Destinazione TFR: Azienda o Fondo? Consigli per Destinare il Trattamento di Fine Rapporto

Hai firmato finalmente il tuo contratto di lavoro dopo anni di attesa e ti si pone davanti il primo problema da posto fisso: conviene versare il TFR sul fondo pensione o lasciarlo in azienda?

Se ti trovi in una situazione di questo tipo e la destinazione TFR è uno dei tuoi pensieri, allora allaccia le cinture perché sei nel posto giusto: nelle prossime righe ti spiegherò in maniera facile facile tutto quello che c’è da sapere sulla scelta della destinazione del trattamento di fine rapporto, un tema che interessa tanto soprattutto i nuovi assunti.

Quindi, iniziamo a scoprire dove conviene mettere il TFR! Vediamo insieme come fare la scelta al meglio analizzando i pro e i contro della nostra decisione!

Alcune regole di base per la scelta del TFR

Cominciamo dalle basi: ogni dipendente privato, una volta assunto, ha sei mesi di tempo per decidere se lasciare il TFR in azienda oppure se devolverlo al fondo pensione.

Questo grazie al Decreto Legislativo 252/2005, il quale ha introdotto, dal primo gennaio 2007, la possibilità di scegliere se lasciare la quota in azienda o se destinarla alla previdenza complementare.

Una volta passati sei mesi dall’assunzione, laddove il lavoratore non avesse ancora comunicato nulla al datore di lavoro, scatta il cosiddetto silenzio assenso: dunque, il  datore di lavoro può trasferire il TFR in un fondo di  previdenza complementare stabilita dagli accordi collettivi, anche territoriali, o dagli eventuali accordi aziendali che prevedano altre forme collettive.

Alcune categorie hanno dei fondi chiusi riservati (si pensi al fondo Cometa dei metalmeccanici), mentre altre non ce l’hanno: di conseguenza i lavoratori, in questo caso, possono accedere ad un fondo aperto oppure ad un PIP (leggi qui: Cosa sono i PIP).

Attenzione, il numero di dipendenti determina la destinazione

A questo punto bisogna fare una distinzione tra le aziende che hanno più o meno di 50 dipendenti: nel caso di aziende con meno di 50 dipendenti, il TFR rimane  in gestione al proprio datore di lavoro (il quale poi lo destinerà al dipendente, al termine del rapporto lavorativo per dimissioni, licenziamento o pensionamento). Il dipendente può anche chiedere fino a un terzo del trattamento di fine rapporto per sostenere spese mediche o domestiche dimostrabili.

La scelta di lasciare il TFR presso l’azienda è comunque revocabile ed è possibile successivamente decidere di affidarsi ad un fondo di previdenza complementare.

Nelle aziende con più di 50 dipendenti, invece, il datore di lavoro è tenuto a investire il TFR che rimane in azienda in un fondo di investimento comune: nel caso di più forme pensionistiche in azienda, il TFR viene destinato a quella con la maggior quota di aderenti dell’azienda. Per le aziende con più di 50 dipendenti e qualora non si potesse scegliere tra varie forme pensionistiche come nel caso appena citato (Cometa), il datore di lavoro provvederà a versare il TFR maturando in FONDINPS.


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Mancata compilazione del modulo TFR 2

Ma approfondiamo questo discorso, così da fare più luce sulla questione: come potrai intuire dal titolo di questo paragrafo, per comunicare la propria decisione è necessario compilare il Modulo TFR 2 all’atto di assunzione del dipendente.

Se questo non avvenisse, ecco quali scenari si potrebbero verificare:

  • mancata compilazione entro sei mesi: l’azienda ha l’obbligo di versare tutto il TFR al fondo di previdenza complementare stabilito dal CCNL o, in mancanza, al fondo gestito dall’INPS, in caso di aziende con più di 50 ldipendenti;
  • destinazione del TFR in azienda: la scelta è reversibile, nel senso che in qualsiasi momento si può decidere di versare il TFR ad un fondo. La scelta di versare il TFR ad un fondo è invece irreversibile, nel senso che non si può più decidere di conservare la relativa quota di TFR in azienda.

Riassumiamo…

Prima di proseguire voglio fare il punto della situazione, per essere sicuro che stiamo seguendo il filo.

