ETF Obbligazionari: Rendimento, Tipologie e Caratteristiche. Come Scegliere?

Gli ETF obbligazionari sono una forma di investimento molto interessante, perché ti permettono di ottenere rendimenti discreti con rischi estremamente ridotti. Ovviamente prendi questa introduzione come un discorso generale: ci sono alcune eccezioni che confermano la regola, ma le vedremo meglio in un paragrafo successivo.

Quello che conta, in primo luogo, sono due cose:

  • Gli ETF, per loro natura, fanno un’intermediazione dei tagli che ti consente di investire su una molteplicità di strumenti finanziari anche se hai basse cifre a disposizione. Qui trovi una guida per approfondire questi strumenti;
  • Essendo costituiti da obbligazioni, ovvero dei titoli di credito, hanno un rischio intrinseco minore di quello dei fondi azionari.

Esistono centinaia di ETF obbligazionari, per cui diventa anche un po’difficile riuscire ad orientarsi in questo mercato se non hai mai avuto a che fare con dei fondi a gestione passiva. Come saprai, io ho una particolare predilezione per questo tipo di strumento finanziario e di conseguenza ho voluto approfondire molto il discorso negli ultimi anni.

Comprendere gli ETF obbligazionari

Dividendo l’insieme degli ETF obbligazionari in categorie, vedrai che il discorso si farà da subito più semplice. Per suddividerli si usa solitamente questa classificazione:

  • Per tipologia di obbligazioni: possono essere fondi che acquistano obbligazioni governative, oppure obbligazioni corporate (emesse da aziende private). Inoltre possono essere stabiliti ulteriori criteri di selezione a livello geografico (solo Europa, solo USA), merceologico (solo aziende tech, solo aziende grandi) o macroeconomico (solo nazioni sviluppate, solo nazioni in via di sviluppo, ecc.). Qui trovi una guida sulle varie tipologie di obbligazioni, se necessitassi di schiarirti le idee;
  • Per rischio: ci sono fondi che acquistano solo obbligazioni AAA (rischio di insolvenza praticamente nullo), fondi che acquistano titoli investment grade (con un rischio bilanciato) e fondi che acquistano strumenti sotto il livello di investment grade (molto rischiosi, ma potenzialmente molto proficui);
  • Per scadenza: un ETF può essere composto di obbligazioni con scadenza a 5, 10, 15 anni ed anche più;
  • Per valuta: ci sono ETF che utilizzano l’euro come valuta per vendere le quote e comprare le obbligazioni, ed in questo caso non dovrai tener conto del rischio di cambio. Altri fondi usano altre valute, ed in questo caso devi tener conto del rischio di oscillazione del cambio oppure annullarlo con una strategia di hedging. In un’altra guida vedremo come puoi creare una protezione di questo genere usando un’operazione inversa alla prima che, in qualsiasi modo vadano le cose, ti garantisce una somma zero sul rischio di andamento dei cambi;
  • Per trattamento delle cedole: alcuni gestori decidono di distribuire le cedole dividendole tra i proprietari delle quote, altri le capitalizzano nel fondo facendo così aumentare il valore delle quote stesse.

Qui ti lascio una puntata sugli ETF che puoi ascoltare


Ti spiego gli ETF semplicemente: ascolta il Podcast!


Come scegliere su quali ETF obbligazionari investire

Adesso ti spiego il mio metodo logico e matematico per capire se e quali ETF obbligazionari possono fare al caso mio. Puoi benissimo adattarlo, se vuoi, al tuo caso.

Cominciamo con il dire che, in generale, qualsiasi piano di accumulo del capitale o di semplice preservazione del patrimonio prevede una certa percentuale di capitale investito in obbligazioni; piuttosto che acquistarle singolarmente, per dividere meglio il rischio, scegliere di comprarle in forma di quote di ETF è una buona idea.

Solo chi ha capitali veramente molto alti (>800.000 euro) può ipoteticamente riuscire a ricostruire la stessa distribuzione del capitale di un ETF obbligazionario ben bilanciato e bilanciare da sé il rischio.

Anche in questo caso, però, il risparmio sarebbe davvero minimo rispetto all’acquisto delle quote di un fondo perché i costi di gestione di questi strumenti sono molto bassi.

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1° Passo: Delinea il tuo profilo di rischio

A seconda di quanto sei pronto a rischiare per ottenere un rendimento più alto, puoi fare delle considerazioni che da subito orienteranno la tua scelta facendoti scartare gran parte delle ipotesi non adatte.

Per semplicità, diciamo che tu possa attribuirti un valore da 1 a 10 in cui 1 è il desiderio di totale sicurezza e 10 è il desiderio di rischiare il più possibile per guadagnare il più possibile.

