Pensione Integrativa, Quale Scegliere? Confronto tra Fondi Pensione Aperti, Negoziali e PIP e considerazioni sul da farsi

La pensione integrativa è un argomento sempre più discusso. Nel corso degli anni sono state introdotte varie riforme pensionistiche che hanno tutte un tratto comune: giocano a sfavore di chi in pensione ci deve ancora andare.

La scelta di optare per la previdenza complementare, da più anni incentivata dal legislatore, è una delle alternative che abbiamo sul tavolo per proteggerci e garantirci un futuro sereno.

In questo articolo vedremo qual è la migliore pensione integrativa confrontando fondi pensione negoziali, aperti e piani individuali pensionistici.

Nella seconda parte, poi, ci faremo qualche domanda e proveremo a darci alcune risposte strutturate per affrontare compiutamente il tema.

Cominciamo.

Come confrontare e individuare la soluzione migliore

Di seguito ti riporto i dati ufficiali tratti dal servizio gratuito di Affari Miei Fondo Pensione TOP” relativi ai piani individuali pensionistici relativi ai prodotti attualmente in vendita, alla linea d’investimento proposta ed all’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) che, per legge, gli emittenti devono rendere pubblici.

L’ISC è importante per capire, a parità di condizioni, quale prodotto costa meno a seconda della durata di permanenza ipotizzata.

L’ISC dei prospetti ipotizzando, per tutti, uno “scenario tipo” con versamenti annui da 2.500€ ed un rendimento annuo del 4%.

Le immagini riportate di seguito sono tratte dal sito della COVIP, per approfondire in maniera ancora più dettagliata ti invito a visitare Fondo Pensione TOP e confrontare le varie soluzioni presenti sul mercato con pochi click.


Miglior Fondo Pensione Negoziale



Miglior Fondo Pensione Aperto



Miglior Piano Individuale Pensionistico


Adesso che abbiamo fatto il confronto, possiamo continuare la nostra analisi con le mie opinioni generali sull’argomento.

Se sei interessato e stai decidendo il da farsi, ti consiglio di continuare a leggere.

Non esiste una risposta valida per tutti

Si, sarò duro ma ci tengo a sottolinearlo: se ti aspetti una lista di prodotti a mo’ di carrello della spesa sei completamente fuori strada.

Come ho affermato più volte, quando si tratta di gestire i soldi bisogna prima elaborare una strategia e solo alla fine si individuano i prodotti da scegliere.

Questo articolo, a differenza di altri presenti online, è il migliore perché ti fornisce gli strumenti per scegliere e non ti vuole indirizzare a destra piuttosto che a manca.

Parlando di contribuzione e pensione integrativa, il punto di partenza migliore è proprio l’analisi dei motivi per cui integrare la previdenza sociale obbligatoria sia opportuno.


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I motivi della pensione integrativa

La pensione integrativa è qualcosa a cui pensare innanzitutto con riferimento alla tua età:

  • Se sei prossimo alla pensione (ti mancano meno di 10 anni), la tua è una libera scelta. Se volessi integrare il tuo assegno previdenziale potresti optare per questa soluzione, ma sei comunque abbastanza sicuro di quale sarà il tuo futuro;
  • Man mano che ti allontani dalla prima categoria, quindi specialmente se sei un giovane entrato da poco sul mercato del lavoro, la tua è sostanzialmente una scelta obbligata.

ATTENZIONE: LA SCELTA OBBLIGATA È QUELLA DI INTEGRARE LA PENSIONE E GARANTIRTENE UNA, IL CHE NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE ADERIRE AD UN PIANO PENSIONISTICO INTEGRATIVO DI QUALSIASI GENERE. PUÒ BENISSIMO BASTARE UN’ATTIVITÀ DI INVESTIMENTO CHE FAI TU STESSO DEI TUOI SOLDI, CON L’OBIETTIVO DI ARRIVARE AD AVERE UNA RENDITA CONGRUA PER QUANDO SARAI IN PENSIONE.

La prima era delle pensioni in Italia è stata eccessivamente ricca di privilegi. L’età pensionabile era bassa, specialmente per alcune categorie di lavoratori, il che ha consentito a molte persone di ritirarsi dal proprio lavoro a meno di 55 anni; inoltre, il principio con cui venivano stabiliti gli assegni della previdenza sociale nazionale era quello retributivo: la tua pensione era calcolata per essere molto prossima al valore del tuo stipendio quando hai smesso di lavorare.

