Portafoglio ETF Consigliato 2018: Dove Investire diversificando? Le Regole Fondamentali da seguire

Come creare un portafoglio ETF ideale? Quali sono i titoli di questo tipo più consigliati da inserire nel nostro profilo di investimento? Ti anticipo che non si tratterà di una questione semplice: ogni investitore è diverso per profilo di rischio e per attesa di rendimenti, e ogni portafoglio pre-esistente può avere bisogno di diversi ETF per equilibrarsi e differenziarsi.

Vediamo insieme quali sono le migliori tipologie di ETF da inserire all’interno del nostro portafoglio, quali sono le linee guida da seguire, come comportarci su un mercato tanto variegato e come operare per farci gli affari nostri, senza tenere in considerazione niente altro che il nostro interesse.

Se vuoi saperne di più su come comporre il tuo portafoglio di ETF, continua a leggere.

Perché un portafoglio di ETF

Partiamo però dalla base: perché dovremmo inserire nel nostro portafoglio gli ETF, gli Exchange Traded Fund, invece che magari fondi comuni di investimento a gestione attiva, che sono poi i prodotti che più comunemente tentano di spacciarci le banche.

Sono riflessioni che caratterizzano il mio corso “100 Mila Euro sul Conto” durante il quale fornisco indicazioni di metodo per investire in maniera efficace e che sottolineo da anni negli articoli della sezione finanziaria di Affari Miei.

Gli ETF sono fondi comuni a gestione passiva, nel senso che replicano perfettamente l’andamento sui mercati di indici o di panieri di beni. A governare l’ETF c’è un algoritmo, che si muove secondo la capitalizzazione di ogni tipo di titolo inserito nel paniere, fornendoci diversi tipi di vantaggi rispetto ai fondi comuni di investimento a gestione attiva:

  • Sono meno costosi: le commissioni che ti vengono richieste dai fondi comuni di investimento sono molto alte e spesso sforano il 2%. Per gli ETF partiamo da pochissimi decimi di punto percentuale, per arrivare mediamente intorno allo 0,40%-0,50%. Si tratta di un risparmio netto di oltre un punto percentuale, il che si traduce in soldi che ci teniamo in tasca a prescindere da quelli che sono poi gli andamenti del fondo;
  • Sono differenziati in modo effettivo, perché in genere nel paniere o nell’indice di riferimento sono contenuti titoli di diversi comparti e che coprono una grossa parte del mercato azionario o obbligazionario di riferimento;
  • Non ci sono conflitti di interessi: le commistioni tra società di gestione dei fondi comuni a gestione attiva e le aziende o gli stati che emettono i titoli non sono mai troppo chiare, anche se la legge imporrebbe il contrario;

Sono vantaggi non da poco per gli ETF rispetto ai più pubblicizzati fondi comuni di investimento e motivo per il quale preferisco consigliarti appunto gli ETF come strumento principe per la composizione del tuo portafoglio di investimenti.

Se non hai ben presente la materia, ti consiglio di consultare le seguenti risorse:


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:


Come scegliere gli ETF per comporre il nostro portafoglio

Come scegliere dunque i migliori ETF in relazione alle nostre necessità? Ci sono diversi tipi di fattori che dovrai tenere in conto prima di muoverti su questo mercato. Su Affari Miei trovi approfondimenti su tutti i principali e migliori ETF, ma avrai comunque bisogno di una bussola per scegliere quelli che devono effettivamente entrare a far parte del tuo portafoglio di investimento.


Ti spiego gli ETF semplicemente: ascolta il Podcast!


Di seguito parlerò di ogni macrocategoria di ETF e soprattutto, cosa più importante, dei fattori che devono necessariamente fare da bussola per le tue scelte.

1. La propensione al rischio

Il primo fattore del quale dovresti tenere conto è sicuramente la tua propensione al rischio, ovvero quanto sei disposto a rischiare alla ricerca del miglior rendimento possibile.