Ecco tra quali opzioni puoi scegliere per il tuo TFR.


1# Lasciarlo in azienda


Questa decisione va comunicata al datore di lavoro in forma scritta (in teoria su un modulo che il datore chiede di compilare al momento dell’assunzione). Se decidi per questa opzione, ricorda che:

  • questa decisione può essere revocata in qualsiasi momento in forma scritta;
  • lasciare il TFR in azienda ha conseguenze tecnico- giuridiche diverse in base alle dimensioni dell’impresa, perchè se ci sono meno di 50 dipendenti, il TFR resta davvero presso l’impresa e non cambia nulla rispetto alla riforma della previdenza complementare del 2007; se vi sono più di 50 dipendenti, il TFR maturando sarà trasferito al Fondo per l’erogazione del TFR dei dipendenti del settore privato, gestito dall’INPS, per conto dello Stato, su apposito conto corrente aperto presso la Tesoreria dello Stato. Ti interfaccerai sempre e solo con il datore di lavoro, il quale provvederà ogni mese a versare di quanto dovuto. In questo scenario, ai lavoratori dipendenti in uscita il TFR sarà poi versato dall’azienda, che compenserà i versamenti da effettuare in favore dell’INPS.

2# Optare per un Fondo Pensione


In questo caso:

  • la scelta di aderire alla previdenza complementare è irrevocabile;
  • l’iscrizione alla previdenza complementare comporta delle agevolazioni fiscali.

#3 Non decidere nulla: il silenzio assenso e le sue conseguenze


La decisione di destinare il Tfr a un fondo pensione può essere esplicita (per iscritto) oppure tacita (regola del silenzio assenso).

Nel secondo caso, la regola del silenzio assenso applicata al TFR comporta che, se il lavoratore non si esprime, il datore di lavoro può far decidere di versare il TFR:

  • nel fondo negoziale di riferimento;
  • al fondo pensione previsto dagli accordi o contratti collettivi;
  • alla forma prevista dall’accordo aziendale o territoriale;
  • alla forma di destinazione del TFR prevista dalla maggior parte dei lavoratori.

Se nessuna di queste opzioni è praticabile, allora il TFR viene destinato al fondo residuale Inps Fondinips, ovvero il fondo pensione in cui si confluisce tacitamente il TFR dei lavoratori che non hanno una forma di previdenza complementare collettiva di riferimento e che entro 6 mesi dall’assunzione non hanno scelto un fondo pensione a cui destinare il TFR, né hanno deciso di lasciarlo presso l’azienda.


Come decidere del TFR? Dove conviene metterlo?

Per poter prendere una decisione saggia, devi sapere quali sono i fattori che caratterizzano le scelte che hai. Dunque dovrai analizzare accuratamente:

  • costi di gestione del fondo pensione: è indispensabile valutare i costi, lo dico sempre, ogni volta che parlo di investimenti. Infatti, i costi di gestione possono variare anche parecchio e possono avere un impatto incisivo sui tuoi soldi. Costi elevati di gestione possono erodere capitale e impattare negativamente sulla prestazione finale. Il TFR in azienda invece non prevede nessun costo;
  • regole di tassazione sul TFR ed eventuali agevolazioni fiscali: Il TFR in azienda è tassato tramite il meccanismo della tassazione separata. Questo vuol dire che non viene applicata l’aliquota IRPEF dell’anno di incasso, bensì una media calcolata sugli ultimi  cinque anni. Le aliquote Irpef scaglionano la tassazione in percentuale del reddito. L’aliquota in questo caso non sarà mai inferiore al 23% ( minimo 23%-massimo 43%);
  • rendimenti dei fondi pensione o rivalutazione del TFR: è indispensabile valutarei rendimenti finanziari conseguiti dal fondo pensione in funzione alla linea di investimento scelta. Sappi che di solito conviene  investire in un fondo pensione al netto dei costi e delle tassazioni; i fondi pensione aperti hanno ottenuto rendimenti circa intorno al 3,3%. La rivalutazione del TFR lasciato in azienda si ottiene invece a un tasso fisso del 1,5%, + 75% dell’indice ISTAT (prezzi dei beni al consumo);
  • età tua al momento della scelta: anche questo elemento impatta. Considera che se sei giovane hai molti anni per investire i soldi in un fondo pensione, mentre se sei più avanti con l’età, magari prossimo alla pensione, potrebbe non avere senso.