Alla fine della carriera, solitamente, le persone arrivano a guadagnare le cifre più alte del loro percorso lavorativo. Questo significa che malgrado i contribuenti avessero versato per anni cifre decisamente inferiori al loro ultimo stipendio, questa era la cifra che veniva garantita loro per godersi l’anzianità.

Questo “lusso sociale”, qualcuno direbbe soltanto welfare, era sostenibile in un momento in cui, come avviene molto spesso nei Paesi in crescita quale l’Italia di allora, i giovani in età lavorativa superavano di gran lunga il numero di anziani in pensione. Quando il trend è cambiato e l’Italia è diventato una delle nazioni con l’età media più alta al mondo, i tagli alle pensioni sono diventati sempre più frequenti.

Il passaggio più significativo è stato quello al modello contributivo, che funziona in modo radicalmente diverso. Con questo sistema, una volta in pensione andrai a ricevere una cifra prossima a quel che hai effettivamente versato nel corso della tua carriera al suo valore rivalutato. Questo non è però l’unico aspetto ad essere cambiato: anche l’età pensionabile si è allontanata via via nel corso del tempo, ad un ritmo decisamente superiore a quello con cui è cresciuta l’aspettativa di vita degli italiani.

Il problema è che il peggio deve ancora venire: l’Italia è un Paese che, se non fosse per gli immigrati -dei quali solo una parte incomincia rapidamente a versare i contributi- sarebbe in decrescita demografica.

L’età media si alza costantemente e questo non fa altro che gettare ulteriore preoccupazione sui giovani contribuenti già molto scettici. Più che una rendita aggiuntiva, la pensione integrativa è quantomeno una rendita sicura che trascende dalle decisioni prese dai futuri governi.


Pensione Integrativa: Si o No? Ascolta il Podcast!


 

Tutelarsi con la pensione integrativa

Scegliere di aderire ad un piano integrativo per la tua pensione può essere una pessima scelta. Non mi sto contraddicendo: semplicemente, dal momento in cui questo è uno degli investimenti più ricercati dai giovani – categoria ritenuta poco saggia ed impulsiva nel mondo dei finanzieri – sono nate tante soluzioni che in realtà risolvono ben poco.

Ecco perché voglio presentarti tutte le soluzioni attualmente disponibili e spiegarti per ciascuna di queste quali siano i benefici ed i lati negativi che comporta. La risposta dunque è questa: tutelarsi, sì, ma nel modo giusto.

Ricorda sempre che, fatto salvo magari il TFR, sei tu il padrone dei tuoi soldi. Questo significa che dovresti aderire ad un fondo pensione, ad un piano individuale pensionistico o a qualsiasi altra forma di integrazione soltanto se:

  • Non hai intenzione di gestire tu stesso il tuo denaro;
  • Non pensi che gestendo tu stesso il tuo denaro riusciresti ad ottenere una rendita migliore di quella offerta dai prodotti di banche e assicurazioni. Ricorda che, per quanto loro siano professionisti, i loro prodotti presentano anche costi molto elevati. Questi costi possono ridurre sensibilmente e talvolta persino annullare i benefici dell’investimento.

Quale pensione integrativa scegliere: i criteri fondamentali

Ci sono sostanzialmente due variabili in gioco quando si tratta di scegliere la forma di pensione integrativa:

  • Le commissioni: paradossalmente questo aspetto viene prima del rendimento. Particolarmente quando si tratta di prodotti assicurativi come piani individuali pensionistici e polizze caso vita, devi sempre tener conto dei caricamenti che vengono aggiunti ai premi netti. Si tratta di cifre che nel corso del tempo ti troverai a riconoscere per mantenere tutta la filiera produttiva, problema classico del risparmio gestito, vanificando in parte o del tutto l’effetto del rendimento;
  • Il rendimento: tendenzialmente i prodotti finanziari acquistati da banche e assicurazioni per i fondi integrativi sono piuttosto simili, quindi lo scarto di rendimento tra diverse opzioni disponibili è decisamente inferiore all’incidenza delle commissioni. Per un maggiore rendimento, se sei giovane, potresti aderire a dei piani individuali in cui inizialmente una maggior componente del capitale verrà investito in azioni: queste rendono di più e hanno un rischio maggiore nel breve termine; proprio perché sei giovane, il rischio nel breve termine non rappresenta un grosso problema. Con il tempo, invece, le azioni lasceranno gradualmente spazio alle obbligazioni corporate e hai Titoli di Stato, riducendo il rendimento ma soprattutto il rischio.

Polizza mista vs Piano Individuale Pensionistico (PIP) vs Fondo Pensione

Quando si parla di pensione integrativa si parla solitamente di uno di questi strumenti. Mettiamoli sotto la lente d’ingrandimento: qui capirai come funzionano questi strumenti, ma soprattutto se sia o meno il caso di sottoscriverli.

