Recensione del Fondo Eurizon Riserva 2 Anni Classe A: Portafoglio, Costi e Performance

Su Affari Miei trovi le recensioni aggiornate di tutti i principali strumenti di investimento che è possibile sottoscrivere. In questa occasione analizzo le caratteristiche di Eurizon Riserva 2 Anni Classe A, un fondo comune di investimento gestito da Eurizon Capital, nota SGR del Gruppo Intesa San Paolo.

Intendo affrontare tutti i punti più importanti: la politica di investimento del fondo e la composizione del portafoglio, lo storico delle performance e i costi a carico dell’investitore (diretti e indiretti), le modalità di sottoscrizione, disinvestimento e di utilizzo di proventi.

Per concludere, condividerò con te alcune riflessioni in merito alla categoria dei fondi comuni a gestione attiva, e ti darò anche alcune dritte per capire se questo investimento è coerente con la tua strategia.

Buona lettura.

Profilo del fondo: cosa fa e dove investe

Cominciamo subito inquadrando le caratteristiche principali del fondo Eurizon Riserva 2 Anni Classe A. Si tratta di un fondo a gestione attiva, appartenente alla categoria degli obbligazionari flessibili.

I fondi flessibili si distinguono dagli altri fondi a gestione attiva per il fatto che il gestore opera un’asset allocation tattica, completamente libera e priva di vincoli, senza adottare un benchmark come riferimento – ovvero senza utilizzare un portafoglio prefissato come canovaccio.

L’obiettivo della gestione è la conservazione del capitale investito e la crescita contenuta del patrimonio del fondo, in un orizzonte temporale breve, di 2 anni

Per fare questo, la gestione non si pone dei limiti troppo rigidi nella scelta degli strumenti finanziari, nelle proporzioni tra le varie classi di attività, nella selezione delle diverse aree geografiche e delle diverse valute.

L’unico “vincolo” da rispettare è il profilo di rischio/rendimento del fondo espresso dall’indicatore sintetico, che vedremo fra poco. 

In luogo del benchmark viene fornita a priori una misura di rischio, il Value at Risk (VaR) che, appunto, misura la perdita massima potenziale che il portafoglio può subire su un orizzonte temporale di un mese. Il Var deve essere coerente con il livello di rischio del fondo.

Portafoglio e profilo di rischio

Il fondo investe principalmente in strumenti di natura obbligazionaria e/o monetaria emessi da Stati sia sviluppati che emergenti, da organismi sovranazionali, da agenzie e società senza limiti riguardo al merito creditizio.

Vista la politica flessibile di gestione, diventa difficile per l’investitore medio capire la composizione del portafoglio, se esso segue pochissimi criteri e se può variare di volta in volta. 

Il profilo di rischio/rendimento, espresso attraverso l’indicatore sintetico (screenshot in basso), è valutato al livello 3 su una scala da 1 a 7, che indicano rispettivamente il rischio più basso e il più alto. 

La valutazione, rischio medio-basso, è analoga a molti altri fondi obbligazionari che, proprio in ragione della loro natura, hanno rendimenti contenuti.

Modalità di sottoscrizione, uscita e utilizzo dei proventi

Eurizon Riserva 2 anni è un fondo aperto, pertanto gli investitori possono sottoscrive delle quote in qualsiasi momento e, ugualmente, possono chiederne il rimborso alla SGR in qualsiasi momento, ne consegue che il patrimonio complessivo e il valore delle quote può variare costantemente. 

La partecipazione al fondo si realizza con un investimento minimo di 500 euro, quindi sottoscrivendo un tot di quote corrispondenti alla cifra investita. 

La Classe A identifica una categoria di quote del fondo, che possono essere sottoscritte sia con un versamento unico che attraverso versamenti periodici, cioè aprendo un Piano di accumulo del capitale (PAC)

Il fondo è collocato dal gruppo Intesa San Paolo e da numerose banche e SIM.

In ultimo, la politica di distribuzione dei proventi è ad accumulazione, ciò vuol dire che gli utili maturati ogni anno non sono distribuiti ma reinvestiti nel fondo stesso.

I costi 

Analizziamo il prospetto dei costi che ci serve per valutare la reale convenienza dell’investimento. Infatti le spese si mangiano parte del tuo capitale e del rendimento potenziale. 

Le spese che devi sostenere per l’investimento si suddividono in:

  • Spese di sottoscrizione una tantum pari allo 0,30%;
  • Spese di rimborso per uscire dal fondo, non previste;
  • Spesa corrente prelevata dal fondo ogni anno pari allo 0,89%, di cui lo 0,70% per pagare il gestore;
  • Commissione legata al rendimento, variabile e calcolata annualmente.

Rendimenti Storici

Infine diamo un’occhiata alle performance passate, tenendo presente che non sono indicative di quelle future. All’interno del KIID (il documento con le informazioni chiave) puoi consultare il grafico dei rendimenti a partire dal 2016, poiché il fondo è operativo solo dal 2015. Ecco lo screenshot:

Dal grafico risulta che le performance sono state altalenanti, nel 2016 e nel 2018 la performance è stata negativa, mentre nel 2017 e nel 2019 è stata positiva. 

