Contratto a Chiamata o Lavoro Intermittente: Come Funziona?

Il contratto di lavoro a chiamata, detto anche job on call, nella mania recente dei giuslavorista italiani di attribuire un nome inglese a tutto, è una tipologia di contratto per lavoro subordinato, che è stato pensato per svolgere prestazioni che devono essere discontinue, ovvero intermittenti.

Si può trattare di periodi della settimana, del mese o anche dell’anno, per coprire delle eventuali carenze di personale che sono tipiche di alcuni periodi specifici dell’anno (pensiamo ai week-end, ma anche al contratto del commercio tipico delle vacanze di Natale).

Le due forme del contratto di lavoro intermittente

Il contratto a chiamata è in realtà di due tipi, che sono radicalmente diversi tra loro:

  • c’è il lavoro a chiamata che prevede l’indennità di disponibilità: in questo caso il lavoratore ha scelto di vincolarsi alle chiamate del datore di lavoro e dunque riceve un’indennità per la disponibilità che è stata accordata;
  • c’è poi il lavoro a chiamata intermittente che però non è legato all’obbligo di corrispondere la prestazione nel caso di chiamata. In questo caso non è corrisposta l’indennità, dato che il lavoratore non ha scelto di vincolarsi alla chiamata del datore.

Quando si può ricorrere al contratto a chiamata?

Si può ricorrere al contratto a chiamata nei casi seguenti:

  • quando le prestazioni che si andranno a svolgere non hanno il carattere della continuità, e si svolgono dunque secondo le esigenze individuate dal datore di lavoro;
  • per periodi dell’anno che sono fissati dalla contrattazione collettiva nazionale, e che in genere sono individuati nei week-end, nei periodi di ferie estive, nelle vacanze su tutto il territorio nazionale e che abbiano una certa durata, come può essere il caso delle vacanze pasquali o natalizie
  • in alcuni casi e in via sperimentale il contratto può essere anche utilizzato per i soggetti che hanno meno di 25 anni e sono disoccupati, o anche per chi ha più di 45 anni di età, anche nel caso in cui fosse pensionati; nel secondo caso non è assolutamente necessario che ci sia uno stato di prolungata disoccupazione.

Lavoro intermittente: come deve essere redatto il contratto?

Il contratto per il lavoro intermittente deve inoltre avere alcune caratteristiche, pena l’invalidità dello stesso.

Al suo interno è infatti necessario che si trovano determinate informazioni:

  • è necessario innanzitutto che sia un contratto redatto in forma scritta;
  • deve essere indicata la durata della prestazione;
  • deve essere indicato il luogo della prestazione;
  • deve essere indicata la disponibilità garantita (con indennizzo) o l’assenza della stessa;
  • deve essere indicato il preavviso minimo;
  • si deve inserire anche il trattamento economico del lavoratore;
  • devono essere riassunte le modalità secondo le quali si svolgerà la prestazione;
  • deve essere indicata la modalità attraverso la quale verranno registrate le presenze;
  • si deve inoltre scrivere la modalità di elargizione dello stipendio, la quantità dello stesso, la quantità dell’eventuale indennità;
  • ci deve essere anche un riassunto delle norme di sicurezza previste a tutela del lavoratore.

Quando è fatto divieto ricorrere al contratto

Ci sono delle restrizioni per il datore di lavoro, legate a quelle che potrebbero essere le cause che hanno portato alla carenza di personale per un determinato periodo:

  • non è consentito ad esempio ricorrere a questa forma particolare dei contratti di lavoro se i lavoratori sono in sciopero;
  • non è consentito inoltre per le aziende che in un periodo che si estende fino a sei mesi prima dell’ipotetica assunzione, hanno effettuato licenziamenti collettivi, nonché per quelle aziende che hanno messo in opera una riduzione dell’orario di lavoro;
  • non è generalmente possibile utilizzarlo nel caso in cui sia in vigore la cassa integrazione per l’azienda, a meno che non ci sia un accordo sindacale, che rende possibile superare il divieto;
  • non si può inoltre utilizzare tale contratto nel caso in cui l’azienda non abbia messo in sicurezza i propri impianti.

Il lavoro intermittente è sempre un contratto di lavoro subordinato

A scanso di qualunque tipo di possibile equivoco, ricordiamo che il contratto di lavoro intermittente deve essere sempre considerato un contratto di lavoro subordinato.

Non ci sono gli estremi infatti per inquadrarlo in qualunque altra categoria di contratto di lavoro, come ha tra le altre cose ricordato in più occasioni l’INPS.

Il lavoro a intermittenza è un contratto a tempo indeterminato?

L’attuale legislazione che riguarda il lavoro a chiamata o a intermittenza prevede entrambe le possibilità per il rapporto di lavoro: può essere dunque sia a tempo determinato che indeterminato.

