Come Diventare Imprenditori nel 2019 partendo da zero: la storia di Angelo Vargiu

Sono passati quasi quattro anni da quando ho pubblicato la prima versione di questo articolo, talmente tanti che praticamente è cambiato il mondo.

Affari Miei non è più lo stesso sito che ospitava la prima versione del contenuto nel 2015 ed anche l’intervistato, da allora, ha fatto moltissimi passi avanti.

Anche per questo motivo, dunque, ho pensato di fare un remake vero e proprio attualizzando quanto messo online quattro anni fa e spostando a pieno titolo nella sezione di business il contenuto originario perché, a mio parere, questa storia è utile soprattutto da un punto di vista del mindset per tutti quelli che vogliono crescere e visitano questo portale.

Fine dell’introduzione semi nostalgica, veniamo a noi.

Oggi ho l’onore di ospitare Angelo Vargiu, Consulente SEO e uno dei tre fondatori di Get Optimized, Web Marketing Agency lanciata lo scorso ottobre 2017 e che ha concluso da poco il primo anno di attività con riscontro fortemente positivo in termini di progetti, clienti acquisiti e fatturato generato.

Con lui affronteremo l’argomento soldi e business a 360 gradi, approfondendo alcune tematiche già introdotte negli scorsi mesi.

 

Ciao Angelo, per prima cosa complimenti: ci siamo conosciuti ormai un po’ di anni fa quando eri un lavoratore dipendente e, come tanti lettori del blog, hai fatto il grande passo di metterti in proprio. Quali sono i passaggi fondamentali che ti hanno spinto verso questa direzione?

Ciao Davide, ben ritrovato, e un saluto rinnovato a tutti i lettori di Affari Miei.

Effettivamente nell’ultimo biennio la mia vita è andata incontro a un processo di crescita veloce e repentino, che mi ha visto transitare da impiegato full time alla costruzione di una società di cui sono socio-titolare e di una ditta individuale.

Ci sono stati e sono susseguiti vari momenti che hanno decretato questo cambiamento, abbracciano valutazioni professionali ed elementi relativi alla sfera intima e personale.

Semplificare questo processo, ti confesso risulta difficile; in primis, ho maturato il desiderio e la volontà di provare a prendere in mano la mia vita, gestire per quanto possibile orari e ritmi di vita professionale, prendere il controllo delle fonti e della modalità di generazione delle mie entrate. In termini squisitamente professionali, ho scelto di cavalcare le opportunità di un settore in ascesa (Digital Marketing) e coronare il sogno di diventare imprenditore.  

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Quali sono i passaggi mentali che, a tuo parere, deve fare una persona che si trova nella condizione in cui eri tu? Quali consigli ti senti di dargli?

Innanzitutto quello di resettare le proprie convinzioni relative a concetti quali “sicurezza” e “protezione” legate alla condizione di lavoratore dipendente (sul tema, leggi anche la mia guida per uscire dalla zona di comfort, ndr).

Generalizzare è deleterio oltre che errato, ma è innegabile che il mercato è andato incontro a un processo di frammentazione, flessibilità e precarietà fisiologica, con parecchi schemi tradizionali definitivamente saltati e con moltissime figure professionali del terziario dove gli impiegati sono finiti col diventare consulenti “con busta paga”,  a tutti gli effetti figure professionali autonome nelle mansioni e con rete di contatti professionali che potrebbero generali clienti e opportunità professionali.

Al netto di questo scenario, è innegabile come la dimensione di lavoratore dipendente metta al riparo da tantissime rogne e problemi di natura burocratica, fiscale, gestionale e di auto-organizzazione di tempi e ritmi di lavoro.

Mi chiedi di dare consigli, ciò che mi sento di dire è innanzitutto quello di valutare quanto ci si senta desiderosi e pronti ad erogare la propria competenza e servizi in prima linea.

La dimensione autonoma mette di fronte a momenti di forte stress, obbliga ad auto disciplina  e auto organizzazione, gestione dei momenti altalenanti, senza dimenticare (ci mancherebbe) di assolvere la parte operativa di tutti i giorni.

Nonostante ci siano settori che godono di un mercato in ascesa, scegliere di intraprendere lavoro e attività in autonomia contempla una percentuale di rischio fortemente elevata, per le variabili che entrano in gioco (e per una pressione fiscale folle).  

Personalmente, nonostante il pallino imprenditoriale esista da quando avevo 20 anni, prima di sciogliere le riserve e gettarmi nella mischia, ci ho ragionato oltre 12 mesi.

Non posso che consigliare di riflettere in primis su se stessi, ragionando sul perché si sta pensando di fare il passo di mettersi in proprio e quanto ragionevoli siano le motivazioni, non puoi immaginare quanto spesso mi è capitato di vedere il desiderio di autonomia camuffato da mera voglia di provare a guadagnare di più (aspirazione sacrosanta, sia chiaro, ma che da sola non può bastare) o peggio ancora perché non ci si sentiva valorizzati e “coccolati” abbastanza come impiegati.

