Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia: Recensione e Opinioni sul Fondo a Gestione Attiva

Bentornato su Affari Miei. Anche oggi mi occupo di recensire un prodotto di investimento, ovvero un fondo comune a gestione attiva del Gruppo Banca Mediolanum.

Il fondo si chiama Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia, è un fondo di categoria PIR, quindi è pensato per un investimento di medio-lungo periodo. Il livello di rischio è medio-alto, considerando che lo stile di gestione è di tipo flessibile.

Non ti preoccupare, avremo modo di approfondire questi temi con calma nel corso dell’articolo. Se vuoi saperne di più sui costi, le performance e la convenienza di questo prodotto allora prosegui con la lettura – senza tralasciare il paragrafo con le mie opinioni perché ti saranno molto utili.

Buona lettura.

Identikit del fondo

Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia è un fondo comune a gestione attiva controllato dalla SGR Mediolanum Gestione Fondi. È un fondo flessibile, quindi adotta una politica di investimento molto libera e con pochi vincoli.

Analizzando la strategia adottata dal gestore, il profilo di rischio/rendimento del portafoglio e i costi di mantenimento, puoi effettivamente renderti conto se questo fondo soddisfa o meno le tue esigenze.

Tutte le informazioni che ti servono per una corretta valutazione le trovi nel KIID (Key Investor Information Document), ma devi saperle leggere in modo critico.

Ad esempio, comprendere lo stile di gestione è davvero importante…

Devi sapere che un portafoglio gestito in modo flessibile è privo di un benchmark di riferimento, cioè di quel parametro oggettivo che ti serve per “misurare” le performance del fondo e l’impatto che hanno i costi sul rendimento.

Inoltre, il gestore opera un’asset allocation libera senza seguire un paniere di indici come riferimento, ma scegliendo in modo strategico quali strumenti acquistare e su quali mercati investire al fine di ottimizzare i rendimenti e limitare le perdite.

I fondi flessibili sono un vero rischio, proprio perché i paletti che limitano il gestore nelle sue scelte sono davvero pochi.

Sottolineo che il fondo deve essere inteso come un investimento a lungo termine. Per raggiungere gli obiettivi preposti e per limitare le perdite occorre mantenere il capitale investito per diversi anni.

L’asset allocation

Nonostante tutto, anche Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia è gestito nel rispetto di alcuni (pochi) vincoli. Ovvero:

  • Gli strumenti finanziari di natura azionaria non possono superare il 25% delle attività in portafoglio;
  • La maggior parte degli strumenti finanziari deve provenire da emittenti con sede in Italia – nel rispetto dei requisiti necessari per rientrare negli investimenti qualificati destinati alla costituzione di piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR);
  • La maggior parte degli strumenti finanziari è denominata in euro e in misura contenuta in altre valute (l’esposizione al rischio di cambio è residuale);
  • Il fondo deve rispettare un determinato livello di rischio identificato con un VaR (Value at Risk) pari a 9,0% (la massima perdita potenziale con il 99% di probabilità su un orizzonte temporale di un mese).

In pratica, questo fondo è a prevalenza obbligazionario poiché i titoli di debito e gli strumenti monetari possono rappresentare anche la totalità delle attività di investimento.

A parte questi pochi paletti, la SGR può effettuare una diversificazione degli investimenti in tutti i settori merceologici e in tutte le aree geografiche, spaziando fra emittenti di varia natura e includendo anche strumenti alternativi e derivati.

Cos’è un PIR

Apro una breve parentesi per spiegarti cos’è un PIR.

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono una forma di investimento introdotta nel nostro Paese con l’obiettivo di favorire la crescita dell’economia reale nazionale.

I fondi PIR permettono di incanalare una parte del risparmio degli investitori nelle Piccole e medie imprese italiane.

Per essere idoneo, un fondo deve investire, direttamente o indirettamente, almeno il 70% del suo valore complessivo in emittenti societari aventi sede in Italia o in Stati membri dell’Unione Europea, o aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo con stabile organizzazione in Italia per almeno due terzi di ciascun anno solare.

Ogni persona può sottoscrivere un solo PIR per un investimento massimo di 30.000 euro l’anno e fino al raggiungimento della soglia di 150.000 euro. La cosa interessante è che questi investimenti garantiscono l’esenzione fiscale se mantenuti per almeno 5 anni.

Profilo di rischio del fondo

In base alla variabilità dei rendimenti implicita nel dato di VaR, il fondo è classificato ad un livello di rischio medio-alto (categoria 5 su una scala dall’1 al 7).

