Cosa fare nella vita: procrastinare non serve a niente!

Quando parlo di crescita personale mi scontro con le domande più strane del mondo: alcune sono ben articolate, altre sono piuttosto generiche. “Cosa fare nella vita?”, per esempio, è il classico quesito di chi è giunto ad un bivio o, semplicemente, non è ancora nemmeno partito per arrivarci.

Procrastinare è una cattiva abitudine da parte di tutti noi: rinviare continuamente una scelta, rifiutarsi completamente di pensare ai propri obiettivi e vivere alla giornata è un’abitudine di molte persone.

L’unico risultato di questo atteggiamento, purtroppo, è che alla lunga si finisce per restare in un limbo eterno, con scarsi progressi e crescente frustrazione.

Capita a tanti, probabilmente ci sei finito dentro pure tu o conosci qualcuno che ricalca questa descrizione.

Non so che fare della mia vita: la strada verso la procrastinazione è spianata?

Ti sembrerà assurdo ma tantissime persone vivono un’esistenza senza un reale obiettivo: vanno a scuola perché ci vanno tutti, frequentano i locali alla moda, si vestono come i vip in tv, si iscrivono all’università per fare felici mamma e papà oppure cercano un lavoro che gli dia un minimo di sostentamento economico ma che, nella maggior parte dei casi, debba lasciare tempo libero o dare comunque poche preoccupazioni.Cosa fare nella vita: guida

Arrivare a 30 anni senza aver concluso nulla è piuttosto frequente e non è un caso che in Italia la percentuale di NEET (cioè di persone che non studiano, non lavorano o non frequentano un corso di formazione) è piuttosto alta.

Ora non sta a me giudicare, dire cosa è giusto o cosa non lo è, ma tutto quanto scritto è testimoniato da diverse statistiche. Ecco perché molti non sanno cosa fare nella vita.

Di chi è la colpa? Secondo il mio modesto parere, il disastro soprattutto della mia generazione (per intenderci, quelli che oggi hanno tra i 20 ed i 30 anni) è da ricercarsi in un combinato disposto di due fattori che andiamo ad analizzare insieme.


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La scuola e l’università non sono in grado di formare le persone per il mondo in cui andranno a vivere

Recentemente è scoppiata la polemica della riforma che porterà molti insegnanti a trasferimenti anche di 1000 chilometri pur di mantenere il posto.

Fermo restando che ci sono situazioni sicuramente tragiche che andavano gestite meglio, la protesta dei professori mi pare senza tempo e fuori dalla storia: in un’epoca in cui dovrebbero preparare i loro alunni alla flessibilità – ormai non parliamo nemmeno più di precarietà perché, soprattutto noi giovani e a maggior ragione chi lavora in settori come web, informatica e tecnologia, siamo sempre più consapevoli che il non essere a tempo indeterminato fa parte del nostro tempo, visti i cambiamenti veloci che coinvolgono le strutture sociali e l’economia – gli insegnanti sfilano in strada a chiedere il posto fisso ed il lavoro vicino casa.

Insomma, molti di loro non potranno mai spiegare agli studenti di oggi che i lavori più pagati di adesso non esistevano 5 anni fa e che tra 10 anni chissà di quali figure professionali avremo bisogno. Gli diranno, piuttosto, di studiare sempre, essere diligenti, prendere una laurea e sperare in un concorso pubblico o in un posto in una grande azienda.

A ciò va aggiunto che i programmi didattici sono pessimi e arretrati e che anche dopo aver raggiunto il più alto livello dello studio (laurea, dottorato, etc) si è totalmente sprovvisti di competenze anche per mansioni entry level: non è un caso che, alla fine, fioccano proposte di master di ogni tipo e la formazione privata sta diventando un business sempre più florido in una società come quella attuale fondata interamente sui dati e sulle informazioni.

Tutto ciò, inevitabilmente,va a discapito dei meno abbienti che una volta potevano, proprio grazie all’istruzione pubblica, accedere ad un livello sociale migliore rispetto a quello dei loro genitori.

Le famiglie sono il più grande ostacolo per la crescita

Sia chiaro, non interpretare questo mio assunto come uno sputo sulla famiglia: io voglio bene ai miei parenti più stretti, mi fa piacere passare del tempo con loro.

Il modello italiano, comunque, è completamente sviluppato su un Welfare familiare che vede i genitori mantenere a lungo i figli (per molti più anni rispetto agli altri Paesi UE) in casa propria, senza che spesso nemmeno si cerchino un impiego part-time nel mentre completano gli studi.

Inoltre, soprattutto nella mia generazione, si è attuato un processo di deresponsabilizzazione che vede appunto i ragazzi arrivare alla soglia dei 30 anni senza mai essersela cavata da soli, sul lavoro e nella vita.