  • Rischio 8, 9, 10: il tuo profilo di rischio è molto alto, quindi non ha molto senso che gli ETF obbligazionari trovino spazio nel tuo portafoglio. Probabilmente ti interessano di più investimenti come l’equity crowdfunding, le azioni, i derivati e gli ETF azionari. Tuttavia potresti comunque tentare un rischio minore, a fronte di una potenziale redditività molto elevata, con gli ETF obbligazionari sub-investment grade. Buona fortuna!
  • Rischio 6-7: se rientri in questa categoria, molto probabilmente il 70% o più del tuo capitale non è investito sotto forma di obbligazioni ma di azioni. Di conseguenza è probabile che tu voglia aggiungere questi strumenti al portafoglio per mettere una parte di soldi “al sicuro”; ti potrebbero interessare gli ETF governativi investment grade (magari quelli delle nazioni in via di sviluppo, che offrono un rendimento maggiore) o quelli corporate emessi da grandi aziende (più redditizi di quelli emessi dai governi, ma comunque sicuri);
  • Rischio 5: dal momento in cui hai un profilo di rischio esattamente a metà tra gli estremi, dovresti investire circa il 60% dei tuoi fondi in obbligazioni. Puoi dividerli ulteriormente in un 40% da usare per comprare ETF governativi investment grade, un 10% per comprare ETF corporate investment grade ed un 10% per comprare ETF governativi AAA;
  • Rischio 4: in questo caso almeno il 70% del tuo patrimonio mobiliare dovrebbe essere investito in obbligazioni, scegliendone di sicure. Puoi puntare per il 25% su ETF governativi AAA, per il 35% su ETF governativi investment grade (mischiando nazioni in via di sviluppo e economie già sviluppate) e per il 10% su obbligazioni corporate investment grade;
  • Rischio 3: a questo punto ci troviamo nella parte molto bassa della classificazione, in cui probabilmente i tuoi investimenti sui mercati finanziari sono per l’80% o più costituiti da obbligazioni o da strumenti da “italiano protettivo” (Buoni Fruttiferi Postali, conti deposito e via dicendo). In questo caso ti interesseranno quasi sicuramente gli ETF obbligazionari governativi, per la buona parte con un profilo di rischio AAA e per la restante parte investment grade su nazioni sviluppate;
  • Rischio 1-2: gli unici ETF obbligazionari che ti possono interessare sono quelli governativi tripla A che acquistano titoli di economie già sviluppate.

Questa classificazione non è una legge universale, ma quello che per la mia personale esperienza farei nei panni di una persona a cui corrisponde ciascuno dei vari livelli di rischio.

2° Valuta i singoli ETF

Ecco che il discorso si fa un pochino più approfondito, perché dobbiamo iniziare ad introdurre le differenze tra gli ETF che appartengono alla stessa categoria. Anche in questo caso, però, possiamo aiutarci con valori numerici e suddivisioni per farci un’idea di quali quote ci possono interessare e quali no.

In primo luogo ti consiglio di farti questa domanda: vuoi una rendita semestrale/annuale, oppure vuoi un rendimento maggiore ma tutto liquidato quando vendi le tue quote?

  • Comprando le quote di un ETF che distribuisce le cedole, riceverai una rendita periodica sul tuo investimento;
  • Scegliendo invece un ETF che non distribuisce le cedole, queste verranno direttamente reinvestite dal fondo per comprare altre obbligazioni e di conseguenza si verificheranno i benefici della capitalizzazione composta degli interessi. Non avrai una rendita periodica, ma nel tempo costruirai un accumulo di valore sulla singola quota che ti garantirà di poterla vendere con un surplus maggiore alla somma delle singole cedole che avresti ricevuto nell’altra ipotesi.

In un secondo momento dovresti comprendere quali ETF obbligazionari, a parità di tutte le condizioni che abbiamo analizzato (tipo di strumenti acquistati, trattamento delle cedole, ecc.) sia più rischioso di un altro.

ETF di una categoria simile, tendenzialmente, hanno rendimenti simili. La differenza non è quasi mai così significativa da farci preferire un fondo ad un altro -ripeto, a parità di tutte le condizioni che abbiamo visto- ma nonostante ciò il rischio può variare. A questo punto, è ovvio che siano preferibili fondi che a parità di rendimento ci offrono un rischio più basso.

Per valutare questo rischio dovresti usare un dato disponibile per ogni ETF, ovvero la volatilità. Questo dato ci dice, in percentuale, qual è stato il range di oscillazione del valore dei fondi dell’ETF in un dato periodo di tempo. Per convenzione, di solito si fa riferimento alla volatilità annua.

