Portafoglio ETF: Come Costruirlo in Maniera Efficace
Portafoglio ETF: Come Costruirlo in Maniera Efficace
Maria Carrano
Consulente Finanziario Autonomo
Investire in ETF può sembrare complicato se non si hanno le giuste basi. Molte persone si affidano ancora ai fondi comuni proposti dalle banche, senza rendersi conto che stanno pagando commissioni elevate per prodotti che spesso non performano come dovrebbero.
Gli ETF rappresentano un'alternativa più trasparente ed economica per costruire un portafoglio diversificato. Ma come si fa a scegliere quelli giusti? Quali tipologie inserire? E soprattutto, come bilanciare rischio e rendimento in base ai propri obiettivi?
In questa guida vediamo come costruire un portafoglio ETF partendo dalle basi: dalle categorie di rischio ai fattori tecnici da considerare, fino agli errori più comuni da evitare.
Partiamo però dalla base: perché dovremmo inserire nel nostro portafoglio gli ETF, gli Exchange Traded Fund, invece che magari dei fondi comuni di investimento a gestione attiva, che sono poi i prodotti che più comunemente tentano di spacciarci le banche?
Gli ETF sono fondi comuni a gestione passiva, nel senso che replicano perfettamente l'andamento sui mercati di indici o di panieri di beni. A governare l'ETF c'è un algoritmo, che si muove secondo la capitalizzazione di ogni tipo di titolo inserito nel paniere, fornendoci diversi tipi di vantaggi rispetto ai fondi comuni di investimento a gestione attiva:
Sono meno costosi: le commissioni che ti vengono richieste dai fondi comuni di investimento sono molto alte e spesso sforano il 2%. Per gli ETF partiamo da pochissimi decimi di punto percentuale, per arrivare mediamente intorno allo 0,40%-0,50%. Si tratta di un risparmio netto di oltre un punto percentuale, il che si traduce in soldi che ci teniamo in tasca a prescindere da quelli che sono poi gli andamenti del fondo;
Sono differenziati in modo effettivo, perché in genere nel paniere o nell'indice di riferimento sono contenuti titoli di diversi comparti e che coprono una grossa parte del mercato azionario o obbligazionario di riferimento;
Non ci sono conflitti di interessi: le commistioni tra società di gestione dei fondi comuni a gestione attiva e le aziende o gli stati che emettono i titoli non sono mai troppo chiare, anche se la legge imporrebbe il contrario.
Sono vantaggi non da poco per gli ETF rispetto ai più pubblicizzati fondi comuni di investimento e motivo per il quale preferisco consigliarti appunto gli ETF come strumento principe per la composizione del tuo portafoglio di investimenti.
Esempio concreto sui costi:
Supponiamo di investire 50.000€ per 20 anni.
Con un fondo comune a gestione attiva (commissioni medie 3% annuo):
Costo totale commissioni: circa 30.000€
Con un portafoglio ETF (commissioni medie 0,40% annuo):
Costo totale commissioni: circa 4.000€
Risparmio netto: 26.000€ che rimangono investiti e continuano a generare rendimento.
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Quali ETF comprare? Linee guida per scegliere cosa aggiungere in portafoglio
Come scegliere dunque i migliori ETF in relazione alle nostre necessità? Ci sono diversi tipi di fattori che dovrai tenere in conto prima di muoverti su questo mercato.
Di seguito parlerò di ogni macrocategoria di ETF e soprattutto, cosa più importante, dei fattori che devono necessariamente fare da bussola per le tue scelte.
La propensione al rischio: un passaggio fondamentale
Il primo fattore del quale dovresti tenere conto è sicuramente la tua propensione al rischio, ovvero quanto sei disposto a rischiare alla ricerca del miglior rendimento possibile.
La regola di base della finanza è sempre la stessa: più rischi, più potenzialmente puoi guadagnare.
Tenendo costo di questa legge di base della finanza, sempre valida, devi muoverti per equilibrare il tuo portafoglio di ETF a seconda del rischio che ti senti di correre.
Che rischio? Il rischio di perdere parte del capitale che hai investito.
ETF a basso rischio: obbligazionari dei Paesi sviluppati
Le obbligazioni hanno un funzionamento molto semplice: sono titoli di debito che vengono emessi da stati o aziende per finanziare spesa corrente o investimenti. Più l'ente è affidabile, ovvero più è verosimile che restituisca il denaro preso in prestito, più l'interesse è basso.
Le obbligazioni dei Paesi sviluppati economicamente parlando sono tra gli strumenti di investimento più sicuri che i mercati possono offrirti. Di conseguenza, gli ETF che hanno questi titoli in paniere sono molto affidabili anche se, ricordandoci la regola fondamentale degli investimenti, hanno rendimenti molto bassi.
