Investire in BTP conviene? Rendimento in Discesa: Previsioni 2019

Conviene investire in BTP oggi? Continua la rassegna di Affari Miei sui modi per investire i risparmi. Questo articolo contiene previsioni per chi pensa all’acquisto dei BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), analizzando sostanzialmente quella che sarà la tendenza per il 2019 e l’eventuale convenienza nell’investire in questa tipologia di strumenti finanziari.

Negli ultimi anni il mantra dello spread tra BTP e Bund tedeschi ha portato anche i non esperti di economia ad interessarsi della materia: io, come sempre, cercherò di trattarla in maniera molto spicciola e alla portata di tutti.

Qual è il rendimento netto dei BTP? Trattasi di una forma di investimento sicuro (oddio, di sicuro al giorno d’oggi c’è poco ma i momenti bui paiono essere passati da un po’) che piace a tanti risparmiatori. Quello che dobbiamo capire ora è: vale la pena oppure no comprare titoli di stato? La risposta, a naso, pare essere negativa.

Le persone più attente hanno sentito sicuramente parlare dello “storico” risultato dello spread tra i BTP decennali italiani e i BUND tedeschi: si è scesi sotto la “soglia psicologica” di quota 100 e non accadeva da tanti anni.

Ricordi la storia dello spread che ci ha stravolto la vita per mesi negli anni dello scoppio della crisi?

Dunque continua a leggere per approfondire il tema.

Cosa sono i BTP e come funzionano?

I BTP non sono niente altro che i Buoni del Tesoro Poliennali, un titolo di stato standard (anche se, come avremo modo di vedere, ne esistono in realtà oggi di diversi tipi), che prevede una modalità di investimento piuttosto facile da comprendere, anche per chi non è particolarmente versato nelle questioni finanziarie.

Daremo in prestito alla Repubblica Italiana del denaro, che ci sarà restituito a scadenza del titolo, con gli interessi che invece saranno corrisposti con cedole semestrali. Il funzionamento è relativamente semplice da capire:

  • immaginiamo di avere un BTP che rende 1,20% su base annua;
  • con scadenza semestrale riceveremo una cedola, ovvero il pagamento di metà del tasso di interesse (è annuale, quindi dato che si emettono due cedole l’anno ci verrà pagato la metà dell’interesse sui 12 mesi);
  • alla scadenza del BTP ci verrà restituito il capitale che abbiamo investito.

Non stiamo comprando dunque un’azione oppure una partecipazione in un’impresa e neanche la quota di un fondo: siamo diventati creditori della Repubblica Italiana e in cambio del “disturbo” riceveremo una percentuale del capitale (in genere molto bassa) con scadenza periodica.


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I diversi formati dei BTP

Quando parliamo di BTP ci riferiamo oggi a diversi strumenti finanziari, che sono possono differire innanzitutto per durata:

  • 3 anni;
  • 5 anni;
  • 10 anni;
  • 15 anni;
  • 30 anni;
  • (talvolta con scadenze intermedie, anche se si tratta di un fenomeno sempre più raro).

Possono inoltre differire anche per il funzionamento:

  • ci sono i BTP standard, quelli che in gergo vengono chiamati vanilla, che funzionano nel preciso che ho descritto poco sopra;
  • da poco sono stati immessi sul mercato i BTP€i, ovvero degli speciali BTP che sono indicizzati all’inflazione dell’area euro. L’indicizzazione riguarda sia il capitale, sia la cedola che viene incassata, e può rappresentare un’ulteriore tutela per il risparmiatore. Questo però vuol dire che i rendimenti in interesse sono più bassi, per controbilanciare ovviamente l’inflazione. Chi si aspetta che l’inflazione torni a salire, dovrà necessariamente orientarsi verso questo tipo di strumenti;
  • più o meno nello stesso periodo dell’introduzione dei BTP€i, sono stati introdotti anche i Btp Italia, che hanno un funzionamento piuttosto particolare. Hanno scadenza fissa a 4 anni, tasso fisso, adeguamento all’inflazione che però non è su base europea, ma su base italiana, quella che viene effettivamente subita dal risparmiatore.

Ad ogni modo i mercati hanno ampiamente scontato i titoli di nuova generazione, che mediamente offrono rendimenti pressoché identici ai BTP tradizionali.

Perché investire in BTP?

Ci sono sicuramente dei buoni motivi, per alcune categorie specifiche di investitori, per investire proprio in questo tipo di strumenti:

  • in primis il bassissimo profilo di rischio, soprattutto per i BTP che sono a breve scadenza;
  • in secondo luogo la facilità di accesso: si possono acquistare in blocchi da 1.000 euro, pressoché in ogni banca del nostro Paese, e non hanno bisogno di essere gestiti;
  • sono tassati meno degli altri strumenti finanziari: in una mossa contestata da molti, il parlamento ha stabilito, ormai da qualche anno, che i rendimenti dei titoli di stato si sarebbero dovuti tassare ad aliquota di favore, ovvero al 12,5%.

Sono queste le caratteristiche che hanno permesso ai BTP di diventare una delle forme di investimento preferite dalle famiglie italiane.

