Pensione Integrativa: Conviene? Consigli Essenziali sulla Previdenza Complementare

Conviene crearsi una pensione integrativa? Probabilmente sei tra i tanti che si pongono questa domanda cercando opinioni consigli sulla previdenza complementare al fine di effettuare la scelta migliore per sé.

Se hai cercato queste informazioni sul web e non ti sei fidato degli spiegoni di impiegati di banca, posta e promotori finanziari voglio subito dirti che hai fatto benissimo: tu vuoi vederci chiaro e cerchi una spiegazione semplice rispetto ad un problema complesso come quello previdenziale.

Dopo aver letto questo articolo, che è il principale di una lunga serie di approfondimenti, sarai in grado di comprendere autonomamente i vantaggi e gli svantaggi legati alla sottoscrizione di una pensione integrativa, capirai in maniera molto semplice se, quando e perché ti conviene pensare alla previdenza privata e, soprattutto, in che modo devi gestire i tuoi risparmi per garantirti un futuro più solido e sereno.

Scopriamo, quindi, insieme pro e contro di fondi pensione, piani individuali pensionistici (PIP) e prodotti di vario genere cercando in primis di capire in cosa si differenziano tra loro.

Vedremo, poi, perché la stragrande maggioranza dei prodotti che trovi sul mercato rischiano di essere potenzialmente dannosi per tutti quei risparmiatori che hanno poca conoscenza finanziaria e sono il “boccone” preferito dei venditori di prodotti finanziari.

Facciamo chiarezza una volta per tutte e partiamo.

Il sistema pensionistico Italiano

Il sistema di previdenza integrativa del nostro Paese è composto di diverse tipologie di fondi pensione:

  • fondi pensione chiusi;
  • i fondi pensione aperti;
  • i piani individuali pensionistici (PIP).

Quali sono le differenze tra l’una e l’altra tipologia di pensione privata? Brevemente, eccole.

Fondi aperti

Sono istituiti da Banche, Imprese assicurative, SIM (acronimo che sta per società di intermediazione mobiliare) o SGR (ovvero società di gestione del risparmio) e si rivolgono a chiunque, indipendentemente dalla sua situazione lavorativa.

Si tratta di patrimoni autonomi e separati dal resto dei capitali gestiti della società che li ha istituiti.

Fondi Chiusi

Siamo davanti a contratti o accordi collettivi (anche aziendali) di lavoro e quindi, intuibilmente, vi può aderire il lavoratore rappresentato dal contratto o accordo di lavoro.

Qui ti spiego tutto su questa categoria.

PIP

Questi sono contratti di assicurazione sulla vita (ramo I e/o ramo III), capitali autonomi e separati, che vengono istituiti da Imprese assicurative e si rivolgono a chiunque indipendentemente dalla situazione lavorativa.

Qui puoi leggere le guida completa sui PIP.

Differenze tra fondi pensione e PIP (Piano Individuale Pensionistico)

Quando si parla di previdenza complementare o pensione integrativa, come hai visto, bisogna fare alcune distinzioni molto importanti che ci aiutano a capire per prima cosa quello che stiamo sottoscrivendo, anche perchè siamo davanti ad un sistema complesso.

Dobbiamo, cioè, distinguere tra fondi pensione aperti o chiusi e piani individuali pensionistici. Tutte e tre le soluzioni sono soggette alla medesima normativa, anche fiscale: in ogni caso, quindi, si gode della possibilità di dedurre fino a 5164 euro.

La distinzione principale riguarda il fatto che i PIP sono prodotti di tipo assicurativo, di norma investiti sui mercati finanziari, mentre i fondi pensione sono prodotti non assicurativi. Va precisato che, come previsto dalla legge, i fondi pensione devono in ogni caso prevedere un comparto che abbia almeno la garanzia del capitale versato.

Un’ultima distinzione, poi, è data dal fatto che il piano individuale pensionistico può accettare esclusivamente adesioni individuali: infatti, di solito, sono le banche o le assicurazioni a cercare di vendere questo tipo di prodotti ai loro clienti.

Di contro, invece, i fondi pensione possono avere anche adesioni collettive, con il contributo del datore di lavoro e talvolta può essere previsto da accordi sindacali.

I fondi pensione possono essere aperti o chiusi: nel primo caso vi può aderire chiunque mentre nel secondo caso sono riservati a determinate categorie di lavoratori, come avviene ad esempio per il fondo Cometa che nello specifico è quello dei metalmeccanici.

