Investire in Assicurazioni Durante la Crisi è una scelta saggia?

Conviene investire in assicurazioni durante la crisi? Questo strumento di investimento continua ad essere spinto da banche e promotori assicurativi o finanziari, spesso anche come soluzione ideale per i momenti durante i quali i mercati non tirano come dovrebbero.

Degli strumenti di investimento di tipo assicurativo ho già parlato in modo diffuso, ma è sicuramente necessario che me ne occupi anche in relazione al momento, non esattamente felice, per la nostra economia. Un momento che in realtà non riguarda soltanto il nostro Paese e che momento proprio non è, perché si protrae da più di 10 anni.

In un mondo finanziario e del risparmio che non offre più risorse a basso rischio per il piccolo e medio investitore, è davvero il caso di affidarsi alle assicurazioni? Ci sono dei motivi oggettivi per preferire questo tipo di investimento rispetto agli altri?

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Ma cos’è questa crisi?

La crisi sembra essere alle spalle, con il PIL che, seppur timidamente, è tornato a crescere. Gli effetti della crisi sul mondo finanziario sono però sicuramente più duraturi, soprattutto tra quelli che sono stati causati dalle contromisure delle banche centrali per far tornare i paesi sviluppati a crescere.

Da un lato la corsa verso gli strumenti sicuri, dall’altro l’enorme quantità di denaro immessa sui mercati da FED (in parte) e BCE (in misura decisamente più consistente) ha abbassato i rendimenti degli investimenti sicuri, portandoli praticamente a zero.

Il contesto nel quale ti trovi a investire e risparmiare oggi è radicalmente diverso da quello in cui hanno operato i tuoi genitori: rendimenti estremamente bassi con le obbligazioni e con i libretti postali e, da qui, la tentazione di investire in strumenti che promettono, almeno sulla carta, rendimenti più elevati pur tutelando il capitale, come nel caso di moltissime assicurazioni che ti vengono proposte in banca o su Internet.


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No, investire in assicurazioni durante la crisi non ha senso

Sembrerà un’affermazione un po’ forte, ma rimango in ottima compagnia sulle posizioni riguardanti le assicurazioni, crisi presente o meno.

Lo strumento assicurativo presenta infatti un quadro particolarmente fosco per il risparmiatore, soprattutto quando vengono accompagnate alle classiche formule di risparmio gestito delle soluzioni assicurative per tutelare il capitale.

In breve, sei davanti ad uno strumento dai costi di commissione altissimi, senza rendimenti certi e che fa guadagnare sicuramente soltanto due delle tre parti coinvolte, ovvero le società di gestione e le banche che vendono questo tipo di soluzione.

Ti spiegherò più in dettaglio perché le assicurazioni non hanno alcun tipo di senso sia durante la crisi sia nel caso in cui le nuvole sui mercati dovessero diradarsi.

1. Le assicurazioni sono care

Ti hanno proposto un pacchetto tutto incluso, con una assicurazione sul capitale che ti tutela da eventuali andamenti negativi dei mercati e anche, almeno a detta della banca, dei rendimenti variabili. La verità è che assicurare il capitale ha un costo, così come ha un costo la gestione dello stesso.

Ti troverai dunque a pagare, anche se con formule non sempre limpide e che non ti permettono di comprendere appieno quello che sta succedendo:

  1. Le commissioni di ingresso, gestione e liquidazione, che sul breve e lungo periodo ammontano comunque a svariati punti percentuali sul capitale investito;
  2. Le assicurazioni sul capitale, che a seconda del livello di rischio dell’assicurazione scelta possono ammontare a cifre che fanno da pochi decimi percentuali fino ad un paio di punti.

Una combinazione letale per il tuo risparmio, perché possono voler dire perdere anche il 5% del capitale investito nel corso di un anno solare. Ammesso e concesso che i fondi abbinati alle assicurazioni siano davvero molto performanti, ti troverai ad aver investito in uno strumento che parte da in 2-5% in meno netto.

2. Le assicurazioni sono poco limpide

All’interno delle assicurazioni, soprattutto in momenti di crisi durante i quali l’ossessione per il rendimento si fa più spinta, si trovano impacchettati titoli di ogni genere e tipo.

Questo vuol dire che all’interno di quello che ti viene offerto come un titolo tranquillo, potresti trovare titoli spazzatura e/o ad altissimo rischio, che dovrebbero fare da contraltare a titoli che rendono poco e che costituiscono la base sicura del tuo investimento.

Se sei uno di quelli che vorrebbero vederci sempre chiaro (e dovresti esserlo, soprattutto quando si parla dei tuoi sudatissimi risparmi), stai lontano dalle assicurazioni.