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Regime agevolato con il Fondo pensione?

Abbiamo parlato di agevolazioni fiscali, dunque è il momento di approfondire questo aspetto. Il TFR in un fondo pensione prevede un regime agevolato: la prestazione integrativa (generata anche dal versamento del TFR) è soggetta a una ritenuta a titolo d’imposta con aliquota massima del 15% ( inferiore a quelle dell’Irpef). La stessa è destinata a scendere a partire dal quindicesimo anno di contribuzione , scontando lo 0.30%, fino a toccare un minimo del 9%.(minimo 15% – massimo 9%)

Se decidi di lasciare il TFR in azienda hai diritto alla rivalutazione annuale del capitale dello 0,75% del tasso d’inflazione Istat + l’1,5% fisso.

La previdenza integrativa ha, dal canto suo, alcuni vantaggi di natura fiscale che ti riassumo in breve:

  • puoi dedurre fino a 5.164 euro dal reddito (per le somme oltre il TFR): ciò vuol dire, per parlare in maniera chiara, che il denaro versato (qui parliamo del contributo annuo al di fuori del TFR) si può sottrarre dal reddito in sede di dichiarazione. Esempio: un lavoratore con un imponibile di 15 mila euro, se versa 1000 euro annui di previdenza complementare si vedrà calcolate le imposte su 14 mila euro (15 mila – 1000 euro). La deduzione, se mastichi poco il fisco, conviene di più della detrazione di cui spesso si sente parlare: la prima, appunto, riduce il reddito a cui applicare il prelievo fiscale mentre la seconda si toglie alle imposte da pagare, cioè alla quota di Irpef dovuta in ragione del reddito stesso;
  • aliquota agevolata in sede di erogazione del TFR destinato alla previdenza complementare: la ritenuta in questo caso è del 15% e, dopo il 15esimo anno di versamento, scende dello 0,3% per ogni anno eccedente (16, 17, 18, e così via per capirsi) fino ad un massimo del 6%. A titolo di esempio: un lavoratore che ha versato per 30 anni si vede applicata una ritenuta del 9% in luogo del 15% di base che è già un’agevolazione. Questo perché, di contro, se si lascia il TFR in azienda, al momento dell’erogazione, ci si vede imporre la tassazione ordinaria IRPEF che, nell’aliquota minima, è pari al 23%. Sapete sicuramente benissimo che se avete un reddito più elevato le aliquote aumentano;
  • tassazione ridotta sui rendimenti: le rendite finanziarie, come è noto, sono tassate. Il fisco non butta via mai niente, lo sappiamo benissimo. Dal 2015 la tassazione sui rendimenti è salita dall’11% al 20%: molti si sono incavolati ma, in realtà, si tratta pur sempre di un’aliquota agevolata in qualche modo rispetto, per esempio, a quella che riguarda i conti deposito.

Riassumendo, nella scelta devi considerare che:

  • è vero che il TFR in Azienda non viene tassato subito, tuttavia quando riceverai la liquidazione al termine del rapporto di lavoro, la somma sarà tassata. Il regime fiscale a cui verrà sottoposto il TFR è la cosiddetta. “tassazione separata” ad aliquota media degli ultimi 5 anni. Giusto per rendere l’idea la tassazione minima è del 23%;
  • anche il TFR nel Fondo Pensione non viene tassato subito, ma quando il lavoratore lo riceverà come prestazione (rendita pensionistica o, nei limiti di legge, capitale). La tassazione oscilla da un minimo del 9% a un massimo del 15% (in base al numero di anni di iscrizione alla previdenza integrativa).


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I rendimenti

Abbiamo visto i costi, e ho voluto approfondire a lungo il tema, poichè le persone spesso si concentrano sui rendimenti senza mai valutare i costi (o senza dedicare a questa voce la giusta attenzione).