Ma ora entriamo nel dettaglio!


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Fondi pensione

Parlando di questi strumenti, possiamo distinguere, come anticipato, tra aperti e chiusi:

  • i primi hanno questa denominazione proprio in contrapposizione ai fondi pensione chiusi, poichè chiunque può aderirvi, senza che la propria posizione lavorativa possa incidere. Nei fondi pensione aperti il capitale versato viene separato dall’attività d dell’ente che lo gestisce;
  • i fondi pensione chiusi, invece,  riservano l’adesione è riservata a specifici lavoratori, in quanto si tratta di Fondazioni o Associazioni istituite dai contratti o accordi collettivi del lavoro. Essi  prevedono l’adesione al Fondo pensione chiuso solamente ai  lavoratori che ne sono rappresentati.

Come aderirvi?

Se si vuole aderire a un fondo pensione chiuso di categoria, come detto, le modalità per farlo sono su base collettiva.

Le categorie possono essere:

  • lavoratori dipendenti privati (assunti a tempo sia indeterminato che determinato);
  • lavoratori dipendenti pubblici;
  • lavoratori “atipici” assunti con le tipologie contrattuali previste dalla legge (quindi lavoratore a tempo parziale, lavoratore intermittente) e anche lavoratori in somministrazione (apprendista, lavoro accessorio);
  • lavoratori autonomi e liberi professionisti;
  • lavoratori “casalinghi” (ovvero chi svolge lavori di cura non retribuiti- riferimento al d. lgs. n. 256/1996);
  • soci di cooperative.

Se si vuole aderire a fondi pensione aperti è possibile farlo tramite l’adesione collettiva di lavoratori dipendenti appartenenti ad una determinata impresa.

Quanto versare nei piani integrativi pensionistici?

Prima di esaminare pro e contro di questo tipo di strumento, vediamo di rispondere ancora a una domanda. Molti lettori mi scrivono chiedendomi di consigliare loro “una pensione integrativa delle Poste da 50 euro al mese“.

Le Poste si sono ritagliate un posto nel cuore degli italiani, ma, come vedremo, non sono le uniche a offrire questo servizio. Per quanto riguarda la cifra da accumulare, invece, varia in base all’obiettivo che ci si è prefissati.

Nel Prospetto Esemplificativo Personalizzato offerto da ogni compagnia, troverete il riepilogo di tutti i versamenti del lavoratore e il capitale maturato, in modo da capire quale pensione scegliere, grazie anche alle simulazioni che vi troverete.

Ovviamente, anche in questo caso non esiste una risposta univoca: le simulazioni sulle pensioni integrative devono infatti tenere in considerazione numerose variabili tra cui:

  • l’età del lavoratore;
  • i contributi che deve ancora versare;
  • il tasso annuo di crescita del suo stipendio.

Quando iniziare a versare? 

Un’altra domanda che mi viene posta è: iniziare a versare la pensione integrativa a 50 anni conviene?

La risposta più ovvia è  che, se devi iniziare a versare questo tipo di contribuzione, sarebbe preferibile farlo il prima possibile. Tuttavia, tieni conto che un fondo pensione è molto vincolante. Potresti trovarti a dover pagare il fondo per 40/50 anni, senza poterne uscire.

Decidendo verso la fine della tua vita lavorativa di aprire un fondo pensione, ti troveresti vincolato per meno anni.

E ora passiamo ai PIP, la cui differenza è che l’adesione ai Fondi Pensione Aperti è sia individuale che collettiva (solo per i lavoratori dipendenti del settore privato), mentre l’adesione ai PIP è solo individuale.

Riscatto del Fondo pensione

Diversamente da quello che in molti pensano, non è vero che è impossibile riavere i soldi versati indietro senza dover aspettare che maturi l’età pensionabile.

Hai infatti due strade da percorrere per avere indietro i soldi:

  • ricorrere a un’anticipazione;
  • chiedere il riscatto totale.

Si parla di anticipazione se durante la vita lavorativa chiedi  parte del capitale accumulato nel fondo, pur continuando ad aderirvi.

Se, invece, chiedi indietro tutti i soldi prima della pensione, cessando di aderire al fondo, allora stai facendo un riscatto.

Ovviamente, non è detto che in ogni caso si possa chiedere l’anticipazione o il riscatto: ci sono vari casi, e ad ognuno di essi è legato anche una tassazione.

