Aprire un’Azienda Vinicola: Produrre Vino Conviene?

Negli ultimi anni si fa un gran battere sulle ricchezze eno-gastronomiche dell’Italia, cosa che ha spinto in moltissimi, giovani e meno giovani, ad avventurarsi in campi sicuramente difficili, ma che al tempo stesso sanno regalare enormi soddisfazioni. Oggi ce ne occupiamo insieme, parlando di come aprire un’azienda vinicola.

Si tratta di un percorso sicuramente lontanissimo dagli standard di lavoro ai quali potremmo essere abituati, soprattutto se proveniamo dalla stancante routine dell’ufficio, un percorso che però può sicuramente offrire molto sia a livello economico che a livello personale e professionale.

Produrre vino è una sfida affascinante, come del resto può essere bello vivere e lavorare in campagna se ti è sempre piaciuto. Vero è, però, che se vieni da una grande città o sei abituato a lavorare in contesti urbanizzati, dovrai affrontare un percorso che non sarà solo professionale. Sei pronto per cominciare a capire come aprire un’azienda vitivinicola?

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Di cosa si occupa un’azienda vinicola?

Un’azienda vinicola si occupa, per farla breve, della produzione di vino e di tutto quanto è necessario a far partire e arrivare a termine tale attività. Può dunque occuparsi della coltivazione dell’uva, della sua raccolta, della sua selezione, della spremitura e della fermentazione, terminando il processo con l’imbottigliamento e la vendita.

Si tratta di un lavoro antico, che però negli ultimi anni è cambiato radicalmente sia nei metodi di produzione, sia nell’approccio complessivo al lavoro. Si tratta di un mestiere dove vengono coniugate, in modo davvero particolare, sia le conoscenze antiche che le tecniche moderne.

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Perché aprire un’azienda vinicola?

Gestire un’azienda vinicola non è assolutamente un lavoro per tutti, e non mi riferisco a quelle che sono le conoscenze che dobbiamo mettere sul campo per avere successo.

Si tratta di una vita che, almeno per alcuni mesi dell’anno, è estremamente sacrificata e che richiede lunghe giornate di lavoro.

Inoltre, si tratta di un mercato che almeno in Italia vede moltissimi concorrenti, motivo per il quale se ci si è messi in testa di aprire un’attività del genere, sarà bene farlo nel modo giusto e non cercando di approfittare della moda.

L’azienda vitinicola: partire da zero

Il più grande ostacolo è sicuramente la fase di start-up. Si tratta di un modo moderno (e forse eccessivamente anglosassone) di definire la partenza da zero, che nel caso di imprese non digitali può essere estremamente più complicato.

Bisogna innanzitutto trovare il terreno adatto: deve avere l’esposizione al sole giusta, la composizione giusta e deve essere adatto per far crescere l’uva che vogliamo coltivare.

In questo caso dobbiamo necessariamente, nel caso non fossimo noi stessi a ricoprire quel ruolo, affidarci ad uno specialista, che ci aiuterà a scegliere il terreno giusto, a compiere le analisi di rito e anche a partire con la prima coltivazione.

Sono necessari inoltre macchinari: sia per la spremitura che per l’imbottigliamento, per attaccare le etichette e per effettuare l’ultima chiusura del prodotto prima che raggiunga i negozi e le enoteche.

Si tratta di investimenti importanti, che possono raggiungere e superare facilmente i 100.000 euro. Prima di aprire un’azienda di questo tipo dunque (e magari prima di avventurarci nel mondo tenebroso del debito bancario) è bene farsi i conti in tasca: quanto vino pensiamo di poter vendere? Che tipo di ritorni ci aspettiamo? Entro quanto tempo vogliamo rientrare dall’investimento, consistente, che si deve mettere avanti nel caso si volesse aprire questa attività?

DOC, DOCG, IGP

Nella selezione del terreno deve anche pesare, purtroppo, la burocrazia. Ogni area di Italia ha delle determinate DOC, DOCG e IGP, che servono ad impreziosire il vino, almeno agli occhi del consumatore medio.

Scegliere un terreno dove sia possibile la coltivazione di una delle varietà DOC, DOCG o IGP è di estrema importanza, in quanto può ovviamente incrementare il valore del nostro prodotto.

I vini senza marchio garantito difficilmente riescono ad imporsi sul mercato italiano, con qualche piccola eccezione qua e la.

Inoltre i regolamenti provinciali e regionali non permettono mai o quasi la scelta libera delle uve da coltivare, imponendo di fatto la scelta al produttore da un ventaglio di qualità permesse sul territorio.

Nuovi impianti

La PAC, Politica Agricola Comune, vieta per legge nuovi impianti di vigne su tutto il territorio europeo. Si tratta di una norma in vigore dal 1987 e che con ogni probabilità rimarrà in vigore anche per gli anni futuri.