Ma vediamo comunque rapidamente anche i rendimenti, che certamente non sono da tralasciare nella scelta_

  • in azienda sono pari al tasso costituito dall’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione annua;
  • nel Fondo pensione, invece, si rivaluta in base ai risultati della gestione finanziaria in cui si è scelto di investire i propri versamenti.

Destinazione TFR: cosa conviene fare? Pro e Contro

Ma quindi, cosa devi fare? Mi spiace averti tenuto su questa pagina a lungo, ma penso che sarebbe stato superficiale darti una risposta netta soltanto per aiutarti a decidere. Il problema, come avrai capito, è che non c’è una risposta netta.

Tutto lascerebbe pensare che conviene destinare il TFR alla previdenza complementare anche perché il Legislatore sembra aver fatto di tutto per favorire questa decisione.

In parte non è sbagliato se si considera che, in caso di difficoltà economica dell’azienda, i crediti per i trattamenti da fine rapporto rischierebbero di svanire, sebbene godano di diversi privilegi in sede di fallimento.

Continuando a ragionare in chiave ideale, dunque, un fondo pensione che per legge deve garantire il capitale appare sicuramente più solvibile di un’impresa e, di questi tempi, è una cosa non da poco soprattutto se consideriamo che il tessuto economico italiano è composto da PMI di dimensioni generalmente piccole.

Però…c’è sempre un però

Quando ci parlano dei fondi pensione ci mostrano sempre i rendimenti in percentuale: rendimenti che, molto spesso, sono decisamente superiori rispetto a quelli che per legge deve garantire la rivalutazione del TFR in azienda.

Destinare il proprio TFR ad una gestione apparentemente più remunerativa, però, presenta una serie di criticità che ti elenco:

  • Minore disponibilità della somma: se lasci l’azienda dove lavori (cosa tutt’altro che improbabile vista la flessibilità attuale) ottieni subito il tuo TFR e puoi disporne come meglio credi. Se, invece, lo destini ad un fondo pensione è molto più difficile avere i tuoi soldi subito (per approfondire, leggi l’articolo generale sulla previdenza complementare in cui ti spiego questo tema);
  • Maggiore complessità dell’operazione: scegliere un fondo pensione non è come giocare a carte o scegliere il gelato, siamo pur sempre di fronte ad un prodotto di natura finanziaria che non è affatto semplice da comprendere. Devi considerare parecchie variabili come costi, esposizione al rischio e redditività. Se hai voglia di farlo, su questo portale trovi pane per i tuoi denti. Se non hai voglia di sbatterti, ti consiglio di non dedicarti a cose troppo complicate (anche se, per il tuo bene, quando si tratta di soldi conviene sempre impegnarsi!);
  • Minore controllo sui propri investimenti: i fondi pensione fanno parte della categoria del risparmio gestito nella quale si annidano, spesso, diversi problemi di trasparenza e redditività. Ne parlo apertamente nel mio video corso gratuito “Investi con Buon Senso” in cui ti spiego tutto per bene in oltre 72 minuti di contenuti esclusivi.

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Allora cosa conviene fare con il TFR? Dove metterlo?

Dove destinare il TFR? In breve, cerco di riassumere i pro ed i contro di entrambe le soluzioni senza avere la pretesa di risolvere per sempre il tuo problema visto che la finanza personale è tale perché ad ogni individuo corrispondono determinate esigenze e necessità.

Previdenza Complementare

Pro:

  • Il capitale è tenuto a parte rispetto alla cassa del datore di lavoro;
  • Maggiori possibilità di guadagnare nel lungo periodo grazie all’accesso ai mercati finanziari;
  • Deduzione fiscale fino a 5.164€ per i versamenti ulteriori (oltre il TFR);
  • Alcune aziende oltre al TFR accettano di fare anche versamenti integrativi perché gli conviene fiscalmente;
  • Agevolazione fiscale sulla prestazione pensionistica futura (15% che scende dello 0,3% ogni anno fino ad un minimo del 9%).

Contro:

  • Oscillazioni sui mercati che possono far diminuire il valore dei versamenti;
  • Dipende tutto dalla scelta dei mercati su cui investire;
  • Complessità maggiore.

TFR in Azienda

Pro

  • Minore complessità;
  • Garanzia di rivalutazione prevista dalla legge (1,5% annuo + 75% dell’inflazione ISTAT);
  • Puoi avere i soldi al termine del rapporto di lavoro (spesso ma non sempre, dipende dal contratto).