Polizza mista

Una delle soluzioni tipiche proposte da banche ed assicurazioni è quella della polizza mista, ne ho già parlato qui sottolineando che il prodotto non è affatto previdenziale ma viene “spacciato” come tale da chi lo colloca.

Il suo funzionamento è ingegnoso e parte dalle assicurazioni caso morte. Questo tipo di assicurazione prevede il pagamento regolare di un premio, come tutte le assicurazioni, in cambio di una tutela in caso di morte prima della data fissata dalla polizza. Se il contraente dovesse venire a mancare prima di questa data l’assicurazione pagherà una somma al beneficiario. Tipicamente, in una famiglia i genitori stipulano questo tipo di assicurazione per tutelare economicamente il coniuge o i figli in caso di dipartita.

La polizza mista mantiene questo schema, ma aggiunge un caso vita. Se al termine indicato il contraente dovesse essere ancora tra noi, avrà diritto a ricevere i premi pagati maggiorati di un certo tasso di interesse; potrà scegliere se richiedere il denaro in un’unica soluzione o se percepirlo ad intervalli di tempo come rendita. Di fatto, quindi, chi sottoscrive una polizza mista sta sottoscrivendo sia un piano individuale pensionistico che una polizza caso morte.

Sia in questo caso che in quello dei piani individuali pensionistici gli interessi sono garantiti e dunque non vi è esposizione al rischio di mercato.

La polizza mista conviene?

Iniziamo considerando l’aspetto fiscale: sotto questo punto di vista, i premi assicurativi di una polizza che comprenda il caso morte sono detraibili direttamente dalle imposte dovute sul reddito in una misura fissa del 19% fino a 530 euro l’anno. A seconda di quale sia lo scaglione di IRPEF a cui appartieni, questo può essere più o meno conveniente di avere la possibilità di dedurre i contributi di un fondo o un piano pensionistico integrativo.

Fatto salvo per la minoranza di persone per le quali il trattamento fiscale può essere conveniente, per la maggior parte dei lavoratori la detrazione al 19% è sconveniente.

 

Le polizze miste sono, secondo me, la scelta peggiore per chi sta cercando una pensione integrativa per due motivo:

  • Scegliendo di mantenere separate le polizze caso vita e caso morte, avresti maggiore flessibilità e dunque molti più prodotti assicurativi tra cui scegliere. Inoltre il caso morte non rispecchia l’effettiva esigenza che stai cercando di soddisfare, ovvero quella di creare una rendita extra con cui integrare la tua pensione;
  • costi (caricamenti) legati a questo tipo di polizza non sono affatto trascurabili e spesso azzerano completamente gli interessi maturati con l’attività di investimento.

Piano individuale pensionistico

La polizza caso vita ha un sistema di funzionamento analogo a quello della polizza mista, senza però prevedere il caso morte. Questa categoria di polizze è nota come piano individuale pensionistico: se ad una certa data il contraente è ancora vivo, l’assicurazione dovrà corrispondergli la somma maturata con il pagamento dei premi, aggiungendo gli interessi maturati e sottraendo i costi spesi per commissioni.

Chiunque può sottoscrivere questi prodotti, a differenza di quanto avremo modo di vedere con i fondi pensione. Non c’è nemmeno bisogno di essere lavoratori dipendenti, in quanto liberi professionisti, imprenditori e persino disoccupati hanno tutti la possibilità di aderire. Anche in questo caso dovrai pagare un premio fisso annuale che potrai rateizzare.

Polizza caso vita e piano individuale pensionistico convengono?

Rispetto alle polizze miste, in questo caso ci sono già meno svantaggi. Innanzi tutto avrai la possibilità di sottoscrivere parallelamente, se desideri farlo, una polizza caso morte scegliendo liberamente tra tutte le soluzioni che l’assicurazione prevede. Inoltre sottoscriverai un prodotto che effettivamente è pensato per la previdenza sociale e si conforma pienamente come una strada da percorrere per la pensione integrativa.

Lo svantaggio più netto che anche in questo caso dobbiamo tornare a sottolineare, però, riguarda i costi: dal momento in cui il risparmio gestito è sempre una ghiotta forma di guadagno per le assicurazioni, leggendo i prospetti informativi dei piani individuali pensionistici più venduti in Italia ho notato ancora una volta quanto i caricamenti siano tali da rendere minimi gli attivi generati da questo genere di soluzione.