Se hai un profilo di rischio basso, gli ETF sugli obbligazionari statali a basso rendimento sono di gran lunga quelli più indicati per fornire la base al tuo investimento.
ETF a rischio medio-basso: obbligazioni corporate con un buon rating
Nella nostra scala-percorso ideale dagli ETF a rischio più basso fino a quelli più rischiosi, non possiamo che trovare al secondo posto le obbligazioni corporate, ovvero quelle obbligazioni emesse da aziende e che hanno, almeno nel caso specifico del quale stiamo parlando, un buon rating di affidabilità.
Le obbligazioni di questo tipo sono fortemente regolamentate dai mercati e sono affidabili nella misura in cui l'azienda che li emette è affidabile.
Se vuoi correre rischi leggermente superiori a quelli che correresti con gli ETF su obbligazionario statale dei Paesi economicamente sviluppati, questi sono i titoli di cui hai bisogno per operare.
ETF a rischio medio e medio-alto: l'azionario dei Paesi sviluppati
Il rischio comunque basso che è offerto dai titoli obbligazionari corporate e dunque aziendali, non è sufficiente per chi è alla ricerca di rendimenti decisamente più corposi. Ed è qui che entra in gioco il mercato azionario dei Paesi sviluppati, ovvero quelle azioni dei Paesi economicamente più avanzati, che pur essendo decisamente più rischioso del mercato obbligazionario, in archi temporali sufficientemente lunghi offre rendimenti decisamente interessanti.
Come ho ripetuto più volte sulle pagine di Affari Miei, le azioni non sono sicuramente materiale per tutti: sono titoli piuttosto rischiosi e chi vi investe, anche tramite ETF, deve essere pronto a sopportare andamenti alterni, che però, come dimostrano le statistiche, sul medio e lungo periodo possono essere fonte di enormi soddisfazioni.
Rendimenti storici a confronto:
ETF obbligazionario governativo: rendimento medio annuo 2-3%, rischio molto basso
ETF azionario Paesi sviluppati (es. MSCI World): rendimento medio annuo storico 7-8%, rischio medio
Su un orizzonte di 20 anni, la differenza di rendimento può tradursi in decine di migliaia di euro di differenza sul capitale finale, a fronte però di una maggiore volatilità nel breve periodo.
Per approfondire, puoi leggere il mio articolo sull'indice MSCI World Index che ti può chiarire le idee.
Ti indico inoltre altre risorse utili che puoi consultare su questo tema:
Per un rischio ancora più alto: obbligazioni e azioni dei Paesi emergenti
Passiamo insieme su un terreno decisamente più difficile, e parliamo di ETF che raccolgono indici o panieri di beni e titoli dei Paesi Emergenti. Anche se sono ormai anni che queste economie sono quelle che finiscono per tirare di più, siamo comunque davanti ad investimenti parecchio rischiosi, per due ordini di motivi:
I mercati dei Paesi meno sviluppati sono meno capitalizzati e dunque più soggetti a crolli improvvisi, crisi di brevissimo periodo, manipolazioni da parte dei grandi investitori e da parte dei grandi fondi;
I titoli di questi Paesi, almeno per quanto riguarda le azioni, sono denominati in valuta locale, il che aggiunge anche l'incognita cambio contro l'euro ad un'equazione già particolarmente difficile.
Sono economie più dinamiche ma più rischiose, e dovresti inserire ETF che riguardano questi paesi soltanto nel caso in cui tu fossi davvero deciso ad investire con un rischio medio-alto, tendente all'alto.
Per approfondire, ti consiglio le seguenti risorse:
Inutile girarci intorno. Gli ETF sulle materie prime sono tra i più rischiosi che possiamo inserire nel nostro portafoglio.
A prescindere da quale sia la materia prima che decideremo di inserire all'interno del nostro portafoglio, che si tratti di gas naturale, di petrolio, di preziosi come l'oro o come l'argento, ti esponi a rischi decisamente importanti, dato che si tratta di asset che possono subire variazioni di prezzo decisamente importanti.
In aggiunta, spesso gli ETF sulle materie prime sono strutturati, e possono dunque moltiplicare il reale andamento dell'asset sottostante. Che fare allora? Semplice: inserirli solo se si ha bisogno di dare un po' di brio (e di rischio) ad un portafoglio altrimenti troppo piatto!