Consiglio di valutare e mettere sul piatto della bilancia, quanto si è disposti a sacrificare in termini di tempo ed energie fisiche e mentali, perché se c’è una cosa che sto sentendo forte come non mai è quella di avere sempre e comunque una parte della mia mente rivolta a questioni lavorative e professionali, trascurando spesso e volentieri affetti e famiglia.

Ultimo, e non per ordine di importanza, bisogna valutare quanto si è pronti e consapevoli circa la possibilità di fallire, vedere bruciati soldi collegati a scelte e investimenti poco felici, rischiare insolvenze, vivere momenti di flessibilità e di calo.


Adesso parliamo un po’ più di web e di business. Nonostante siamo all’esordio del 2019, il web è ancora pieno di promesse da marinaio e di falsi miti sull’argomento che, per di più, riconducono alla ricchezza facile e veloce. Da consulente ed imprenditore digitale, quali consigli ti senti di dare a chi sta valutando il business online ?   

Il Digitale è un settore in ascesa, dove col giusto mix di intuito, capacità commerciale, competenze operative, meglio se accompagnati da un po’ di fortuna, è possibile cavalcare l’onda giusta e generare ricchezza.

Tutto il filone collegato a soluzioni/manuali/prodotti/pozioni/varie eventuali soluzioni da pilota automatico fa parte del gioco, ma è roba per creduloni.

Fare business sul web contempla impegno e risorse analoghe al corrispettivo “tradizionale”, vince chi capisce regole e dinamiche (digitali) e sa proporsi correttamente sul mercato intercettando e facendo breccia sul proprio target di riferimento.  


Internet è straordinario nel suo fatto di essere formalmente per tutti, perché mancano gran parte delle intermediazioni della vita off-line, ma sostanzialmente per pochi. Quanto ti ritrovi in questa riflessione?

Internet è formalmente di tutti, nella misura in cui è possibile accedere in modo sostanzialmente semplice e ovunque ci si ritrovi ad una vastità di informazioni e nozioni attraverso le quali è possibile acquisire competenze concettuali, strategiche e operative, che di fatto possono avviare a professioni e carriere digital-oriented fortemente richieste sul mercato.

Per i più intraprendenti e (passami termine) smaliziati possono poi aprirsi anche le porte del guadagno online, creando business e fonti di reddito slegate da clienti e consulenze tradizionali.

Internet, intesa come volano per generare reddito e ricchezza concreta per se stessi e la propria famiglia, è per pochi nella misura in cui pochi(ssimi) hanno voglia, sensibilità e inclinazione nel mettersi lì e studiare teoria e pratica di come gira la giostra sul web.

Aggiungo inoltre che molti aspetti contemplano livelli di difficoltà spesso e volentieri ostici, e non oggettivamente nelle corde e possibilità di tutti.  



“Sono un piccolo artigiano o imprenditore, la crisi economica ha messo in ginocchio il mio business che un tempo mi dava da mangiare. Ho sentito parlare di internet e del fatto che tanta gente si è arricchita o è riuscita a svoltare: cosa posso fare per reinventarmi in questo senso?”

La partita si gioca su come e in che modo i propri prodotti e servizi, riescano ad incrociare utenti in target sul web. Esistono strumenti in grado di rilevare il livello di domanda consapevole ad esempio sul motore di ricerca Google, così come può essere delegata un’analisi di mercato completa e approfondita, PRIMA di mettere in pratica l’idea di business in sé.

Se sussistono elementi a supporto della tesi di business, è il momento di scendere in campo al meglio dei propri mezzi, realizzando piattaforma e strategia di acquisizione traffico.

 

Quanto ritieni importante l’aspetto legato alla formazione e aggiornamento professionale?

Essenziale, imprescindibile.

 

Guadagnare con un blog: è un sogno di tanti ma, appunto, si tratta di un’idea imprenditoriale essenzialmente ristretta a pochi bravi o fortunati (più spesso bravi anche fortunati e non fortunati non bravi). Che consigli ti senti di dare a chi vuole intraprendere un’avventura del genere?

Lavorare ad un modello di business che annoveri più progetti, sviluppare asset che non facciano dipendere dal solo traffico organico di Google (questo perché con gli aggiornamenti algoritmici sempre più frequenti e frenetici, è facilissimo trovarsi dall’oggi al domani col traffico organico falcidiato anche del 90%).

Possono volerci mesi e forse anni per provare a ristabilire le cose, con i progetti chiaramente non più sostenibili se unicamente dipesi da un unico volano di traffico.

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Capitolo e-commerce. Sono tanti che provano ad aprire un negozio online con alterne fortune. C’è poi il Dropshipping che è un incrocio tra il classico negozio e l’affiliazione editoriale. Spesso girano pezzi di puzzle ma è difficile avere una visione d’insieme, cosa ne pensi tu? Quando ha senso l’e-commerce e quando bisogna guardare agli altri modelli?

L’e-commerce è un mondo fortemente complesso, dove sono davvero tante le variabili che entrano in gioco e che possono determinare il successo o il fallimento di un marketplace online.

Provo a semplificare un po’ tutto il ragionamento, per quanto non sia propriamente facile: innanzitutto è bene prendere consapevolezza che gestire e portare avanti un e-commerce contempla livelli di difficoltà pari se non addirittura superiori a quelli di portare avanti un negozio tradizionale “su strada”.