Solitamente sono necessari quasi 15 anni di adesione prima che questo possa iniziare ad essere conveniente per l’investitore, dove con “conveniente” intendo semplicemente il suo essere in attivo rispetto all’accantonamento dei fondi senza alcun investimento.

Fondi pensione

fondi pensione si occupano di raccogliere il risparmio presso i lavoratori, scegliere una politica d’investimento e far rendere il capitale apportato dagli aderenti. Ci sono due tipologie di fondo pensione:

  • Chiuso: è riservato soltanto a certe categorie di lavoratori, come il Fondo Cometa per i metalmeccanici. Nascono in modo negoziato dai Contratti Collettivi dei lavoratori e spesso vengono promossi dai sindacati; nel caso tu rientrassi in una delle categorie rappresentate dai 36 fondi attualmente presenti su base nazionale, potrai scegliere di aderire indirizzando o meno il tuo TFR verso questo fondo. Ricorda, però, che la scelta è irreversibile e che se non intendi destinare il tuo TFR al fondo di categoria dovrai espressamente farne richiesta entro 6 mesi dall’assunzione altrimenti varrà la regola del silenzio-assenso;
  • Aperto: sono creati da SGR, banche o compagnie di assicurazione. Chiunque può aderirvi e tale adesione può essere anche individuale, non necessariamente collettiva come quella dei fondi chiusi. La società che li crea è solitamente anche quella che gestisce il risparmio.

Solitamente questi fondi vengono utilizzati dai lavoratori indipendenti come scelta per l’accantonamento del TFR. Il trattamento di fine rapporto può essere mantenuto in azienda o deviato verso un’altra forma di previdenza privata, il che è anche utile per ridurre l’imposizione fiscale sulla sua liquidazione. Questa è la norma, ma non vi sono condizioni vincolanti: a differenza delle pensioni integrative generate da prodotti assicurativi, infatti, nel caso tu non voglia devolvere il tuo TFR potrai versare liberamente i tuoi contributi integrativi senza essere in alcun modo vincolato a farlo.

Dal punto di vista fiscale, i fondi pensione prevedono la deducibilità dei contributi versati per intero fino ad un massimo di 5164 euro. Questo significa che i fondi andranno sottratti al tuo reddito prima del calcolo dell’IRPEF, anziché direttamente dall’IRPEF che devi versare nelle casse dello Stato come accade con il piano individuale pensionistico.

Quanto al profilo di rischio, gli interessi in questo caso sono esposti al rischio di mercato e dunque non vi è una garanzia sul tasso. Solitamente di ogni fondo vengono creati più comparti, i quali hanno composizioni e rischi diversi. Per i più giovani ci sono comparti che arrivano ad essere costituiti da azioni per il 60%, mentre per chi è più prossimo alla pensione ce n’è sempre almeno uno costituito da sole obbligazioni.

I fondi pensione convengono?

Secondo la mia analisi approfondita degli strumenti che ti ho presentato fin qui, i fondi pensione sono la scelta meno svantaggiosa (ma non per questo migliore) per la pensione integrativa.

Avendo quasi sempre da mantenere dei gestori e poco più, le commissioni non sono alte e nel corso del tempo questo lascia i rendimenti liberi di fare la differenza sul tesoretto che ti troverai quando andrai in pensione. Non solo: esiste anche un notevole vantaggio fiscale per chi decide di destinare il proprio TFR ad un fondo di questo tipo.

Secondo le normative attuali, superati i 15 anni di adesione avrai diritto ad uno sgravio dello 0,3% annuo sull’imposizione fiscale legata alla liquidazione del TFR. Avrai la possibilità di accumulare questi sgravi fino ad un massimo del 9%; nel caso non lo ricordassi, il trattamento di fine rapporto viene tassato calcolando tutti gli accantonamenti come base imponibile e applicando un’aliquota IRPEF pari alla media di quelle che hai pagato nel corso degli anni.

Quanto versare nella previdenza integrativa

Un punto di domanda che potrebbe sorgerti spontaneo riguarda la cifra da versare mensilmente, trimestralmente o annualmente per coltivare la tua pensione integrativa. Per conoscere la risposta, però, devi prima farti un’altra domanda: quanto vorresti percepire come pensione?

Una volta che avrai la tua risposta potrai passare ai calcoli: prima di tutto, utilizza uno dei tool disponibili (qui trovi quello ufficiale dell’INPS) per calcolare l’importo che dovresti andare a ricevere senza pensione integrativa.

Ovviamente tutti i tool funzionano secondo lo schema pensionistico attuale, dettaglio non trascurabile per un ragazzo che ha ancora tante legislature tra sé e il pensionamento.