E’ possibile chiedere un’anticipazione se bisogna sostenere delle spese mediche legate a gravi motivi di salute, per sè, per il coniuge o per i figli.

In tale eventualità, è possibile richiedere in ogni momento fino al 75%. La stessa percentuale si può ritirare anche se si vuole comprare o ristrutturare casa (con il limite che bisogna essere aderenti da almeno 8 anni).

Infine, sempre passati 8 anni, è possibile chiedere fino al 30% dei soldi per qualsiasi motivo.

Per quanto riguarda invece il riscatto del fondo, lo si può chiedere in caso di invalidità, disoccupazione superiore a 48 mesi, morte, ma anche qualora si perdessero i requisiti di partecipazione al fondo, eventualità che si presenta quando si cambia lavoro e con esso cambia anche il contratto collettivo che lo regola.

PIP pensione: pro e contro

Una delle soluzioni più gettonate è il piano individuale pensionistico (PIP), se non altro per il fatto che in genere ai lavoratori facenti parte di una categoria viene proposto il fondo chiuso mentre agli altri resta la scelta tra fondi aperti e PIP e tutti i principali attori (banche, poste e assicurazioni) si rivolgono proprio a questi ultimi.

Il PIP è, nello specifico, un contratto di assicurazione sulla vita di ramo I (polizze tradizionali) o ramo III (cosiddette polizze Unit-linked) e sono istituiti esclusivamente da imprese assicurative. Al pari dei fondi pensione aperti, l’adesione è possibile per qualsiasi soggetto a prescindere dall’attività lavorativa svolta.

Con il PIP si versa il TFR (scegliendo irreversibilmente di non lasciarlo in azienda) e una quota annua o mensile (il versamento è libero) all’interno di un fondo gestito generalmente da una società di assicurazioni.

Anche nei PIP, come nei fondi,  il capitale  versato rappresenta un patrimonio separato dall’attività dell’impresa assicurativa che lo gestisce.

Se vuoi approfondire il tema della destinazione del TFR ti invito a leggere questo articolo specifico.

Il PIP conviene? E’ sicuro? 

Dipende dal profilo di rischio: generalmente sono proposte varie soluzioni, quella meno rischiosa (che deve essere necessariamente garantita) investe in obbligazioni statali o societarie di aziende e Paesi solidi, di conseguenza il rendimento tende ad essere basso ma costante.

Scegliendo una linea più aggressiva (esempio: azionaria) ovviamente ti esponi ai rischi del mercato: se i mercati vanno giù, anche il tuo capitale potrebbe erodersi.

É possibile effettuare un cambio in corso d’opera. Infatti, di solito viene suggerito di partire, nei primi anni, investendo sui mercati azionari per poi passare a forme più tranquille sui mercati obbligazionari quando la pensione si avvicina.

Un prodotto consigliato soprattutto ai giovani

Se desideri scegliere questa forma di pensione integrativa, vale la pena iniziare in età relativamente giovane: al termine, raggiunta l’età pensionabile, otterrai una rendita mensile complementare che si aggiunge a quella erogata dall’INPS.

Giunti all’età pensionabile, inoltre, è possibile ottenere subito il 50% del capitale versato e ricevere il resto sotto forma di rendita vitalizia.

In pratica, quindi, quando è arrivato il momento di andare in pensione (che è determinato dalla legge, non da te, non lo dimenticare!) puoi scegliere di ricevere metà dei tuoi soldi ed il resto sotto forma di rendita oppure puoi ottenere la tua rendita mensile insieme a quella pubblica.

Queste condizioni sono previste dalla legge, tutti si devono adeguare: banche ed assicurazioni tendono a parlarti di queste cose come vantaggi esclusivi previsti da loro ma non è così, qualsiasi prodotto tu scelga ci sono una serie di condizioni standard valide sempre.

