Piano Accumulo Poste Italiane: Caratteristiche ed Opinioni sui PAC postali

Il PAC (Piano di Accumulo di Capitale) di Poste Italiane è un prodotto molto amato dagli investitori italiani, che continuano a vedere nelle Poste un valido alleato per investire i loro soldi. Ma perché? Il sospetto è che dietro questa decisione ci sia molta convenzionalità, più che molto raziocinio.

Più volte su Affari Miei abbiamo incontrato prodotti finanziari venduti da banche, promotori, assicurazioni o Poste che facevano molto al caso del gestore e molto poco al caso del risparmiatore. Oggi vediamo se sia così anche per il piano di accumulo di Poste Italiane, ossia Postefuturo Per Te.

Una premessa

Prima di cominciare vorrei introdurre semplicemente due termini di confronto, dal momento in cui una cosa è più o meno conveniente solo nel momento in cui la si mette direttamente a paragone con un’altra:

  • Il primo termine di confronto sarà quello che puoi ottenere investendo tu stesso il tuo denaro. Questo è in fondo quello di cui parliamo più spesso qui su Affari Miei, ed è quello che io stesso faccio con i miei risparmi e di cui ho parlato nel mio corso “100mila euro sul conto”;
  • Il secondo termine di confronto saranno altri Piani di Accumulo di Capitale che vengono venduti da banche, assicurazioni e promotori finanziari. Sarà il termine di paragone più “stretto”, ovvero quello effettivamente più facile da paragonare al PAC delle tanto amate Poste. Qui Puoi trovare una guida per schiarirti le idee!

Partendo dal presupposto che il tuo obiettivo sia comunque quello di mettere al sicuro i tuoi risparmi e farli crescere nel tempo, è comunque fondamentale non trascurare il primo termine.

Cos’è il Piano di Accumulo delle Poste

Il PAC di Poste Italiane prevede che tu possa:

  • Fare un unico versamento di capitale all’inizio del piano (capitale minimo: 2.500 euro);
  • Fare versamenti periodici, mensili o annuali (capitale per versamento mensile: 50-1.000 euro; annuale: 600-12.000 euro).

Questi soldi finiscono nella gestione separata dell’azienda, ovvero quella parte di capitale che viene investita da PosteVita S.p.A. riconoscendo una provvigione a Poste Italiane. Se segui il mio sito da un po’ di tempo, questa frase avrà fatto scattare in te quel campanello d’allarme riguardante i costi dei prodotti venduti da un operatore e amministrati da un altro, cosa che effettivamente andremo ad analizzare tra poche righe.

Oltre ai versamenti effettivi di capitale messo a rendita su strumenti finanziari, dovrai anche versare dei premi assicurativi. Come vedremo tra poco, infatti, PosteFuturo è una polizza assicurativa mista che copre il caso vita ed il caso morte.

In cosa investe

Questo capitale verrà investito per te su strumenti a rischio molto basso. Dal KIID, il documento principale di ogni strumento finanziario, emerge un rischio di 2 su 7 nella scala ufficiale di valutazione dei rischi.

Prevalentemente con il tuo denaro verranno acquistate obbligazioni dei Paesi UE, con una parte decisamente inferiore delle altre obbligazioni dal rischio medio, ed infine con una parte minima (circa il 5%) azioni e strumenti finanziari più complessi.

Complessivamente emerge un profilo di rischio molto basso, con un rendimento altrettanto basso. Questa è una delle caratteristiche che accomunano tutti i prodotti postali e che, se non ci fosse una problematica di base legata al costo di questi prodotti, non sarebbe neanche tanto male.


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Questione polizza vita

Oltre ad essere un prodotto con cui investire il tuo capitale, PosteFuturo è una polizza assicurativa mista (te ne ho parlato in questa mia recensione). Questo significa che nel momento in cui investi ottieni una copertura assicurativa che vale sia in caso di vita che in caso di morte. Dovrai nominare un beneficiario che riceverà la somma in cui -mi dispiace dirlo, ma è il prodotto finanziario che funziona così – alla scadenza del prodotto tu non fossi più in vita.

