Come Aprire un Bar: Quanto Costa e Cosa Serve per Avere Successo?

Aprire un bar è ancora un desiderio di tanti aspiranti imprenditori: la ricerca relativa ai costi, ai requisiti e ai consigli per avere successo è in molti casi il primo step da compiere.

Oggi, grazie ad internet, reperire informazioni per mettersi in proprio è divenuto relativamente facile. Ma siamo sicuri che la prima ricerca di suggerimenti e opinioni effettuata su Google o Yahoo sia in grado di dare le risposte alle nostre domande?

Questa guida vuole essere la migliore in italiano sul tema e vuole rispondere a tutte le domande sul tema: benvenuti su Affari Miei, il blog dedicato a chi vuole difendere i propri affari e vivere una vita straordinariamente efficace.

Come aprire un bar senza fare errori? 

Molti business nascono già morti perché figli di errori nella fase preliminare, di errate valutazioni del mercato o di sé stessi.

In questo post più che dare generiche informazioni di base ci impegneremo per fornire consigli pratici da mettere in atto per trovare la strada giusta e vedere decollare la propria attività. Non abbiamo la ricetta della felicità né la bacchetta magica per fare soldi: se ce l’avessimo, la terremmo stretta per noi.

Un bar come una qualsiasi attività non può mai essere scollegata dal contesto territoriale in cui è collocato e dalle persone che si mettono in gioco.

Cosa serve per aprire un bar

Per avviare questo tipo di attività occorre mettere sul piatto tanto denaro, i costi sono assai elevati e le potenzialità molto spesso si rivelano al di sotto delle aspettative.

Uno degli errori più frequenti che in questi anni di crisi si sta ampliando è quello di mettersi in proprio dopo aver perso il lavoro o dopo non averlo trovato per lunghi periodi: iniziare un business senza avere una stabilità economica può pregiudicare la riuscita del business stesso, fosse anche l’idea più geniale al mondo.

Le imprese purtroppo hanno costi fissi difficilmente sostenibili nel medio periodo. Mettiamo anche il caso che abbiate il capitale iniziale, perché preso in prestito o perché frutto di risparmi degli anni passati: ci sono spese ineludibili, specie quelle del personale (ammesso non facciate tutto voi), quelle relative al canone di locazione (sempre che il locale non sia vostro), i contributi previdenziali (al riguardo, suggeriamo di leggere la guida relativa alle aliquote di artigiani e commercianti).

Non essere tranquilli da un punto di vista economico può essere un problema, tenete quindi presente questa variabile.

Per quanto riguarda i requisiti previsti dalla legge, sono essenzialmente i soliti che governano l’apertura di ogni attività commerciale nel settore alimentare:

  • iscrizione all’INPS e alla Camera di Commercio;
  • apertura della Partita IVA;
  • superamento del corso ICAL;
  • certificazione di inizio attività.

Particolarmente utile ed esaustiva, al riguardo, può tornare la nostra guida generale all’apertura della Partita Iva in cui si fa il punto degli aspetti burocratici e fiscali fondamentali che un aspirante imprenditore deve conoscere.

Consigli per avere successo: siate originali

Aprire un bar non è facile perché la concorrenza è immensa: non si tratta dell’idea del secolo, anche nei paesini più piccoli ci hanno già pensato. Per questo motivo la nostra attività deve essere originale, diversa da quanto già esiste sul mercato. Prima di arrivare a questo bisogna capire dove avviare il business.

La dicotomia è la seguente: posto super trafficato o piccola località di nicchia? Nel primo caso è chiaro che le possibilità di fare incassi è più alta: un bar sotto il Colosseo (mettendo il caso ci sia spazio per aprirne uno) fa sicuramente più soldi di un bar sul cucuzzolo di una montagna.

Il punto è che il locale avrà un canone di locazione molto elevato, sempre che sia disponibile, occorrerà assumere tanto personale e quindi accollarsi tante spese.

Se anche dovreste essere proprietari di un locale in un punto così centrale, forse vale la pena ridurre i rischi e locarlo ad altri, ma questa valutazione non ci riguarda in questa sede.

L’altra opzione è quella della località di nicchia, magari il piccolo paese: in questo caso i ricavi potenziali si riducono, ma tendenzialmente si riduce anche la concorrenza e si abbattono parte dei costi fissi. La guida che abbiamo linkato fa il punto del business nei piccoli centri ed è ricca di spunti straordinari se state pensando di aprire un’attività in un paese di dimensioni ridotte.

Qual è la strada migliore? Nessuna delle due, probabilmente la verità sta nel mezzo: trovando il giusto compromesso e aprendo un bar originale, assai diverso dalle altre attività esistenti ed in grado di rivolgersi ad una clientela specifica, la nostra idea imprenditoriale può concretizzarsi.

Come aprire un pub

Ormai bar e pub tendono ad essere la stessa cosa in tanti casi, specie a causa dell’evoluzione della ristorazione che vede la promozione di servizi sempre più innovativi. Se non volete optare per il classico bar che serve caffè ma, al contrario, state pensando di avviare un pub-ristorante, una birreria o un locale più impuntato sul food, il consiglio non può che essere ancora più marcato rispetto al paragrafo precedente: siate innovativi.

