Fondi Flessibili Migliori: Rischi e Opinioni sui Principali Investimenti

Il mondo dei fondi comuni di investimento si è arricchito, negli ultimi anni, di tipologie nuove, che presuppongono nuove metodologie per l’investimento del capitale e nuove prospettive di rischio e di guadagno per il risparmiatore.

Oggi parliamo della categoria più elastica di tutto l’universo dei fondi comuni: i fondi flessibili. Parliamo di una categoria di fondi estremamente eterogenea, all’interno del quale si trovano dalle possibilità più aggressive a quelle invece meno rischiose.

Con queste premesse muoversi nel mondo degli investimenti nel fondi flessibili non è sempre facile, ed è per questo motivo che i nostri esperti hanno preparato una guida per quanto possibile completa alla tipologia di strumento in questione.

Se la tua banca ti ha proposto di investire in fondi flessibili, oppure se sei stato tu stesso ad orientarti verso un prodotto del genere, continua a leggere.

Cosa sono i fondi flessibili?

Prima di capire come operano i fondi flessibili è il caso di fare un brevissimo ripasso su quello che sono i fondi comuni di investimento in senso generico.

I fondi comuni di investimento altro non sono che dei capitali che vengono gestiti dalle cosiddette società di gestione, che si preoccupano di raccogliere il capitale presso i risparmiatori e poi di investirlo secondo le regole del fondo stesso che hanno costituito.

Tipicamente i fondi si possono dividere per categoria in relazione ai limiti che si sono auto-imposti.

Abbiamo fondi obbligazionari, che come dovrebbe essere chiaro dal nome investono principalmente in obbligazioni, abbiamo i fondi azionari, che invece prediligono l’investimento in borsa, abbiamo i fondi immobiliari, che invece devono da statuto investire solo in immobili o in partecipazioni in società finanziarie.

I fondi flessibili, e anche in questo caso il nome è più che esplicativo, possono invece investire con le mani libere, ovvero mettersi alla ricerca della composizione che ritengono ottimale per il loro portafoglio, non avendo vincoli percentuali di investimento in questo o in quell’altro strumento.

Il risultato è un mercato dei fondi flessibili che è estremamente variegato e che presenta opportunità per l’investitore molto diverse, anche all’interno dello stesso segmento.

Che cos’è il V.A.R. che tipicamente accompagna i fondi flessibili

I fondi flessibili moderni sono sempre o quasi accompagnati da un indice detto V.A.R., acronimo mutuato dal mondo della finanza di lingua anglosassone e che sta a significare value at risk, ovvero la quantità di valore che è effettivamente nel rischio di essere perduto.

Se questo potrebbe sembrare all’investitore meno esperto un indice interessante per la valutazione del fondo in quanto tale, in realtà presenta dei grossi limiti che andremo ad esplicitare più avanti.

I calcoli possono essere sbagliati: si può rischiare più di quanto si crede

Qualche parola va necessariamente spesa su quanto viene offerto dall’indice VAR: viene calcolato attraverso l’analisi di serie storiche, che vengono poi passate al setaccio e combinate da complessi algoritmi che animano un po’ tutte le società di gestione attualmente presenti sul mercato.

Il risultato è che in moltissimi casi l’indice VAR è molto meno preciso di quello che vorrebbero farci credere coloro i quali sono interessati alla vendita del fondo. Possono valutare in modo profondamente sbagliato il rischio che effettivamente si corre e possono presentare uno strumento per molto meno rischioso di quel che si creda.

Certo, non che gli altri strumenti abbiano limiti diversi e non che i prospetti informativi siano il più delle volte uno stanco esercizio degli ultimi dipendenti della società di gestione.

Il VAR però non presenta alcun profilo di maggior affidabilità e come tale dovrebbe essere considerato, come uno strumento che lascia il tempo che trova e che spesso non è sufficiente per darci un indice relativamente preciso del rischio che stiamo per correre.

I fondi flessibili: dare carta completamente bianca alla società di gestione

Bisogna dunque sempre ricordarsi, prima di investire in questa tipologia di fondi, che stiamo fondamentalmente concedendo carta bianca a chi sta gestendo il fondo stesso.

Questo vuol dire potersi anche trovare in investimenti che sono diventati, successivamente alla nostra sottoscrizione, più rischiosi di quanto avevamo preventivato in principio.

Dall’altro lato diviene interessante per l’investitore l’assoluta libertà che è concessa alla società di gestione: in questo modo si può semplicemente inseguire l’investimento più interessante e più redditizio, orientando e spesso snaturando in senso positivo il patrimonio che viene conferito.

Ci sono dunque dei pro e dei contro che devono essere necessariamente tenuti in considerazione prima di investire in questo tipo di strumenti, pro e contro che possono essere tanto interessanti quanto pericolosi per il piccolo e per il grande risparmiatore.

Occhio anche alle commissioni

Il discorso delle commissioni è in realtà comune a tutti i tipi di fondo, e non possono dunque creare una discriminante tra quelli flessibili e le altre tipologie.

Prima di pensare però di poter far gestire in assoluta libertà i nostri denari agli specialisti sarebbe il caso di ricordarsi che tali specialisti vengono pagati profumatamente da commissioni così articolate:

  • commissioni di ingresso: si pagano alla partenza del fondo;
  • commissioni di gestione: in percentuale rispetto al capitale investito, possono anche superare il 2%, e mangiarsi buona parte dei guadagni che abbiamo conseguito con il fondo stesso;
  • commissioni di performance: si attivano solo nel caso in cui il fondo abbia avuto una performance migliore del benchmark di riferimento; è una sorta di commissione sul guadagno straordinario, che andremo a pagare nel caso in cui dovessimo poi guadagnare abbastanza.