Se sopravvivi fino alla fine della polizza, tu o chiunque altro sia il beneficiario riceverete il capitale che avete investito maggiorato degli interessi prodotti e minorato dei costi sostenuti per la gestione del capitale. In caso di morte, invece, il beneficiario riceverà una somma un po’ più alta della precedente (il cui calcolo è un po’ complesso e dipende da vari fattori).

Il problema con questo tipo di strumento è che:

  • Sei costretto a sottoscrivere una polizza vita che non hai scelto tu, ma che ti è stata “appioppata” insieme al piano di accumulo. Ho sempre ribadito l’importanza di assicurarsi contro certi rischi, ma la polizza va scelta tra tutte le varie possibili per fare una scelta conveniente. Averla di contorno ad un prodotto da investimento significa costi e nessuna flessibilità;
  • I tuoi non sono conferimenti di capitale vero e proprio che viene messo a rendita, ma dei premi assicurativi che vengono messi a rendere. Su ogni premio, però, si paga sempre la parola magica: caricamenti. Si tratta dei costi per remunerare la burocrazia  dell’azienda e la sua gestione del tuo denaro. Con PosteFuturo Per Te ti troverai a pagare il 2,50% di caricamenti su ogni versamento. Questo significa che il rendimento di almeno i primi due anni, su ogni versamento che farai, sarà mangiato da questa commissione.

Il piano di accumulo delle Poste Conviene?

Adesso hai ben presente cosa sia e come sia strutturato PosteFuturo. Rimane la domanda più importante, ovvero quanto convenga sottoscrivere un prodotto di questo genere rispetto ai suoi diretti concorrenti e rispetto a tutte le opzioni che hai per investire i tuoi soldi da solo.

Come mi trovo a dire molto spesso, gran parte della questione si concentra nella tua cultura finanziaria e nei tuoi obiettivi di rendimento. Se non ti senti assolutamente in grado di investire il tuo denaro da solo, non hai voglia o non hai tempo per imparare a farlo, e cerchi un prodotto dal rendimento minimo (che vada giusto a bilanciare l’inflazione, in un’ipotesi abbastanza rosea, allora PosteFuturo fa per te.

In tutti gli altri casi, non è decisamente il modo migliore per approcciare un piano con cui accumulare e far rendere il tuo capitale. Specialmente nel lungo termine, la differenza tra quello che potresti ottenere con un portafoglio a basso rischio che gestisci in prima persona e questo prodotto già impacchettato diventa molto evidente.

Ma perché non conviene al 90% degli investitori? Ecco tre buone ragioni.

1. Rischia (quindi rende) troppo poco

Un piano di accumulo, si intende già dal nome, dovrebbe essere un prodotto per mettere da parte dei soldi che ci serviranno magari tra dieci o quindici anni. In un periodo così lungo, si alternano almeno due cicli economici e l’effetto di una possibile crisi diventa bilanciato dalla ripresa successiva.

Insomma, quando si accumula capitale con un progetto di lungo termine l’ultima cosa che serve è un orticello di titoli di Stato che rendono poco e che potremmo liquidare domani mattina. Serve un prodotto più strutturato, con una componente azionaria, delle obbligazioni aziendali e così via.

Basta guardare le pubblicità dei PAC per capire a chi si rivolgono. Investitore di circa 30 anni, che ha un buon impiego che gli permette di mettere da parte qualcosa tutti i mesi e che vorrebbe far fruttare questo risparmio in vista di qualche progetto futuro. Bene. Ad una persona del genere trovo davvero ridicolo proporre un portafoglio il cui rendimento, praticamente, al netto dei costi è quasi nullo.

Non sto dicendo che dovresti correre rischi inutili, ASSOLUTAMENTE NO. Sono il primo che condanna chi cerca di fare fortuna con il trading, con le scommesse o con qualche criptovaluta strana. Semplicemente dico che il mercato azionario e l’obbligazionario più redditizio dovrebbero trovare uno spazio importante all’interno del portafoglio di una persona giovane, perché avrà tutto il tempo di far rendere il suo investimento nel corso dei prossimi anni anche al netto di qualche piccola recessione. D’altronde perché accumulare capitale, se questo capitale ci rende quasi nulla?

