Investire in BTP: La Guida Completa sui Buoni Del Tesoro Pluriennali, Convengono Oggi?

I BTP sono il titolo più conosciuto dagli investitori italiani, ed ecco perché molto spesso mi arrivano domande sulla loro natura o sull’eventuale convenienza di comprarli. In questa guida voglio darti tutte le indicazioni sui Buoni del Tesoro Pluriennali, le obbligazioni a lungo termine con cedola che finanziano le spese dello Stato italiano.

Non intendo soltanto spiegarti di che cosa si tratta; vorrei anche darti un parere qualificato nel caso in cui tu stessi valutando la possibilità di investire in questi titoli.

Cosa sono i BTP

Ogni nazione ha delle spese: dipendenti pubblici, infrastrutture, assistenza sociale e così via. Queste spese vengono in parte finanziate con il gettito fiscale, ovvero con le tasse pagate dai contribuenti; la restante parte viene invece finanziata con delle obbligazioni, i Titoli di Stato, che possono essere acquistate dai risparmiatori come forma di investimento.

In Italia ci sono tre tipi di obbligazioni governative:

  • I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), che titoli zero-coupon bond a breve termine. Significa che non “staccano” alcuna cedola, ed il guadagno per l’investitore è dato soltanto dal fatto che alla scadenza il Tesoro rimborserà al titolare dell’obbligazione una somma maggiore di quella a cui l’investitore aveva comprato il titolo. Qui ti spiego se conviene investire in BOT;
  • I CTZ (Certificati del Tesoro Zero-coupon). che funzionano esattamente come i BOT ma hanno una durata fissa di due anni. Anche in questo caso, ho dedicato una guida a questi strumenti;
  • I BTP, che staccano una cedola semestrale il cui valore si conosce già al momento della sottoscrizione; nonostante la cedola, comunque, l’investitore viene ricompensato spesso anche dal fatto che il valore di rimborso è superiore a quello di emissione. Questi hanno una scadenza variabile tra i 3 ed i 30 anni.

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La rendita dei BTP

Continuiamo a mettere le cose in modo semplice: ci sono tre modalità con cui un BTP può rendere al suo proprietario.

Non sempre sussistono tutte e tre, ed è possibile che si finisca anche per perdere denaro. L’importante è conoscere tutte e tre le strade e valutarle con attenzione prima di fare l’investimento.

Tasso cedolare

In primo luogo esiste un tasso cedolare, ovvero un tasso di interesse semestrale che determina l’importo delle tue cedole.

Supponiamo che tu abbia comprato un BTP a 100 euro e che questo abbia un tasso cedolare dell’1,20%: questo significa che ogni sei mesi riceverai 1,20€ sotto forma di cedola, a cui dovrai poi sottrarre la tassazione del 12,50%.

Scarto di emissione

Un BTP viene sottoscritto, ovvero comprato, ad una certa cifra detta valore di emissione; nel momento in cui scade, però, non è detto che venga rimborsata la stessa cifra a chi lo ha comprato.

Per questo esiste un valore di rimborso che può essere inferiore, uguale o superiore a quello di emissione. Distinguiamo i tre casi:

  • Emissione sopra la pari: si dice quando il valore di rimborso è inferiore a quello di emissione, dunque le cedole rappresentano un guadagno ma il rimborso rappresenta una perdita;
  • Emissione alla pari: si dice quando il valore di rimborso è uguale al valore di emissione;
  • Emissione sotto la pari: si dice quando il BTP viene collocato sul mercato ad un prezzo inferiore a quello di rimborso, dunque sia questo aspetto che le cedole rappresentano un fattore di guadagno.

Il valore di emissione dipende dall’asta dei BTP, un evento molto complesso a cui partecipano gli investitori istituzionali (banche, assicurazioni, ecc.).

Vendita prima della scadenza

Se hai acquistato dei BTP ma non intendi mantenerli fino alla loro naturale scadenza, puoi sempre scegliere di rivenderli sul mercato. In ogni momento, senza vincoli di tempo o penali di qualsiasi genere, puoi prendere questa decisione.

Dal momento in cui il mercato dei titoli di Stato è molto dinamico, normalmente trovare un acquirente è un’operazione facile e poco costosa che può essere mediata dalla tua banca.

Ovviamente in questo caso il valore di vendita sostituisce quello di rimborso, dal momento in cui non aspetterai la scadenza e dunque non avrai modo di ricevere quel rimborso. Come prima, però, può darsi che questa operazione rappresenti una perdita, un guadagno, oppure nessuno dei due.