La regola di base della finanza è sempre la stessa: più rischi, più potenzialmente puoi guadagnare. Tenendo costo di questa legge di base della finanza, sempre valida, devi muoverti per equilibrare il tuo portafoglio di ETF a seconda del rischio che ti senti di correre.

Che rischio? Il rischio di perdere parte del capitale che hai investito.

Gli ETF a basso rischio: obbligazionari dei Paesi sviluppati

Le obbligazioni hanno un funzionamento molto semplice: sono titoli di debito che vengono emessi da stati o aziende per finanziare spesa corrente o investimenti. Più l’ente è affidabile, ovvero più è verosimile che restituisca il denaro preso in prestito, più l’interesse è basso.

Le obbligazioni dei paesi sviluppati economicamente parlando sono tra gli strumenti di investimento più sicuri che i mercati possono offrirti. Di conseguenza, gli ETF che hanno questi titoli in paniere sono molto affidabili anche se, ricordandoci la regola fondamentale degli investimenti, hanno rendimenti molto bassi.

Se hai un profilo di rischio basso, gli ETF sugli obbligazionari statali a basso rendimento sono di gran lunga quelli più indicati per fornire la base al tuo investimento.

Puoi approfondire questo tema leggendo il mio articolo sui Migliori ETF Obbligazionari.

Gli ETF a rischio medio-basso: obbligazioni corporate con un buon rating

Nella nostra scala-percorso ideale dagli ETF a rischio più basso fino a quelli più rischiosi, non possiamo che trovare al secondo posto le obbligazioni corporate, ovvero quelle obbligazioni emesse da aziende e che hanno, almeno nel caso specifico del quale stiamo parlando, un buon rating di affidabilità.

Le obbligazioni di questo tipo sono fortemente regolamentate dai mercati e sono affidabili nella misura in cui l’azienda che li emette è affidabile.

Se vuoi correre rischi leggermente superiori a quelli che correresti con gli ETF su obbligazionario statale dei paesi economicamente sviluppati, questi sono i titoli di cui hai bisogno per operare.

Gli ETF a rischio medio e medio-alto: l’azionario dei paesi sviluppati

Il rischio comunque basso che è offerto dai titoli obbligazionari corporate e dunque aziendali, non è sufficiente per chi è alla ricerca di rendimenti decisamente più corposi. Ed è qui che entra in gioco il mercato azionario dei paesi sviluppati, ovvero quelle azioni dei paesi economicamente più avanzati, che pur essendo decisamente più rischioso del mercato obbligazionario, in archi temporali sufficientemente lunghi offre rendimenti decisamente interessanti.

Come ho ripetuto più volte sulle pagine di Affari Miei, le azioni non sono sicuramente materiale per tutti: sono titoli piuttosto rischiosi e chi vi investe, anche tramite ETF, deve essere pronto a sopportare andamenti alterni, che però, come dimostrano le statistiche, sul medio e lungo periodo possono essere fonte di enormi soddisfazioni.

Per approfondire, puoi leggere il mio articolo sull’indice MSCI World Index che ti può chiarire le idee.

Per un rischio ancora più alto: obbligazioni e azioni dei paesi emergenti

Passiamo insieme su un terreno decisamente più difficile, e parliamo di ETF che raccolgono indici o panieri di beni e titoli dei paesi emergenti. Anche se sono ormai anni che queste economie sono quelle che finiscono per tirare di più, siamo comunque davanti ad investimenti parecchio rischiosi, per due ordini di motivi:

  1. I mercati dei paesi sviluppati sono meno capitalizzati e dunque più soggetti a crolli improvvisi, crisi di brevissimo periodo, manipolazioni da parte dei grandi investitori e da parte dei grandi fondi;
  2. I titoli di questi paesi, almeno per quanto riguarda le azioni, sono denominati in valuta locale, il che aggiunge anche l’incognita cambio contro l’euro ad un’equazione già particolarmente difficile.