Le riforme che verranno rappresentano un elemento aleatorio di non poco conto, ma puoi grossomodo essere certo che quella segnata dal tool sia la cifra massima che riuscirai ad ottenere.

A questo punto non devi fare altro che sottrarre dalla tua pensione ideale quella che otterresti allo stato attuale dei fatti: il risultato sarà la cifra da ottenere tramite il programma di contribuzione integrativo.

In base al rendimento dei tuoi investimenti personali o in programmi appositamente creati per l’integrazione della pensione, potrai poi risalire alla risposta del problema iniziale ovvero quanto versare.

Per farti un’idea, poi, puoi utilizzare Fondo Pensione TOP per confrontare le migliori soluzioni disponibili in Italia gratuitamente.

Liquidazione anticipata

Come quando versi i contributi all’INPS, le cifre rimangono bloccate fino a quando non andrai in pensione anche utilizzando una forma di integrazione privata. Esistono comunque delle eccezioni, previste per legge, che ti tutelano contro eventuali problemi gravi di liquidità:

  • In caso di malattia grave del contraente, del coniuge o dei figli, è possibile richiedere fino al 75% di quanto versato per far fronte a spese mediche;
  • Dopo 8 anni dall’adesione, il contraente potrà richiedere fino al 75% di quanto versato per l’acquisto di una prima casa per sé o i suoi figli, oppure per spese di ristrutturazione. C’è anche la possibilità di chiedere il 30% di quanto versato per spese non gravi, le quali sono espressamente chiarite nel prospetto informativo;
  • In caso il contraente rimanesse disoccupato per 48 mesi o più, potrà richiedere il 100% della somma versata.

Queste sono le condizioni attuali, su cui però non dovresti fare troppo affidamento: le normative in materia possono cambiare e se hai ancora tanto tempo di fronte prima di andare in pensione è probabile che cambieranno ulteriormente.

I miei consigli per costruire da te la tua pensione integrativa

Volendo puoi pensare tu stesso alla costruzione di un piano di risparmio che ti consenta di avere un tesoretto da parte per quando andrai in pensione: non è ovviamente una cosa facilissima, ma nemmeno richiede chissà quali competenze in materia finanziaria.

Dal momento in cui quasi tutti i prodotti offerti da banche e assicurazioni, per quanto diversi nella forma che ti viene presentata, conducono a prodotti finanziari simili che vengono comprati per coltivare (teoricamente) i tuoi risparmi, la stessa cosa la puoi fare tu senza bisogno di un intermediario.

Per la costruzione di un tuo portafoglio, incomincia dal numero di anni che ti mancano alla pensione:

  • Se sono meno di 10 anni, dovresti investire esclusivamente in ETF obbligazionari a basso rischio (composti prevalentemente di obbligazioni di stato emesse dalle nazioni più solide);
  • Se ti mancano tra i 10 ed i 20 anni, puoi considerare di investire un 10% del tuo capitale in fondi obbligazionari più rischiosi -con una maggior concentrazioni di obbligazioni emesse da aziende- e un 10% in ETF azionari;
  • Se ti mancano tra i 20 ed i 30 anni, la concentrazione degli ETF azionari dovrebbe salire al 30%;
  • Se ti mancano tra i 30 ed i 40 anni, puoi considerare adeguata una concentrazione di azioni pari al 50-60% e comprare con il resto delle quote di ETF obbligazionari a basso rischio.

Ovviamente, una volta che la tua distanza dalla pensione diminuisce fino a cambiare “categoria”, dovresti rivedere il tuo portafoglio adattandolo di conseguenza.

SONO ACCORGIMENTI DI MASSIMA QUELLI CHE TI HO APPENA DETTO, NON TI STO DICENDO DI FARE ESATTAMENTE QUELLO CHE DICO E NON MI ASSUMO LA RESPONSABILITÀ DI SCELTE SBALLATE FATTE INTERPRETANDO MALE LE MIE PAROLE.

