Piano di Accumulo Intesa SanPaolo: Recensione Completa e mie opinioni

Il Piano di Accumulo Intesa Sanpaolo è un prodotto finanziario per chi vuole investire i propri soldi gradualmente, facendo dei versamenti periodici che verranno convogliati verso dei fondi di investimento.

Se hai uno stipendio o sei un libero professionista, è probabile che di mese in mese tu riesca a mettere da parte dei risparmi; come saprai, lasciarli sul tuo conto corrente significa farli svalutare per effetto dell’inflazione. Investire quei soldi di cui non hai bisogno nel breve termine è sicuramente una buona decisione: ma conviene scegliere il PAC di Intesa?

In questa guida voglio spiegarti nel dettaglio questo tipo di strumento, che fa parte più in generale della categoria del risparmio gestito.

Ti proporrò una spiegazione semplice senza troppi tecnicismi e senza pregiudizi di alcun tipo, così da poterti permettere di valutare il piano di accumulo senza le mie “interferenze” personali.

Come funziona il PAC di Intesa Sanpaolo

Lo schema di funzionamento è questo:

  • Inizialmente scegli la frequenza con cui effettuare i versamenti, che può essere mensile, bimestrale, trimestrale, quadrimestrale, semestrale o annuale;
  • Alla data del versamento, solitamente tramite un bonifico automatico o un giroconto, la somma che hai stabilito andrà a confluire nei fondi di investimento compresi nel tuo PAC. L’importo minimo per il versamento iniziale è di 50/100 euro a seconda dei fondi scelti, mentre per i versamenti successivi è di 50 euro;
  • I fondi verranno investiti dalla SGR (Società di Gestione del Risparmio) che si occupa di gestire i PAC per conto di Intesa Sanpaolo. Questa SGR si chiama Eurizon Capital SGR, una società che incorpora tante diverse filiali con sede in nazioni diverse. A noi, comunque, interessano soprattutto la holding principale e la succursale lussemburghese.
  • La SGR si occupa di prendere fisicamente il tuo denaro e di usarlo per investire nei suoi fondi, che sono di vario genere. A seconda del tuo profilo di rischio te ne verranno consigliati alcuni piuttosto che altri: ogni fondo ha il suo profilo di rischio, la sua composizione ed i suoi costi, quindi occorre prestare attenzione a che cosa si sceglie di comprare;
  • Nel corso del tempo potrai andare a modificare l’importo versato periodicamente, il tipo di fondi su cui vengono investiti i soldi e la frequenza del versamento. Potrai anche sospendere il PAC e riprendere i versamenti entro i due anni successivi;
  • Alla scadenza del tuo piano -se non decidi di chiedere un rimborso anticipato- ti verranno rimborsati i soldi che hai versato nel tempo e l’ulteriore interesse maturato sul denaro che hai investito.

ATTENZIONE! Il PAC (Piano di Accumulo) non è solo un prodotto, come in questo caso, ma una strategia di investimento. Se non hai chiaro il concetto, ti consiglio di leggere la guida generale sul PAC.

A differenza di altri piani di accumulo, quello di Intesa Sanpaolo non prevede nessuna copertura assicurativa. Questo significa che i risultati dipenderanno esclusivamente dall’andamento dei mercati e che non riceverai nessuna copertura in caso di morte; attento però a non fare confusione.

In passato venivano proposte soluzioni simili che avevano come base una polizza assicurativa, oggi invece l’investimento avviene direttamente nei fondi comuni collegati in qualche modo alla banca.

Se non conosci bene il mondo dei fondi comuni, puoi dare uno sguardo alla sezione dedicata del blog in cui li recensisco tutti.

Come vengono investiti i tuoi soldi

Questo dipende in parte da te ed in parte dalla consulenza che riceverai da parte di Intesa San Paolo.

Quello che devi sapere, in ogni caso, è che i prodotti disponibili sono esclusivamente quelli trattati da Eurizon. Per quanto siano tanti, sono comunque molti di meno di quelli esistenti al mondo; ecco uno dei motivi per i quali non sono un amante del risparmio gestito.