In aggiunta, il lavoratore può anche cumulare più contratti di lavoro a chiamata, a patto che ovviamente per questi non sussistano incompatibilità.

Quando il lavoro a chiamata diventa lavoro a tempo indeterminato standard

Il contratto di lavoro a chiamata può inoltre trasformarsi in un contratto a tempo indeterminato nel caso in cui si superino le 400 giornate lavorative nell’arco di tre anni.

In questo caso, superato il limite, il contratto viene trasformato automaticamente in quello standard, in relazione al livello, per la categoria, a partire dal giorno che ha fatto superare il limite dei 400 giorni.

Il tetto in questione però non viene conteggiato per il settore del turismo, dei pubblici esercizi e anche per lo spettacolo.

Contratto a chiamata: retribuzione

Come si compone la retribuzione per il contratto a chiamata? Il sistema è relativamente complesso, perché non avremo diritto soltanto al salario “standard”, ma anche, nel caso in cui avessimo aderito e accettato la disponibilità piena per le eventuali chiamate del datore di lavoro, all’indennità.

L’indennità deve essere calcolata in misura di minimo il 20% di quanto previsto dai contratti CCNL per la mansione svolta.

La stessa inoltre, come avremo modo di vedere più avanti, devono essere anche versati i contributi previdenziali, senza alcun tipo di deroga e nell’importo effettivo, anche nel caso in cui l’azienda posa fare ricorso alle relative norme sul minimale contributivo.

Contratto a chiamata e disoccupazione

Si può comunque avere diritto alla disoccupazione anche se si fosse titolari di un rapporto di lavoro con contratto a chiamata. I casi sono principalmente due:

  • nel caso in cui già si percepisca un’indennità di disoccupazione, nel caso in cui non si abbia diritto (per scelta, come abbiamo visto prima) all’indennità relativa alla disponibilità. Nel caso in cui invece si abbia diritto all’indennità, non si può percepire la disoccupazione per i giorni in cui viene percepito l’emolumento in questione;
  • nel caso in cui no nei superi la soglia degli 8.000 euro annui: a calcolare questa somma contribuiscono sia le indennità di disponibilità, sia quanto viene effettivamente percepito. La disoccupazione in questo caso viene però comunque ridotta dell’80%: se per esempio dovessimo ricevere 2.000 euro tra indennità e salario, la nostra indennità di disoccupazione si ridurrebbe su base annua di 1.600 euro.

Per chi volesse continuare a percepire l’indennità di disoccupazione sarà obbligatorio comunicare all’INPS la ripresa dell’attività di lavoro, anche se a chiamata, comunicando contestualmente una stima del reddito annuo.

Ad ogni modo sarà fatto un conguaglio tra i due redditi a fine anno, in virtù di quanto detto prima, ovvero della riduzione dell’80% per quanto riguarda l’indennità, calcolando la riduzione partendo dal salario e dall’indennità di chiamata che si è percepita.

Lavoro a intermittenza e ferie

Per quanto riguarda le ferie, per chi è lavoratore dipendente con contratto a chiamata sono previste le stesse identiche regole che riguardano la generalità dei lavoratori.

Secondo però una circolare del Ministero del Lavoro, il datore di lavoro, considerando anche la particolarità del rapporto che viene ad instaurarsi nel caso della presenza appunto di un contratto a chiamata, è legittimo il pagamento delle indennità sostitutive nel caso di ferie non godute nei periodi non lavorati.

Lavoro intermittente: a chi conviene?

Il lavoro intermittente è una nuova categoria contrattuale, tra le molte che hanno contribuito a rendere sempre meno omogenea la disciplina del lavoro in Italia, dove ormai è possibile ricorrere a moltissime tipologie contrattuali anomale (come il contratto in somministrazione, oppure i voucher INPS e così via).

Questo soprattutto per evitare ai datori di lavoro le difficoltà che erano comportate dall’assunzione di personale con il contratto standard a tempo indeterminato.

Secondo i sindacati, che pur molto si sono lamentati riguardo la nuova categoria contrattuale, ne uscirebbero (e almeno in parte è vero) indebolite le garanzie a tutela del lavoratore.

Secondo invece le categorie che raccolgono i diritti di lavoro, si tratterebbe di una forma contrattuale che permette di regolarizzare posizioni stagionali e periodiche, che prima non avrebbero potuto trovare inquadramento e che aumentano comunque la tutela del lavoratore rispetto ai vecchi contratti stagionali.

Le interazioni con la disoccupazione e le ferie sono sicuramente interessanti e puntano a rendere il sistema più equo per entrambe le parti coinvolte.

Sta di fatto però, ed è innegabile quanto ci apprestiamo ad affermare, che il contratto a intermittenza rimuove almeno statisticamente dal novero dei disoccupati figure professionali che magari potrebbero lavorare un week-end al mese, percependo stipendi sicuramente non adeguati per sostentarsi.

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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