C’è una regola generale che può aiutarti a comprendere meglio questo aspetto:

  • Se il tuo BTP aveva un tasso di interesse maggiore di quello attuale, molte persone vorranno acquistarlo e di conseguenza saranno disposte a pagare una cifra più alta di quella a cui vengono negoziati i titoli delle nuove emissioni;
  • Se il tuo BTP aveva un tasso di interesse minore di quello attuale, poche persone vorranno acquistarlo e dunque dovrai venderlo ad una cifra più bassa. In questo modo lo scarto tra il valore di acquisto e quello di rimborso pagherà all’acquirente quella minore cifra che incasserebbe con le cedole delle nuove emissioni.

Rischi dell’investimento in BTP

Normalmente le obbligazioni emesse dai governi sono le più sicure in assoluto. Tra queste, in ogni caso, si fa differenza tra quelle emesse dalle nazioni che hanno più probabilità di onorare il loro debito e quelle che ne hanno meno.

Giusto per fare un esempio, la Germania è la nazione europea con i conti pubblici più sani e solidi: i loro titoli di Stato sono dunque una garanzia, ed il loro rendimento è molto basso.

L’Italia non versa nelle stesse rosee condizioni della Germania, per cui i nostri BTP sono considerati abbastanza rischiosi. Esistono varie scale utilizzate dalle agenzie di rating, ed in media il nostro Paese si trova piuttosto vicino alla zona junk. I titoli junk, che in inglese significa “spazzatura”, sono quelli che rendono di più in assoluto perché hanno un rischio molto alto di non essere pagati.

Attenzione comunque agli allarmismi inutili: l’Italia rimane un Paese solido, con un tessuto economico vivo e fatto di molte imprese con prodotti d’eccellenza. Le nostre piccole e medie aziende vendono molto sul mercato estero, la povertà è meno diffusa che in molte altre nazioni europee ed i cittadini italiani hanno molti risparmi sui conti in banca. Questo rende virtualmente impossibile un default, quantomeno nel breve periodo.

Investire in BTP conviene?

Di anno in anno scrivo una guida sulla convenienza dell’investimento in BTP, ma il mio pensiero generale rimane sempre lo stesso.

Prima di investire in BTP bisogna fare molte considerazioni, soprattutto sulle prospettive economiche e finanziarie che abbiamo per il futuro. Personalmente non faccio investimenti di lungo termine con questi titoli, quantomeno non se presi singolarmente; in passato ho valutato l’ipotesi di fare degli investimenti speculativi in alcune precise condizioni di mercato, ma è tutt’altra cosa.

Prima di investire dovresti chiederti:

  1. Se sia davvero il caso di investire sui mercati finanziari. Come ho spiegato in diversi contesti, molte volte si pensa agli investimenti finanziari troppo presto. Può darsi che tu possa ottenere molto di più, a livello economico, investendo sulla tua formazione lavorativa, sulla tua attività, liberandoti da debiti che hai già contratto o altro ancora. I mercati sono una prerogativa di chi ha già escluso la convenienza di usare i soldi da investire per qualsiasi altra cosa;
  2. Quale sia l’orizzonte del tuo investimento. I BTP a lunga durata rendono di più, essendo anche più rischiosi per natura; i BTP a 3 e 5 anni rendono invece davvero poco, spesso non arrivando nemmeno a bilanciare l’inflazione. Con i BTP a lungo termine ti esponi anche di più alla possibilità di voler vendere i titoli prima della scadenza, cosa che costituisce un ulteriore rischio (ricordi quella storia dei rendimenti che influenzano il valore di vendita?);
  3. Quali altri prodotti potresti comprare. In particolar modo, dovresti chiederti se a parità di rischio ci sia la possibilità di ottenere rendimenti maggiori, oppure se a parità di rendimento ci sia la possibilità di ridurre il rischio;
  4. Quante buone norme della finanza personale stai ignorando. Per farti un esempio:
    • Comprando soltanto BTP non stai differenziando il tuo investimento, dunque stai rischiando decisamente di più rispetto a chi acquista le quote di un fondo obbligazionario;
    • Comprando tutti i Titoli in un solo momento stai ignorando l’eventualità che di lì a poco i rendimenti possano migliorare. Eventualmente, nel caso non migliorassero, potresti comunque puntare su altri titoli;
    • Nel momento in cui decidi di valutare i BTP prima di ogni altro strumento finanziario stai ragionando per conoscenza di cose che ti sono vicine, esattamente come se fossi un tedesco che valuta in primis i Bund tedeschi. Quando ragioni da investitore lo devi fare senza alcuna bandiera, perché spesso il patriottismo gioca brutti scherzi.