Sono economie più dinamiche ma più rischiose, e dovresti inserire ETF che riguardano questi paesi soltanto nel caso in cui tu fossi davvero deciso ad investire con un rischio medio-alto, tendente all’alto.

Per approfondire, ti consiglio le seguenti risorse:

Il rischio altissimo: gli ETF sulle materie prime

Inutile girarci intorno. Gli ETF sulle materie prime sono tra i più rischiosi che possiamo inserire nel nostro portafoglio.

A prescindere da quale sia la materia prima che decideremo di inserire all’interno del nostro portafoglio, che si tratti di gas naturale, di petrolio, di preziosi come l’oro o come l’argento, ti esponi a rischi decisamente importanti, dato che si tratta di asset che possono subire variazioni di prezzo decisamente importanti.

In aggiunta, spesso gli ETF sulle materie prime sono strutturati, e possono dunque moltiplicare il reale andamento dell’asset sottostante. Che fare allora? Semplice: inserirli solo se si ha bisogno di dare un po’ di brio (e di rischio) ad un portafoglio altrimenti troppo piatto!

Gli altri fattori di cui tenere conto per scegliere i nostri ETF

Ci sono poi i fattori generici per la selezione degli asset che dovrai sempre tenere in considerazione, sia per la scelta della creazione del portafoglio, sia invece per selezionare un singolo ETF:

  • liquidità: gli ETF sono scambiati in mercati regolamentati in stile borsa, ma se non c’è volume di scambio sarà per te estremamente difficile andare a vendere quando hai bisogno o quando la vendita sarà appunto in linea con la tua strategia;
  • costi: ogni ETF ha un costo diverso, che viene espresso in percentuale sul totale dell’investimento; inutile forse anche sottolineare il fatto che anche pochi centesimi di punto percentuale possono fare, sul medio e lungo periodo, la differenza;
  • struttura: ci sono sempre più ETF strutturati, ETF che possono essere considerati come dei moltiplicatori dei sottostanti – sono ETF che moltiplicano i possibili rendimenti e anche le possibili perdite, e che dovresti maneggiare con estrema cura.

Come costruire un portafoglio ETF valido

Il mio parere è che, capite queste cose, la migliore soluzione sia quella di rivolgersi ad un consulente finanziario indipendente che sappia validare le riflessioni generali che puoi fare sui mercati e, più in generale, ti aiuti a “pesare” la rilevanza dei singoli titoli alla luce della situazione complessiva che, in quanto esperto, segue sicuramente con maggiore frequenza e puntualità.

Nel momento in cui ti scrivo, per esempio, stiamo attraversando una situazione transitoria in cui il QE pare debba essere ridotto o accantonato (e questo ha risvolti sul mercato obbligazionario) ed il mercato americano è ai massimi pur nel mezzo di una vera e propria guerra commerciale con il resto del mondo. Sto scrivendo oggi, nel mese di giugno 2018,  e potrebbe cambiare la situazione complessiva anche tra poche settimane.

Di conseguenza tutte le valutazioni generali che abbiamo fatto insieme sono valide ma la costruzione di un portafoglio non può non tenere conto di:

  • storia pregressa: non so cosa hai fatto fino ad oggi, dove hai allocato i tuoi soldi e con che scadenze. Di conseguenza, quindi, non posso simulare nel dettaglio la strategia;
  • situazione economica globale: ti ho accennato ad alcuni problemi che riguardano l’attualità, a seconda del momento in cui ragioni potrebbero cambiare;
  • obiettivi: ognuno di noi ha un obiettivo, devi confrontare i tuoi obiettivi con le indicazioni di massima che abbiamo visto sopra per capire come tradurli in mercati in cui investire. Anche qui è una valutazione soggettiva difficilmente standardizzabile.

Conclusioni

Abbiamo visto insieme alcuni aspetti fondamentali su cui devi ragionare per investire in ETF. Mi auguro di esserti stato di aiuto in questa tua analisi e spero che con Affari Miei i mercati finanziari ti facciano meno paura.

Un grosso in bocca al lupo.


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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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