I fondi di Eurizon si dividono in questo modo:

  • Mercato monetario: sono quelli che prevedono il rischio più basso in assoluto e trattano titoli obbligazionari o di credito a breve termine. Anche se teoricamente ci sono, non hanno molto senso nel quadro di un PAC;
  • Fondi obbligazionari: ne esistono di vario genere, ma complessivamente possiamo dire che siano pensati per rischiare poco ed investire sul medio-lungo termine;
  • Fondi azionari: sono più rischiosi di quelli obbligazionari e vengono utilizzati per introdurre una componente di maggior rischio (e quindi potenziale profitto) negli strumenti di investimento;
  • Fondi flessibili con orizzonte temporale predefinito: sono i più tipici per i piani di accumulo di lungo termine. In un primo momento sono più azionari che obbligazionari, perché quando c’è ancora molto tempo per detenere lo strumento è sensato rischiare di più. Man mano che passa il tempo, le azioni lasciano spazio alle obbligazioni per diminuire la volatilità del fondo. Esistono sia le versioni che reinvestono le cedole ed i dividendi, sia quelli che invece le reinvestono;
  • Hedge Fund: Sono la categoria più rischiosa in assoluto, in quanto si tratta di fondi che investono per lo più in strumenti derivati. In Italia si sentono chiamare anche fondi speculativi ed hanno la caratteristica di essere gli unici fondi che possono vendere i titoli allo scoperto.

Sia che tu faccia la procedura di sottoscrizione online che offline, ti troverai prima in una fase di consulenza in cui verrà valutato il tuo profilo di rischio.

In base a che tipo di investitore sei, Intesa ti proporrà i fondi che fanno di più al caso tuo.


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Che costi ci sono

Ho spiegato più volte che nella maggior parte dei casi il vero problema del risparmio gestito sono i costi dei prodotti di questa categoria.

Mi rendo conto che la maggior parte delle persone non sia così cosciente del problema, ma si tratta di un elemento che fa realmente la differenza: molto spesso i costi erodono i rendimenti al punto da annullarli o renderli negativi, persino quando il mercato va nella direzione che speravamo.

Intesa ci fa sapere tramite le pagine del suo sito ufficiale che i costi del suo PAC sono esclusivamente quelli riportati da Eurizon nel prospetto informativo dei suoi fondi. Questo significa che evidentemente l’istituto di credito e la società di gestione si spartiscono le provvigioni tra loro, una pratica comune in questo campo.

Ogni fondo ha i suoi costi, quindi sono andato a fare una media tra i fondi delle varie categorie. Eccoti un elenco che li riassume tutti.

Fondi Monetari (rischio 1):

  • Costi di entrata: 0
  • Costi di gestione: 0,35%
  • Costi sulla performance: 0

Obbligazionari (Rischio 3)

  • Costi di entrata: 0
  • Costi di gestione: 1,27%
  • Costi sulla performance: 20%

Azionari (Rischio 5/6)

  • Costi di entrata: 1,50%
  • Costi di gestione: 2%
  • Costi sulla performance: 20%

Flessibili (Rischio 4)

  • Costi di entrata: 0%
  • Costi di gestione: 1,57%
  • Costi sulla performance: 20%

Hedge Funds

  • Costi di entrata: 0,54%
  • Costi di gestione: 2,54%
  • Costi sulla performance: 0

In ogni caso, puoi leggere tu stesso tramite questa pagina le recensioni specifiche di tutti i prodotti di Eurizon con costi e rendimenti storici.

Interessi e qualità della gestione

Osservando i costi di questo prodotto possiamo definirli in linea con quanto viene proposto dalla maggior parte degli altri PAC privi di polizza assicurativa.

Siamo comunque di fronte ad un prodotto che costa molto, perché mediamente i fondi a gestione passiva (ETF) su cui investo i miei risparmi hanno esclusivamente un costo di gestione che ammonta allo 0.2-0.3% annuo.

Questa è una caratteristica costante del risparmio gestito, perché la priorità non è guardare al tuo rendimento: la priorità è remunerare chi lo ha venduto, chi gestisce i fondi e aggiungere un profitto alla cosa. Se non ci fosse prima di tutto una logica aziendale, non avrebbe senso l’esistenza di banche, assicurazioni e promotori finanziari.

Tecnicamente questo prodotto ha comunque un vantaggio rispetto agli ETF che compro io: essendoci un gestore che lavora duramente per battere il mercato, i maggiori costi dovrebbero essere coperti dal maggiore rendimento.