La generazione dei nostri genitori, figlia di quella del boom economico, ha ben pensato di garantire un livello di benessere ancora più alto senza sapere che, però, mentre i loro padri avevano avuto dalla loro la crescita economica, i loro figli hanno vissuto nell’era della stagnazione e delle crisi economiche cicliche.

Insomma, ci sforziamo di far finta di stare meglio ma in realtà stiamo solo un po’ meno peggio.

Quello appena disegnato è un cocktail mortale nella crescita dell’individuo, è l’humus sul quale si sviluppano valanghe di NEET e bamboccioni che non vogliono o non sanno diventare grandi.

Ovviamente ci sono delle eccezioni e le persone meritevoli ci sono e ci saranno per sempre.

Maledetta zona di comfort

Ognuno di noi ha una zona di comfort, un recinto nel quale fondamentalmente vive bene. A seconda delle proprie aspettative, la persona tende a tracciare il confine del suo recinto.

Io, per esempio, lo avevo individuato nella stabilità della mia famiglia e nel mio lavoro che, fin da subito dopo la laurea, mi ha permesso di vivere abbastanza serenamente e di non inviare mai un curriculum per cercare un impiego.

Sia chiaro che ho passato le notti insonni a studiare (non per la laurea in legge, che pure ho conseguito, ma per acquisire competenze professionali), che ho fatto esperimenti, investito soldi, comprato corsi e gettato il cuore oltre l’ostacolo: non ho avuto raccomandazioni o altro anche perché il settore in cui lavoro le contempla solo marginalmente.

Tuttavia, nonostante avessi una posizione invidiabile, a fine 2015 ho deciso di andare via di casa e di trasferirmi dal Sud Italia a Torino, con un viaggio di circa 1000 chilometri.

Non è stato facile, anche perché non avevo un reale motivo occupazionale giustificativo – la mia professione si svolge in autonomia da casa – ma in quella fase, anche inconsapevolmente, stavo rompendo la mia zona di comfort per allargare le mie prospettive.

Non sapevo a cosa sarei andato incontro ma, man mano che sono passati i mesi, mi sono reso conto del fatto che non sarei tornato più indietro perchè, nel mio piccolo, avevo infranto un primo limite a cui spesso si trovano quelli come me: lasciare un piccolo paese di provincia per confrontarsi con la città.

Qual è la tua zona di comfort?

La mia, come ti ho potuto mostrare, era abbastanza ampia per una persona di 25 anni (settembre 2015), altri si accontentano di molto meno.

In questi anni ho conosciuto tante persone che sono ancora all’Università a lamentarsi che gli esami sono difficili o che sbarcano il lunario con lavori stagionali o occasionali, nell’attesa di tempi migliori.

Magari qualcuno è stato davvero sfortunato o non può effettivamente spingersi oltre (o non vuole consapevolmente, non dobbiamo essere tutti guru della crescita personale!) ma tanti altri semplicemente hanno fissato la propria zona di comfort in un determinato perimetro e non vogliono fare niente per andare oltre.

Attenzione, non vogliono alla luce delle loro azioni: è difficile trovare una persona che si dichiari contenta della sua situazione professionale o finanziaria.

Anzi, proprio quelli che sono soliti procrastinare ripetono in continuazione di voler cambiare vita, diventare migliori eccetera eccetera.

In realtà, però, tornati a casa accendono la tv per guardare Maria De Filippi o il campionato di calcio e restano lì, sospesi nel limbo della mediocrità che li porterà, alla soglia dei 50 anni, a diventare leoni da tastiera sui social che sparano insulti e parolacce contro tutti e contro tutti.

Non ti auguro mai una cosa del genere ma sappi che, se non fai niente per cambiare, arrivare a questo punto sarà per te quasi naturale e nemmeno te ne renderai conto!

...

Come non procrastinare

Ok, ti ho fatto una bella ramanzina e potresti avermi preso sulle scatole per il mio linguaggio diretto e con pochi giri di parole.

In verità, nel mentre ti scrivo queste cose sto cercando di aiutarti: non posso dirti cosa devi fare della tua vita perché non ti conosco, non so quali sono le tue passioni e quali sono le tue aspirazioni.

Posso però darti un metodo che puoi provare da subito per smettere di procrastinare.

