Come Pagare Meno Tasse Sfruttando i Fondi Pensione: Vantaggi e Svantaggi della Tassazione Agevolata

In una realtà economicamente critica, è più che giusto tutelarsi e informarsi sugli strumenti che possono permette una maggiore stabilità futura una volta cessata l’attività lavorativa soprattutto alla luce di un così grande squilibrio pensionistico rispetto al passato.

Una delle soluzioni è legata ai fondi pensione: tassazione e vantaggi fiscali saranno oggetto della guida di oggi.

Grazie ad un trattamento di “favore”, infatti, puoi risparmiare fino a 22.205€ in 10 anni di IRPEF sfruttando questo strumento: ma è davvero così conveniente?

Per maggiori informazioni, continua a leggere!

Cosa si intende per pensione integrativa?

Una volta cessata l’attività lavorativa, bisognerà fare i conti con la pensione pubblica che potrebbe non bastare a garantire il livello di reddito che si desidera dato che, da alcune stime, è emerso che l’assegno sarà circa del 50-60% dello stipendio medio ricevuto negli anni di lavoro.

Non bisogna necessariamente accontentarsi di percepire una rendita palesemente inferiore cercando di adeguare il proprio stile di vita alla nuova situazione economica.

Infatti si potrebbe agire cercando di integrarla mediante appunto l’adesione ad un piano pensionistico integrativo chiamato proprio previdenza complementare, ideato a seguito della maggiore crescita di persone che hanno esigenze di questo tipo.

Costruirsi una pensione integrativa significa accantonare in modo continuo e regolare una parte dei propri risparmi durante la vita lavorativa in modo da creare una seconda pensione che andrà ad integrare quella della previdenza obbligatoria.

Con questo meccanismo, il lavoratore riesce a colmare, o comunque a rendere meno gravoso, il gap ormai inevitabile tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione maturata.

Qui puoi trovare un approfondimento legato alla pensione integrativa, che puoi leggere prima di proseguire in questo articolo.

Quali sono le tipologie dei fondi pensione?

Il nostro sistema previdenziale prevede tre tipi di fondi pensione:

  • i fondi pensione aperti, creati e gestiti da banche, da società di gestione del risparmio e da assicurazioni a cui qualsiasi lavoratore vi può aderire;
  • i fondi pensione chiusi o negoziali che nascono in base ad accordi tra organizzazioni imprenditoriali e sindacali, e sono per questo dedicati a specifiche categorie di lavoratori;
  • i PIPpiani di previdenza individuale, che pur essendo un altro tipo di accantonamento previdenziale, simile ai fondi pensione, sono strutturati sulla base di polizze assicurative sulla vita.

Bisogna sottolineare che tutte e tre le soluzioni sono soggette alla medesima normativa, anche fiscale e questo vuol dire che godranno tutte della possibilità di essere dedotte fino a un’ammontare di 5.164 euro, ottenendo quindi un risparmio sul pagamento dell’imposta IRPEF.

Spiegazione veloce sulla deduzione: mettiamo caso di avere un imponibile IRPEF di 50 Mila Euro, possiamo dedurre da questo imponibile la somma indicata. Andremmo, quindi, a pagare le tasse non più su 50 mila euro ma su 44.836 euro (nell’ipotesi in cui versassimo la cifra massima deducibile).

In linea generale, converrebbe aderire ai fondi pensione sin da subito in modo tale che col passare del tempo, il capitale e i rendimenti si possano accumulare anche se bisogna sempre tenere a mente che quando s’investe sui mercati finanziari il risultato non è sempre certo.

Una volta terminata l’attività lavorativa e una volta andati in pensione, tutto ciò che sarà maturato dal fondo verrà trasformato in una rendita che andrà ad integrare la pensione.

E’ possibile anche, in alternativa, svincolare subito il 50% del capitale maturato  e utilizzare la restante parte come rendita pensionistica. Vi è anche una terza alternativa nel caso in cui la rendita derivante dal capitale maturato fosse inferiore al 50% della pensione sociale. Infatti in questo caso, alla scadenza, sarà possibile ritirare l’intero controvalore.

