Quantitative Easing BCE: Significato della Manovra ed effetti su Mutui e Investimenti

In molti articoli del blog abbiamo parlato del quantitative easing della BCE, cercando di chiarire lapidariamente il significato e gli effetti che sta avendo sui mutui, sul credito in generale e sugli investimenti.

Che cos’è di preciso? Volendo essere molto semplici, come nostro solito, possiamo dire che il QE altro non è che un’operazione che gli economisti definiscono di politica monetaria espansiva: una volta toccava alle Banche Centrali nazionali svolgere questo ruolo, da quando siamo entrati nell’Unione Europea, invece, non possiamo più farlo come Italia e ci tocca attendere che la decisione arrivi da Francoforte, sede della BCE. Cosa che è ormai accaduta da tempo e che, alla luce delle ultime notizie, proseguirà ancora.

In pratica la BCE, guidata dal nostro connazionale Mario Draghi, sta comprando Titoli di Stato ed obbligazioni dei Paesi membri dell’Unione: lo scopo è quello di abbassare i tassi dei mutui immettendo liquidità nell’economia.

Effetti del Quantitative Easing sull’economia

Finora abbiamo visto una serie di fatti inconfutabili:

  • In tema di investimento, sono scesi i tassi perchè le banche, ottenendo sostanzialmente maggiore liquidità a basso costo, hanno meno interesse a “pagare” i risparmiatori che gli prestano i soldi. Potete vederlo tranquillamente nei nostri approfondimenti dedicati ai conti deposito, al libretto postale, ai buoni postali, ai conti correnti ed a tutti i prodotti in generale d’investimento.
  • Capitolo mutui e prestiti. Come accennato, sono scesi i tassi perché le banche hanno ripreso a fare credito: gli istituti hanno meno interesse rispetto a qualche anno fa a comprare titoli di Stato, acquistati dalla BCE e con i rendimenti, di conseguenza, più bassi, e sono tornate ad occuparsi maggiormente di un compito importante come l’erogazione di mutui e prestiti. Mentre scriviamo segnaliamo il notevole aumento dei mutui e dei prestiti nel corso di quest’anno. Ciò si è tradotto in minori interessi per chi si indebita perché, appunto, aumenta la concorrenza tra gli istituti.

Quantitative Easing Aprlie 2017: si comincia a scalare con gli acquisti

Ad Aprile 2017 si è verificato quello che i falchi di Francoforte si auspicavano da tempo che invece i paesi che continuano ad essere in difficoltà (Italia compresa) considerano un’enorme minaccia ai propri conti pubblici.

La BCE ha cominciato a ridurre il Quantitative Easing tramite acquisto di titoli, scalando da 80 miliardi di acquisti a 60 miliardi, in un processo che, come avremo modo di analizzare poco più avanti, sarà destinato a protrarsi almeno per qualche altro trimestre.

Il recente abbassamento del volume del QE praticato dalla Banca Centrale Europea avrà due effetti principali sui mercati finanziari e del risparmio:

  • da un lato i tassi di interesse di riferimento dovrebbero tornare a salire, e con questo i rendimenti dei titoli di stato e dei prodotti di risparmio sicuri;
  • dall’altro diventerà meno conveniente investire con capitali a prestito, e questo può riguardare anche noi risparmiatori, che magari stavamo pensando di acquistare una casa con un mutuo o stavamo pianificando investimenti immobiliari.

Si tratta però di conseguenze da caso scolastico, nel senso che dovrebbero verificarsi soltanto nel caso in cui gli altri fattori dovessero rimanere invariati.

Fattori che per Draghi, come il direttore ha ripetuto in conferenza stampa, sono di fondamentale importanza per orientare le politiche monetarie dei prossimi trimestri.

Il braccio di ferro tra Germania e altri Paesi

La questione sul banco rimane quella del braccio di ferro tra i paesi del blocco tedesco, con conti pubblici sicuramente più virtuosi e che non soffrirebbero eccessivamente di un rialzo repentino dei tassi, e i paesi che invece, oberati da un debito pubblico ai limiti del sostenibile, avrebbero da perdere moltissimo da un eventuale modificazione dei tassi di interesse verso l’alto.

Gli attuali equilibri politici all’interno della BCE fanno pensare che l’istituto guidato da Mario Draghi sarà ancora capace di resistere agli attacchi dei falchi di Francoforte, pur non avendo la possibilità di mantenere il piano, almeno alle stesse condizioni, per il futuro.

Cosa succederà con il quantitative easing nel 2018?

Tutto lascia pensare che si continuerà con una diminuzione graduale dei piani di acquisti da parte della BCE dei titoli di stato emessi dai paesi dell’aerea euro.

Il piano potrebbe terminare, a patto di ricevere buone risposte dall’economia, entro il 2020, con un passaggio prima a quota 40 miliardi, poi a quota 20.

Questo ovviamente nel caso in cui l’economia europea dovesse tenere e l’unione dovesse tornare a vivere in relativo accordo sia sulle questioni fondamentali di carattere economico, sia su quelle invece di carattere politico.

Questione sicuramente non scontata, dato che le elezioni francesi e la questione Brexit pongono minacce serie alla stabilità, almeno nel senso in cui la intendono i burocrati di Bruxelles, dell’Unione del futuro.

Nel frattempo chi potrà risparmiare si godrà tassi leggermente più alti, mentre chi dovrà prendere a prestito dovrà sopportare tassi marginalmente meno convenienti di quelli ai quali ci eravamo abituati negli ultimi trimestri.

Nulla comunque di sconvolgente, perché il processo di riduzione del QE sarà comunque graduale e potrà essere invertito nel caso in cui dovessero presentarsi le condizioni per farlo.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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