Quanto alle modalità di versamento, sostanzialmente ci sono due strategie:

  • Strategia PAC (Piano di Accumulo Capitale): forse hai sentito parlare di PAC in banca (ed era l’ennesimo prodotto costoso e inefficiente che ti volevano vendere) e pensi che si tratti appunto di una categoria di prodotti di investimento, in realtà il PAC è una strategia. Ho espresso il mio parere nell’articolo apposito che ti consiglio di leggere, questa strategia fa in generale per te se e solo se non hai un patrimonio consistente da investire e puoi contare su poche migliaia di euro annui che risparmi diligentemente. Investendoli un po’ alla volta, puoi sfruttare il tempo e l’interesse composto per crescere;
  • Costruzione di un portafoglio ETF bilanciato: se hai almeno 10-15 mila euro da parte oltre alla tua capacità di risparmio mensile/annuale, ti conviene prima di tutto “sistemare” il tuo patrimonio e poi organizzare la strategia per rimpinguarlo periodicamente. Qui ho scritto qualche mia opinione in merito, la verità è che ad un’analisi così elaborata ci arrivi soltanto in ultima istanza. Prima di costruire un portafoglio di investimenti, se non ne capisci niente di finanza, devi formarti e fare una serie di ragionamenti fondamentali che ti richiedono una buona dose d’impegno. Per semplificare il processo puoi acquistare il mio corso sugli investimenti che affronta proprio questi temi (o puoi acquistare il corso di qualcun altro, il mio desiderio è che tu faccia tutto fuorché buttare i soldi senza capire nulla!).

“CHE PALLE, IO VOLEVO SOLO SAPERE QUAL È LA PENSIONE INTEGRATIVA MIGLIORE E TU MI STAI FACENDO UN PIPPONE CHE NON FINISCE PIÙ!”.

Sei libero di pensare ad una cosa di questo tipo ma non potrai mai avere la mia approvazione: il percorso che condivido con milioni di utenti da anni è orientato al raggiungimento dei propri obiettivi e della propria indipendenza finanziaria e necessita, per forza di cose, di impegnostudio e organizzazione.

Se cerchi una scelta facile, vai pure in banca o alla Posta ma almeno stampati questo articolo perché così avrai qualche elemento in più per limitare i danni di scelte prese senza la giusta consapevolezza.

Conclusioni

Cercavi la migliore pensione integrativa per capire quale scegliere, hai letto la migliore guida italiana sul tema con valanghe di approfondimenti che, in poco tempo, possono darti le giuste conoscenze per decidere al meglio.

Questo, almeno, era il mio obiettivo quando ho iniziato a scrivere: mi auguro di averlo raggiunto.

Quelli riportati in questa pagina sono solo alcuni pensieri che ho maturato dopo aver coltivato per anni i miei risparmi, studiando assiduamente i modi per farlo e condividendoli qui su Affari Miei.

In sintesi:

  • gli ETF sono un ottimo modo per diversificare l’investimento riducendone il rischio ed i costi (qui la guida completa sul tema);
  • la gestione passiva implica costi minimi di adesione e di mantenimento nel corso del tempo, ma non sacrifica il rendimento che spesso e volentieri è più alto di quello dei fondi a gestione attiva;
  • il risparmio gestito (Piani pensionistici, polizze vita, fondi pensione) è pieno di vincoli e costi che lo rendono poco conveniente al risparmiatore che vuole un minimo informarsi senza delegare passivamente.

Queste sono le mie opinioni che, ovviamente, cerco di supportare con numeri e fatti.

Se ti senti nuovo nel campo degli investimenti, puoi iniziare a consultare le seguenti risorse che hanno lo scopo di guidarti in questo campo:

Se vuoi leggere le recensioni dei principali prodotti previdenziali, infine, puoi leggere la sezione di Affari Miei dedicata alla previdenza complementare dove analizzo nel dettaglio le proposte degli operatori più noti sul mercato.

Mi auguro di averti fornito abbastanza spunti per ragionare e gestire i tuoi soldi ed il tuo futuro al meglio.

In bocca al lupo.


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

>> Inizia Subito <<


Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, ha sviluppato nel tempo la passione per la finanza personale e lo sviluppo individuale. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

14 Commenti

Andrea · 5 Maggio 2019 alle 18:44

Ciao, innanzitutto ti faccio i miei sinceri complimenti per quello che stai creando.
Domanda secca: ha senso secondo te investire su piattaforme di investimento indipendenti a bassi costi (tipo Moneyfarm) per mettere da parte un capitale integrativo alla pensione pubblica che andremo a ricevere investendo con un portafoglio bilanciato (70-30%)? Penso che sia molto più conveniente rispetto ai soliti canali (banche, posta e assicurazioni). Specifico che siamo coetanei, ho circa 40 TEUR da parte, ho un buon reddito da lavoro dipendente e non ho tempo/voglia di seguire attivamente gli investimenti che sto pensando di fare.

Grazie mille.
In bocca al lupo

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 6 Maggio 2019 alle 14:51

    Ciao Andrea,

    grazie per i complimenti.

    Risposta secca: DIPENDE e NON LO SO.

    Non esistono soluzioni valide per tutti, non posso darti un parere così importante in 3 righe dopo 3 righe di testo tue.

