Fondi Comuni di Investimento Migliori 2019: 5 Consigli per Investire differenziando

Quali sono i fondi comuni di investimento migliori? Come ho già ripetuto in moltissime mie guide, i Fondi comuni di investimento sono il grosso delle volte un bagno di sangue a scapito del cliente organizzato da banca e società di gestione, con l’obiettivo di metterti le mani in tasca anche quando lo strumento non rende per loro incapacità.

Sembrerà un’opinione dura, che tra le altre cose contrasta con quello che ti avrà detto il tuo promotore finanziario, interessatissimo, grazie alle laute commissioni che si metterà in tasca, ad indirizzarti verso questo peculiare strumento per l’investimento.

Oggi ti propongo 5 consigli per investire in fondi comuni, dandoti qualche dritta anche e non solo per riconoscere quelli che, in un panorama francamente desolante, potrebbero effettivamente migliorare la composizione del portafoglio.

Vediamo insieme cosa c’è da sapere.

Consiglio 1: i fondi non performano quasi mai meglio dei benchmark di mercato

Quando stai acquistando quote di un fondo comune di investimento stai cercando di battere il mercato, altrimenti ti affideresti ad indici o ETF particolarmente differenziati per portare un rendimento allineato su quello di questo o quel mercato.

Le cose purtroppo non stanno sempre così, nel senso che nel 90% dei casi i fondi comuni di investimento performano peggio dei benchmark di mercato di riferimento. Sì, nonostante ci sia una società di gestione di sapientini e sapientoni, pronti, dicono loro, a intercettare i trend prima di tutto e tutti.

Le chiacchiere però, come spesso si ripete, stanno a zero, ed è ai tassi di ritorno sull’investimento che dobbiamo guardare: i rendimenti sono, ed è proprio la carta a cantare, più bassi delle medie di mercato, anche prima di inserire nell’equazione le corpose commissioni di gestione che questo tipo di strumenti incorporano.

A questo punto verrebbe da chiudere la discussione e guardare altrove, verso lidi per noi più economici e per il nostro portafoglio più performanti. La questione però, per chi vuole andare a fondo come i lettori di Affari Miei, non può finire qui.

Vediamo insieme gli altri 4 consigli per investire in fondi comuni.

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Consiglio 2: differenzia, ma solo su mercati solidi

La differenziazione è un concetto tanto basilare quanto spesso frainteso, complici anche informazioni discordanti che arrivano a chi non è esattamente del settore.

Differenziare vuol dire avere un portafoglio composto da titoli diversi per provenienza geografica, profilo di rischio e comparto. Questo vuol dire che dovremo cercare di inserire nel nostro portafoglio azioni, obbligazioni, valuta, preziosi, materie prime, scegliendole tra settori diversi.

A poco serve differenziare su diverse materie prime energetiche, su azioni dello stesso settore (bancario, tech, etc), oppure tra obbligazioni di paesi che hanno a grandi linee lo stesso andamento.

La differenziazione deve essere innanzitutto vera, e proteggerci dai crolli di settore. In secondo luogo deve essere solida, perché nel nome della differenziazione non possiamo inserire nel nostro portafoglio titoli spazzatura.

I fondi in questo senso possono sicuramente aiutarci, a patto di sapere cosa e perché scegliere.

Il consiglio che posso darti, che è poi quello che applico ai miei soldi, è di scegliere mercati di riferimento molto solidi, come potrebbero essere ad esempio il mercato azionario USA, quello dei paesi europei più sviluppati, qualche obbligazioni a basso profilo di rischio e, solo per chi vuole giocare con i grandi e correre qualche rischio (non io!), materie prime e commodities.

Spesso la differenziazione offerta dai fondi comuni di investimento è soltanto apparente, nel senso che vengono proposti portafogli di titoli del medesimo settore, che non ci mettono mai al riparo dai rischi che un portafoglio non differenziato ha insiti nella sua costruzione.

Prima di scegliere un buon fondo comune, controlla bene la composizione e le regole che la società di gestione si è data per cambiare in corso il portafoglio stesso.

Consiglio 3: gli ETF differenziano… e costano meno

Capisco le necessità che ti hanno spinto a orientarti verso i fondi comuni di investimento. Non pensi di avere le capacità o comunque il potere economico per organizzare un portafoglio da solo, e pensi di aver bisogno di portafogli di investimento pre-costituiti, o comunque gestiti.


