Quale Attività Conviene Aprire in un Piccolo Paese: Idee Imprenditoriali e Consigli per Mettersi in Proprio nei piccoli comuni

Quale attività conviene aprire in un piccolo paese? Chi non vive in una metropoli, ma in un paese con pochi, pochissimi abitanti, che attività in proprio potrebbe iniziare?

Spesso assistiamo all’apertura di negozi completamente fuori luogo e inutili nel contesto in cui si propongono, che infatti dopo pochi mesi di vita sono condannati inesorabilmente alla chiusura.

Ma perché accade questo? Perché sovente chi ha deciso di mettersi in gioco non si è posto le giuste domande o ha affrontato con superficialità la fase della pianificazione.

Per capire quale attività conviene aprire, bisogna fare delle approfondite ricerche tali da adattare la propria idea ad un piccolo paese.

Ho avuto la fortuna di nascere e vivere in un piccolo comune di 5 mila abitanti per 25 anni prima di trasferirmi a Torino, di conseguenza conosco sia la realtà piccola che quella urbana e penso di poter dare dei consigli e degli spunti molto validi per te che stai vagando alla ricerca di idee.

Veniamo ora a noi ed entriamo nel merito della nostra trattazione.


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Quale attività per un centro di dimensioni ridotte?

Innanzitutto dovresti capire cosa manca nel tuo paesino, cosa serve ai residenti. Se anche tu abiti in quel piccolo paese sarà poi ancor più facile.

Tra le domande da porsi, in questo caso, vi è ad esempio: “Per cosa gli abitanti sono costretti a spostarsi in quanto quel luogo non esiste nella loro città?”.

Se si nota che la maggior parte degli abitanti si sposta nelle città limitrofe alla ricerca di un determinato negozio (supermercato, bar, edicola, eccetera), allora già stai captando quali sono i bisogni di queste persone.

Si, perchè il punto fondamentale per aprire un’attività in proprio, è capire di cosa gli altri hanno realmente bisogno.

Certo, questo da solo non basta a dare la risposta alla domanda iniziale: può capitare, ad esempio, che la gente si sposti per avere servizi migliori di quelli che esistono e quindi potrebbe ignorarvi comunque.

Chi risiede in una città di dimensioni modeste o in micro comuni, infatti, sa molto bene che tante volte si ha l’impressione che ci sia tutto e che non ci sia nulla. Ormai ovunque c’è il bar, la pizzeria, la panetteria.

Utile a questo fine è anche indagare l’età media della popolazione di quel paese. Non sarebbe infatti rischioso aprire una discoteca in un comune dove l’età media è 60 anni? Ti invito a consultare questo link per avere un’idea dell’età media degli abitanti dei comuni italiani: sebbene non sia aggiornatissimo, può servire per farsi un’idea.

Per capire quale attività aprire in un piccolo paese, è fondamentale osservare. Se all’osservazione, che ti permetterà di capire appunto i bisogni, aggiungi anche l’innovazione, allora grazie a questo connubio, avrai la possibilità di costruire qualcosa di davvero utile e richiesto.

Sei invece determinato ad aprire un’attività che già esiste nel territorio? Allora a questo punto entra in gioco la tua creatività e furbizia.

Se vuoi aprire un bar in un piccolo paese, dove già ne esistono tre, non ti resta che superare in tutto, quelli già presenti.

Sii innovativo, sii creativo e fai in modo che il tuo locale abbia comunque qualcosa di diverso e di imperdibile rispetto agli altri.

Certo, guarda pur sempre al bacino di utenza e tieni presenti le considerazioni fatte sopra: se i potenziali clienti sono pochi, non ha molto senso dividerseli con le altre imprese esistenti.

Un ultimo aspetto importante, che elenco per ultimo ma non perché è di minore importanza, è quello della vocazione della località scelta.

Aprire un’attività in un piccolo paese turistico è cosa diversa rispetto ad avviare un’azienda in una realtà industriale, iniziare un business in un centro posto sul mare è diverso da diventare imprenditori in un comune montano.