    Nel mio corso – https://www.affarimiei.biz/100-mila-euro-sul-conto-corso/ – tratto il tema degli investimenti dalle fondamenta, con lo scopo di fornire un metodo da applicare sempre nella vita.

    Prima di pensare ai prodotti – anche quelli che citi non sono così economici come sembrano sempre e comunque – ragionerei sulla strada da seguire. Chiarita la strategia, il tempo da dedicare può essere anche minimo come vuoi fare tu.

    Crepi il lupo ed auguri anche a te per i tuoi investimenti.
    Davide

Andrea · 7 Maggio 2019 alle 9:44

Ciao Davide,

mi aspettavo questa tua risposta…hai ragione 🙂
Non avendo al momento residenza fiscale in Italia, in questi 4-5 anni in cui lavorerò in Germania mi voglio appoggiare ad un Robo advisor tedesco (Quirion) con costi di commissione annui (comprensivi dei costi ETF) dello 0,57% del capitale investito (40 TEUR).
Lo trovo un costo molto competitivo e pesno di iniziare ad investire tramite questo strumento almeno fino a quando me ne tornerò stabilmente a lavorare in Italia.

Buona fortuna per i tuoi progetti.
Andrea

marco · 26 Dicembre 2019 alle 0:05

Buongiorno Davide, avrei 2 fondi pensione aperti con circa 50.000 euro ciascuno, essendo prossimo alla pensione potrei optare per la riscossione totale di entrambi?
Grazie
Cordialmente

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 26 Dicembre 2019 alle 7:41

    Buongiorno Marco,

    e che ne so? 😉

    Come sempre la risposta è che dipende dalla tua situazione (che non conosco). Se hai accumulato quei soldi per prenderti la rendita vitalizia, prenditi la rendita vitalizia.

    Se li hai accumulati per averli lì, valuta di prenderteli.

    Su due piedi è difficile dare un parere qualificato.

    Buona giornata,
    Davide

Paolo Raffin · 4 Febbraio 2020 alle 0:29

Ciao Davide,
Articolo fantastico.
Una domanda semplice: le deduzioni fiscali di 5164 euro su IRPEF sono valide solo per quei prodotti classificati come fondi pensione?
Se optassi per gestirmi da solo i miei risparmi investendo in modo indipendente su ETFs tramite brokers online, in qualche modo avrei accesso alla detrazione fiscale?
Anche se non lo avessi ho la sensazione che il maggior rendimento ed i minori costi renderebbero tale opzione comunque preferibile, cosa pensi?

Grazie mille

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 4 Febbraio 2020 alle 10:21

    Ciao Paolo,

    grazie per i complimenti e per le domande.

    In sintesi:
    1) Fondi pensione aperti e chiusi e PIP hanno le agevolazioni;
    2) Si ma senza agevolazioni fiscali che sono spesso uno specchietto per le allodole. Il “si” è condizionato al fatto che sappia come farlo che è quello che insegno tramite Affari Miei ai miei studenti avanzati (https://www.affarimiei.biz/easy-investments-formula).

    Buona giornata,
    Davide

      Paolo Raffin · 9 Febbraio 2020 alle 22:27

      Grazie mille Davide,

      darò un’occhiata al corso, ancora grossi complimenti per il tuo sito ed i tuoi contenuti che ritengo essere assolutamente i più chiari e completi nel panorama italiano, e ne ho visti un bel po’ ultimamente.

      Una grossa domanda che io stesso e tanti miei amici hanno a questo punto:
      una volta fatto l'”errore” di aver aderito ad un fondo pensione (dico errore perchè adesso ho capito che per la mia situazione e per il tipo di investitore che sono io, la scelta, fatta anni fa, non è stata giusta), cosa consigli di fare per ‘rimediare’?
      L’unica cosa che mi viene in mente è smettere di versarci denaro…. ma il capitale non può più essere svincolato a quanto ho capito.
      Grazie mille di tutto e a presto!

Davide Secondo · 17 Febbraio 2020 alle 16:58

Salve, veramente interessante tutto ciò che fai in merito alla divulgazione e grazie mille per tutte queste nozioni.
Una domanda mi sorge spontanea però io che sto cercando la questione dove far finire i Tfr , se ho capito bene lei “consiglia ” che sarebbe opportuno fare a meno di piani tipo pip e roba varia e gestire i propri soldi in modo diverso ,ma cosi facendo comunque la destinazione dei Tfr alla fine rimangono in azienda perché quelli non possiamo gestirli noi no?
Grazie mille.