Mediamente va inoltre ricordato che i fondi flessibili, proprio in virtù della gestione “più intensa”, hanno spesso commissioni molto più alte di quelle richieste dalle altre tipologie di fondo.

Quali sono i fondi flessibili migliori e come individuarli

Non ci sono fondamentalmente altri parametri per giudicare la bontà di un fondo se non quella del rendimento ottenuto nel corso degli ultimi anni.

Tale parametro, per quanto possa essere interessante, lascia comunque il tempo che trova, in quanto nulla riesce, soprattutto nel caso dei fondi flessibili, ad assicurare i rendimenti passati anche per il futuro.

Vi proponiamo comunque una lista per quanto possibile dettagliata dei fondi flessibili che meglio hanno operato sul mercato, quelli per capirci che hanno garantito i migliori rendimenti ai propri sottoscrittori.

Symphonia Fortissimo

Fortissimo è un fondo flessibile/bilanciato, a coefficiente di rischio medio, gestito dalla Symphonia SGR. Ha un indice di volatilità del 10% circa e negli ultimi 5 anni ha fatto registrare un aumento del valore delle quote di oltre il 90%

Un fondo relativamente giovane, che è riuscito però ad imporsi sin da subito grazie a rendimenti estremamente fuori mercato. Il fondo, dopo il boom iniziale, continua ad avere rendimenti molto interessanti e nell’ultimo anno solare ha già fatto registrare un +21%

Axa World Funds Global Optimal Income F EUR

Axa offre un fondo molto interessante, che negli ultimi 3 anni ha reso a chi aveva sottoscritto le quote un 9% netto molto interessante. Ottima anche la performance nell’ultimo anno solare, che si aggira intorno al 10%.

Il tutto tenendo conto che stiamo parlando di un fondo che comunque opera principalmente nel settore obbligazionario e dunque presenta un profilo di rischio più basso di tanti altri fondi bilanciati che però offrono rendimenti più bassi!

Merril Lynch Beach Point Diversified

Il valore nominale è espresso in Sterline Inglesi e opera con ampia libertà, lasciando da statuto praticamente carta bianca alla società di gestione.

Attivo da meno di 2 anni, il fondo ha fatto registrare nell’ultimo anno un rassicurante +12,55%, un rendimento molto alto anche per i fondi strutturati in multi-asset come quello di cui stiamo parlando.

Il grosso dell’investimento è in titoli obbligazionari ad alto rischio, ovvero quelli di tipo corporate e quelli emessi da stati in via di sviluppo. Un prospetto sicuramente interessante per chi ha intenzione di investire in settori a rischio elevato.

H20 Multibonds

Un fondo obbligazionario flessibile che ha reso molto negli ultimi 2 anni, basando i suoi investimenti principalmente in obbligazioni portoghesi, greche e italiane.

La qualità dei crediti è relativamente bassa, anche se possono giustificare rendimenti molto, molto interessanti per chi investe: parliamo di un +22% nell’arco di 5 anni, con il fondo che continua ad incassare dei rendimenti molto interessanti.

Per chi ha un profilo di rischio relativamente alto e vuole lasciare carta bianca al gestore del fondo per muoversi tra strumenti a rischio medio-alto.

Scegliere un fondo flessibile “giusto” è difficile, ecco come puoi aiutarti

Per scegliere il fondo flessibile che più fa al caso tuo puoi utilizzare un pratico schema che ti permette di individuare il fondo flessibile migliore per le tue esigenze.

  1. controlla la composizione attuale del portafoglio: può dare importanti indicazioni sulle propensioni del gestore del fondo, anche se da statuto nulla vieta che il fondo sia completamente rivoluzionato;
  2. informati su siti indipendenti: non parliamo soltanto del nostro ma anche di quelli degli analisti, che possono offrirti un prospetto interessante per il presente e il futuro del fondo stesso;
  3. considera le spese: possono variare grandemente da fondo flessibile a fondo flessibile e spesso sono più alte dei rendimenti che poi possiamo effettivamente portare a casa
  4. considera la solidità della SGR: ci sono SGR semi-sconosciute che possono offrire rendimenti molto alti, storicamente parlando, e SGR legate ai grandi gruppi finanziari che invece possono rendere meno; tra gli strumenti che però vengono creati, gestiti e diffusi dai principali operatori finanziari, possiamo trovare più facilmente quello che più fa al caso nostro.

No, i fondi flessibili non sono hedge fund

In molti, soprattutto se poco esperti dei sistemi di funzionamento della finanza, tendono a considerare i fondi flessibili come dei fondi hedge in miniatura, aperti anche a chi non può permettersi le enormi quote di ingresso richieste dai principali fondi speculativi.

Le cose non stanno affatto così, perché i fondi flessibili tendono comunque ad adagiarsi verso determinate forme di investimento e perché hanno strutture organizzative e di gestione completamente diverse.

Mai pensare di essere dei Warren Buffet in miniatura solo per aver acquistato qualche quota di fondi flessibili.

Ulteriori risorse utili

Prima di salutarti, vogliamo fornirti qualche altro testo utile per te che stai pensando a come investire i tuoi risparmi:

 

Buona lettura!

 

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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