Il problema è che a quanto pare non si fa un grande lavoro in Eurizon, almeno per quelli che sono i dati dei loro fondi fino ad ora. Mi è bastato analizzare il KIID di questi fondi ed andare a verificare la performance ottenuta negli ultimi anni per scoprirlo.

Ogni fondo ha un benchmark, ovvero un termine di paragone.

Se il fondo investe in azioni americane, ad esempio, il suo termine di paragone sarà la crescita annua dell’indice S&P 500 che raggruppa l’andamento delle 500 aziende più grandi d’America.

Questo termine di paragone è molto importante, perché ci dice come sta andando il fondo rispetto al mercato. In particolare:

  • I fondi a gestione passiva si limitano a replicare l’andamento del benchmark. Un ETF che ha come benchmark lo S&P 500 ci farà ottenere un rendimento uguale all’andamento dello S&P 500;
  • I fondi a gestione attiva hanno dei manager pagati per ottenere dei rendimenti maggiori a quelli del benchmark. Comprano e vendono selettivamente le azioni per cercare di tagliare quelle che rendono meno e aumentare la quota di quelle più promettenti. Questo significa che ovviamente hanno un costo maggiore per il maggior lavoro che richiedono, ma dovrebbero avere rendimenti più alti come frutto di tale lavoro.

Quello che succede con i PAC di Intesa Sanpaolo è singolare. Andando a verificare il rendimento dei fondi della SGR Eurizon, infatti, questi hanno rendimenti decisamente peggiori del benchmark.

Ne ho controllati dieci a campione: tutti e dieci hanno ottenuto performance peggiori di quelle del loro diretto termine di confronto. Vuol dire che i tuoi interessi, anziché esserti pagati o essere reinvestiti per generare altri interessi, finiscono per pagare lo stipendio a dei manager e analisti che con le loro decisioni stanno facendo peggio dei fondi a gestione passiva. Un lavoro ben retribuito e del tutto controproducente.

Con questo non sto dicendo che questi professionisti sono incapaci di fare il loro lavoro, ma soltanto constatando dei fatti alla luce dei dati ufficiali degli ultimi cinque anni. In futuro è possibile che le loro decisioni incomincino a fare la differenza, ma comunque preferirei sempre non mettere i miei soldi in mano a dei perfetti sconosciuti.

Ho sottoscritto il prodotto in passato, vorrei capire come disinvestire. Si può fare?

Ci sono varie situazioni per cui può essere necessario disinvestire da un prodotto del genere.

Magari stai leggendo in una fase in cui i tuoi fondi sono in perdita e sei preoccupato oppure per una qualche ragione non vuoi più mantenere l’investimento.

Disinvestire è possibile ma devi considerare alcune criticità:

  • Molto dipende dalla fase storica in cui decidi di farlo. Se, per esempio, i mercati sono in una fase negativa e sei spaventato dalla volatilità, potresti subire delle perdite anche pesanti quindi cerca di prendere decisioni in momenti “tranquilli”;
  • Non sempre c’è la collaborazione piena di chi ti ha venduto il prodotto anche se ormai è possibile disinvestire online autonomamente;
  • Inesperienza dell’investitore: se hai sottoscritto un prodotto del genere in passato, forse, non avevi molta esperienza con i mercati e la borsa. L’inesperienza può giocare brutti scherzi, ti consiglio di prendere una decisione di questo tipo solo dopo aver aumentato la tua consapevolezza. Sul tema credo possa esserti utile il mio video report gratuito “Investi con Buon Senso”.

Assicurati, tra le varie cose, sia dei tempi di rimborso che dei costi eventuali e verifica che possa fare la procedura online perché dipende sicuramente molto dal prodotto che hai sottoscritto e dalla fase storica in cui sei diventato cliente.

Conviene sottoscrivere questo prodotto? Le mie opinioni

Le mie opinioni a questo punto credo ti siano abbastanza chiare. Quando mi chiedono un parere su un prodotto la risposta non è mai banale ma comunque cercherò di essere breve.

Tutto dipende da poche variabili:

  • come vengono investiti i tuoi soldi;
  • quanto rendono questi investimenti a fronte del rischio che comportano;
  • che costi vengono applicati e per quanto tempo sei interessato a mantenere il prodotto in portafoglio.

Ovviamente sto dando per scontato che il tuo obiettivo sia comunque quello di fare un investimento di lungo termine, perché questo è lo scopo fondamentale dei piani di accumulo; nel caso di Intesa, il periodo minimo per cui detenere il prodotto è di 3 anni e quello massimo di 25 anni.