Per questo motivo, prima di acquistare un appezzamento di terra dove non sia stata mai coltivata una vigna, è forse il caso di consultarsi con un esperto, che ti indicherà la presenza o meno del cosiddetto diritto di reimpianto.

Si tratta di qualcosa da controllare con cura prima di procedere con l’acquisto del terreno: in caso di mancanza di diritto di re-impianto infatti il terreno sarà completamente inservibile per chi vuole mettere su una vigna e produrre del vino.

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I passi per aprire l’azienda vinicola: burocrazia e pianificazione

L’attività vinicola necessita di un’attenta pianificazione soprattutto prima di cominciare a investire denaro e dunque a muovere i primi passi.

Inoltre il produttore di vino è ovviamente soggetto alle norme locali, nazionali e europee che riguardano la coltivazione diretta e la produzione di bevande e di alimenti da immettere sul mercato.

La formula più facile almeno per quanto riguarda l’aspetto burocratico è quella di far parte di una cooperativa di vinicoltori, oppure di coltivare la vite per poi rivendere il prodotto a cantine private.

Ovviamente in questo caso i margini interessanti rimangono alle cantine che acquisteranno la vite, ma sarà sicuramente un buon modo per cominciare se non si vuole investire molto (i macchinari per la produzione del vino e per l’imbottigliamento costano, così come costano le analisi del prodotto prima di immetterlo sul mercato).

Per chi invece voglia andare fino in fondo e cominciare praticamente da subito a coltivare il vino, è possibile anche produrre vino sin dalle prime battute, ma con costi di almeno 50.000 euro che vanno ad aggiungersi ai 100.000 euro di cui ho parlato poco sopra.

La possibilità del vino biologico

Esiste inoltre la possibilità di andare ad investire su mercati relativamente giovani, con buoni margini di profitto e con meno concorrenza.

L’alternativa più alla moda e più interessante per il mercato, almeno in un questi periodi, è il vino biologico, un’alternativa produttiva più salutare e per alcuni più buona, che riesce a portare a casa anche degli importanti margini sulla vendita.

Altri tipi di coltivazione, come quella biodinamica, sembrano aver perso almeno per il momento mordente ed essere in fin dei conti rimaste ai margini rispetto alle attività di vino puramente biologico.

Piccolo è meglio

Interessante inoltre notare come il mercato del vino sia uno dei pochi dove ancora si accorda la preferenza al piccolo produttore rispetto che al colosso dal nome famoso. Si tratta dunque di un mercato pronto a pagare un surplus alle piccole aziende vinicole, a patto che il prodotto sia comunque valido.

Una grossa opportunità per chi, muovendo i primi passi in questo senso, deve necessariamente partire dal poco e buono.

Chi si avvicina a questo mercato, dunque, non ha alcun motivo per farsi intimorire dai giganti, che seppur si mangiano grosse fette di mercato, lasciano spazio più che a sufficienza anche per i piccoli ma buoni.

Un’idea complicata, che può però dare enormi soddisfazioni

In conclusione, quella che hai letto poco sopra è soltanto un’introduzione ad un mondo enormemente vasto, come quello della produzione del vino e della coltivazione dell’uva.

Si tratta di un mestiere per pochi, forse per pochissimi, che comunque può riservare enormi soddisfazioni e non solo sul piano economico, ma anche su quello emozionale.

Coltivare uva e produrre vino è uno stile di vita, un lungo susseguirsi di esperienze a contatto con la natura e i suoi cicli, che culmina nell’immissione sul mercato di un prodotto che il mondo ci invidia e che vanta millenni di storia e cultura.

Il cammino è ripido e sicuramente denso di difficoltà, a partire dall’importante capitale iniziale richiesto e anche dal fatto che, prima di poter portare a casa dei profitti, si dovrà sicuramente aspettare. Chi arriva in fondo però, porterà a casa soddisfazioni difficili da ottenere da qualunque altro lavoro, che si tratti di lavoro in proprio oppure di lavoro dipendente.

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Ulteriori risorse utili

Se sei interessato al tema dell’agricoltura, ti  suggerisco la lettura di una serie di articoli:

Buon proseguimento su Affari Miei!

mm
Wealth Hacker
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

 


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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

1 COMMENTO

  1. non aprite aziende vinicole,è difficile e dispendioso.Ascoltate
    l’articolo e state alla larga dall’aprire un attività vinicola……
    mi raccomando, perchè altimenti io che c’è l’ho devo dividere poi i grossi guadagni con voi.
    Fidatevi è difficile,lasciate stare….l’articolo anche spiega che è molto complicato.Lasciate a me i guadagni.

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