Pensione integrativa Poste Vita, Previdenza Valore: Conviene? Opinioni, Costi, Vantaggi e Svantaggi del Fondo Pensione

L’esigenza di costruirsi una pensione integrativa è avvertita da migliaia di italiani: le proiezioni future per gli assegni INPS saranno sempre più basse, è pertanto necessario pensare fin da quando si inizia a lavorare ad una modalità di integrazione complementare del reddito futuro.

Oggi valuteremo Poste Vita e il prodotto Posta Previdenza Valore: conviene affidarsi a Poste Italiane?

Andiamo a fare una rassegna delle opinioni sul piano individuale pensionistico, tracciando un quadro relativo ai costi, agli interessi e al trattamento fiscale.

Si tratta di una soluzione che presenta vantaggi e svantaggi, vediamoli insieme.

Ricordiamo che versare in un fondo pensione serve per ottenere una rendita vitalizia aggiuntiva alla pensione: in genere, maturati i requisiti per lasciare il lavoro, si può ottenere fino al 50% del capitale versato (solo in poche ipotesi tutto il capitale).

Scopriamo insieme tutto quel che bisogna sapere sui prodotti postali e sul tema: continuiamo nella nostra analisi con tutti i consigli fondamentali da conoscere assolutamente!

Conviene Previdenza Valore? Costi, interessi e opinioni sul fondo pensione delle Poste

Si tratta di un piano individuale pensionistico (PIP) ad adesione libera che si attua con contratto di assicurazione sulla vita a premi ricorrenti.

E’ possibile versare il TFR (senza lasciarlo in azienda) oltre alla quota mensile o annuale che si decide destinare contrattualmente.

I contributi successivi al primo devono essere versati con addebito su conto corrente postale o libretto di risparmio postale.

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E’ un prodotto sicuro?

La risposta è si perché l’unica proposta d’investimento che si evince dalla nota informativa è la gestione assicurativa interna separata dal capitale di Poste Vita S.p.a..

Come accade con tutti questi prodotti, dunque, il denaro versato è garantito perché separato dalle vicende dell’azienda.

La compagnia garantisce contrattualmente il mantenimento del capitale ed un rendimento minimo pari all’1,50% annuo composto: gli investimenti effettuati sono prevalentemente titoli di stato e obbligazioni, il profilo di rischio quindi è molto basso.

“E se fallisce lo Stato?”: il fondo pensione sarà l’ultimo dei tuoi problemi!

Dalla nota informativa non si evince un contributo minimo da versare anche se le schede consigliano almeno 50 euro mensili: i PIP sono comunque liberi nei versamenti.

Importante, come sempre, è guardare ai costi: nella figura di seguito riportiamo l’indicatore sintetico fatto su una stima di un contraente che versa 2500 euro all’anno con un rendimento del 4%.

Tale figura è indicativa perché in caso di rendimenti o versamenti diversi cambia anche il costo medio annuo che, come sempre, tende ad abbattersi nel medio lungo periodo.

Altre spese (che comunque sono computate nell’indicatore sintetico) sono soprattutto nella fase di accumulo: previsto un costo del 2,50% su ogni versamento che però non si applica per i flussi di TFR, sui versamenti aggiuntivi effettuati attraverso il reimpiego, avvenuto entro 90 giorni dalla data di liquidazione, delle somme derivanti da scadenza o riscatto di altre polizze in essere con Poste Vita e sui versamenti derivanti dalla devoluzione di somme accreditate su conto BancoPosta (a seguito della partecipazione dell’Aderente ad iniziative di sconto del Gruppo Posteitaliane).

Ogni anno, poi, viene trattenuto un punto percentuale dal rendimento della gestione separata oltre a imposte e tasse che possono gravarvi.

Come detto, la pensione integrativa Previdenza Valore di Poste Vita garantisce che al momento di erogazione delle prestazioni pensionistiche, oppure in caso di riscatto, di decesso o trasferimento verso altra forma pensionistica, il capitale assicurato rivalutato, che risulterà in virtù delle rivalutazioni calcolate ad ogni ricorrenza annuale, non potrà mai essere inferiore alla somma di ciascun capitale assicurato acquisito con i contributi versati, capitalizzato al tasso annuo composto del 1,50%.

Raggiunti i requisiti fissati dalla legge per andare in pensione, si può richiedere l’erogazione della pensione integrativa complementare purché siano stati effettuati versamenti per almeno cinque anni in un fondo pensione.

Alla scadenza si può chiedere subito fino al 50% del capitale versato mentre i “vecchi” iscritti possono ottenere anche di più: è un fatto, questo, che ovviamente non ci riguarda perché ci stiamo chiedendo se conviene oppure no sottoscrivere il contratto.

La rendita vitalizia è calcolata in base ai versamenti effettuati, al montante (su cui incide chiaramente la continuità nei versamenti), alla rivalutazione ed a specifici coefficienti che tengono conto dell’età del pensionato e dell’aspettativa di vita.

Se mi serve il denaro posso effettuare il riscatto?

L’aderente può esercitare il diritto di riscatto per anticipazione sulla prestazione maturata in alcune specifiche ipotesi:

  • per un importo non superiore al 75% a seguito di spese mediche conseguenti a gravissime situazioni relative all’Aderente stesso, al coniuge e ai figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti come tali dalle competenti strutture pubbliche;
  • dopo otto anni di iscrizione al fondo per una cifra che non supera il 75% in caso di acquisto della prima casa di abitazione per l’aderente o per i figli, o per porre in essere degli interventi sulla prima casa di abitazione. In altre ipotesi il riscatto non può essere superiore al 30%.