In generale, i BTP sono un investimento dal rischio non così basso, che rende comunque piuttosto poco. Ecco perché preferisco valutare altre strade, che in definitiva sono quelle su cui sto investendo i miei risparmi con successo da anni.

Le migliori alternative ai BTP

In questa parte della guida voglio parlarti di altre strade da percorrere rispetto ai Buoni del Tesoro Pluriennali, facendoti anche delle anticipazioni di ciò che spiego in maniera approfondita nel corso “100 Mila Euro sul Conto.

Nello specifico voglio farti presente una serie di aspetti connessi alla rendita di questi strumenti ed al loro rischio, paragonandoli ad altri che ti offrono prospettive migliori.

ETF obbligazionari governativi

Questa è la soluzione che preferisco per investire in titoli di Stato. Sono una parte minore dei miei fondi, quella che destino ad investimenti né rischiosi né molto sicuri. Gli ETF obbligazionari governativi sono dei fondi che comprano obbligazioni di varie nazioni, costruendo così un patrimonio che viene diviso in singole quote. Le quote vengono poi vendute sui mercati regolamentati e tutti gli investitori interessati possono acquistarne.

A differenza dei fondi a gestione attiva, gli ETF non cercano di avere un rendimento migliore del loro benchmark. Il benchmark, se ti sfuggisse, è il termine di paragone diretto di un qualsiasi fondo; quelli a gestione attiva tentano di fare meglio del loro benchmark, ma nella maggior parte dei casi non ci riescono. Gli ETF alla lunga sono più sicuri e soprattutto meno costosi, ed è per questo che li preferisco.

Acquistando le quote di un ETF obbligazionario governativo acquisterai implicitamente una piccola parte di tutte le obbligazioni possedute dal fondo.

Ci sono fondi che investono in obbligazioni più sicure, come quelle tedesche e americane, altri che investono in obbligazioni di Paesi emergenti, ed infine altri che fanno un mix bilanciato di queste cose.

Personalmente ti consiglio di valutare molto attentamente questo tipo di soluzione, in quanto ti permette di diminuire il rischio (diversificando l’investimento) o di mantenerlo puntando a rendimenti più alti.

Gli effetti della diversificazione sono sempre migliori di quelli dell’investimento su un singolo strumento, ed è per questo che i risparmiatori privati dovrebbero vederli come prima soluzione ai loro problemi di investimento.

ETF bilanciati

La soluzione di prima possiamo vederla come un modo per diminuire il rischio a parità di rendimenti.

Tuttavia dovresti anche considerare la soluzione complementare, ovvero quella di puntare su dei fondi a gestione passiva che includano una componente azionaria (anche piccola) per aumentare il rendimento.

L’effetto della diversificazione andrà comunque a bilanciare il rischio di avere delle azioni in portafoglio, che comunque non saranno mai sicure quanto i titoli di Stato italiani, ma potresti puntare a rendimenti molto più interessanti.

Sinceramente trovo che soprattutto chi investe in un’ottica di lungo termine, dunque avendo tutta la possibilità di veder scorrere i cicli economici, in Italia sia troppo spaventato dai titoli azionari.

Una paura che non trova comunque riscontro nelle serie storiche, dal momento che al netto di recessioni e periodi di crescita il mercato delle azioni è comunque cresciuto, globalmente, su archi di tempo abbastanza lunghi. Che tu voglia considerare gli ultimi quaranta, trenta, venti o dieci anni è sempre così, dunque non vedo il motivo di demonizzare questi strumenti.

Fondi obbligazionari a gestione attiva

Sinceramente trovo che i fondi a gestione passiva siano migliori, ma con questo non voglio dire che non ci siano dei fondi a gestione attiva che valga la pena considerare. Ci sono fondi che riescono sistematicamente a battere il loro benchmark, bilanciando i maggiori costi di questa soluzione con dei rendimenti più alti.

Non so se sia il tuo caso, ma molte persone pensano che mettere i loro soldi in mano ad un gestore che li segue attivamente sia meglio; forse dà un’idea di maggiore controllo, forse l’attribuzione di responsabilità ad un soggetto con nome e cognome è tranquillizzante, ma di fatto li metto in fondo alla lista e li nomino soltanto per darti una terza opzione.

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Ulteriori risorse utili

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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