Come aprire un bar: Guida

Soprattutto le grandi città l’offerta è molto ampia e se la dividono i grandi brand e franchising della ristorazione di dimensioni medio piccole. Se da un lato questo può sembrare un problema, invece è un’opportunità perchè molti piccoli franchising sono nati proprio da locali di piccole dimensioni che si sono poi moltiplicati. Anche in questo caso, la parola d’ordine è stata differenziazione.

Oggi si sta affermando molto l’idea che bisogna mangiare bene e una parte della popolazione, specie quella più abbiente, è propensa a spendere di più per avere cibi di qualità.

Inoltre nicchie come quelle dei vegani e dei vegetariani stanno crescendo a vista d’occhio ed anche questo tipo di clientela esige qualità in ciò che si mangia e nel servizio.

Insomma, se lavorate da anni nel settore della ristorazione potreste avere molte più idee di noi per avviare il vostro locale fighissimo.

Aprire un bar all’estero

Insieme all’apertura del ristorante, quella del bar avviato da italiani è un’altra attività tipica degli italiani che decidono di espatriare.

Tutte le considerazioni di questa guida sono valide in qualsiasi posto al mondo, fermo restando gli aspetti più strettamente burocratici che riguardano soltanto l’Italia.

Aprire un bar a Tenerife, a Londra, negli Stati Uniti o in qualsiasi angolo del pianeta riteniate opportuno non è di per sè sbagliato ma neanche vincente a prescindere. Vanno fatte le stesse ed identiche valutazioni che fareste in Italia ed è consigliabile, in ogni caso, vivere per un breve periodo nel luogo in cui volete intraprendere il vostro progetto.

L’imprenditore, infatti, è un interprete del luogo ed il bar è per antonomasia una cartina al tornasole del quartiere o della città in cui si trova. Se desiderate emigrare, vi suggeriamo di dare uno sguardo alla sezione dedicata a chi vuole vivere all’estero.

Quanto Costa Aprire un Bar?

E’ una domanda a cui è veramente difficile dare una risposta perchè tutto dipende dalla complessità di ciò che volete fare.

I costi lieviteranno con l’aumento delle dimensioni del locale, con l’acquisto macchinari all’avanguardia e l’assunzione di personale.

Quello che dovete pensare fin dal principio è che non dovete perdere di vista il raggiungimento del break even point: in genere un’attività commerciale fissa questo traguardo dopo tre anni ma ovviamente dipende dalle aspettative che vengono riposte.

Se, per esempio, si decide di delegare totalmente il lavoro e si vuole investire solo capitale, il periodo di rientro può anche essere prolungato.

In linea di massima, comunque, per aprire un bar occorrono un minimo di 30 mila euro essenziali per avviare un’attività di modeste dimensioni.

Se, invece, cresce la complessità del business aumenta inesorabilmente la necessità di denaro e alla cifra inizialmente indicata si può persino aggiungere uno 0.

Se decidete di prendere un bar in gestione, invece, il costo iniziale può essere molto ridotto perchè in genere chi cede l’attività lo fa per avere un canone di locazione sostitutivo del reddito iniziale.

In questa ipotesi, quindi, più che valutare l’investimento iniziale dovete fare attenzione alla redditività del bar: se riuscite a malapena a coprire i costi e pagare il canone, non vi conviene, altrimenti può essere una buona opportunità low cost per tuffarvi subito sul mercato ed iniziare a conoscere il settore (se siete nuovi).

Ulteriore idea potrebbe essere quella del bar in franchising: come la gestione, potreste essere chiamati a pagare un canone oppure a stare alle regole del franchisor.

L’investimento iniziale può però talvolta essere comunque considerevole e l’unico vantaggio reale si trova nella spendibilità del brand con cui vi affiliate. Per approfondire il discorso generale, vi invitiamo a leggere gli articoli della sezione dedicata al franchising.

Finanziamenti per aprire un bar

Esistono tantissime possibilità per valutare prestiti e finanziamenti per aprire un bar, la scelta migliore è quella di un finanziamento a fondo perduto a tasso agevolato.

Non abbandonate il vostro sogno e ricordatevi che queste possibilità esistono. Le Istituzioni propongono di tanto in tanto delle alternative per aiutare i piccoli imprenditori con le idee chiari, mettendo a disposizione degli strumenti validi.Quanto Costa Aprire un Bar?

Invitalia, per esempio, è un ente che permette di accedere ai finanziamenti per nuove attività: solitamente la forma massima di investimento può arrivare a 129 mila euro, rilasciati nel 50% a fondo perduto e metà a tasso di interesse agevolato.

Stiamo parlando di uno strumento per bloccare il problema della disoccupazione ed è interamente dedicato alle micro imprese create da disoccupati.

Un tempo accedere a queste erogazioni era davvero complesso, oggi le risposte vengono confermate in massimo sei mesi.