Vantaggi del PIP

Vediamo ora i vantaggi che derivano dalla sottoscrizione di un piano individuale pensionistico (o di un fondo pensione aperto):

  • deducibilità: come anticipato, è possibile dedurre fino a 5.164 euro dal reddito in sede di dichiarazione. Deducendo la somma massima puoi ottenere un risparmio fiscale tra 1.180 e 2.200 euro circa. La somma chiaramente si abbassa se il versamento è inferiore;
  • nessun obbligo di versare un premio fisso: se non scegli di destinare il TFR, non è necessario che ti impegni a versare una somma fissa ma il versamento è libero;
  • la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se resti nel piano più di 15 anni hai diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%. In pratica quando vai in pensione gli interessi ti vengono tassati al 15% di base (rispetto al 26% delle rendite finanziarie) e, in caso di prolungata adesione, il prelievo può diminuire al massimo fino al 9%. Sul punto, però, tieni presente che lo Stato italiano è ballerino e cambia spesso le leggi in corso d’opera, sovente a discapito dei cittadini virtuosi;
  • accumulo di capitale: molti tendono a sprecare soldi inutilmente, prendere l’impegno di versarli in un piano individuale pensionistico può rappresentare un modo per non fare gli spendaccioni;
  • migliore “sede” per il TFR: come sai, bisogna scegliere se lasciare il TFR in azienda o sul fondo pensione. La rivalutazione del TFR sul fondo pensione è superiore rispetto a quella che la legge prevede se lo lasci in azienda e, se ti vedi dipendente a vita, potrebbe essere opportuno lasciare almeno il TFR sul PIP a patto che poi, salvo eccezioni, lo rivedrai alla fine della carriera lavorativa.

E se dovessero servirmi i soldi prima della scadenza? Il riscatto

Considerando che è un prodotto che si sottoscrive per garantirsi un capitale nel lungo periodo, non è da escludersi che gli imprevisti della vita possano rendere necessario attingere anticipatamente al proprio risparmio.

Certamente rispetto alla previdenza pubblica, che è intoccabile, sussistono dei vantaggi ma i vincoli sono piuttosto importanti.

Ecco come e quando è possibile prendere prima della scadenza i soldi:

  • importo non superiore al 75% per spese mediche relative a malattie gravi e interventi straordinari che riguardano l’aderente, il coniuge o i figli;
  • dopo otto anni di permanenza, per una cifra non superiore al 75% in caso di acquisto della prima casa per sé o per i figli. Stesso importo per fare interventi di ristrutturazione sulla prima casa;
  • dopo otto anni si può prelevare fino al 30% per altre spese non gravi;
  • riscatto totale con chiusura della posizione in caso di inoccupazione per oltre 48 mesi, sopravvenuta invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo e in caso di decesso dell’aderente (la prestazione spetta agli eredi o ai beneficiari designati).


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Svantaggi

Ovviamente, non è tutto rose e fiori e anche sottoscrivere un PIP può esporci a rischi che dobbiamo prendere in considerazione.

Andiamo ora ad analizzare gli svantaggi che possono derivare dalla sottoscrizione di un PIP:

  • possibilità di perdere denaro: se scegli linee d’investimento aggressive e non garantite, le oscillazioni dei mercati potrebbero danneggiarti irrimediabilmente. Te la senti di destinare il TFR o i soldi della vecchiaia ai mercati? Se proprio vuoi sottoscrivere una pensione complementare, scegli investimenti con rischio basso;
  • costi spesso eccessivi: questi prodotti non vanno valutati sulla base del rendimento garantito (tasso tecnico), ipotizzato o passato. Oltre a questo bisogna vedere i costi che devi sottrarre dal premio che versate. Se destini 10 euro ed i costi sono del 10%, stai investendo 9 euro che andranno a capitalizzare. Per questo motivo potresti avere meno di quanto hai versato. Come controllare? La nota informativa (da leggere assolutamente) presenta una tabella denominata “Indicatore Sintetico di Costo” che contiene tutti i dettagli del costo medio annuo (definito, generalmente, “Costo percentuale medio annuo” con acronimo CPMA). Questa tipologia di prodotti presenta due voci di costo importanti:
    – Caricamenti: sono i costi applicati sui versamenti che, soprattutto durante i primi anni, sono molto elevati. Servono per remunerare la rete commerciale (banca o assicurazione) che si occupa di promuovere il prodotto;
    – Costi della gestione separata: la gestione separata è il fondo dove vengono versati i soldi, in genere i costi sono fissi e decrescenti nel tempo (esempio: 2% annuo) e possono essere previsti ulteriori prelievi sui rendimenti (esempio: rendimento gestione separata 2%, prelievo 0,5%, il tasso riconosciuto al cliente è dell’1,5%);
    Un prodotto con tanti costi è poco redditizio per te perché riduce drasticamente le tue performance: tornerò su questo aspetto nelle prossime righe;
  • poca flessibilità: è vero che nelle ipotesi indicate sopra si possono ottenere prima i soldi ma, vista la precarietà della situazione lavorativa ed economica, è meglio non vincolarsi per tanti anni se non si vive una situazione estremamente solida. Inoltre, aderire da giovani vuol dire restare “intrappolati” potenzialmente anche per oltre 40 anni, sebbene di siano diversi spiragli che, comunque, difficilmente estinguono del tutto il contratto.