2. I costi mangiano il rendimento

Un prodotto che rende poco ma ha costi contenuti rende comunque molto più di PosteFuturo. Perché? Perché questo piano di accumulo, per quanto meno costoso di quello proposto dai concorrenti, ha comunque un costo molto importante rispetto al rendimento.

Prima di tutto hai un 2,50% di caricamenti su ogni premio versato, il che significa aspettare due anni prima che ogni cifra incominci eventualmente a darti un ritorno positivo. Dopodiché hai un ulteriore 1,10% di commissione annua sul gestito, il che significa che in quei due anni accumulerai un altro 2,20% di commissioni facendo ammontare il tutto a 4,70%. Ecco che 3-4 anni di rendimento sono già bruciati per questo motivo.

Dal quarto o forse quinto anno avrai ammortizzato l’effetto dei caricamenti e avrai soltanto l’effetto della commissione annua sul gestito, quindi sempre l’1,10%. Su un prodotto che ha un rendimento del 2% in caso di scenario positivo, capisci bene che questo vuol dire cedere oltre la metà dei tuoi interessi in costi.

Dal momento in cui l’1% è anche lo scenario medio dell’inflazione annua, almeno considerando la serie storica dell’area euro, non si può dire che un investimento di questo genere sia ottimale. Praticamente andrai a bilanciare l’inflazione, il che non è un grande piano per “accumulare” capitale.


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3. Ti assicura senza motivo

Molte volte mi sono fatto questa domanda e sono giunto alla conclusione che probabilmente la risposta sia da ricercare nell’area marketing delle Poste più che in quella che studia i prodotti finanziari.

Se il mio obiettivo è quello di mettere da parte ed investire il mio capitale per ottenere un rendimento, quale sarebbe la motivazione per cui dovrei accettare di sottoscrivere una polizza assicurativa mista?

Non è che io non abbia degli affetti che voglio tutelare in caso mi dovesse succedere qualcosa. In compenso voglio fare da me le scelte in termini di polizza caso morte, scegliendo tra tutte le assicurazioni quella che preferisco in base alla convenienza ed alle mie esigenze personali (in questo episodio del podcast ti spiego quali polizze ti servono davvero).

Ora che ne ho una, poi, se andassi a sottoscrivere un prodotto come quello di Poste Italiane mi troverei inutilmente con due polizze. Praticamente farei un affare a morire! Scherzi a parte, attenzione ai prodotti assicurativi quando non si parla di rischi ma di investimenti.

Quali opzioni scegliere

Se nonostante tutto vuoi comunque investire nel piano di accumulo PosteFuturo Per Te, in quanto pensi che investire in autonomia il tuo denaro sia una cosa che non fa per te e vuoi un prodotto dal rischio molto basso, eccoti alcuni consigli che ti saranno senz’altro utili. In particolare, visto che il PAC prevede varie opzioni, vorrei consigliarti quale sia la migliore per ogni esigenza.

Con o senza cedola?

In primo luogo ci viene data sia la possibilità di ricevere delle cedole periodiche che quella di non riceverle. Nel primo caso, una parte di tutti quegli interessi pagati dalle obbligazioni che PosteVita acquista con il tuo denaro ti verrà riconosciuta di anno in anno. Nel secondo caso, invece, queste cedole saranno reinvestite comprando altri titoli e di conseguenza otterrai tutti i tuoi interessi solo nel momento in cui riscatterai il piano.

Senza dubbio molti si fanno tentare dall’idea di vedersi accreditati sul conto corrente degli interessi tutti gli anni. Tuttavia ti consiglio di gran lunga l’opzione senza cedola, se quel che cerchi è un piano che davvero ti permetta di accumulare capitale nel corso del tempo.

Considerando che l’investimento è già a basso rischio e quindi basso rendimento, per lo meno dovresti sfruttare l’effetto dell’interesse composto. Se non chiedi che le cedole ti vengano pagate, infatti, queste produrranno a loro volta interessi essendo reinvestite nel fondo e questo farà si che nel corso del tempo il tuo capitale aumenti con una crescita esponenziale anziché lineare.

