Licenziamento Senza Preavviso: è Possibile? Normativa e Casistica

A causa della crisi del mercato del lavoro anche i lavoratori assunti regolarmente e a tempo indeterminato possono correre il rischio di rimanere a casa. Può capitare, per la crisi o per altri motivi, di essere vittime del licenziamento senza preavviso.

Come comportarsi in questo caso? Ci sono delle tutele previste per il lavoratore? Quali sono i casi in cui tale licenziamento improvviso è autorizzato? Questi sono i temi che affrontiamo in questo articolo.

Il periodo di preavviso nei Ccnl

I Contratti Collettivi Nazionali di categoria (siglati come Ccnl) prevedono per ogni livello di inquadramento lavorativo un periodo di preavviso prima del licenziamento. Tale periodo può variare in base all’anzianità di servizio maturata dal lavoratore e deve essere rispettato sia dal datore di lavoro che dal lavoratore dipendente.

Come conoscere a quanto ammonta questo periodo da osservare prima di recedere dal contratto?

Il contratto stipulato dai due soggetti indica qual è questo periodo da rispettare, ma questo può anche essere aumentato dalla trattativa individuale in sede di assunzione: tuttavia se questa eventuale contrattazione non è specificata, allora il riferimento da considerare rimane il Ccnl.

La funzione del preavviso nel licenziamento

Qual è lo scopo del preavviso? Il motivo per cui è stata inserita questa condizione da rispettare da entrambe le parti è la volontà di tutelare sia il lavoratore che il datore di lavoro da un eventuale danno causato da una risoluzione del rapporto lavorativo troppo repentina.

In particolare, il lavoratore ha la possibilità di continuare a lavorare pur cercando una nuova occupazione, senza rimanere senza uno stipendio.

Invece, per quanto riguarda il titolare, gli si fornisce l’occasione di trovare un sostituto del dipendente che si è licenziato.

Lavoro e Costituzione: riferimenti

Il lavoro è oggetto degli articoli costituzionali numeri 28, 35, 36,37 e 38. In questi articoli viene tutelato il lavoro in ogni sua forma, così come si tutela il lavoratore e si promuovono gli accordi e le organizzazioni internazionali intese ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

La Costituzione Italiana garantisce il diritto dei lavoratori di ottenere una retribuzione adeguata e proporzionata all’attività svolta, con l’obiettivo di permette a chi presta attività remunerate di essere pagato quanto basta per vivere dignitosamente (per questo, oltre alla retribuzione, costituiscono un diritto i riposi e le ferie).

Non solo, l’articolo 37 afferma che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti dell’uomo. Vengono protetti i casi di maternità, inabilità e malattia, proprio per promuovere l’uguaglianza e il diritto ad una vita dignitosa.

Sulla base di quanto affermato dalla Costituzione si articola la normativa sul licenziamento: perché sia giustificato il licenziamento senza preavviso presuppone che il datore di lavoro comunichi la risoluzione del rapporto entro e non oltre due o tre giorni dal momento in cui è venuto a conoscenza delle condizioni che portano alla risoluzione del contratto.

Tuttavia esistono dei casi in cui non sussiste la regola del preavviso: si tratta dei casi in cui la risoluzione del rapporto di lavoro (indeterminato) avviene per giusta causa, oppure nei casi di recesso durante i periodi di prova, oppure quando la risoluzione del rapporto avviene per mutuo consenso e infine quando il recesso è legato alla scadenza del termine del rapporto di lavoro (quando è a tempo determinato).

La giusta causa

Quando si può parlare di licenziamento senza preavviso per giusta causa? Questa situazione si verifica qualora accada un evento oppure ci sia un comportamento che non consente la prosecuzione del rapporto (o, come già detto, nel caso in cui il datore e il lavoratore si siano accordati formalmente in maniera differente).

Nel primo caso nominato il datore di lavoro ha l’obbligo di giustificare la decisione presa e la circostanza deve essere di entità così grave da non consentire, nemmeno provvisoriamente, la continuazione del rapporto di lavoro (ciò se il contratto in questione è a tempo indeterminato).

Invece, quando il contratto è a tempo determinato, i contraenti hanno la possibilità di recedere dal contratto prima della scadenza del termine, anche senza preavviso.

Alcuni esempi di licenziamento per giusta causa

Quali sono alcuni dei casi in cui l’assenza di preavviso è giustificata? I contratti collettivi prevedono alcuni fatti che rendono legittimo un licenziamento senza preavviso, come ad esempio nel caso di rifiuto non giustificato da parte del lavoratore di svolgere l’attività lavorativa richiesta, oppure se vi è il rifiuto da parte dello stesso di riprendere a lavorare anche dopo una visita medica che constata l’abilità al lavoro.

Si parla di giusta causa anche nel caso in cui si sia appurato che nel periodo di malattia il dipendente ha svolto, per conto di terzi o per sé, attività in grado di pregiudicare la sua guarigione.

Non solo: il furto di beni dell’azienda, una condotta penalmente rilevante tale da far venire meno la fiducia del datore di lavoro, o comportamenti violenti sul posto di lavoro costituiscono tutti motivi che possono causare il licenziamento senza preavviso.

Una nota: differenza tra giusta causa e giustificato motivo

Abbiamo visto che il datore di lavoro può licenziare il dipendente senza dare i giorni di preavviso previsti dalla legge nei casi di giusta causa: come abbiamo spiegato, essa è legata alla commissione di un atto grave e inaccettabile, tale da portare il datore di lavoro a interrompere ogni prestazione e ogni tipo di rapporto lavorativo.

In questo caso la fiducia tra i due viene a mancare, per cui il datore di lavoro può licenziare il dipendente senza preavviso e senza corrispondere nessun corrispettivo oltre a quello dovuto ( i casi sono quelli già elencati di sottrazione di beni e prodotti aziendali, finta malattia e prestazione di lavoro per terzi durante quest’ultima, il rifiuto di riprendere l’attività lavorativa dopo il periodo di malattia ed infine la violazione delle regole e indisponibilità lavorativa).

Il licenziamento per giustificato motivo costituisce un caso meno grave della giusta causa: consiste sempre nella fine del rapporto lavorativo dovuto all’inadempienza degli obblighi contrattuali, ma in questo caso il licenziamento può avvenire solo dopo un preavviso da parte del datore di lavoro che avvisa della sua decisione e spiega le motivazioni.

Le cause sono l’abbandono del posto di lavoro o un comportamento scorretto durante l’attività in sede.

In questo caso, però, senza preavviso il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore licenziato un’indennità per tutto il periodo di mancato preavviso.

Indennità di licenziamento senza preavviso

L’articolo numero 2119 del Codice Civile prevede, nei casi di contratto a tempo indeterminato, che il prestatore di lavoro che viene licenziato senza preavviso abbia diritto a percepire l’indennità indicata nell’art. 2118 del Codice Civile.

Il datore di lavoro è dunque tenuto a versare al lavoratore un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

Un ultimo caso: la morte del lavoratore

Cosa succede se il lavoratore viene a mancare? In questo caso l’articolo 2122 del Codice Civile prevede una indennità di mancato preavviso in caso di morte, la quale viene corrisposta ai familiari del lavoratore defunto: essa consiste nel TFR e l’indennità di preavviso che ovviamente non sono stati corrisposti ma che sarebbero spettati al dipendente.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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