In questo senso, prima di pensare agli aspetti più propriamente “digital” è bene ragionare su quale sia il livello di competenze relativo alla gestione di un’attività commerciale al dettaglio, sugli aspetti e i tempi fisiologicamente necessari per iniziare a raggiungere il punto di pareggio, costi di gestione, cassa, burocrazia e tasse da onorare.

C’è poi da buttare giù tutto uno studio volto a validare l’idea del marketplace online che si vuol lanciare, provando a valutare quanta domanda sussiste per i prodotti a catalogo, e successivamente provando a convincere l’audience in target ad acquistare sul nostro shop piuttosto che dalla concorrenza e dai grossi Player.

Va allocato budget congruo per garantire lo sviluppo di una piattaforma sicura, performante, “upgradabile” nel corso del tempo, e col giusto mix di elementi in grado di garantire un’esperienza di navigazione agli utenti agile e orientata alla conversione.

L’aspetto relativo alla marginalità sui prodotti è chiaramente essenziale, in quanto l’e-commerce vive di traffico in ingresso e se non sussistono percentuali di margine congruo per rientrare dalle spese di marketing e ADV per intercettare ( e fidelizzare) gli utenti, si rischia 100% il fallimento.

Il Dropshipping, per come la intendo io, non è altro che un modello che si differenza per il fatto che il prodotto viene gestito e spedito direttamente dai fornitori piuttosto che averlo “a terra”. Si possono aprire tantissime discussioni collegate al Dropship, se lo si vuole però intendere come modello di business durevole e profittevole, valgono comunque gli stessi interrogativi che ho posto poc’anzi.

 

Negli ultimi due anni, un fenomeno fortemente in ascesa è quello dell’Affiliate marketing. Personalmente, pur svolgendo un’attività per certi versi assimilabile, mi sono sempre tenuto abbastanza lontano da certi salotti perché purtroppo sta passando l’idea che chi fa l’affiliato (che, molto semplicemente, è un rivenditore di roba altrui) deve per forza essere uno riccone o presunto tale che passa la vita in vacanza ed in auto di grossa cilindrata. Qual’è la tua opinione a riguardo?

L’Affliate Marketing è un volano a redditività potenzialmente altissima, che dovrebbe far drizzare le antenne a tutti coloro che sanno creare (o delegare la creazione di) pagine web, e sono in grado di generare traffico qualificato.

Con l’affiliate Marketing sono di fatto eliminati tutti gli oneri collegati alla proprietà e/o gestione del prodotto/servizio da vendere, così come gli sforzi collegati all’acquisizione di un cliente, bisogna unicamente mettere focus sulla macchina di promozione del prodotto/servizio e traffico da generare.

Sul discorso ostentazione, potrei raccontarti di tantissimi professionisti che lavorano con impegno e profitto mantenendo basso profilo. C’è poi l’altro versante, diciamo un po’ più spaccone, ma fa parte del gioco.

Al pari di qualsiasi attività digitale che si intende svolgere in modo professionale, quindi con costi vivi da sostenere e la spada di Damocle delle tasse da pagare, solo conoscenza della materia, duro lavoro e background imprenditoriale consentono di fare la differenza sul medio-lungo periodo e non ridurre il tutto a un fuoco di paglia di un paio di campagne andate bene.

 

Per concludere prima di salutarti: che progetti hai/avete per il futuro?

Il 31 Dicembre 2018 ho concluso il primo esercizio ed anno di attività di Get Optimized, la Web Marketing Agency che ho fondato assieme a Gennaro Ciaravolo e Giuseppe Riboni.

L’esordio è stato positivo, con il prossimo biennio che ci vede chiamati a consolidare e proseguire il percorso di crescita delineato.

Stiamo lavorando anche a situazioni totalmente slegate dal versante clienti/consulenti, presto potrebbero esserci novità ma per scaramanzia preferisco ancora non sbilanciarmi 🙂

Conclusioni

Ripubblicare questa intervista con un piccolo update era un atto dovuto. Sono particolarmente legato al periodo in cui fu realizzata perché Affari Miei non era ancora il portale di finanza personale #1 in Italia, io ero una persona diversa ed avevo una visione del mondo radicalmente opposta su certi fronti che, giorno dopo giorno, ho cercato di cambiare.

Se mi segui da anni, hai probabilmente assistito a questo mio cambiamento che, per certi versi, è lo stesso cambiamento a cui è andato incontro il nostro ospite Angelo (che ringrazio).

Mi auguro che questa chiacchierata ti sia utile soprattutto da un punto di vista del mindset e che ti aiuti a pensare al tuo futuro con metodo e cognizione di causa. Se sei in una fase transitoria, potresti trovare utile la lettura delle sezioni dedicate al business ed alla crescita personale.

Se vuoi metterti in proprio, inoltre, puoi scaricare il video corso gratuito “Business con Metodo” con oltre 1 ora di contenuti esclusivi pensati per aiutarti nel progettare la tua idea.

In bocca al lupo!

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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