3. Gli indici sintetici di rischio raccontano molto poco della realtà

Ogni strumento di investimento gestito è accompagnato per legge da un indice sintetico di rischio, che dovrebbe raccontarci quanto buoni e tranquilli sono i titoli contenuti al suo interno.

In realtà questo indice, ed è una critica che muoviamo in molti, non raccontano in modo poi così fotografico la realtà. Ci possono essere errori, si possono privilegiare titoli con un rating sbilenco per poi bilanciarli con titoli a basso rischio, si possono fare giochi delle tre, quattro e cinque carte per rappresentare una realtà molto diversa.

Gli indici sintetici di rischio sono uno strumento assolutamente inadeguato per valutare la bontà e la sicurezza di un investimento.

4. Caso vita, caso morte, caso X: anche le regole sono spesso poco chiare

Al contrario di quello che è avvenuto in tanti altri mercati (su tutti quello dei derivati), nel mondo del risparmio gestito e delle assicurazioni non abbiamo assistito, purtroppo, ad una standardizzazione delle forme contrattuali.

Questa definizione di scuola vuol semplicemente significare che non esistono due assicurazioni uguali tra loro e che l’apposizione di innumerevoli clausole e condizioni li rendono strumenti dal funzionamento poco limpido.

Caso vita, caso morte, unit linked, con e senza capitale garantito: le formule sono troppe, e spesso all’interno della stessa categoria raggruppano strumenti molto diversi tra loro.

Al riguardo, ho scritto un articolo sul funzionamento dell’assicurazione sulla vita che può essere molto utile per capire alcuni di questi concetti.

5. Le assicurazioni non rendono più di strumenti analoghi a costo più basso

Il costo di gestione alto sarebbe giustificabile se gli strumenti in questione fossero poi effettivamente più performanti degli strumenti con rischio analogo.

In realtà nonostante gli esperti della gestione che paghiamo profumatamente si spacciano come esperti assoluti dei mercati, statisticamente non riescono a portare a casa rendimenti più elevati di quelli che portano a casa trader indipendenti con lo stesso profilo di rischio.

In soldoni stai pagando profumatamente un gestore che, conti in mano, non è in grado di avere performance migliori delle tue.

6. Occhio alle formule a rendimento garantito: il crack è dietro l’angolo

Non sono il primo a lanciare questo allarme, ma ne condivido ogni virgola. Si sono diffuse sul mercato formule a rendimento garantito di tipo assicurativo, che spesso però non tengono conto del fatto che i rendimenti dei titoli sicuri continuano ad essere calanti.

Per garantire il rendimento promesso, ci sarà uno spostamento graduale verso strumenti più rischiosi, spostamento che se accoppiato con la necessità di garantire rendimento a chi ha sottoscritto lo strumento, vuol dire enorme rischio default per i gestori.

Il rischio è dunque quello di partire con un rendimento garantito per avere poi difficoltà a recuperare le somme versate.

Che fare? Come risparmiare e investire durante la crisi?

Ci sono in realtà moltissime alternative per investire in autonomia e con rendimenti discreti anche durante la crisi.

Il primo passo è quello di individuare strumenti dal rendimento certo, evitando di esporre i propri risparmi agli andamenti di mercato che, per chi vuole investire in modo sicuro, costituiscono sempre una fonte di pericolo importante.

In seconda battuta, meglio scegliere strumenti che sono garantiti da autorità più importanti delle compagnie assicurative, come nel caso degli stati nazionali o dei particolari fondi di garanzia.

Ci sono diversi tipi di investimenti che rispondono a questo identikit, per tutti i livelli di rischio e per qualunque tentativo di rendimento volessimo provare ad inseguire.

Se proprio non vuoi grattacapi, scegli un conto deposito che ti predetermina il tuo guadagno e stop: vincoli i soldi al massimo per 3 anni (non 30 come ti chiede il tuo assicuratore di fiducia!) e addio stress. Qui trovi le recensioni dei migliori conti deposito e qui ti spiego come effettuare la tua scelta. Come anticipato, i conti hanno la garanzia di un fondo fino a 100 mila euro (qui ti parlo del fondo).

Durante la crisi l’economia reale diventa molto più attraente

La crisi chiude moltissime porte e ne apre delle altre. Quelle più interessanti danno proprio verso l’economia reale, dove oggi è possibile fare affari importanti sia nel settore immobiliare sia in quello commerciale.

Anche riguardo queste due tipologie di investimento potrai trovare tutto quello di cui hai bisogno per muoverti su Affari Miei: qui ti ho proprio paragonato le due prospettive con lo scopo di guidarti nella scelta.

Chiudo questa breve guida, inoltre, raccomandandoti di ascoltare la puntata del podcast “Come Investire se Non Capisci Nulla di Finanza e Hai Pochi Soldi”: troverai molte risposte alle domande che sicuramente ti stai ponendo.

In bocca al lupo!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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