Puoi usare questi riferimenti:

  • 0-5%: bassa volatilità;
  • 5-10%: volatilità media;
  • 10-15%: volatilità alta;
  • >15%: volatilità molto alta.

A parità di rendimento, dunque, favorisci ETF obbligazionari con una volatilità più bassa.

3° Controlla le spese

Una volta che hai fatto le tue scelte su tutto quanto, manca soltanto un aspetto da valutare: i costi di gestione.

Dal momento in cui gli ETF obbligazionari hanno caratteristiche simili, anche le spese sono simili ed in generale sono basse. Puoi aspettarti di pagare tra lo 0,1% e lo 0,25% del capitale investito, ogni anno, come commissione per remunerare i gestori del fondo. Se un ETF ha un profilo di rischio o di rendimento decisamente migliore di un altro, è evidente che abbia poco senso guardare questa piccola differenza.

Esiste anche, ma non per tutti gli ETF, una commissione che può essere pagata nel momento in cui si aderisce al fondo o quando ne si vendono le quote. Entrambe possono arrivare, in certi casi, fino al 3,5%.

Praticamente tutti i fondi a gestione passiva, però, prevedono in realtà commissioni decisamente più basse (0,50%-1%). Di solito viene utilizzata questa leva per disincentivare le persone dall’investire somme irrisorie, nell’ordine delle decine o poche centinaia di euro, perché così facendo le pratiche da pagare ai dipendenti della banca che vende il fondo e a quelli della società che lo gestisce costano di più di quel che il fondo ottiene. Aumentando il capitale investito, diminuiscono la commissione d’entrata e di gestione.

Dal momento in cui ci sono centinaia di fondi a gestione passiva, tuttavia, anche una volta fatte tutte le dovute considerazioni potresti comunque ritrovarti con una decina di scelte possibili.

Questo è l’ultimo fattore discriminante che può aiutarti a diminuire il numero di strade percorribili, dopodiché se ci fossero ancora troppe scelte sul tavolo puoi dividere fra loro il tuo capitale o sceglierne solo alcune.

Spunti per ogni categoria

Dal momento in cui non sono stato investito da una Divinità con il dono della veggenza, né tanto meno posso garantire io per gli ETF che altri stanno gestendo, tutto ciò che posso fare è darti i miei consigli sugli ETF più interessanti per ogni categoria.

Come dico nel mio corso “100mila euro sul conto“, in cui ho fatto un discorso approfondito su come investo i miei risparmi, questi sono comunque strumenti finanziari che ho avuto modo di studiare anche per ritrovarmi io stesso a comprare le loro quote.

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Rischio molto basso – Governativi Tripla A

Partiamo dagli ETF con il minore profilo di rischio, che acquistano obbligazioni del Tesoro delle economie già sviluppate. Ormai il nostro Paese non è più tra quelli con un rating di credito decente, ma basta guardare alla vicina Germania per trovare la famosa “tripla A”. Tra questi ETF ti segnalo:

  • Xtrackers iBoxx Germany 7-10 UCITS ETF 1D: un fondo piuttosto piccolo, con soli 6 milioni di euro gestiti al momento della stesura di questa guida, ma che è sul mercato dal 2012 ed ha fatto registrare un’ottima performance media addirittura leggermente superiore al benchmark di riferimento.
    • Politica sulle cedole: distribuzione annuale;
    • Volatilità 2018: 3,44%;
    • Commissioni di gestione: 0,15%.
  • Amundi Government Bond Highest Rated EuroMTS Investment Grade UCITS: un fondo decisamente più grande, con 292 milioni di euro attualmente gestiti malgrado esista appena da febbraio 2018. Grazie alla capitalizzazione composta delle cedole, questo è un ETF adatto a chi vuole conservare una parte del proprio patrimonio nel lungo termine con sicurezza, ma facendola crescere.
    • Politica sulle cedole: accumulo e reinvestimento;
    • Volatilità 2018: 2,70%;
    • Commissioni di gestione: 0,14%.

Rischio medio-basso: Governativi Investment Grade

Proseguendo nella scala di rischio troviamo degli ETF obbligazionari che nuovamente acquistano dei buoni del Tesoro, ma questa volta non emessi da nazioni con una probabilità di insolvenza così bassa e quindi con un rendimento maggiore.

Siamo sempre in una fascia di rischio molto bassa: per intenderci, i BTP italiani sono tra i titoli più rischiosi che si possono far rientrare in questa categoria.