Chi può usufruire dei fondi pensione?

Alle forme pensionistiche complementari, in base all’articolo 2 del decreto legislativo numero 252 del 2005, possono aderire i seguenti soggetti:

  • i lavoratori dipendenti, sia che essi siano del settore privato che pubblico;
  • i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e per territorio;
  • coloro che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari;
  • i soci lavoratori di cooperative;
  • coloro che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari e che non prestano attività lavorativa autonoma o subordinata e non sono titolari di pensione diretta.

Come avviene l’adesione al fondo pensione?

La partecipazione alla previdenza complementare è una scelta libera e volontaria. Come è emerso dal paragrafo precedente, vi può aderire anche chi non svolge un’attività lavorativa. Per quanto riguarda l’adesione, bisogna fare delle distinzione che dipendono dal tipo di lavoratore che vi vuole aderire.

Se il lavoratore è dipendente e il suo contratto d lavoro rende possibile l’iscrizione ad un fondo pensione di riferimento per il suo settore, per la sua azienda o anche per la sua regione, questo può aderire con un’adesione collettiva.

In questo specifico caso, anche il datore di lavoro sarà obbligato a versare al lavoratore un contributo alla forma pensionistica alla quale ha aderito. In questo modo ovviamente il lavoratore otterrà una pensione complementare più alta.

In alternativa all’adesione collettiva, può optare con un’adesione individuale a un fondo pensione aperto o a un PIP, sempre se il suo contratto di lavoro non prevede la possibilità di iscrizione a un fondo pensione di riferimento.

Infine può tranquillamente decidere di iscriversi ad una forma pensionistica complementare completamente diversa da quelle che sono  prevista dal proprio contratto di lavoro.

Nel caso di adesione del lavoratore autonomo o libero professionista, questi possono farlo con un’adesione individuale a un fondo pensione aperto o a un PIP.

Ma anche per questa categoria di lavoratori c’è la possibilità, nel caso la propria associazione di categoria o il proprio ordine professionale abbiano previsto un fondo pensione di riferimento, di aderire con un’adesione collettiva.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei fondi pensione?

Come per ogni cosa, anche quando si parla dei fondi pensione ci sono dei vantaggi e degli svantaggi. Iniziamo con l’elenco dei vantaggi:

  • la possibilità di poter dedurre fino ad una spesa massima di 5.164 euro;
  • la possibilità di poter destinare il proprio TFR, trattamento di fine rapporto;
  • se non si versa il TFR, non vi è l’obbligo di versare un premio fisso in quanto si è liberi di scegliere l’importo da versare;
  • la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale anche se bisogna tenere presente che lo stato italiano cambia spesso le leggi in corso d’opera;
  • permette che il capitale possa accumularsi evitando così gli sprechi.Ed ora l’elenco degli svantaggi:
  • la possibilità di perdere denaro.

Questa è una possibilità da non sottovalutare soprattutto se si scelgono delle linee d’investimento aggressive e non garantite, in quanto, le oscillazioni dei mercati potrebbero provocare dei danni irrimediabili.

In alternativa si può sempre optare in investimenti con capitale garantito, più sicuri anche se meno redditizi.

Bisogna sempre considerare due aspetti:

  • i costi del premio, che porteranno una diminuzione di ciò che si sta realmente investendo, quindi è sempre meglio informarsi bene per non rischiare di andarci a perdere più che a guadagnare;
  • la poca flessibilità.

Quest’ultimo punto merita una precisazione in quanto, anche se il titolare del fondo pensione può chiedere anticipatamente delle percentuali del proprio capitale accumulato, è anche vero che devono sussistere delle circostanze particolari per poterlo fare.

Infatti è possibile chiedere fin da subito fino al 75% di anticipo su quanto versato per spese sanitarie importanti personali o familiari. Trascorsi 8 anni dalla sottoscrizione del fondo è possibile chiedere un anticipo del 75% del capitale versato per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa.

