o venti azioni trovata su Google non significa nulla. Quali sono gli interessi, la formazione, qual è lo studio effettuato dalle persone che ti stanno proponendo quegli investimenti? Se non hai garanzie sull’autore, è inutile fidarsi di quel che dice;
  • Comprare cinque o sei titoli su cui pensi che valga la pena investire il 10% della tua liquidità è una cosa. Un’altra è cercare un ristretto numero di azioni su cui investire tutti o gran parte dei tuoi risparmi. Sul fronte della gestione del rischio, questa scelta sarebbe sbagliata per decine di motivazioni: mancata diversificazione, eccessiva esposizione a pochi titoli rischiosi, mancanza di obbligazioni in portafoglio e tante altre ancora;
  • Non fidarti semplicemente dei titoli blasonati: Amazon, Tesla, Snapchat, fanno tanto rumore perché appartengono a un settore in forte crescita ma questo non significa nulla. Se un’azienda è solida, produce utili ed ha buone prospettive di lungo termine, ma le sue azioni sono sovrapprezzate per un’eccessiva domanda di queste, quella non è un’azienda su cui investire. Devi identificare azioni che tra tot tempo varranno più di oggi, per cui è fondamentale capire se un’impresa è sottovalutata o sopravvalutata, non se questa è la più grande al mondo oppure no.

Le azioni (e i titoli) da non comprare

Se trovare le azioni giuste su cui investire è difficile, per lo meno possiamo concentrarci su quali non dovresti comprare. Dobbiamo essere molto esigenti quando selezioniamo i nostri asset in portafoglio e risulta evidente che anche solo ad una prima scrematura ci siano azioni da evitare a tutti i costi. Tra queste:

  • Cina e India: abbiamo sentito parlare spesso delle performance delle azioni di aziende quotate in Cina o in India. Il problema è che la regolamentazione del mercato non è paragonabile a quella Occidentale. Soprattutto in Cina, il timore che si stia creando una bolla speculativa azionaria è crescente da anni a questa parte; il valore delle azioni cresce in un modo visibilmente più rapido di quello degli utili prodotti e la mancanza di enti di vigilanza davvero credibili si unisce al connubio di dubbi sulla solidità di questa crescita;
  • Settore automotive: negli ultimi anni il mercato delle automobili sta cambiando ad un ritmo quantomai rapido. Le aziende sono sostanzialmente impegnate su due fronti, ovvero lo sviluppo di vetture a guida autonoma e sempre meno alimentate a combustibili fossili. Questa fase di transizione è destinata a cambiare gli equilibri in campo, segnando la fine di qualcuno e il trionfo di qualcun altro. Meglio non cercare di giocare d’azzardo sulle prospettive di uno o dell’altro costruttore, perché ancora non si è profilato uno scenario chiaro;
  • Tabacco: con il passare del tempo, i fumatori -soprattutto fuori dall’Italia- sono sempre meno. I governi osteggiano questa pratica, l’opinione pubblica è sempre più schierata contro le sigarette e le aziende stanno cercando di ripulirsi studiando il mercato dell’elettronico. Ci ha già provato Philip Morris, le cui famose iQos rappresentano a malapena il 5,5% del fatturato complessivo malgrado una strategia di marketing molto aggressiva. Il futuro è grigio per i produttori di tabacco, almeno così pare;
  • Retail: la vendita al dettaglio, con l’avvento di internet e dell’e-commerce, sta perdendo spinta. Ci sono stati già grandi passi indietro degli investitori istituzionali, tra cui è famosa la vendita della partecipazione di Warren Buffet in Walmart, la più grande catena di supermercati degli Stati Uniti. Questo settore dovrà andare incontro ad una radicale trasformazione per far sì che il valore aggiunto della sua offerta non risieda nella semplice vendita di prodotti e nella guerra dei prezzi con i competitor digitali, ai quali è difficile far fronte.

I fondi comuni d’investimento

fondi d’investimento hanno lo stesso principio degli ETF: raccolgono capitali in cambio di quote e comprano titoli con i capitali raccolti. La sostanziale differenza è che gli ETF sono a gestione passiva, ovvero riflettono l’andamento del mercato, mentre i fondi sono attivi nel cercare di batterlo. La realtà è che questi strumenti non convengono per due motivi:

  • Non è detto che battano realmente il mercato, anzi, raramente ciò avviene;
  • Le commissioni di gestione sono decisamente più alte di quelle di un ETF. Se per un fondo passivo puoi pagare in media lo 0,30-0,50% del tuo capitale, per un fondo d’investimento comune la forchetta sale a 1,50-2,50% (e mi sto mantenendo basso).

Su questo blog ho elencato 8 motivi per non investire in fondi comuni.

ETF sui titoli italiani

Ci sono, come è ovvio che sia, ETF (e anche fondi) che replicano il FTSE MIB, il principale indice della Borsa Italiana. Il problema di questo indice, a mio parere, sta nella composizione: le più grandi aziende italiane sono banche che, di questi tempi, se la passano tutt’altro che bene.

Lo spread pesa – prima che sul governo e su di noi cittadini – sulle nostre banche, che si ritrovano ad erogare meno prestiti e mutui. In un Paese in cui le banche hanno un ruolo fondamentale, per via delle imprese tendenzialmente medio-piccole e sottocapitalizzate, l’andamento di questo settore è determinante per l’intera economia nazionale.

A ciò bisogna aggiungere che le nostre banche hanno in pancia tantissime obbligazioni statali italiane che, man mano che lo spread sale, si svalutano e, di conseguenza, trascinano giù i titoli delle banche stesse.

Per il meccanismo di cui ti parlavo (ETF = replica passiva di un indice = indice FTSE MIB pieno zeppo di banche), non si prevedono tempi facili per l’azionario italiano.

Se proprio volessi fare un ragionamento più “spinto”  – non ti sto dicendo di farlo e non mi assumo la responsabilità di scelte sbagliate – paradossalmente il mercato obbligazionario italiano (BTP e soci) diventerebbe molto interessante perché, a fronte di un rischio virtualmente nullo di vedere il Paese dichiarare bancarotta (fai gli scongiuri ma, ad oggi, non siamo l’Argentina!), i rendimenti sono molto buoni. Per un BTp, al momento della scrittura del testo, il Tesoro paga il 3,60% di interessi annui a fronte di un’inflazione dell’1,10%.

Conclusioni

Come scrivo sempre e come cerco di spiegare nel mio corso sugli investimenti, quando devi tirar fuori il portafoglio e gestire le tue finanze la cosa più importante per te è capire esattamente tutto quello che NON DEVI fare.

Il resto, credimi, è paradossalmente una conseguenza.

Spero di averti trasferito il mio modo di ragionare e di averti fornito tutti gli strumenti per ragionare attentamente sui tuoi investimenti azionari. Ti saluto, come sempre, con una lista di risorse che potrebbero tornarti utili:

Buon proseguimento su Affari Miei.


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:


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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

3 COMMENTI

    • Mi è sembrato di aver espresso in maniera chiara, qui come altrove, che non pubblico liste ma fornisco un metodo.

      Se cerchi la lista tipo quella della spesa, non la troverai mai qui perché la mia filosofia è differente da ciò a cui siamo abituati ad assistere.

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