Piani Individuali di Risparmio: Conviene Investire nei PIR? Le Mie Opinioni

Dal Gennaio 2017 sono disponibili anche in Italia i PIR, ovvero i piani individuali di risparmio, una soluzione già presente in altri Paesi e che apre prospettive interessanti sotto il profilo fiscale per chi è alla ricerca di strumenti di risparmio e investimento.

Spiegare il funzionamento dei PIR non è semplice ed è per questo motivo che ho preparato per te una guida dettagliata non solo sule modalità di sottoscrizione, ma anche sulle modalità di funzionamento, sui possibili guadagni e le possibili perdite e sui vantaggi fiscali che dovrebbero essere, almeno nelle intenzioni del legislatore, la vera attrattiva di questo tipo di investimento.

Se ti stai chiedendo se questa prospettiva può essere conveniente ho una buona notizia per te: al termine di questo articolo le tue opinioni saranno sicuramente più solide e chiare.

Cominciamo.

Piani Individuali di Risparmio: cosa sono e come funzionano

I PIR sono una forma di investimento individuale, limitato per investitore a 150.000 euro e per singolo PIR a 30.000 euro, di medio termine, che di fronte a vantaggi fiscali che avremo modo di analizzare più avanti impone non solo di mantenere i titoli acquistati per un determinato periodo di tempo, ma anche di scegliere soltanto tra determinate categorie di titoli.

Così come è avvenuto per l’abbassamento delle aliquote sulle obbligazioni statali, anche per i PIR l’idea del legislatore è quella di pilotare il risparmio verso determinate forme di investimento garantendo a chi segua le norme un risparmio fiscale non di poco conto.

I piani individuali di risparmio sono già realtà in moltissimi paesi del mondo sviluppato (pensiamo a UK, USA, ma anche Francia e Giappone) e sono una forma di investimento pensata principalmente per i piccoli e medi investitori.

Come devono essere composti i PIR?

I Piani Individuali di Risparmio devono necessariamente obbedire a delle norme che obbligano il fondo ad avere una determinata composizione.

Innanzitutto almeno il 70% del capitale deve essere investito in titoli che sono emessi da imprese italiane, o in alternativa da imprese europee che abbiano un’organizzazione stabile in Italia.

Di questo 70%, un terzo deve essere necessariamente investito in aziende che non sono incluse nel FTSE Mib, ovvero in aziende che siano di dimensioni minori e che rispondano ai criteri fissati per l’individuazione delle piccole e medie imprese. Potranno essere scelti per questo 30% del 70% titoli che sono quotati nel MidCap, Star, Standard, AIM.

Il restante 30% può essere investito negli strumenti finanziari che si preferiscono.

In via generale, non più del 10% può essere destinato a titoli emessi dalla stessa impresa.

I vincoli sono particolarmente stringenti e possono ridurre la possibilità di conseguire utili: non potremo seguire, come nel caso dei fondi, le indicazioni e i titoli più vantaggiosi, ma dovremo sempre tenere a mente (noi o la SGR) gli obblighi sulla composizione dei suddetti PIR.

Su quali mercati si quotano i titoli del residuo 30% del PIR?

Sarà utile per chi vuole avvicinarsi ai PIR conoscere almeno sommariamente quelli che sono i mercati di destinazione per i titoli della Piccola e Media Impresa:

  • MidCap è forse il più importante di questi: è un indice che raccoglie tutte le imprese quotate a piccola o media capitalizzazione. Al suo interno si trovano le 60 aziende più grandi tra quelle che non fanno parte dell’indice FTSEMib. La composizione dell’indice viene aggiornata ogni 3 mesi;
  • AIM: il mercato degli investimenti alternativi; è un mercato regolamentato in seno alla borsa italiana e raccoglie le piccole e medie imprese italiane che abbiano dei buoni potenziali di crescita. Sarà Borsa Italiana ad individuare, a cadenza regolare, quali imprese far rientrare in questo indice;
  • STAR: in questo indice si trovano le aziende che hanno una capitalizzazione tra i 40 milioni e il miliardo di euro. Per far parte del segmento STAR bisogna inoltre possedere ulteriori requisiti: trasparenza, altissima liquidità e misure di Corporate Governance che siano in linea con quanto previsto dagli standard internazionali.