Questo ti fa capire che prevedere i risultati dell’investimento non è possibile, e devi poi considerare che i rendimenti bassi spesso non riescono ad abbattere i costi complessivi dell’investimento, perciò anche quando le performance sono positive l’investitore può trovarsi in perdita. 

Opinioni di Affari Miei 

Prima di concludere la recensione voglio spingerti a fare alcune riflessioni, sia in merito al fondo analizzato che alla categoria dei fondi comuni di investimento a gestione attiva.

Partiamo dalle valutazioni oggettive su Eurizon Riserva 2 anni: quando il fondo è coerente con la tua strategia e quando invece non fa al caso tuo.

Quando e perché investire

Quello che abbiamo analizzato oggi NON è un semplice fondo obbligazionario; se così fosse ti farei un discorso del tipo: 

“Questo è un investimento coerente se la tua sopportazione del rischio e le tue ambizioni di crescita sono modeste, e se il tuo orizzonte temporale è molto breve. Se invece miri ad una crescita significativa del capitale sul lungo periodo, allora devi optare per un fondo azionario”.

Ma qua non stiamo parlando di un fondo obbligazionario semplice, ma di un fondo flessibile, una categoria particolare ed eterogenea di fondi che possono investire con le mani libere, non avendo grossi vincoli nell’asset allocation.

Praticamente il gestore fa un po’ quello che vuole in base ad analisi e calcoli complessi, intanto l’investitore medio gli dà carta bianca perché ci capisce poco o nulla.

Non avendo un benchmark oggettivo di riferimento come farai a valutare l’operato della gestione? La conseguenza è il ritrovarsi, ad un certo punto, in un investimento che è mutato rispetto all’inizio, e che non rispecchia più le tue aspettative. 

Se il gestore è competente, la dinamicità dell’investimento può essere un valore aggiunto; ma visto che la certezza non c’è, il rischio che il gestore compia delle scelte sbagliate si va ad aggiungere a tutto il resto. 

L’errore maggiore è comunque quello dell’investitore che sottoscrive uno strumento complesso senza sapere a cosa va in contro. Perciò rifletti bene sulla scelta di questo fondo, chiediti se, rispetto a un paniere obbligazionario semplice c’è davvero una convenienza, tanto da affidarti ciecamente alla SGR.

Perché i fondi a gestione attiva non sono l’unica opzione

Ed ora ti dico brevemente come la penso io sui fondi comuni di investimento a gestione attiva. Io li trovo troppo costosi e poco trasparenti, perciò non li utilizzo nel mio portafoglio.

Da anni mi occupo direttamente della gestione dei miei soldi perciò mi piace sapere con esattezza dove e come sono investiti i miei capitali, e a parità di condizioni mi piace spendere il meno possibile in commissioni di gestione. 

Non è una regola universale, ma spesso i fondi a gestione attiva sono più cari e meno convenienti di altri strumenti. 

Per esempio, sulla base della mia esperienza, trovo più efficaci gli ETF, una categoria di fondi negoziati in borsa che sono a gestione passiva, quindi si limitano a replicare 1:1 un indice di riferimento.

Non voglio dire che siano gli strumenti migliori per ogni tipo di strategia, anzi, se maneggiati male fanno più danni che bene. Però si prestano ad un investimento più economico e trasparente, in quanto sai sempre qual è la strategia adottata dal fondo e come sono impiegate le risorse. Per approfondire il discorso, leggi questi articoli:

 

Conclusioni

Prima di scegliere gli strumenti da mettere in portafoglio, sarebbe meglio definire una strategia di investimento e, possibilmente, aumentare la propria formazione finanziaria.

Un investitore informato e consapevole dei suoi obiettivi difficilmente acquisterà strumenti inefficaci e potenzialmente dannosi. A tal proposito ti consiglio caldamente di guardare il video corso gratuito “Investi con Buon Senso”.

Se già possiedi delle conoscenze di base allora leggi la recensione di “Fast Investments Planner”, il servizio di informazione finanziaria avanzata di Affari Miei. Forse è quella marcia in più che ti serve per dare una svolta ai tuoi investimenti.

Grazie a questo servizio avrai accesso alle informazioni esclusive e ai portafoglio modello messi a punto dal Centro Studi di Affari Miei, che si occupa di creare questi portafogli da imitare.

Puoi trovarne diversi, in modo da scegliere quello che meglio rispecchia il tuo profilo di rischio e le tue aspettative di rendimento.

Risorse da leggere

Inoltre, se ti senti un po’ spaesato da questa materia e non te la senti di lanciarti negli investimenti, puoi leggere queste guide introduttive:

Per ora ti saluto e spero che continuerai a seguirmi!


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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, ha sviluppato nel tempo la passione per la finanza personale e lo sviluppo individuale. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

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