Gli altri fattori di cui tenere conto per scegliere i nostri ETF
Ci sono poi i fattori generici per la selezione degli asset che dovrai sempre tenere in considerazione, sia per la scelta della creazione del portafoglio, sia che per selezionare un singolo ETF:
Liquidità: gli ETF sono scambiati in mercati regolamentati in stile borsa, ma se non c'è volume di scambio sarà per te estremamente difficile andare a vendere quando hai bisogno o quando la vendita sarà appunto in linea con la tua strategia;
Costi: ogni ETF ha un costo diverso, che viene espresso in percentuale sul totale dell'investimento; inutile forse anche sottolineare il fatto che anche pochi centesimi di punto percentuale possono fare, sul medio e lungo periodo, la differenza;
Struttura: ci sono sempre più ETF strutturati, ETF che possono essere considerati come dei moltiplicatori dei sottostanti - sono ETF che moltiplicano i possibili rendimenti e anche le possibili perdite, e che dovresti maneggiare con estrema cura.
Qual è il miglior portafoglio ETF per me?
Per la costruzione di un portafoglio non si può non tenere conto di:
Storia pregressa: non so cosa hai fatto fino ad oggi, dove hai allocato i tuoi soldi e con che scadenze. Di conseguenza, quindi, non posso simulare nel dettaglio la strategia;
Situazione economica globale: ti ho accennato ad alcuni problemi che riguardano l'attualità, a seconda del momento in cui ragioni potrebbero cambiare;
Obiettivi: ognuno di noi ha un obiettivo, devi confrontare i tuoi obiettivi con le indicazioni di massima che abbiamo visto sopra per capire come tradurli in mercati in cui investire. Anche qui è una valutazione soggettiva difficilmente standardizzabile.
Se non l'hai mai fatto fino ad oggi io posso darti delle indicazioni ma, viste le variabili in campo, non posso darti una lista della spesa valida per tutti.
Domanda a cui è difficile rispondere. In base alla mia esperienza ho visto molto spesso persone avvicinarsi al tema del "portafoglio obbligazionario" per paura di correre rischi più che per reale necessità.
Questo accade per una scarsa cultura finanziaria che porta gli investitori, anche nella fase di accumulo, a propendere per strategie conservative che gli fanno perdere moltissime opportunità.
A mio parere non esiste il portafoglio 100% azionario o obbligazionario, la verità risiede quasi sempre nel mezzo.
Tranne pochi casi dove veramente c'è la necessità di non rischiare troppo, in questa fase storica investire principalmente in obbligazioni è sovente una scelta perdente, anche perché spesso si pensa che il mercato obbligazionario sia sicuro ma non è sempre così.
Per approfondire questo concetto dovrei parlare per ore, secondo me se dai uno sguardo alla mia guida generale dove spiego come investo io alcuni concetti ti saranno di semplice comprensione più di qualsiasi definizione accademica.
Quale Piattaforma Scegliere per Investire in ETF
Rientra anche questo aspetto nel "come" e vale la pena dedicare qualche riga al tema. La scelta varia molto a seconda della tua operatività e delle cifre che intendi investire, in generale conviene aprire un deposito titoli tramite il proprio conto online oppure registrarsi ad una piattaforma ad hoc con accesso diretto al mercato.
Ci sono varie strade, molto dipende dal capitale e dal tempo che hai a disposizione.
In generale, ho scritto un articolo dedicato alla consulenza finanziaria dove ti spiego chiaramente in parole semplici come funziona il mondo di "quelli che ti dicono come investire". Ti consiglio di leggerlo perché può esserti di orientamento.
Ancora, un altro modo per costruire il portafoglio in ETF può essere operare in autonomia: noi come azienda supportiamo gli investitori autonomi con formazione ed informazione finanziaria avanzata, qui puoi farti un'idea rispetto a quello che facciamo mentre se conosci già Affari Miei e vuoi approfondire ulteriormente i nostri servizi puoi prenotare una sessione gratuita qui per parlare con il mio team.
Quanti ETF avere in portafoglio?
Una domanda che ci si pone spesso è relativa al numero degli ETF, ovvero a quanti ETF avere effettivamente in portafoglio.
Naturalmente questo dipende dal profilo di rischio di ogni persona, dai suoi obiettivi e da quello che si sta ricercando, quindi non c'è una risposta univoca per tutti. Mi verrebbe quasi da dire: dipende!
Il numero di ETF è correlato anche con il livello di diversificazione desiderato.
Una buona diversificazione permette di ridurre il rischio specifico associato a singoli settori o a singole aree geografiche, anche se è importante non commettere l'errore opposto, ovvero quello di comprare troppi ETF.
A volte avere 3-5 ETF ben diversificati può offrire una buona diversificazione e un buon investimento che permetta una crescita interessante.
Se invece si vuole maggiore personalizzazione, si potrebbe pensare di arrivare anche a 6-10 ETF, includendo magari settori più specifici oppure determinate aree geografiche.
Avere un numero ancora maggiore però potrebbe anche risultare ridondante, quindi attenzione.
Ovviamente, come detto prima, la scelta è importante e va fatta con consapevolezza dal momento che impatta sui nostri risparmi e, soprattutto, questi sono soltanto esempi e non consigli.
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