Se sei interessato a questo tipo di strumenti, ti consiglio di guardare:

  • iShares Emerging Asia Local Government Bond UCITS ETF: un ETF dalla capitalizzazione abbastanza piccola (65 milioni) ma che ad oggi vanta una performance del 8,85% negli ultimi tre anni senza regime di capitalizzazione composta, perché paga le cedole agli investitori addirittura due volte l’anno. Peccato per le commissioni un po’alte, ma comunque in linea con i fondi simili.
    • Politica sulle cedole: distribuzione semestrale;
    • Volatilità 2018: 6,75%;
    • Commissioni di gestione: 0,50%.
  • iShares USD Treasury Bond 1-3yr UCITS ETF (Dist): questa volta abbiamo un vero titano della categoria, con quasi 4 miliardi di euro gestiti al momento della nostra stesura. Si tratta di un fondo che opera sulle obbligazioni del Tesoro americano, notoriamente molto solido, quindi con un profilo di rischio molto basso. Dopo anni di ribasso del valore dei Bond USA, ora la fine del ciclo economico sta di nuovo riportando l’attenzione su questi titoli che potrebbero ritrovare rendimenti interessanti.
    • Politica sulle cedole: distribuzione semestrale;
    • Volatilità 2018: 7,05%;
    • Commissioni di gestione: 0,20%.

Rischio medio: Corporate Investment Grade

Passando ad un profilo di rischio superiore, abbandoniamo la categoria delle obbligazioni governative per entrare nel campo di quelle emesse dalle aziende.

Ci soffermiamo, però, su aziende di mercati solidi e con grandi dimensioni; qui si trovano rendimenti molto interessanti, specie nel lungo termine, con fondi dalle dimensioni di svariati miliardi di euro.

  • iShares USD Corporate Bond UCITS ETF: un fondo a gestione passiva che si concentra sulle obbligazioni emesse dalle aziende americane, particolarmente quelle più grandi e rigorosamente considerate Investment Grade. Il rendimento negli ultimi tre anni è del 6%, ma il fondo nasce nel 2003 e chi ha investito nella fase iniziale si ritrova ad oggi con un capitale pressoché raddoppiato.
    • Politica sulle cedole: distribuzione quadrimestrale;
    • Volatilità 2018: 8,41%;
    • Commissioni di gestione: 0,20%.
  • iShares Core Euro Corporate Bond UCITS ETF: un fondo denominato in euro che acquista obbligazioni corporate europee, dunque che non ci espone al rischio di cambio. In questo caso notiamo una performance del 6% circa negli ultimi 3 anni ed una del quasi 60% dal 2009 -anno della costituzione- ad oggi. Non a caso è uno degli ETF più grandi a trattare questo tipo di strumento.
    • Politica sulle cedole: distribuzione semestrale;
    • Volatilità 2018: 1,72%;
    • Commissioni di gestione: 0,20%.

Rischio alto: ETF obbligazionari High-Yield

In questa categoria rientrano quei fondi, più rischiosi e di conseguenza potenzialmente più redditizi, che acquistano titoli al di sotto dell’Investment Grade. Ne esistono anche di governativi, ma fondamentalmente sono quasi tutti incentrati sulle aziende.

Sinceramente trovo che per aumentare il rendimento sia più interessante guardare ai fondi azionari che non a quelli obbligazionari, magari trovando qualcosa che a parità di ritorno sia un pochino più sicuro. Ci sono comunque un paio di fondi che voglio farti presente:

  • iShares USD High Yield Corporate Bond UCITS ETF USD: un fondo denominato in dollari americani, ancora una volta un iShares. Dal 2007 ad oggi ha quasi raddoppiato il capitale investito dagli investitori, mentre nel 2018 ha avuto una volatilità inferiore a quella di alcuni fondi governativi Investment Grade.
    • Politica sulle cedole: distribuzione semestrale;
    • Volatilità 2018: 7,42%;
    • Commissioni di gestione: 0,50%.
  • iShares Euro High Yield Corporate Bond UCITS ETF EUR: questo ETF è molto simile al precedente, investendo sullo stesso tipo di obbligazioni ma in Europa. Questo significa evitare il rischio di cambio ed anche ottenere un po’di rendimento in più, come testimonia il fatto che la capitalizzazione di questo fondo sia arrivata a quasi 5 miliardi di euro (contro i 2,7 miliardi del precedente).
    • Politica sulle cedole: distribuzione semestrale;
    • Volatilità 2018: 2,28%;
    • Commissioni di gestione: 0,50%.

Come sempre, spero che questa guida ti sia stata utile e che continuerai a seguire Affari Miei anche iscrivendoti alla newsletter con cui riceverai, di settimana in settimana, il meglio della finanza personale per continuare a costruire e mantenere la tua indipendenza finanziaria.

Infine, per approfondire, ecco la sezione dedicata agli ETF, agli indici e ai fondi: non perdertela se vuoi trovare nuovi spunti e nuove informazioni per gestire al meglio i tuoi soldi! Buona lettura!


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mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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