  • Fissa un obiettivo: uno solo, un maledetto obiettivo anche semplice da raggiungere. Ti piacerebbe vivere da solo? Cercati un lavoro, anche in un’altra città italiana o all’estero, e mettiti in gioco. Se te ne stai sempre chiuso in casa a lamentarti che tutte le strade sono chiuse ti caricherai soltanto di negatività ed anche le occasioni che ti si presenteranno non saprai viverle al meglio.
    Hai già un lavoro ma non ti piace o vorresti guadagnare di più? Attivati per crearti un secondo lavoro che possa alla lunga sostituire il primo, incentrandolo magari sulle tue passioni. Anche qui non posso dirti cosa devi fare perché non ti conosco ma sono sicuro che qualche passione ce l’hai e sai meglio di me da dove iniziare. Solo che rinvii sempre perché racconti a te stesso di non avere tempo, di essere stanco o di essere sicuro che non avrai mai successo.
  • Pensa positivo. Lo so, “c’è la crisi”, “la tv ha detto che la disoccupazione aumenta”, “i giovani non trovano lavoro” eccetera eccetera. Tuttavia pensare a queste cose con negatività non smuoverà di una virgola la tua condizione attuale. Inizia a chiederti “cosa posso fare per migliorare”, “come posso permettermi di fare” una cosa che desideri e cose di questo tipo. Fallo ripetutamente, non per cinque minuti: sei abbastanza intelligente per trovare, alla lunga, le risposte che cerchi. Puoi riuscirci, però, solo pensando positivo, senza appigliarti a quello che dicono gli altri.
  • Circondati di persone che ti possono aiutare davvero. Non ti sto dicendo di mandare a fare in culo gli amici ma, quando decidi di fare qualche scelta importante, fai questo ragionamento insieme a me: il consiglio più costoso che tu possa chiedere è quello di una persona che non capisce nulla di quello che vuoi fare. Qualsiasi iniziativa vorrai prendere, infatti, tutti ti diranno di non farlo, perché magari non pensano positivo o sono dei procrastinatori seriali, o perché appunto non hanno la più pallida idea di come funziona il percorso che tu vuoi intraprendere. Puoi avvalerti eventualmente di consulenti o, semplicemente, fatti degli amici che fanno una cosa che ti interessa e che hanno avuto successo prima di te: i loro consigli valgono oro rispetto a quelli di chi non sa che fare nella sua vita.

Conclusioni

Per smettere di procrastinare e capire cosa fare nella vita devi semplicemente pensare diversamente rispetto a come hai pensato finora.

Io non ho le soluzioni, posso dirti però che l’80% del successo delle nostre azioni dipende dalla preparazione mentale che riusciamo ad acquisire per muovere i primi passi e quelli successivi.

Solo dopo vengono la bravura, la tecnica e gli studi: in un mondo come oggi dove le informazioni sono tantissime e spesso disponibili almeno in parte gratuitamente, le competenze si possono acquisire gradualmente.

Quello che, invece, è necessario imparare subito è il pensare positivo: è fondamentale per abbandonare la propria zona di comfort e smettere di procrastinare.

Ulteriori risorse utili

Se questa è la prima volta su Affari Miei, desidero suggerirti una serie di letture che potrebbero aiutarti a trovare spunti preziosi:

Buon proseguimento!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

1 COMMENTO

  1. Io sono arrivato alla soglia dei 48, lavoricchio part time in un settore senza sbocchi e mal pagato (settore sociale). Mi fa schifo ovviamente : se ci lavorassi (utopia visti i tagli continui) a tempo pieno cadrei in depressione nera rischiando l’integrità mentale come già precedentemente successo. Adesso cerco di sopravvivere ma l’autostima è quella che è…
    Non ho famiglia e sono single chiaramente, e nutro invidia e rabbia per chi ha avuto più successo di me e sfogo questi istinti come posso ma sempre in modalità distruttiva.
    Sono spossato, stanco di questo limbo, di questo nulla e dei miei fallimenti nonostante una laurea sebbene presa in tardissima età (ero studente lavoratore). E’ vero : non mi assumo la responsabilità di agire giacché temo di fallire, di “certificare” una profonda insicurezza e senso di inadeguatezza. E mi chiudo nel mio comodo bozzolo, senza amici ormai e con un hobby inutile che porto avanti svogliatamente.. non ho più interessi ma quel che è peggio non ricordo più i miei desideri !
    Eppure.. nonostante ciò ho accettato tutto questo, con un lavoro paziente e lento ho rivisto tutte le cazzate fatte in passato, gli sbagli, l’aver ascoltato dei coglioni messi peggio di me considerandoli “amici credibili”.. Alla fine contano i fatti. Certe scelte poi mi son state imposte dalla figura paterna sebbene in buona fede. Ma non erano adatte a me.. e alla fine ancora oggi mi ritrovo a non sapere bene COSA è adatto a me, almeno a livello lavorativo.
    Ma a 48 anni posso permettermi ancora il lusso di scegliere ?

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