Maggiore è la durata, come sempre ed in ogni caso, maggiori sono gli interessi maturati alla scadenza.

Dopo aver ragionato su tutto questo, tirando le somme, arriviamo al quesito finale sul quale molto probabilmente vuoi una risposta: ha senso o non ha senso sottoscrivere questo prodotto?

La mia risposta è no.

Ci sono sicuramente delle soluzioni migliori:

  • Se hai la possibilità di dedicare un po’ di tempo a migliorare la tua cultura finanziaria, potrai arrivare a decidere tu stesso come investire il tuo denaro. Personalmente ho fatto delle scelte prudenti ma redditizie, che illustro dettagliatamente nel video corso gratuito “Investi con Buon Senso”, dove ti spiego i segreti con cui le banche ti spillano tantissimi soldi senza che te ne possa accorgere;
  • Se non sei in alcun modo intenzionato ad investire il tuo denaro in autonomia, scegli un piano di accumulo diverso. Ce ne sono tanti che vengono gestiti con costi minori e da SGR che hanno fondi con rendimenti migliori; una performance sistematicamente peggiore del benchmark dovrebbe essere un grande campanello d’allarme per tutti gli investitori. Se c’è una cosa che non manca sono i fondi d’investimento, per cui non vedo il motivo di optare per un prodotto che costa più e rende meno di altri con un analogo livello di rischio.

Spero di averti chiarito abbastanza le idee sul piano di accumulo di capitale in questione, ma soprattutto spero che tu possa riuscire a raggiungere gli obiettivi di finanza personale che stai cercando di realizzare.

In ogni caso, puoi approfondire ulteriormente il mondo dei fondi comuni leggendo questa mia guida dedicata all’argomento in cui analizzo ben 8 criticità che caratterizzano la gestione attiva.

La tengo separata da questo articolo, che è una recensione, perché è il mio parere generale e non una bocciatura specifica solo del PAC di Intesa.

Ulteriori Risorse Utili

Da ultimo ti lascio il link a qualche risorsa che potrebbe interessarti per scoprire il complesso mondo degli investimenti:

Buon proseguimento su Affari Miei!


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

>> Inizia Subito <<


Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

4 Commenti

Gaetano · 2 Agosto 2019 alle 22:32

Comunque la storia è sempre la stessa ovvero la prima fase, quella che è il momento in cui ti viene proposto di aderire a questo prodotto con la stipulazione del contratto, dove ti viene proposto di aderire alla qualunque e spiegarti solo la parte che è positiva per te,al punto tale da esasperarla senza spiegare la parte che in primis sono i costi che vengono sottratti dal tuo patrimonio, ne quali sono i rischi,e non sono nemmeno chiari sulla durata. Eppure sono successe tante di quelle storie di approfittare della bontà della buona gente, alcuni casi veri e propri abusi di potere sottraendo i risparmi di una vita alla povera gente, con azioni degne e di più della malavita

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 23 Settembre 2019 alle 12:08

    Ciao Gaetano,

    la banca fa il suo mestiere, anche il risparmiatore deve fare il suo informandosi.

    Sono cose che spiego nel mio video corso gratuito “Investi con Buon Senso” che trovi qui: https://www.affarimiei.biz/video-corso-gratuito

Esposito Maurizio · 1 Ottobre 2019 alle 20:09

Davide, dammi un consiglio, vorrei investire 100 euro al mese, fin quando posso (ho 70 anni), affinché la mia nipotina ai 18 anni, cioè fra 16 anni, possa avere un gruzzoletto. Ma nel frattempo qualora vi sia necessità la madre possa prelevare il budget. Ho visto i buoni postali ma sono assurdi, i piani di investimento del San Paolo ma non convincono. Indirizzarmi Tu. Cordialmente Maurizio

    Davide Marciano

    Davide Marciano · 8 Ottobre 2019 alle 18:02

    Ciao Maurizio,

    come spiegato più volte, non offro consigli individuali qui sul blog nei commenti perché sarebbe troppo superficiale.

    Ti consiglio di partire dal video corso gratuito “Investi con Buon Senso” che risolverà molti tuoi dubbi: https://www.affarimiei.biz/video-corso-gratuito

    Buona visione!

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