Premio unico o periodico?

In linea di massima sembra comprensibile che un piano di accumulo debba prevedere un versamento periodico.

D’altronde la filosofia alla base di questo investimento è quella di mettere da parte un po’di risparmi tutti i mesi o tutti gli anni per non tenerli sul conto corrente a svalutarsi. Tuttavia proprio questo tipo di soluzione è quello che effettivamente conviene meno, per lo meno per come sono strutturati i costi di PosteFuturo Per Te.

Investendo tutta la somma in un primo momento, il caricamento massimo sul premio è del 2,50%. Tuttavia questo può scendere fino a meno dello 0,5% in caso di investimento sostanzioso. A prescindere dalla somma versata, invece, il caricamento è sempre del 2,50% se il premio è versato periodicamente.


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PosteFuturo Per Te vs Concorrenti vs Investire tu stesso i tuoi soldi

Ecco la parte che stavo aspettando, quella in cui metto il prodotto a diretto confronto con le altre opzioni a disposizione. Scusami se mi limito a sintetizzare, ma se non dovessi capire qualcosa ci sono più in basso dei link verso risorse che ti possono sicuramente essere utili.

  • Rispetto ai diretti concorrenti, parlando dei PAC proposti dalle maggiori compagnie assicurative, il piano di accumulo delle Poste risulta sia meno costoso che meno rischioso. Dal momento in cui i minori costi bilanciano il minore rendimento dovuto al minore rischio (forse dovrai rileggere la frase, ma non potevo esprimermi diversamente), tutto sommato è una scelta valida;
  • Rispetto a quello che potresti ottenere investendo direttamente il tuo denaro, prenderò come riferimento un ETF obbligazionario di pari rischio. Si tratta di un fondo a gestione passiva, ovvero un modo per diversificare ed investire allo stesso tempo in più obbligazioni con costi molto ridotti. Che tipo di obbligazioni? Visto che vogliamo un rischio di 2/7 sulla scala del KIID, prenderò come riferimento il Deka Deutsche Boerse EUROGOV Germany 5-10 (codice identificativo ISIN DE000ETFL201). Questo ETF investe per lo più in obbligazioni governative tedesche a medio-lungo termine, che in linguaggio non finanziario possiamo tradurre “la cosa più sicura che ci sia”. Andando ad osservare il rendimento degli ultimi 10 anni, vediamo che gli investitori hanno avuto un rendimento medio del 4% annuo e dei costi pari appena allo 0,15% all’anno. Una bella differenza con il PAC delle Poste…

Ovviamente il secondo caso è un esempio, se non hai idea di dove mettere le mani hai due soluzioni:

  • Continuare a fidarti ciecamente di banche, Poste e assicurazioni comprando il meno peggio: sei libero, chiudi questa pagina e torna a guardare altre cose che ti interessano di più perché fare da sé comporta un maggiore impegno;
  • Iniziare a studiare per capire qualcosa in più sugli investimenti: il mio corso-metodo per investire “100 Mila Euro sul Conto” è pensato appositamente per chi si sta approcciando adesso alla finanza (100 mila euro è un obiettivo più che una base da cui partire) e vuole formarsi adeguatamente.

Commenti finali e risorse utili

Come sempre, la differenza tra il risparmio gestito e l’investimento in proprio del capitale risulta evidente. Capisco che la maggior parte delle persone avverta un po’ di paura al pensiero di investire i suoi soldi; si tratta però di una paura su cui è stato edificato un sistema finanziario intero.

Un sistema finanziario che in Italia trova il suo specchio nella realtà delle Poste, quell’istituzione che nel nostro Paese ha una validità ed un’importanza tutta sua che posso soltanto limitarmi a constatare.

Se stai iniziando ad investire, ma non sai da dove cominciare, oppure hai le basi ma vuoi approfondire le tue competenze, allora ti consiglio dare uno sguardo a questo percorso di investimenti che ho messo a punto per fornirti qualche spunto di riflessione e di approfondimento.

Buon proseguimento su Affari Miei!


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mm
Wealth Hacker
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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