Come scegliere la previdenza integrativa?

Il tema della pensione integrativa, come vedi, è complesso e mi auguro di esserti stato utile finora. A questo punto bisogna passare ad un altro step cruciale: la scelta del fondo pensione più adatto alle proprie esigenze.

Per questo motivo ho pensato di creare Fondo Pensione TOP, un tool esclusivo sviluppato da Affari Miei che ti aiutasse a comparare i fondi pensione più importanti presenti sul mercato e trovare in pochi e semplici passaggi il fondo pensione più adatto a te.

Per usare lo strumento ti basta cliccare qui: vai a FONDO PENSIONE TOP.

Sono consapevole di quanto sia importante per te questo tema (lo è anche per me, al punto da dedicare una sezione del blog alla previdenza complementare) e per questo ho scritto tantissimi articoli che puoi consultare per approfondire alcuni aspetti importanti quando ci si sta informando sul tema. 

Se ti stai chiedendo quale sia il migliore fondo pensione attualmente proposto da banche ed assicurazioni e vuoi approfondire le singole caratteristiche, ti invito a leggere le guide specifiche che ho scritto su di essi:

Oltre alla guida che stai leggendo, sfogliando gli altri articoli avrai un quadro più che completo sull’argomento: se non hai ancora letto la guida per scegliere la migliore pensione integrativa puoi farlo qui. Ti aiuterà a chiarirti ulteriormente le idee ed effettuare una scelta più consapevole.

L’argomento è troppo importante per essere affrontato senza la giusta attenzione, prenditi tutto il tempo per leggere quante più informazioni possibili.


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Pensione integrativa: consigli e opinioni. Conviene?

Le pensioni integrative convengono in sostanza? Premesso che non sono un fan del risparmio gestito e che l’idea che gli altri debbano gestire i miei soldi vendendomi “al dettaglio” pacchetti preconfezionati non mi fa impazzire: tuttavia reputo importante informarsi in maniera approfondita sulla pensione.

Il discorso vale per le polizze vita, per i fondi comuni e per la previdenza complementare che, pur avendo dei vantaggi fiscali, non risolve i problemi tipici di questa tipologia di investimento che provo a schematizzarti.

Acquisto “al dettaglio”

Con la pensione integrativa compri “pacchetti” di investimenti: bilanciato, azionario o simile, ognuno gli dà il nome che preferisce. Di fatto, il gestore ha solo un vincolo di base ma non sai effettivamente cosa sta facendo.

Permettimi di spiegarti ancor meglio il concetto. La stragrande maggioranza delle persone sceglie fondi bilanciati che comprano titoli di stato o obbligazioni di aziende solide che hanno rendimenti medio-bassi, visto che oscillano poco. Considerando che il gestore del fondo applica prelievi anche dell’1-2% su un comparto che se va bene arriva al 3%, se questa è la tua intenzione di investimento puoi farlo anche da solo senza pagare tutti questi passaggi intermedi.

Per capirci, è come se delegassi me di andare a comprare il latte al supermercato sotto casa dicendomi di scegliere quello “migliore”: nel dubbio, finirò per comprare la marca più famosa chiedendoti una commissione per l’acquisto. Se volevi il latte Granarolo o Parmalat, non ti conveniva mettere le scarpe e andare da solo al supermercato senza delegare me?

Attenzione ai costi spesso esagerati

Ho parlato più volte dei costi in questo articolo, li sottolineo anche qui cercando di spiegarlo ancora meglio. Quando parliamo di investimenti, il costo dell’investimento è un fattore da tenere presente perché “erode” il tuo capitale.

PIÙ COSTI = MENO SOLDI PER TE

Cerco di raccontartela facile facile: se il costo % annuo del PIP è del 4%, vuol dire che ogni anno investi 1000€ ma in realtà solo 960€ vengono effettivamente versati nella gestione perché una parte di essi viene utilizzata fondamentalmente per remunerare la struttura che ti vende il prodotto.