C’è da dire, e di questo ci occuperemo insieme nel paragrafo subito successivo, che molta è la pigrizia, dato che i rendimenti sono molto lontani di quelli prima dell’ingresso nell’area Euro.

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Perché non investire in BTP?

Ci sono almeno due considerazioni che mi spingono a sconsigliare di investire in BTP:

  • I rendimenti continuano ad essere estremamente bassi, a causa del quantitative easing, nonostante si sia ricominciato a parlare di spread. L’immissione di liquidità ha proprio lo scopo di “calmare i mercati”, anche se è stato confermato lo stop della manovra fino all’estate 2019, momento in cui si valuterà se sbloccare i tassi di interesse;
  • Si guadagna poco anche nel caso in cui volessimo essere attivi sul mercato secondario, ovvero andando ad acquistare e rivendere i titoli;
  • È un investimento che non permette differenziazione: tutto il capitale investito sarà prestato alla Repubblica Italiana; nella sciagurata ipotesi in cui l’Italia dovesse avere problemi a rimborsarli (per il futuro prossimo venturo il rischio non sembrerebbe esserci, ma siamo sicuri per quanto riguarda i titoli a 30 anni?)

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Quotazioni BTP Stazionarie, Rendimento Netto sempre più basso: conviene investire?

La convenienza di questo tipo di strumento è costituita in modo pressoché esclusivo dalla sua sicurezza, che, abbinata ai nuovi strumenti che ancorano il prodotto all’andamento dell’inflazione, può diventare una buona modalità di tutela del nostro patrimonio.

Ad ogni modo i rendimenti sono così bassi da costringere anche il risparmiatore con la più bassa possibile propensione al rischio a cominciare a guardarsi intorno.

Per chi vuole mantenere lo stesso bassissimo profilo di rischio, ci si può guardare intorno, verso quei paesi che offrono rendimenti leggermente più alti pur non avendo un rischio default molto superiore a quello dell’Italia.

Chi invece potrebbe interessarsi di titoli più rischiosi, potrebbe guardare alle obbligazioni con cedola emesse dagli stati in via di sviluppo: i rischi sono ovviamente alti, anche se alti sono anche i ritorni.

Conti deposito? Una situazione ancora più deprimente

Chi volesse scartare l’idea dei BTP in favore di strumenti di risparmio come potrebbero essere i conti deposito farebbe forse bene a pensarci almeno due volte.

I conti deposito, complici tassi estremamente bassi in tutta l’area Euro e anche tra quelli praticati dalla BCE, stanno vivendo infatti un momento di estrema bassa remunerazione: gli interessi offerti su base annua sono estremamente bassi, anche senza tenere conto delle eventuali tassazioni e delle eventuali imposte di bollo.

I conti deposito sono vantaggiosi sono nella misura in cui i soldi possono essere mantenuti liquidi, con la possibilità che è ormai è prevista anche per i conti vincolati, di ritirare le somme con un preavviso di circa 30 giorni.

Per il resto, anche l’ipotesi conto deposito sta purtroppo scemando di fronte ad un periodo di tassi estremamente bassi in tutta l’area euro, con tutto quello che purtroppo ne comporta per il risparmiatore, che per portare a casa un interesse decente, deve rivolgersi a strumenti con un livello di rischio sempre crescente.

Che cos’è lo spread?

Lo spread di cui abbiamo sentito parlare molto di frequente (e con toni particolarmente minacciosi) qualche hanno fa, ha tornato a far parlare di sé di recente, quando ha cominciato a crescere.

Lo spread è la differenza di rendimento, in centesimi di punto percentuale, tra le obbligazioni emesse dalla Repubblica Federale Tedesca e quelle che invece sono emesse dalla Repubblica Italiana. Più è alto lo spread più si alza il rendimento dei BTP (e degli altri titoli di stato italiani).

Una buona notizia per il risparmiatore, che può trovarsi sul mercato obbligazioni italiane con rendimenti più interessanti; una pessima notizia invece per l’Italia, dato che lo spread è un indice abbastanza preciso dell’affidabilità della nazione, sebbene valutata soltanto dai “mercati”.

All’aumentare dello spread inoltre, l’Italia ha costi sempre maggior per rifinanziare il suo enorme debito, cosa che può creare, anche con variazioni minime, problemi importantissimi di finanza pubblica.

Come si comprano i BTP?

I BTP, per chi avesse deciso comunque di investirci, sono acquistabili:

  • presso qualunque banca che possa offrire un deposito titoli: puoi chiedere di sottoscrivere dei titoli di stato allo sportello, oppure anche tramite il canale telefonico, internet o App, a patto che tu abbia già aperto un deposito titoli;
  • si possono acquistare anche sul mercato secondario, utilizzando però comunque sempre un deposito titoli, che dovrai richiedere alla tua banca.

Il taglio minimo per i BTP è 1.000 euro, che non possono essere in alcun modo frazionati.

Ulteriori risorse utili

Per approfondire l’argomento legato agli investimenti, suggerisco di leggere alcuni articoli che potrebbero esservi di ispirazione:

Inoltre ho creato per te un percorso per mettere a punto una strategia di investimento ottimale.

Buon proseguimento su Affari Miei e buona lettura!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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