Davide Marciano

Davide Marciano · 17 Febbraio 2020 alle 17:16

Ciao Davide,

il TFR è solo una parte del risparmio e della gestione dei propri soldi.

In sintesi, direi che:
1) dipende dal lavoro: se uno cambia lavoro ogni 3 anni, a fine rapporto riceve i soldi del TFR e fa quel che vuole. Se è in grande azienda spesso ha fondo negoziale nel quale il TFR può essere destinato;
2) se il TFR è l’unica quota di risparmio, è inutile che stiamo a parlare di investimenti: lo si destina nel fondo e ci si rivede alla fine del percorso. Se, invece, c’è una capacità di risparmio vale il consiglio così come interpretato: gestire autonomamente (dopo essersi adeguatamente formati).

Spero di essere stato di aiuto.

Buon proseguimento!

Davide Secondo · 17 Febbraio 2020 alle 20:30

Ottimo Grazie nuovamente, inizierò questo nuovo percorso con i suoi corsi, approvo e voglio capirci di più.

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 18 Febbraio 2020 alle 8:49

    Ottimo, buon proseguimento su Affari Miei!

Sabrina · 16 Maggio 2020 alle 16:16

Ciao Davide, sono approdata sul sito AffariMiei da qualche settimana e ne sono rimasta catturata! Parimenti é aumentata la curiosità e la voglia di accrescere la mia cultura finanziaria.

Vorrei condividere con te la mia esperienza sui fondi pensione negoziali chiusi che nel mio caso si sono dimostrati un’ottima scelta effettuata all’età di 28 anni circa.
Sono dipendente di una multinazionale e da circa 15 anni sono aderente al fondo di categoria.
* tassazione del 15%, anziché del 23%, che diminuirà ancora per ogni anno di contribuzione fino ad massimo del 9%. Se non avessi destinato il TFR al fondo e mi licenziassi domani la tassazione nel mio caso sarebbe addirittura del 29%! Allucinante…
* contribuito del datore di lavoro dello 0,25% così è previsto nel mio fondo; se non avessi aderito sono versamenti che non avrai mai avuto in nessuna forma, non pensi che sia un plus?
* possibilità di versare il premio aziendale di produzione sul fondo trasformandoli in contributi della previdenza complementare fino ad un max di € 3.000 annui, e godere della deducibilità fiscale on top rispetto ai € 5164.
Mi aiuti a capire perché la deduzione fiscale per te è uno specchietto per le allodole?
Per me è una leva che permette di abbattere il mio reddito imponibile di parecchio…
* posso rimanere sul fondo pensione anche se dovessi licenziarmi domani come ‘socio quiescente’ con un versamento minimo di € 1.000 annui…così facendo guadagno quegli anni di presenza sul fondo che mi permettono di raggiungere quel 9% di tassazione a fine percorso (qualsiasi altro prodotto finanziario è tassato al 26%)
* rendita ad oggi di circa il 4%, con uno sforzo minimo e un costo di gestione dello 0,24%; un solo switch di comparto che è costato € 20.

Forse i PiP e i fondi aperti hanno spese e commissioni di gestione diverse, e accogliendo solo i contributi che noi versiamo sono onerosi e dispendiosi ma i fondi pensione chiusi, a mio avviso, sono un strumento cui i lavoratori dipendenti dovrebbero prendere seriamente in considerazione.
Non senza aver compreso bene il fine di questo strumento che è comunque quello previdenziale e non finanziario; e comprendere bene le leve – e sono diverse – di escatologia fiscale, cioè quello di ridurre le tasse sull’imponibile, reinvestendo poi quelle somme in altri investimenti.

Mi farebbe davvero piacere Davide che tu mi dessi un’opinione rispetto al mio ragionamento che ho seguito negli anni.

A presto, Sabrina

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 17 Maggio 2020 alle 10:02

    Ciao Sabrina,

    benvenuta e grazie per l’interesse.

    Il PIP va bene a mio avviso per chi ha una concezione statica della vita e degli investimenti, cosa che oggi mi sembra abbastanza difficile oggi per chi vuole un minimo prosperare.

    Ad oggi aspettare la pensione a 70 anni mi sembra un minimo riduttivo o, comunque, può essere una soluzione solo parziale al problema della pianificazione finanziaria individuale.

    Ciò detto, la domanda è abbastanza complessa e, come sai se stai seguendo il blog, ragionamenti di questo tipo sono il pane quotidiano della community di supporto del programma “Easy Investments Formula”.

    Per accedere, il link è qui: https://www.affarimiei.biz/easy-investments-formula

    In bocca al lupo per tutto, ci vediamo di là 😉
    Davide

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