Ma siccome la composizione del portafoglio può variare nel tempo, è possibile che pure il livello di rischio cambi, a tua insaputa!

Prima di sottoscrivere il prodotto assicurati che il profilo di rischio e rendimento sia compatibile con le tue aspettative e le tue possibilità.

Modalità di adesione

Poiché il prodotto è un fondo aperto, gli investitori possono sottoscrivere delle quote di partecipazione in qualsiasi momento, e con la stessa libertà possono chiederne il rimborso alla SGR.

Puoi entrare nel fondo effettuando un versamento in unica soluzione (PIC): minimo 5.000 € per il versamento iniziale e 500 € per eventuali versamenti aggiuntivi.

Oppure puoi aprire un PAC (un piano di accumulo) ed entrare gradualmente nell’investimento. In questo caso la somma minima da investire inizialmente è pari a 1.800 €, e ogni versamento aggiuntivo deve essere di almeno 150 €.

La classe di quote che stiamo analizzando è ad accumulazione dei proventi. Se ti interessa ricevere delle cedole periodiche è necessario che tu sottoscriva una classe diversa.

Costi e commissioni

Ora analizziamo il prospetto dei costi, che ci serve per valutare la reale convenienza dell’investimento. Non dimenticare che le spese si mangiano parte del tuo capitale e del rendimento realizzato, anche quelle non direttamente a tuo carico ma addebitate sul patrimonio del fondo.

Le spese che devi sostenere per l’investimento si suddividono in:

  • Spese di sottoscrizione una tantum, da un minimo dello 0% ad un massimo del 3%;
  • Commissioni di gestione prelevata dal fondo ogni anno, pari all’1,5 % del patrimonio collettivo;
  • Commissione legata al rendimento corrispondente al 20% del differenziale di rendimento del fondo rispetto all’obiettivo di rendimento indicato nel Regolamento, qualora la variazione percentuale del valore della quota risulti positiva e superiore.

Le spese correnti qui elencate si basano sulle spese dell’anno precedente e potrebbero variare in futuro.

Rendimenti passati

Infine diamo un’occhiata alle performance passate, tenendo presente che non sono indicative di quelle future. Ecco il grafico con i rendimenti realizzati dal fondo a partire dal 2015, poiché le quote di classe LA sono operative dal 2014:

Come puoi vedere dal grafico, non essendoci un benchmark come paragone è difficile capire se questo tipo di gestione sia stata vantaggiosa rispetto al mercato o ad altri strumenti simili.

Sarebbe opportuno confrontare i rendimenti di questo fondo con quelli di un altro paniere che presenta lo stesso livello di rischio, per avere un quadro più chiaro sui rendimenti e sull’impatto che hanno avuto, di anno in anno, i costi.

Opinioni di Affari Miei: conviene investire?

Alla luce di quanto detto: conviene o no investire nel fondo Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia?

Premettendo che non esiste una risposta giusta a questa domanda, il mio consiglio è di valutare bene questo investimento e di non fare passi falsi.

Per le ragioni che ho già spiegato, i fondi a gestione flessibile sono molto rischiosi. Già non è semplice capire il portafoglio di un fondo convenzionale, immagina quanto può essere difficile comprendere le scelte di investimento di un fondo che non segue un benchmark.

Non hai parametri di valutazione dalla tua parte, ti affidi ciecamente al gestore, e fidarsi ciecamente è imprudente.

Se il gestore è competente, la politica flessibile può essere un valore aggiunto; ma visto che la certezza non c’è, il rischio che il gestore compia delle scelte sbagliate va ad aggiungersi a tutto il resto.

È un grosso errore sottoscrivere uno strumento complesso e costoso senza sapere a cosa vai in contro. Perciò rifletti bene prima di investire. Chiediti se, rispetto ad una politica di investimento meno libera e ad un prodotto meno costoso, c’è davvero una convenienza.

La strategia viene prima della scelta degli strumenti

Prima di investire, in presenza di dubbi e incertezze, sarebbe meglio incrementare la formazione finanziaria e ridefinire la strategia di investimento.

Un investitore informato, consapevole dei suoi obiettivi e con una strategia ben definita, difficilmente acquisterà strumenti inefficaci e potenzialmente dannosi. A tal proposito ti consiglio caldamente di guardare il video corso gratuito “Investi con Buon Senso”.

Su Affari Miei trovi anche dei percorsi guidati per investire, adatti alle diverse fasi del risparmio e della vita:

Non mi resta che augurarti un buon investimento e sperare che seguirai il mio consiglio di studiare e aumentare le tue competenze.

Buon proseguimento.


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Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.

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