O, ancora, è possibile, trascorsi 8 anni dalla sottoscrizione del fondo, chiedere un anticipo del 30% del capitale per qualsiasi motivo. Inoltre, in caso di licenziamento, perdita del lavoro o interruzione per più di 12 mesi consecutivi sarà possibile farsi anticipare fino al 50% del capitale, mentre trascorsi i 48 mesi sarà possibile ritirare tutto il capitale versato.

Al di fuori di queste circostanze, il capitale versato, resta vincolato fino al termine della vita lavorativa e considerando la precarietà della situazione economica, l’idea di vincolare per tanti anni il denaro potrebbe non essere delle migliori a meno che non si viva una situazione estremamente solida.

Infine è importante sottolineare che nel caso in cui dovessero esserci delle anticipazioni del fondo, il titolare dovrà pagare un’imposta che sarà:

  • del 23% per le spese di ristrutturazione o acquisto prima casa;
  • del 15% per le spese sanitarie personali o di qualche famigliare.

Inoltre si potrà sempre decidere di restituire l’anticipo al fondo potendolo sempre portare in detrazione entro la solita soglia di 5.164 euro e se l’anticipo richiesto dovesse essere più alto di quella cifra, la somma potrà essere restituita in più anni in modo da non perdere il vantaggio fiscale.

Quando conviene aderire a un fondo pensione solamente per fini fiscali

Fermo restando le condizioni di massima e la guida generale sul tema che ho linkato precedentemente, in questo articolo parliamo soprattutto di vantaggi fiscali: se sei qui, ti stai chiedendo se puoi usare la “leva” del fondo pensione per pagare meno tasse.

Se hai un reddito medio alto (per intenderci, sei nelle aliquote più elevate) il fondo pensione ti interessa solo per l’aspetto fiscale perché di vantaggi concreti io ne vedo pochi: scarsa flessibilità, rendimenti bassi e soldi che ti ritornano quando vai in pensione sono fattori che mi fanno sconsigliare questa strada come investimento in via generale.

Se, invece, volessimo guardare al vantaggio fiscale immediato, sicuramente la deduzione di 5.164 euro si fa interessante se hai un reddito molto alto: per capirci, se quella somma venisse dedotta dall’aliquota massima del 43% otterresti un risparmio netto sull’IRPEF di 2220,52€.

Ragionando su 10 anni, “rinunciando” a 51.640 euro risparmieresti 22.205,20€ di imposte con la possibilità di riavere comunque i tuoi soldi nel medio-lungo periodo.

Se hai più di 50 anni, per capirci, il gioco può valere la candela perché nel giro di 15-20 anni andrai in pensione e, quindi, riavrai i tuoi soldi.

Se hai meno di 50 anni ed un reddito medio alto, il mio parere sulla convenienza è che dipende dalla tua situazione specifica:

  • se per te 5.000 euro sono veramente pochi (tipo il 5% del tuo reddito annuo), allora considera questa opzione come un’ottimizzazione delle tue finanze;
  • in caso contrario, eviterei di vincolarmi per così tanto tempo anche perché, conoscendo lo Stato italiano, non mi fiderei così tanto per il futuro visto che è abitudine del legislatore cambiare idea. Da qui a 40 anni non cambierà solo questa legge, cambierà il mondo.

Spero di esserti stato utile, non esitare a farmi conoscere il tuo parere nei commenti.

Per maggiori approfondimenti, ti invito a visitare la sezione di Fisco e Tasse in cui pubblico articoli utili per ottimizzare il carico fiscale di privati e aziende.

A presto!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

Affari-Miei

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

2 COMMENTI

  1. Ciao Davide io da dipendente di azienda mrtalmeccanica ho aderito al Fondo Cometa per il fatto di avere anche il contributo mensile da parte della mia azienda, é una scelta comunque sensata e favorevole in termini di investimento oppure come esponi nell’articolo visto che mancano tantissimi anni meglio valutare altre possibilità? GRAZIE

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