Quali sono i limiti di investimento nei PIR?

Il primo limite legislativo che ci interessa è quello del monte di risparmio che si può veicolare verso questa particolare forma di strumento.

I limiti imposti dal legislatore sono di 30.000 euro per singolo PIR, e nel complesso di 150.000 euro per singolo investitore.

Superato questo limite, si potrà comunque investire in PIR, anche se l’unico vantaggio, quello fiscale, verrà meno.


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Vantaggi e svantaggi

Vediamo insieme brevemente i punti di forza e quelli di debolezza dei PIR partendo dai vantaggi.

Esenzione fiscale…a determinate condizioni!

I PIR hanno un unico, seppur importantissimo, vantaggio. Mentre le rendite finanziarie sono tassate al 26%, da calcolarsi sulla base imponibile costituita dalla plusvalenza, i PIR non sono tassati, a patto che si mantenga il piano per almeno 5 anni.

Questo vuol dire un risparmio lordo del 26% (e del 12,5% nel caso in cui il titolo di paragone sia un’obbligazione), risparmio lordo che deve essere però confrontato, come faremo più avanti, con i costi di gestione di questa forma di risparmio.

I PIR sono esenti anche nel caso di donazione e successione

Altro fattore sicuramente interessante è il fatto che anche nel caso in cui i PIR dovessero essere donati oppure soggetti a successione per morte del de cuius, le norme che permettono di avere esenzione fiscale sono da considerarsi comunque valide.

Questo vuol dire che tanto il ricevente quanto l’erede potranno godere dell’esenzione fiscale sui guadagni conseguiti con i PIR, a patto di mantenerli per un totale di 5 anni dalla prima sottoscrizione.

Svantaggi

I PIR sono soggetti anche a diversi svantaggi, che devono essere debitamente considerati prima dell’investimento:

  1. Ci sono dei costi di gestione che non possono essere assolutamente ignorati prima dell’investimento; ogni PIR ha dei costi di gestione differenti, che oscillano tra l’1,20% e l’1,35% sul capitale investito. Questo vuol dire che il PIR, per essere vantaggioso, deve avere un rendimento superiore al 5% annuo e che è dunque svantaggioso per gli investimenti a basso rendimento (pensiamo alle obbligazioni);
  2. Le restrizioni sono importanti: le SGR che gestiscono i PIR non possono investire liberamente e sono costrette a mantenere almeno il 70% del capitale investito in imprese italiane;
  3. Per godere del vantaggio fiscale si devono aspettare almeno 5 anni, attesa che rende i PIR poco liquidi sul breve e medio periodo.

Conviene investire in PIR? Le mie opinioni

La soluzione del governo italiano ha provato ad accontentare tutti, ma non posso sicuramente dire che la parte in causa che trae più vantaggi da questo tipo di investimento sia il risparmiatore.

Ci sono buoni vantaggi soprattutto per le SGR, che immagazzineranno delle commissioni importanti e per le PMI, che vedranno arrivare, grazie alle imposizioni imposte dal legislatore, capitali che non avrebbero, altrimenti, mai visto.

Sul vantaggio fiscale…

Il vantaggio unico dei PIR è quello dell’esenzione fiscale nel caso in cui si trattenga il PIR stesso per almeno 5 anni.

È un vantaggio che però si configura soltanto nel caso in cui il titolo dovesse effettivamente guadagnare e soltanto nel caso in cui i costi di gestione dovessero essere minori del guadagno effettivamente conseguito, o meglio, della differenza costituita dall’aliquota sulle rendite finanziarie, ovvero il 26% della plusvalenza.