Sui rendimenti di questi 960€, poi, c’è un gestore che prende magari l’1%, quindi se ottieni il 2% lordo, devi corrispondere l’1% al gestore e l’1% (del tuo investimento già “messo a dieta” dai caricamenti) è il tuo guadagno lordo annuale.

Forse l’esempio del latte adesso ti è più chiaro. Ora, parliamoci chiaro, sarebbe disonesto dire che i costi sono una truffa: tutti i prodotti ce li hanno con la differenza che vi sono soluzioni che costano meno e fanno le stesse cose. Ci sono prodotti, che acquisto per me stesso, che hanno soltanto un costo bassissimo annuo (tipo 0,2%) e nessun’altra forma di prelievo. Capirai abbastanza agevolmente che tra 4% annuo e 0,2%, su un periodo di tempo lungo, c’è un abisso.

La poca flessibilità non mi piace

Abbiamo visto tra gli svantaggi il fatto che, fondamentalmente, non possiamo disporre liberamente dei nostri soldi nel lungo periodo eccetto per casi straordinari. Ora, se vuoi fregartene dei tuoi soldi per 40 anni e non vuoi fare lo sforzo di capirci nulla perché preferisci discutere sul rigore che hanno dato (o non dato) domenica scorsa alla Juventus, è una libera scelta tua.

Mi preme soltanto dirti, però, che se versi tutti i tuoi soldi nella previdenza complementare non sarai tu a decidere quando rivederli: l’assegno, infatti, ti viene erogato quando andrai in pensione o solo se rientri nelle casistiche particolari che ti ho menzionato prima.

E sai chi decide quando andrai in pensione? Non il governo attuale, non i politici di oggi che magari ti promettono “sconti” di vario tipo. Saranno quelli che governeranno tra 20 anni quando l’età media della popolazione sarà aumentata ancora di più, i conti dell’INPS saranno peggiorati ulteriormente e, per forza di cose, dovranno innalzare ancora di più l’età pensionabile.

Lo stanno già facendo, del resto, e siamo solo all’inizio. Nel momento in cui ti scrivo, per andare in pensione occorrono circa 43 anni di versamenti contributivi ma non faccio fatica a pensare che, nei prossimi decenni, ci saranno almeno altre 2-3 riforme epocali che porteranno la durata della carriera anche a 50 anni.

Cinquant’anni, per uno che oggi ha 25 anni, significa rivedere i soldi al 75esimo anno di età: lascio a te le valutazioni.

La pensione complementare conviene o no? 

Non sto dicendo che la pensione complementare non conviene mai, ti sto semplicemente facendo notare quelli che sono i possibili rischi rispetto a cui secondo me ti esponi. La convenienza, come ho specificato più volte, è soggettiva e ci sono persone a cui secondo me questa soluzione conviene.

Ecco a chi conviene la pensione integrativa, ti faccio un esempio.

Se, per esempio, oggi hai 55 anni e disponi di un reddito medio-alto, hai altri investimenti attivi e quelli che vorresti versare per integrare la pensione non sono tutti i tuoi soldi. In un’ottica di diversificazione potresti fare un pensierino alla pensione integrativa perché il vantaggio fiscale per te è evidente: non siamo tutti poveri come i media ed i social vogliono far presagire, c’è anche gente che guadagna una barca di soldi e paga ogni anno un’aliquota fiscale altissima al 43%.

Capisci che, sfruttando la deduzione fino a 5000€, tra “regalare” quasi metà di quei soldi allo Stato e accantonarli su un PIP che in massimo 20-22 anni te li restituirà, può risultare conveniente la seconda scelta.

Di contro, se fai fatica ad arrivare alla fine del mese e ti “sbandierano” il vantaggio fiscale del PIP lascia perdere: usa quei soldi in un altro modo, inizia a risparmiare in maniera seria, cerca (se hai ancora forza e tempo per farlo) di crescere professionalmente, aumentare le tue entrate e poi ti poni il problema degli investimenti.

Ancora, se non ne sai molto di finanza, ti rifiuti di capirne, hai un reddito tale che ti permette di vivere senza affanni e vuoi una soluzione “chiavi in mano” che ti faccia ricordare dei tuoi soldi tra 40 anni (se va bene), questa può essere una delle soluzioni migliori per te. Non è il top dal punto di vista dei rendimenti e dei vincoli ma ti libera dal dover gestire attivamente i tuoi soldi e questa soluzione può starti benissimo in questa fase.