Ti spiego gli ETF semplicemente: ascolta il Podcast!


Gli ETF possono essere un buon compromesso, perché ti offrono:

  • la replica di indici che per loro natura sono già differenziati: pensa ad un ETF che abbia come componente preponderante il mercato azionario USA – avrà nel paniere di riferimento titoli tech, industriali pesanti, energetici, finanziari e bancari;
  • commissioni estremamente più basse, che in alcuni casi sono inferiori anche del 90% rispetto a quelle che invece vengono praticate dai fondi comuni di investimento;
  • la possibilità di cedere le quote attraverso mercati regolamentati, ovvero tramite mercati che sono identici alla borsa, per una maggiore liquidità e per una maggiore facilità di gestione.

Scegliendo dei buoni ETF potrai avere tutti i lati positivi dei fondi comuni di investimento, senza esporti a quelli che sono i problemi più comuni che riguardano appunto la gestione dei fondi a gestione attiva:

  • Costi: come ho appena detto, gli ETF offrono profili di commissione estremamente più bassi;
  • Differenziazione: quella degli ETF è, al netto di pochissimi casi, una differenziazione reale, che ti aiuta a mettere in portafoglio quote di fondi che puntano su titoli estremamente differenti.

Tieni in considerazione gli ETF come autentica alternativa ai fondi comuni di investimento, per approfondire leggi la mia guida completa agli ETF.

Consiglio 4: non tutti i fondi sono sicuri, occhio al profilo di rischio!

Le banche, nonostante il caos che hanno contribuito a creare negli ultimi anni, sono inspiegabilmente, per il nostro cervello, istituzioni che meritano considerazione e che ci ispirano affidabilità.

Le cose non stanno così, o comunque non sempre. I fondi comuni di investimento che vengono proposti da questi enti non sono sempre sicuri, e invece spesso finiscono per proporci investimenti più rischiosi di quello che possiamo permetterci.

Quando vuoi investire in fondi comuni non preoccuparti soltanto di analizzare l’indice sintetico di rischio, ma piuttosto analizza per quanto possibile in profondità quelli che sono i titoli che compongono il portafoglio o che potenzialmente potrebbero comporlo successivamente.

Siamo davanti ad una questione di fondamentale importanza, che dovremo tenere in debita considerazione per non finire ad investire in strumenti che non rispecchiano in nessun modo le nostre possibilità e le nostre aspettative sull’investimento.

Ripeto un’altra volta il concetto fondamentale, a scanso di ogni equivoco: non fidarti soltanto dell’indice sintetico di rischio, ma fai i compiti a casa e scegli soltanto dopo aver analizzato quella che è la composizione del fondo nel suo dettaglio.

Consiglio 5: i rendimenti passati non sono mai indice dei rendimenti futuri

Se fosse così semplice, saremmo tutti milionari. Basterebbe consultare una lista dei rendimenti passati per orientare le nostre scelte future, scegliendo soltanto tra quei fondi che hanno riportato dei rendimenti in doppia cifra.

Le cose però nel mondo della finanza non stanno proprio così: il fatto che questo o quel fondo abbiano riportato rendimenti altissimi negli ultimi mesi non vuol dire assolutamente che ci si possa aspettare lo stesso tipo di rendimento per il futuro prossimo.

Nella tua scelta evita di considerare il rendimento del fondo che ti è stato proposto in passato.

Non può esserti in alcun modo d’aiuto per andare a scegliere uno strumento di investimento che possa davvero migliorare la composizione del tuo portafoglio. Meglio orientarsi analizzando gli strumenti che compongono effettivamente il portafoglio.


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I diversi tipi di fondi comuni

Abbiamo visto 5 consigli pratici, cerchiamo ora di capire un po’ di teoria partendo da qualche nozione più tecnica. Possiamo dividerle nel modo che segue:

  • fondi obbligazionari: sono fondi che hanno in portafoglio principalmente obbligazioni di stato o societarie, forme di risparmio che sono considerate più sicure e che dunque offrono un portafoglio comunque differenziato, ma dai rendimenti in genere meno elevati. È la forma di fondo comune di investimento meno rischiosa, anche se comunque si dovrà leggere il prospetto informativo per capire di che obbligazioni si tratta: le obbligazioni esotiche, per fare un esempio, ovvero quelle che vengono emesse da stati in via di sviluppo (e molte volte dove lo sviluppo si vede ancora molto lontano, purtroppo) non sono strumenti sicuri di investimento e nel caso in cui fossero parte preponderante del portafoglio del fondo, questo diventerebbe speculativo e ad alto rischio, nonostante la conformazione di fondo obbligazionario;
  • fondi azionari: sono fondi che hanno in portafoglio azioni societarie per una percentuale minima del 70% del patrimonio del fondo stesso. Tendenzialmente sono più rischiosi dei fondi obbligazionari e sono destinati ad un pubblico con un profilo di rischio decisamente più alto, che viene però attirato da quelli che possono essere guadagni decisamente più sostanziosi;
  • fondi immobiliari chiusi: i fondi immobiliari (di cui avremo modo di parlare più in avanti più in dettaglio), sono dei particolari fondi comuni di investimento che possono detenere nel loro portafoglio esclusivamente proprietà immobiliari o partecipazioni in società immobiliari. Sono fondi quotati in borsa, tipicamente chiuso, e che erano molto popolari fino a quando il mercato immobiliare è stato costantemente rialzista. Oggi invece, con il mercato degli immobili che ha sofferto forse più degli altri durante la crisi, i fondi immobiliari sono diventati una scelta sempre meno per il risparmiatore e sempre di più invece per lo speculatore, dato che i fondi sono diventati particolarmente aggressivi proprio per ottenere un guadagno in un momento fortemente ribassista per il mercato;
  • fondi hedge o speculativi: li cito soltanto per dovere di completezza, dato che non possono in nessun modo interessare il risparmiatore tipico, che difficilmente ha a disposizione i capitali che sono necessari per investire in fondi di questo tipo. Sono fondi comuni di investimento particolarmente aggressivi, che operano di frequente anche con le vendite allo scoperto. È proibito in Italia inoltre pubblicizzare questo tipo di fondi, che vengono organizzati per clienti “particolari” e non possono essere dunque oggetto di interesse del risparmiatore comune;
  • fondi bilanciati: sono fondi che contengono percentuali variabili di azioni (tra il 10% e il 90%), con la parte residua che viene investita in obbligazioni o strumenti monetari. Anche in questo caso c’è grande variabilità tra un particolare fondo e l’altro a livello di rischi e di possibilità di guadagno.

Fondi chiusi e fondi aperti

I fondi si dividono inoltre tra fondi chiusi e fondi aperti:

  • fondi aperti possono continuare a raccogliere capitale anche dopo la chiusura della prima raccolta, il che vuol dire che per noi risparmiatori è possibile acquistare quote del fondo, dalla SGR stessa, anche successivamente all’apertura del fondo stesso;
  • fondi chiusi invece fissano la quantità di capitale da raccogliere e una volta raccolto, chiudono la possibilità per gli altri risparmiatori di acquistare ulteriori quote, che andrebbero ad aumentare il patrimonio stesso gestito dalla SGR. In realtà è possibile comunque comprare quote, anche se lo si dovrà fare sul mercato secondario, acquistandone da un risparmiatore che le detiene, proprio come funziona nel mercato azionario.

Tra le due tipologie di fondi non esistono vantaggi o svantaggi per il risparmiatore: sono semplicemente due modalità organizzative tipiche dei fondi.

Fondi immobiliari: chiusi e concentrati sul mattone

I fondi immobiliari sono una particolarissima categoria di fondi comuni di investimento, un tempo molto apprezzata in Italia, oggi decisamente meno a causa di alcune liquidazioni repentine causate dalla crisi immobiliare.

I fondi immobiliari sono necessariamente chiusi e questo viene prescritto dalla legge, che impone appunto la forma chiusa per questo tipo di investimenti.

I fondi immobiliari possono detenere in portafoglio:

  • proprietà di immobili o di quote di immobili;
  • altri diritti reali su immobili;
  • quote di società immobiliari.

Non è consentito a questa tipologia di fondi investire su altri mercati e altri strumenti.

I fondi immobiliari inoltre hanno una scadenza, al termine della quale il capitale deve essere necessariamente liquidato e le quote restituite, sempre al netto degli eventuali guadagni o delle eventuali perdite, ai risparmiatori che le avevano acquistate.