Contro

  • Minore rivalutazione;
  • I soldi sono “in mano all’azienda”.

Le mie Opinioni: Dove investire il TFR?

In questa guida abbiamo cercato di rispondere alla domanda legata a dove conviene investire il TFR. A questo punto credo di poter dire liberamente quello che penso io perché ti ho fornito tutti gli strumenti necessari per riflettere in autonomia.

Io, in generale, ritengo che investire pensando al futuro sia una necessità di tutti e che dobbiamo farlo assumendoci le nostre responsabilità, senza delegare ad altri (Stato, aziende, banche, assicurazioni, promotori) scelte che riguardano noi.

Tra le due opzioni, con ogni probabilità, è più conveniente aderire al fondo pensione di categoria o iscriversi ad uno aperto: i pro mi sembrano superare decisamente i contro.

Quindi, ricapitolando, se stai solo cercando un “si” o un “no” riguardo la destinazione del TFR la mia risposta pende più verso l’affermativo: almeno per ciò che concerne il TFR vedo più vantaggi nel destinarlo al fondo pensione.

Ciò, però, non cambia il mio giudizio non particolarmente favorevole verso la previdenza integrativa che presenta molti lati oscuri: ne parlo qui se desideri approfondire.

Dove conviene lasciare il TFR? Non esistono risposte lineari

Se leggerai l’articolo sulla previdenza integrativa in generale o continuerai a visitare questo sito, ti renderai conto che non ci sono risposte secche valide per tutti a prescindere.

La finanza, come amo dire, viene definita “personale” proprio perché contempera una serie di esigenze individuali che variano da persona a persona e ciò che va bene per te non è detto vada bene per me o per qualcun altro ancora.

In particolare, il mondo degli investimenti è molto complesso e non si esaurisce soltanto con la previdenza integrativa. La prima cosa importante da capire è che:

Per investire con consapevolezza serve una strategia di lungo periodo che parta dalle basi dell’organizzazione delle nostre finanze.

Devi capire fin da subito, se stai iniziando ad interessarti ora, che gli investimenti non sono “pezzi” che vanno a compartimenti stagni: oggi pensi al fondo pensione, domani al conto deposito, poi agli investimenti in borsa.

Investire è un processo di decisioni e azioni che si protrae nel tempo e che inquadra le singole scelte in un contesto che predeterminiamo noi attraverso la pianificazione.

A mio parere è riduttivo chiedersi cosa fare del TFR soltanto, ma bisogna domandarsi quanto denaro vogliamo risparmiare e investire da qui a 30 anni, quanti soldi vogliamo avere in futuro, che opportunità vogliamo dare ai nostri figli (se ne abbiamo).

Dobbiamo farlo noi perché non siamo più nel tempo dello Stato assistenzialista e, nel bene e nel male, è sempre e solo colpa nostra (o merito nostro).

Ciò detto, dunque, mi serve per introdurti ad una serie di articoli che ho scritto per te e che possono guidarti se ti stai approcciando ora agli investimenti:

Puoi, inoltre, approfondire il tema della previdenza nella sezione specifica di Affari Miei oppure leggendo una serie di recensioni dei principali fondi pensione aperti e chiusi che ti lascio di seguito:

Fondi chiusi

Fondi Aperti

In più, grazie a Fondo Pensione TOP puoi trovare in pochi minuti il fondo più adatto a te se stai pensando di aderire ad un fondo aperto.

Ti auguro un buon proseguimento di navigazione e spero di riaverti presto sul blog.


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

2 Commenti

Renan · 6 Agosto 2019 alle 10:58

Se vuoi aggiungere ancora un’altro punto: ci sono delle aziende che accettano di versare qualcosa (tipo 3% del reddito lordo) quando il lavoratore accetta di versare un importo oltre al TFR (tipo 2% del reddito lordo). Questo tipo di beneficio è un Pro importante per la Previdenza Complementare (anche perché dell’importo versato dal lavoratore c’è la deduzione fiscale).

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 6 Agosto 2019 alle 12:16

    Ciao Renan,

    grazie per il contributo 😉

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