Conclusioni finali: pensione integrativa sì o no?

Come ho cercato di spiegare più volte, non esiste una risposta univoca alla domanda sulla convenienza di questo o quel prodotto. Provo a schematizzare ancora una volta, sperando di porre fine alla tua sete di domande a cui avrai cercato di rimediare su forum e siti, fino ad arrivare qui.

Quando la previdenza complementare fa per te

  • Non vuoi saperne niente dei tuoi soldi per 40 anni, cerchi un salvadanaio dove mettere i soldi per vivere relativamente tranquillo;
  • Hai un reddito medio alto (superiore a 50 mila euro annui), ti mancano 20-22 anni alla pensione, hai altri investimenti attivi e sei interessato alla previdenza solo per il vantaggio fiscale;
  • L’azienda ti versa il TFR o determinati premi in fondo di categoria o in un fondo pensione scelto da te: in tal caso, almeno per la quota di TFR, può essere una scelta “obbligata” ma conveniente.

Quando la previdenza complementare non fa per te

  • Non ti stanno bene costi e vincoli, vuoi gestire attivamente i tuoi soldi cominciando a capirci qualcosa in più;
  • Hai un reddito basso, fai fatica ad arrivare a fine mese ed hai capito che il vantaggio fiscale è uno specchietto per le allodole. I soldi che versi oggi potrebbero riservirti perché hai una situazione precaria, hai paura del futuro e, sotto sotto, non vuoi investire da nessuna parte e ti stai informando solo perché stanno cercando di venderti un PIP a tutti i costi.

Ulteriori risorse utili

Se ti interessa l’argomento della gestione delle tue finanze e del tuo patrimonio e vorresti trovare soluzioni d’investimento per creare la pensione integrativa, non andare via, Affari Miei è pieno di guide pensate per te: puoi per prima cosa visitare la sezione dedicata alla previdenza dove trovi archiviate migliaia di risorse.

Ti elenco, infine, una serie di approfondimenti presenti sul blog che potrebbero interessarti:

Buon proseguimento su Affari Miei!


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

17 Commenti

Alessandro · 10 Giugno 2018 alle 11:43

Buongiorno, sono Alessandro potrebbe rispondere ad una mia domanda?

    Davide Marciano · 10 Giugno 2018 alle 19:18

    Ciao Alessandro,

    certamente. Dica pure!

Alessandra Lo Russo · 10 Novembre 2018 alle 12:34

Ciao Davide, grazie per questa guida molto chiara e precisa. Penso che acquisterò il tuo corso per imparare di più!

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 10 Novembre 2018 alle 14:32

    Grazie mille, ci vediamo nel corso allora 😉

Massimo Casali · 13 Marzo 2019 alle 18:18

Chiedo scusa ma è presente una “imprecisione”.
…la permanenza per lunghi periodi riduce il carico fiscale: l’aliquota calcolata al momento della liquidazione è del 15%. Se resti nel piano più di 15 anni hai diritto ad uno sgravio dello 0,3% per ogni anno in più fino a raggiungere il 9%: in pratica quando vai in pensione gli interessi ti vengono tassati al 15% di base (rispetto al 26% delle rendite finanziarie è un trattamento di favore) e, in caso di prolungata adesione, il prelievo può diminuire al massimo fino al 9%…”
La tassazione del 15% a scendere non è sugli interessi, che sono tassati anno per anno (iniziamente tassati al 10% poi portata all’11,5% ed attualmente al 20%) ma sulla quota di rendita dovuta ai versamenti, quelli dedotti dalla dichiarazione e su cui si è risparmiata l’imposta marginale IRPEF (anche appunto il 42%, la massima, più addizionali regionali e comunali). Questa quota di rendita (o di riscatto a pensione conseguita, massimo 50%) si sarà tassata all’aliquota del 15% a decrescere… Distinti saluti.

Massimo Casali

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 14 Marzo 2019 alle 7:49

    Ciao Massimo,

    grazie per la segnalazione.
    Buona giornata,
    Davide

Francesco · 10 Luglio 2019 alle 9:57

ciao Davide complimenti per l’articolo

a proposito di deducibilità non mi è chiara una cosa. Se sono un imprenditore (socio di capitale) e quindi i miei redditi derivano dalla spartizione utili (Tassati a monte al 26%) come faccio a recuperare il credito IRPEF considerando che non faccio la dichiarazione?

grazie

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 10 Luglio 2019 alle 11:51

    Ciao Francesco,

    su due piedi direi che non puoi.

