Piani Individuali di Risparmio: Conviene Investire nei PIR?

Dal Gennaio 2017 sono disponibili anche in Italia i PIR, ovvero i piani individuali di risparmio, una soluzione già presente in altri Paesi e che apre prospettive interessanti sotto il profilo fiscale per chi è alla ricerca di strumenti di risparmio e investimento.

Spiegare il funzionamento dei PIR non è semplice ed è per questo motivo che abbiamo preparato per voi una guida dettagliata non solo sule modalità di sottoscrizione, ma anche sulle modalità di funzionamento, sui possibili guadagni e le possibili perdite e sui vantaggi fiscali che dovrebbero essere, almeno nelle intenzioni del legislatore, la vera attrattiva di questo tipo di investimento.

Come funzionano i PIR? Sono convenienti? Sono uno strumento da tenere in considerazione o no? Vediamolo insieme.

Cosa sono i PIR?

I PIR sono una forma di investimento individuale, limitato per investitore a 150.000 euro e per singolo PIR a 30.000 euro, di medio termine, che di fronte a vantaggi fiscali che avremo modo di analizzare più avanti impone non solo di mantenere i titoli acquistati per un determinato periodo di tempo, ma anche di scegliere soltanto tra determinate categorie di titoli.

Così come è avvenuto per l’abbassamento delle aliquote sulle obbligazioni statali, anche per i PIR l’idea del legislatore è quella di pilotare il risparmio verso determinate forme di investimento garantendo a chi segua le norme un risparmio fiscale non di poco conto.

I piani individuali di risparmio sono già realtà in moltissimi paesi del mondo sviluppato (pensiamo a UK, USA, ma anche Francia e Giappone) e sono una forma di investimento pensata principalmente per i piccoli e medi investitori.

Quali sono i limiti di investimento nei PIR?

Il primo limite legislativo che ci interessa è quello del monte di risparmio che si può veicolare verso questa particolare forma di strumento.

I limiti imposti dal legislatore sono di 30.000 euro per singolo PIR, e nel complesso di 150.000 euro per singolo investitore.

Superato questo limite, si potrà comunque investire in PIR, anche se l’unico vantaggio, quello fiscale, verrà meno.

Il vantaggio offerto dai PIR: l’esenzione fiscale (a determinate condizioni)

I PIR hanno un unico, seppur importantissimo, vantaggio. Mentre le rendite finanziarie sono tassate al 26%, da calcolarsi sulla base imponibile costituita dalla plusvalenza, i PIR non sono tassati, a patto che si mantenga il piano per almeno 5 anni.

Questo vuol dire un risparmio lordo del 26% (e del 12,5% nel caso in cui il titolo di paragone sia un’obbligazione), risparmio lordo che deve essere però confrontato, come faremo più avanti, con i costi di gestione di questa forma di risparmio.

I PIR sono una forma di risparmio gestito

Proprio come i fondi comuni, anche i PIR sono una forma di risparmio gestito. La gestione è affidata, come nel primo caso, alle SGR, ovvero alle società di gestione, che si preoccupano non solo di investire in modo da massimizzare i nostri profitti, ma anche nel rispetto di quelle che sono le restrizioni che la legge impone affinché un fondo possa essere considerato un PIR.

Il fatto che siano nella stragrande maggioranza dei casi una forma di risparmio gestito comporta dei costi aggiuntivi rispetto al possesso dei meri titoli, costi di gestione che dovranno essere attentamente considerati prima di procedere con l’investimento in questa specifica forma di strumento finanziario.

I PIR sono esenti anche nel caso di donazione e successione

Altro fattore sicuramente interessante è il fatto che anche nel caso in cui i PIR dovessero essere donati oppure soggetti a successione per morte del de cuius, le norme che permettono di avere esenzione fiscale sono da considerarsi comunque valide.

Questo vuol dire che tanto il ricevente quanto l’erede potranno godere dell’esenzione fiscale sui guadagni conseguiti con i PIR, a patto di mantenerli per un totale di 5 anni dalla prima sottoscrizione.

Come devono essere composti i PIR?

I Piani Individuali di Risparmio devono necessariamente obbedire a delle norme che obbligano il fondo ad avere una determinata composizione.

Innanzitutto almeno il 70% del capitale deve essere investito in titoli che sono emessi da imprese italiane, o in alternativa da imprese europee che abbiano un’organizzazione stabile in Italia.