E’ possibile, poi, il riscatto totale in caso di cessazione dall’attività lavorativa: in questo caso la somma erogata è soggetta a ritenuta del 23%.

In caso premorienza dell’aderente durante la fase dei versamenti, la posizione individuale in Posta Previdenza Valore sarà riscattata dagli eredi o da coloro che sono stati designati come beneficiari.

Trattandosi di un’assicurazione, è garantito il capitale maggiorato dell’1,50% annuo composto.

Vantaggi e svantaggi della pensione integrativa

Passiamo ora alla fase finale della recensione.

I vantaggi sono fiscali: è possibile dedurre dal reddito fino a 5.164,57 euro il che permette di risparmiare dal 23% al 43% del premio versato in base al proprio reddito annuo. I costi sono inferiori rispetto ad una normale polizza vita e tendono a ridursi per periodi medio lunghi.

Gli svantaggi sono legati al fatto che il denaro può essere riscattato anticipatamente solo a determinate condizioni: considerando che dopo qualche anno si dispone di una liquidità discreta, probabilmente può risultare più remunerativo avere modo di gestirsela in maniera differente.

Se, però, non si vogliono avere troppe preoccupazioni, conviene affidarsi ad un prodotto del genere che consentirà di mettere da parte qualche soldino (in molti hanno una bassa propensione a risparmiare perché spendono tutto lo stipendio, talvolta sprecandolo) proteggendolo dall’inflazione.

Non aspettatevi miracoli, però, sia chiaro.

Approfondimenti ulteriori

Il tema necessita di tantissime riflessioni che non possiamo riassumere in una pagina sola.

Se vi interessa sapere di più, dunque, vi elenchiamo una serie di risorse presenti su Affari Miei che potrebbero esservi di aiuto:

Buon proseguimento.


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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

10 COMMENTI

  1. Salve, sarei interessato a questo tipo di prodotto ma, secondo i miei calcoli, nella mia situazione non converrebbe affatto e chiedo la vostra conferma al mio ragionamento.
    Prima di tutto specifico che non ho la possibilità di effettuare la deduzione fiscale.
    Ho intenzione di versare 50 euro al mese, quindi 600 euro l’anno. Come scritto nell’articolo, però, ogni versamento viene addebitato del 2,50% quindi ogni mese non verserei 50 euro ma 48,75 euro, con un totale annuale di 585 euro.
    Su questo importo annuale mi applicano 1,50% di guadagno, che corrisponde a 8,78 euro. 585+8,78= 593,78 euro.
    In poche parole non solo non ci guadagno, ma perdo denaro e ho anche tanti vincoli.
    Ora non sono mai stato un genio né in finanza né in matematica, e potrei aver anche compreso male il meccanismo di guadagno e tassazione, ma ho deciso di scrivere qui proprio per avere conferma o meno del mio ragionamento.
    Grazie mille!

  2. Condivido io l’ho fatta poste Vita previdenza e credo sia meglio mettere i soldi sotto a un mattone,prima di tutto quando apri il contratto sono tutti gnetili poi uando chiedi informazioni almeno a Roma solo in alcuni uffici te ne parlano correttamente altri ti dicono che è un polo distaccato a viale Bhetoven a Roma dove ci sono solo uffici e tu non puoi accedere .
    Solo al Call center gestito da giovani adolescenti che non ti sanno molto dire .
    Chiaro si deduce molto ma ad oggi non lo rifarei.

  3. Commento giustissimo Gigi, soprattutto se i soldi te li investi tu in titoli di Stato.
    Quel che è vergognoso è che lo Stato italiano, ovvero tutti gli ultimi governi che si sono succeduti finora, hanno spinto e obbligato i lavoratori delle imprese private a versare i propri contributi previdenziali non più all’INPS che ti fornisce una rivalutazione annuale di quanto versato lo 0,75% aggiunto alla percentuale di inflazione annua (2017 intorno al 2%, quindi in totale sarebbe circa il 2,75%) ma presso un fondo di pensione privato, che al massimo ti garantiscono un rendimento dell’1,5%. Quindi non redditizio come il fondo INPS. Rischiare poi invece di versare i propri contributi in altri fondi dove investono in mercati azionari vuoldire rischiare addirittura non solo di non avere alla fine nessun rendimento ma anche pure di rimetterci il proprio capitale versato!!! Perchè come abbiamo visto recentemente nel 2008 le borse non crescono all’infinito, e spesso quando sono già gonfiate crollano pure, e allora poi altro che panico!

  4. “non potrà mai essere inferiore alla somma di ciascun capitale assicurato acquisito con i contributi versati, capitalizzato al tasso annuo composto del 1,50%”
    ATTENZIONE CHE NON E’ PIU’ COSI’ DA UN BEL PO’!!! NON ESISTE PIU’ IL RENDIMENTO GARANTITO DELL’1,5% !!! NON C’E’ PIU’ NESSUN RENDIMENTO GARANTITO, MA SOLO IL CAPITALE VERSATO !!!

  5. Prima di parlare informati Stefano,affidarsi alla previdenza privata conviene eccome,solo per il fatto che va in deduzione dovrebbe toglierti ogni dubbio,poi se scegli altri prodotti,diverso da poste è ancora meglio

  6. Bronson, tu quali prodotti consigli? Poste Italiane non dovrebbe essere più affidabile in vista di un investimento a lungo termine?

  7. Gianpaolo, tu spediresti un pacco in banca o in un’assicurazione?
    Immagino di NO, perchè non è il loro mestiere…
    …quindi faresti investimenti con la Posta?

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