Le esigenze variano e, di conseguenza, variano i potenziali clienti: in un paese turistico, ad esempio, il bacino di utenza si allarga nei mesi invernali o estivi (a seconda che la località sia al mare o in montagna), in una città d’arte i turisti ci sono quasi sempre.

Sono tutte variabili che bisogna considerare con attenzione.


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Che contesto troviamo in un piccolo paese?

La più grande sciocchezza che si può compiere quando ci si approccia al business è ragionare per compartimenti stagni, credendo che i piccoli comuni siano tutti uguali.

Non è affatto così e cerco di spiegarti perché.

Come ti dicevo in apertura, sono nato in una piccola realtà di provincia, quindi conosco  le dinamiche meglio di chi ha sempre vissuto in città.

Nel creare questo contenuto, inoltre, ha raccolto degli spunti molto utili dalla lettura di questo articolo su Marketingmerenda.com in cui viene affrontato il tema con una certa serietà soprattutto dal punto di vista del venditore: molti concetti, però, sono validi anche se si sta genericamente ragionando sul “se” prima che sul “come”.

Vediamo insieme tre schemi prototipi di piccolo paese con alcune idee su cui sviluppare il proprio progetto.

Comuni “dormitorio” a ridosso di un grande centro

In questo caso parliamo di paesi dislocati nell’hinterland di una città medio-grande. Molte persone vi risiedono sostanzialmente per risparmiare sui prezzi più alti della città (o per stare più tranquilli) dove, comunque, si recano per andare a lavorare.

Spesso la vita di queste zone scorre assai blanda perché di giorno sono tutti fuori e rientrano in serata ed anche il flusso di persone che si spostano nei fine settimana o comunque di sera tende a sorridere alla città “calamita”.

Per avviare un’attività, in questi casi, bisogna inventarsi qualcosa che non esiste nemmeno in città, produrre beni o servizi destinati a tutto il territorio nazionale o all’estero oppure offrire qualcosa che già esiste nella vicina città a prezzi più bassi o con maggiori comodità (esempio pratico: lavanderia a gettoni).

Per capirci, se ti gira di aprire un pub, sappi che quello più figo esiste già e tutti lo raggiungono in macchina: o ne crei uno più figo, che sappia fare da attrattiva anche per chi vive in città (la pubblicità qui diventa fondamentale), oppure pensa a qualcosa di radicalmente diverso.

Piccoli paesi sul mare o in prossimità di un’area turistica

Esistono molte aree sulla costa che d’estate vengono “invase” da gente che va a mare o che si trovano a ridosso di siti d’importanza turistica che spesso hanno già strutture alberghiere e ricettive fungendo, per riprendere un’espressione utilizzata prima, da “dormitorio”.

Considera che il turismo verso le zone balneari cambia di località in località: alcune sono più adatte al “mordi e fuggi” del weekend, altre hanno una storia che le porta ad intercettare una clientela “di lusso”, altre ancora sono tipiche mete da villaggio turistico.

Se il turismo ed i servizi connessi offrono opportunità, è bene sottolineare tutti i distinguo del caso: il bar sulla spiaggia, la gelateria o il take away possono avere più successo nelle località che lavorano sulla quantità di vacanzieri (idem si può dire per il “classico” bed and breakfast o per l’agriturismo), la rivendita di prodotti tipici o di servizi ad alto valore aggiunto vanno bene invece quando aumenta il benessere dei vacanzieri.

Tutto ciò, comunque, non esula da una preventiva analisi di mercato: è probabile, infatti, che molte attività appetibili siano già presenti e quindi bisogna capire cosa si può andare a migliorare o in cosa ci si può differenziare.

Piccoli paesi lontani da zone turistiche e grandi città

Sono le realtà peggiori per fare impresa.

I giovani con maggiori ambizioni sono andati via fin dai tempi dell’Università o sono scappati per cercare un impiego che non trovavano: tornano 15 giorni ogni anno per rivedere i parenti e non contribuiscono a vitalizzare la quotidianità.