Di questo 70%, un terzo deve essere necessariamente investito in aziende che non sono incluse nel FTSE Mib, ovvero in aziende che siano di dimensioni minori e che rispondano ai criteri fissati per l’individuazione delle piccole e medie imprese. Potranno essere scelti per questo 30% del 70% titoli che sono quotati nel MidCap, Star, Standard, AIM.

Il restante 30% può essere investito negli strumenti finanziari che si preferiscono.

In via generale, non più del 10% può essere destinato a titoli emessi dalla stessa impresa.

I vincoli sono particolarmente stringenti e possono ridurre la possibilità di conseguire utili: non potremo seguire, come nel caso dei fondi, le indicazioni e i titoli più vantaggiosi, ma dovremo sempre tenere a mente (noi o la SGR) gli obblighi sulla composizione dei suddetti PIR.

Su quali mercati si quotano i titoli del residuo 30% del PIR?

Sarà utile per chi vuole avvicinarsi ai PIR conoscere almeno sommariamente quelli che sono i mercati di destinazione per i titoli della Piccola e Media Impresa.

MidCap è forse il più importante di questi: è un indice che raccoglie tutte le imprese quotate a piccola o media capitalizzazione. Al suo interno si trovano le 60 aziende più grandi tra quelle che non fanno parte dell’indice FTSEMib. La composizione dell’indice viene aggiornata ogni 3 mesi.

AIM: il mercato degli investimenti alternativi; è un mercato regolamentato in seno alla borsa italiana e raccoglie le piccole e medie imprese italiane che abbiano dei buoni potenziali di crescita. Sarà Borsa Italiana ad individuare, a cadenza regolare, quali imprese far rientrare in questo indice.

I PIR sono vantaggiosi?

Il vantaggio unico dei PIR è quello dell’esenzione fiscale nel caso in cui si trattenga il PIR stesso per almeno 5 anni.

È un vantaggio che però si configura soltanto nel caso in cui il titolo dovesse effettivamente guadagnare e soltanto nel caso in cui i costi di gestione dovessero essere minori del guadagno effettivamente conseguito, o meglio, della differenza costituita dall’aliquota sulle rendite finanziarie, ovvero il 26% della plusvalenza.

Quali sono gli svantaggi dei PIR?

I PIR sono soggetti anche a diversi svantaggi, che devono essere debitamente considerati prima dell’investimento:

  1. Ci sono dei costi di gestione che non possono essere assolutamente ignorati prima dell’investimento; ogni PIR ha dei costi di gestione differenti, che oscillano tra l’1,20% e l’1,35% sul capitale investito. Questo vuol dire che il PIR, per essere vantaggioso, deve avere un rendimento superiore al 5% annuo e che è dunque svantaggioso per gli investimenti a basso rendimento (pensiamo alle obbligazioni);
  2. Le restrizioni sono importanti: le SGR che gestiscono i PIR non possono investire liberamente e sono costrette a mantenere almeno il 70% del capitale investito in imprese italiane;
  3. Per godere del vantaggio fiscale si devono aspettare almeno 5 anni, attesa che rende i PIR poco liquidi sul breve e medio periodo.

A chi conviene il PIR?

La soluzione del governo italiano ha provato ad accontentare tutti, ma non possiamo sicuramente dire che la parte in causa che trae più vantaggi da questo tipo di investimento sia il risparmiatore.

Ci sono buoni vantaggi soprattutto per le SGR, che immagazzineranno delle commissioni importanti e per le PMI, che vedranno arrivare, grazie alle imposizioni imposte dal legislatore, capitali che non avrebbero, altrimenti, mai visto.

Questo non vuole assolutamente dire che i PIR non siano mai vantaggiosi per chi vorrebbe investirci: si deve valutare attentamente la possibilità e tenere conto del fatto che per rendimenti sotto il 5% annuo c’è davvero pochissimo di cui guadagnare.

STAR: in questo indice si trovano le aziende che hanno una capitalizzazione tra i 40 milioni e il miliardo di euro. Per far parte del segmento STAR bisogna inoltre possedere ulteriori requisiti: trasparenza, altissima liquidità e misure di Corporate Governance che siano in linea con quanto previsto dagli standard internazionali.

Quale PIR scegliere?

Ecco alcune recensioni presenti su Affari Miei da consultare come approfondimento:

Buoni investimenti!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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