Mentre per il rilascio dei capitali le tempistiche variano in base al prezzo prescelto e alle attività per cui è stato richiesto il finanziamento.

Ovviamente il credito, anche se c’è la mano pubblica, non viene erogata a tutti ma bisogna possedere requisiti ben precisi.

I principali sono:

  • Non avere condanne, penali o problemi di carattere finanziario (es: cattivi pagatori);
  • Produzione di un business plan basato sulla location che dimostri che l’attività può creare un reddito per pagare lo stipendio ai proprietari e può garantire la restituzione del finanziamento. Questo è un passo molto importante e che richiede delle esperienze professionali, solo in questo modo potrete capire se i margini di profitto sono davvero elevati oppure si rischierà di lavorare in perdita.

In alternativa si può sempre valutare la possibilità di accedere a prestiti di onore, ai fondi regionali e statali, tentare la via del microcredito o richiedere aiuto a una banca tradizionale per capire quali possibilità vengono offerte.

La scelta è la migliore per accedere a delle tipologie di prestito che garantiscono un netto risparmio sui tassi che sono più convenienti rispetto a una finanziaria, questo è abbastanza scontato ed è bene che vi informiate preventivamente entrando in contatto con professionisti esperti proprio nel monitorare ed intercettare queste tipologie di erogazioni agevolate.

L’ultima ed ulteriore alternativa la vedremo nel paragrafo che segue: tenetevi forte!

Come aprire un bar senza soldi

Avete capito bene, si può evitare di ricorrere a finanziamenti o di investire molto, fermo restando che si tratta comunque di situazioni particolari che non sempre garantiscono il successo, proprio per via del loro essere eccezionali.

Va ricordato che pur anche se non si spende tanto denaro, una volta che l’impresa è nata ci sono delle spese fisse che non si possono eliminare e che abbiamo provveduto ad affrontare nella prima parte di questa trattazione.

Come si fa da un punto di vista pratico a creare da capo una nuova attività senza spendere neanche un euro?

Pianificare è importantissimo e, quindi, andiamo a vedere  insieme alcune situazioni che potrebbero favorirvi nel ridurre a zero le spese o nel comprimere al minimo i costi di avviamento:

Fare autonomamente tutti i lavori necessari

Se siete in grado di svolgere piccoli lavori di muratura, elettrici e di arredamento, potete risparmiare molto denaro comprando solo le materie prime.

Uno sguardo al mercato dell’usato

Purtroppo molte attività stanno chiudendo, per cui è possibile che troviate le attrezzature a costi decisamente bassi da persone che hanno necessità di monetizzare. Non è una gran bella cosa, ma se avete deciso di mettervi in proprio siete consapevoli del momento.

Vale la pena cercare il contatto diretto con il proprietario ed a diffidare dagli intermediari che, ovviamente, mirano a trarre il massimo guadagno che si traduce, per loro, in provvigione elevata.

Prendere un bar in gestione

Può capitare che un’attività sia in vendita per i motivi più svariati (salute, scarsi introiti, voglia di cambiare vita).

In questo caso è possibile tentare la carta di stipulare un accordo con il proprietario che preveda un pagamento dilazionato, o il versamento di un canone di gestione per un periodo di tempo con il patto che, nel caso in cui non vogliate continuare, gli restituiate l’attività.

Non è assai vantaggioso per l’alienante, ma potrebbe anche accettare in casi estremi. Ovviamente qui ci vuole il fiuto dell’affare: se andate a rilevare un’azienda già esistente è probabile che ci siano problemi nel business. Tocca a voi saperlo ristrutturare e capire, già in partenza, se ci sono margini;

Trovare un socio di capitali

E’ difficile, ma magari qualcuno potrebbe credere nel progetto ed investire solo i soldi mentre toccherà a voi metterci la faccia e, soprattutto, il lavoro.

Se siete novizi è difficile convincere un investitore (a parte qualche amico o parente che potrebbe aiutarvi) ma se avete una lunga esperienza ed una buona idea tutto diventa più semplice.

Conclusioni: Aprire un Bar conviene davvero?

Abbiamo provato ad analizzare schematicamente l’idea di aprire un bar di successo: conviene avventurarsi? La strada è in salita, come per chiunque voglia fare impresa in Italia in questa fase.

Affari Miei cerca comunque di dare informazioni e consigli utili per chi vuole realizzare il proprio sogno e questo post deve concludersi con un messaggio ottimistico: i soldi facili non esistono ma l’idea giusta, affiancata da duro lavoro e pianificazione, può avere fortuna e diventare un business consolidato.

Lo spazio dedicato alle idee imprenditoriali è una fucina di consigli e storie che vanno proprio in questo senso.

Acquisite le informazioni di base, a questo punto, tocca a voi. Tirate fuori il meglio e cominciate solo se siete veramente motivati: in bocca al lupo!

Ulteriori risorse utili

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Chiudiamo questa trattazione suggerendo una serie di risorse che potrebbero interessare a chi vuole fare affari nel campo della ristorazione e del turismo:

Buon proseguimento su Affari Miei e in bocca al lupo!

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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