    Nel dubbio, però, io parlerei con un commercialista: se sei un imprenditore non hai un minimo di reddito dalle tue aziende? Da come parli forse no.

    Secondo me devi parlare con un commercialista e valutare che effettivamente ti convenga, se prendi solo redditi da capitale teoricamente sei anche tassato “poco” se superi un certo reddito.

    Buona giornata,
    Davide

Pierluigi · 17 Novembre 2019 alle 20:27

Ciao Davide, ho 57 anni e vado in pensione fra 1 anno e mezzo. Posso aderire ad una pensione integrativa sfruttando l’agevolazione fiscale per 5 anni? E poi riscattare il capitale per intero? Quali svantaggi potrei avere?

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 19 Novembre 2019 alle 9:02

    Ciao Pierluigi,

    se vai in pensione tra un anno e mezzo non puoi avere agevolazioni fiscali per 5 anni perché la pensione integrativa viene erogata nel momento in cui vai in pensione.

    In bocca al lupo per la pensione!

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:37

Ho 64 anni e sono in pensione anticipata ….fortunatamente per me . Ho capito che anche se per pochi anni potrei ancora sottoscrivere un PIP o pensione integrativa non essendo ancora in età di pensione di vecchiaia. Se ho capito bene potrei farlo anche a 66 anni per una durata di 5 anni , vero? Da quello che ho capito considerando i vantaggi fiscali per me potrebbe esser vantaggioso ,o non ho capito niente?

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:41

io ho capito che l’erogazione della pensione complementare è legata all’età prevista per la pensione di vecchiaia..mio marito in pensione anticipata come me sta continuando a versare ….

Tina · 25 Novembre 2019 alle 18:42

Il suo è un PIP che a scadenza è stato rinnovato

Fabrizio · 12 Dicembre 2019 alle 13:59

Buongiorno Davide, tra le casistiche che hai affrontato non ho mai trovato quella relativa all’apertura di un fondo pensione per i figli. In questo caso qual è la tua opinione? Io ho la necessità di mettere al sicuro un piccolo gruzzoletto per mia figlia che ha 3 anni e giudico il fondo una buon compromesso piuttosto che lasciare i soldi nel conto deposito, anche per il vantaggio fiscale. Sbaglio?

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 12 Dicembre 2019 alle 15:07

    Ciao Fabrizio,

    non mi pare una grande idea per il figlio quella del fondo pensione.

    Con tutta la buona volontà, un bambino ha 3 anni oggi e inizierà a lavorare se va bene tra 20 anni.

    Tra 20 anni l’età pensionabile sarà tipo spostata in avanti di altri 10, quindi i soldi di oggi saranno fruibili per sfruttare tutti i vantaggi tra tipo 70 anni.

    Vanno messi da parte i soldi per i bambini ma penserei ad uno strumento diverso 😉

Paolo · 15 Febbraio 2020 alle 0:37

Buon giorno, ho sentito parlare del fondo complementare fondapi e ho dubbi, avendo. 49 anni circa non mi dispiacerebbe aprire un fondo pensione, visto che lavoro da circa 18 anni nell’ ultima azienda, prima ho fatto altre esperienze poche, poiché non amo licenziarmi con facilità anzi , trovare lavoro oggi e’ più difficile e non ci tengo a lasciare un posto fisso per un posto chissà? Ma se sottoscrivo un fondo pensione puntando il mio tfr più una quota minima mia e una del datore di lavoro posdo stare sufficientemente tranquillo oppure meglio. In azienda grazie

Paolo · 15 Febbraio 2020 alle 0:43

Buon giorno. Vorrei un informazione, sono un metalmeccanico ho 49 anni a parte altri lavori e mai licenziato o. Venuto via di mia iniziativa, sono in azienda adesso da quasi 18 anni circa cioè dal 2002 arrivare adesso che siamo nel 2020 se ho fatto bene i conti, finora ho sempre lasciato il tfr in azienda, potrei aprire un fondo pensione integrativa, oppure complementare, visto che prima di chiedere un anticipo al bisogno ci vogliono almeno 8 anni , se apro la pratica faccio bene o e’ meglio lasciare le cose come stanno grazie

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