Lascia che ti dica una cosa, è una confidenza che ti faccio ad alta voce:

Dove c’è un vantaggio fiscale eclatante, di solito, si annida qualche altra fregatura.

Qui ne vedo almeno due:

  • Alimentare le banche e non i clienti (ti spiego meglio come nel prossimo paragrafo);
  • Finanziare aziende che hanno difficoltà a reperire risorse: il mercato premia le aziende che producono utili e che vanno bene. Se un’azienda funziona, fuori dalla porta della sede sociale c’è la fila di investitori. Se le aziende inserite nei PIR non ricevono abbastanza soldi da azionisti o grossi fondi di investimento straniero c’è qualche problema di attrattività. Forse i membri del governo dovrebbero fare meglio il loro lavoro per rendere l’Italia un luogo in cui fare business più che “costringere” i propri cittadini ad investire come vorrebbero loro.

Ci sono alcune domande che dovresti farti tu tipo: hai tutta questa voglia di impiegare i tuoi soldi su piccole aziende di un mercato piccolo come quello domestico?

Perché non parliamo delle aziende top del FTSE MIB – che comunque, a livello mondiale, occupano un posto marginale sui mercati azionari – ma di aziende che spesso fatturano a stento decine di milioni ogni anno e sono esposte, più di altre, a rischi.

A mio parere non devi chiederti se ci sono dei vantaggi ma se condividi il fine del prodotto alla luce dei tuoi obiettivi. Se non hai degli obiettivi finanziari e cerchi solo il rendimento, secondo me ti tocca fare marcia indietro e cominciare dal definire come e perché vuoi investire.

Risparmio gestito…il vero beneficiario!

Come ti accennavo prima, vedo nei PIR l’enorme problema tipico dei prodotti pensati più per le banche che per i clienti.

Proprio come i fondi comuni, anche i PIR sono una forma di risparmio gestito. La gestione è affidata, come nel primo caso, alle SGR, ovvero alle società di gestione, che si preoccupano non solo di investire in modo da massimizzare i nostri profitti, ma anche nel rispetto di quelle che sono le restrizioni che la legge impone affinché un fondo possa essere considerato un PIR.

Il fatto che siano nella stragrande maggioranza dei casi una forma di risparmio gestito comporta dei costi aggiuntivi rispetto al possesso dei meri titoli, costi di gestione che dovranno essere attentamente considerati prima di procedere con l’investimento in questa specifica forma di strumento finanziario.

Se questa è la prima volta che approdi su Affari Miei, ti consiglio di leggere l’articolo in cui ti spiego come investo io.

In sintesi, sono profondamente contrario a qualsiasi soluzione che rientri nel campo del risparmio gestito perché:

  • Le commissioni sono troppo elevate: preferisco scegliere io dove investire senza far ingrassare banche e SGR di commissioni di vario tipo;
  • Non mi piacciono i vincoli: questa storia che qualcuno debba dirmi dove mettere i miei soldi, per quanto tempo e perché…mi angoscia!;
  • La mia strategia è differente: io punto al lungo periodo ed alla massima diversificazione a livello globale. L’Italia vale a stento il 2% del mercato mondiale, l’idea di scegliere un prodotto che insiste soltanto sulle piccole aziende del mio Paese non mi piace e non c’è ragione patriottica che tenga di fronte all’allocazione dei miei soldi.

Se sei nuovo all’argomento “risparmio gestito”, ti consiglio di prenderti 25 minuti del tuo tempo per scaricare gratis il mio video report in cui ti spiego tutto quello che devi sapere.

Conclusioni

Se questa è la tua prima volta su Affari Miei, ti ho fornito un parere qualificato su questa tipologia di investimenti. Il mio consiglio, comunque, è quello di partire dalle fondamenta e puoi farlo attraverso i percorsi che ho strutturato per te:

Ti auguro un buon proseguimento su Affari Miei, a presto.


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, ha sviluppato nel tempo la passione per la finanza personale e lo sviluppo individuale. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

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