Questa tipologia di fondi è scambiata in Italia in un mercato secondario simile a quello azionario e in qualunque momento ci si può liberare delle azioni vendendole, anche se non è detto che riusciremo a registrare un guadagno, o anche soltanto un pareggio con le somme che avevamo speso per entrare nel fondo.

I fondi immobiliari possono inoltre distribuire dei “dividendi”, ovvero delle piccole somme in relazione alle quote detenute, che sono il corrispettivo di quanto incassa il fondo immobiliare stesso tra affitti e altri diritti che vengono concessi sugli immobili che fanno parte del suo patrimonio.

Ad oggi però i fondi immobiliari non sono più in grado di esercitare il fascino che esercitavano fino a qualche anno fa sul piccolo e medio risparmiatore: l’orizzonte del mercato immobiliare è particolarmente fosco, così come sono estremamente ridotti i margini all’interno dei quali le SGR si possono muovere per questo tipo di investimenti.

Ancora sui fondi obbligazionari

Continuiamo la nostra analisi circa gli investimenti in obbligazioni sicure: i fondi obbligazionari sono da sempre lo strumento ritenuto più adatto per il piccolo risparmiatore che vuole accedere ad una forma di risparmio gestito.

La speranza è quella di ottenere dei guadagni superiori ai benchmark di mercato e a quanto renderebbe l’investimento su un Bond singolo, mettendosi al tempo stesso al riparo da quelli che potrebbero essere movimenti di mercato avversi.

I fondi obbligazionari però, almeno nella dicitura, non possono dirci davvero nulla sulla composizione effettiva del fondo, all’interno del quale potrebbero trovarsi:

  • obbligazioni emesse da stati in crisi, come è il caso nel momento in cui ti scrivo della Grecia;
  • obbligazioni esotiche, che possono essere esotiche sia per la valuta in cui vengono emesse, sia per lo stato che le ha emesse, sia infine per la specificità del contratto;
  • obbligazioni di società che possono essere in un momento non esattamente rilassante della loro vita e che potrebbero esporre il fondo a dei rischi.

Per questo motivo è importantissimo andare a controllare le limitazioni autoimposte dal fondo e registrate nel contratto associativo e costitutivo.

In genere ogni fondo prevede il ricorso soltanto a strumenti che abbiano un certo rating: ci sono fondi obbligazionari che ad esempio investono solo in obbligazioni TRIPLA A, oppure altri che mettono un limite minimo alla TRIPLA B, etc.

Così come per gli altri tipi di fondi, più sarà alto il rischio, più sarà alto il guadagno potenziale.

Quali sono i migliori fondi comuni di investimento?

No, non posso fornirti una lista, perché sarebbe come cucirti addosso un vestito senza averti preso le misure. Non posso conoscere le tue necessità, la tua propensione al rischio, quello di cui hai effettivamente bisogno per andare a completare il tuo portafoglio di investimento.

Il mio pensiero è che i fondi comuni d’investimento non sono tutti uguali e che bisogna distinguere tra:

  • Fondi non quotati a gestione attiva: sono i peggiori perché non vengono scambiati in borsa (di conseguenza, sono meno liquidi per te) ed hanno commissioni più alte senza offrire rendimenti migliori del mercato;
  • Fondi quotati a gestione attiva: più trasparenti e liquidi dei primi, hanno sovente costi d’ingresso e uscita e di gestione troppo alti per giustificare i rendimenti in linea con i mercati;
  • Fondi a gestione passiva o ETF: sono quelli che preferisco io perché non c’è una società di gestione che cerca di battere il mercato ma il fondo si limita a replicare il benchmark di riferimento. Puoi approfondire questo tema nell’articolo dove ti spiego come investo io.

Se cercavi una lista, ho una brutta notizia per te perché secondo me non esiste e chi cerca di indicartela così, in 5 minuti, è un ciarlatano.

Investire è un’attività complessa, che richiede studio e dedizione da parte tua: delegare agli altri costa in termini di mancati risultati e, soprattutto, di potenziali fregature.

L’ignoranza, quando si tratta di gestire i nostri soldi, non è purtroppo concessa ed io spero, con questo articolo e in generale con tutta la mia attività divulgativa, di esserti utile per acquisire una maggiore consapevolezza.

Risorse Utili

Per approfondire ulteriormente puoi leggere i percorsi che ho pensato per te:


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:


mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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