Quelli “svegli” che sono rimasti hanno una loro posizione che li fa vivere bene o, semplicemente, si rompevano le scatole di cambiare aria.

Il flusso in entrata è asfittico, visto che in pratica i nuovi residenti sono spesso persone che hanno sposato altre che vivevano in paese o che avevano una loro attività da mandare avanti.

La popolazione di solito è vecchia, il mercato immobiliare è fermo e la diffusione del web non è radicata come altrove.

Non ci sono attrattive turistiche, non c’è il mare o qualche altra attrattiva che può movimentare un po’ la quotidianità.

Tutti conoscono tutti, la gente spende e compra “a fiducia” e molti mestieri si tramandano di padre in figlio.

In genere c’è Tizio che fa l’elettricista, Caio che fa il meccanico, Sempronio che è il medico: andare a competere con questi è assai complesso perché c’è un rapporto di fiducia ed amicizia tra clienti e professionisti.

L’unica cosa fattibile, in questi contesti, è quella di “copiare” qualche business che esiste in città e che non è ancora presente ed adattarlo al contesto locale.

Nei piccoli centri regna la “solitudine”: cerca dei riferimenti validi!

Una delle cose che mi piaceva meno della vita nei piccoli centri era lo scarso ricambio di gente. Sono sempre stato una persona molto intraprendente ed ho fatto amicizia facilmente con le persone più attive in pochissimo tempo. Più passavano gli anni, però, e più mi sentivo solo perché eravamo sempre gli stessi.

Non so se hai mai vissuto in una grande città ma sai bene che in un piccolo comune:

  • Non partecipi ad apericena tematici tra startuppari iper mega all’avanguardia;
  • Sono scarse forme di aggregazione tra professionisti e imprenditori (o al massimo ci sono a livello provinciale);
  • Hai statisticamente meno possibilità di conoscere persone interessanti perché la gente tende ad andare via e non ad arrivare per avviare una nuova vita.

Tutto questo, tra le varie cose, ha motivato la mia scelta di trasferirmi a Torino. Non tutti, però, possiamo andare a vivere altrove e dobbiamo imparare, nei piccoli centri più che altrove, a convivere con la solitudine.

A questa situazione, comunque, c’è rimedio perché puoi pur sempre interagire con altre persone lontane ed avere un confronto. Se vivi in un piccolo centro e aspiri a lavorare in proprio, anche se non sei più giovanissimo, ti consiglio di cercare gruppi di mastermind nazionali dove puoi confrontarti con altre persone che fanno il tuo stesso lavoro o qualcosa di simile.

Potrebbe esserti utile, per esempio, sottoporre loro la tua nuova idea imprenditoriale ottenendo uno scambio proficuo per tutti.

Un’altra idea potrebbe essere quella di cercare un mentore, cioè una persona più esperta di te che opera nello stesso settore da più anni e che, vivendo lontano, non è un tuo competitor: datti da fare socialmente prima che praticamente.

Alla luce delle ragioni che ti ho esposto io stesso, in virtù della mia esperienza passata e delle tante richieste di consigli che ricevo, ho deciso di creare il servizio “Parla con Me” con cui è possibile interagire con il sottoscritto chiedendo opinioni qualificate sulle proprie scelte finanziarie e di business.

Se mi segui da tempo e mi apprezzi potrebbe essere una scelta utile per te fermo restando che, visto che il tempo è limitato, effettuo poche videochiamate a settimana secondo le regole che trovi nella pagina che ti ho linkato.

Conclusioni: apri un’attività in un piccolo paese solo per rispondere a bisogni concreti

Il successo di un azienda, di un negozio, di una qualsiasi attività dipende infatti proprio da questo: dal modo in cui sarai capace di rispondere ai bisogni delle persone e dalle tue idee innovative, che renderanno un posto comune un luogo irrinunciabile.

Ti lascio con una serie di risorse utili per approfondire il tema del business:

In bocca al lupo!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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