Quanto guadagna un veterinario? Stipendi e Prospettive di Carriera

Quanto guadagna un veterinario? Sembrerebbe una questione facile da dirimere e invece siamo davanti ad una delle categorie professionali più complesse dell’intero panorama lavorativo nazionale.

Date certe parcelle che ci saremmo potuti vedere recapitare da chi ha curato il nostro animale domestico, potremmo pensare che in realtà si tratti di una categoria che naviga letteralmente nell’oro. Le cose però non stanno esattamente così, dato che, come avviene in moltissime libere professioni, all’interno della categoria finiscono figure professionali molto diverse.

Come si diventa veterinari

Per accedere alla professione di veterinario è innanzitutto necessario un percorso di studi appropriato. Bisognerà iscriversi alla facoltà di Medicina Veterinaria e portare a termine gli studi. Si tratta almeno in Italia di una facoltà a numero chiuso, per il quale sarà dunque superare il relativo test di ingresso.

Il corso è di durata quinquennale, al termine del quale in caso di esito positivo si potrà cercare di superare l’esame di stato per veterinari, per poi iscriversi all’Ordine. In mancanza di iscrizione all’Ordine non è possibile esercitare la professione.

Non si lavora soltanto in studio privato

Per chi vive in città la figura del veterinario è associata da sempre allo studio privato, dove si occupa di visitare gli animali e nel caso di somministrare le dovute cure o anche di intervenire chirurgicamente.

Non è però necessariamente così, perché i veterinari trovano impiego anche:

  • nelle grandi aziende che si occupano di allevamento
  • nelle aziende che producono e commercializzano prodotti derivati animali
  • nelle aziende farmaceutiche che si occupano di medicinali per gli animali
  • nelle macellerie industriali
  • negli enti di certificazione delle carni e dei prodotti animali
  • negli enti che si preoccupano del controllo del mercato ittico

E in molte altre mansioni. Questo per indicare ancora una volta come sia particolarmente difficile stabilire quanto guadagna in realtà un veterinario, figura professionale che ha possibilità di impiego piuttosto eterogenee.

Stipendio Veterinari: cosa dice l’Albo dei Veterinari sui guadagni?

Gli unici dati di cui siamo in possesso e che sono poi la base sulla quale sono state fatte anche considerazioni politiche importanti, dato che la classe dei veterinari, a quanto pare, non se la passerebbe poi così bene, sono quelli che vengono rilasciati dalle casse di previdenza e dall’Albo.

Da questi dati viene fuori una situazione di relativo disagio, con i veterinari che nel nostro paese dichiarano un reddito medio di 14.600 euro, in aumento rispetto a quanto fatto registrare nel passato ma comunque relativamente al di sotto delle altre categorie professionali in regime di libertà.

Ad innalzare però quello che è il livello reddito medio contribuirebbero oltremodo i redditi dei veterinari over–40; se dovessimo limitare l’indagine ai redditi dei veterinari under–40, ci troveremmo con un misero 10.206 euro, in calo rispetto ai dati fatti registrare qualche anno fa e al di sotto di quella che in Italia è considerata la soglia di povertà.

Ad abbassare la media sono comunque i molti giovani veterinari che fanno registrare un reddito pari a zero, andando ad abbassare e di molto la media di tutta la categoria.

...

La piramide del guadagno dei veterinari

Grazie ai dati che sono diffusi dalla cassa previdenziale di categoria è anche possibile vedere quanti veterinari guadagnano di più e quanti invece guadagnano meno:

  • sono 139 i veterinari che hanno dichiarato un reddito superiore ai 90.000 euro nello scorso anno
  • sono circa 6.000 quelli che invece dichiarano tra 15.200 euro e 90.000 euro
  • quasi 10.000 dichiarano meno di 15.200
  • altri 10.000 dichiarano reddito zero

Si tratta dunque di una piramide particolarmente stretta, con sembrerebbe il grosso dei veterinari iscritti all’Albo che dichiarano cifre molto basse, inferiori ai 15.000 euro e nella metà dei casi zero.

Anche il tasso di occupazione non in linea con le altre libere professioni

Secondo quanto riportato dalle più recenti statistiche a riguardo, anche il numero di occupati nel settore è decisamente basso. Si parla infatti del 58% di occupati tra gli iscritti all’Ordine, con un 42% che sarebbe dunque impossibilitato, almeno nell’attuale mercato, a trovare un posto di lavoro dove mettere a disposizione la propria professionalità.

Si tratta inoltre di calcoli che tengono conto di chi ha lavorato anche soltanto un’ora per settimana. Viene considerato inoltre occupato anche chi lavora in modo non retribuito presso l’azienda di famiglia.

L’allarme dell’ENPAV

L’ente pensionistico per i veterinari ENPAV ormai ciclicamente ripete il suo allarme, affermando che le facoltà italiane continuano a sfornare troppi veterinari, soprattutto se paragonati con i numeri, decisamente più bassi, delle realtà europee che possono essere considerate analoghe all’Italia.

Si tratta di allarmi che però non sembrano avere alcun tipo di riscontro da parte delle facoltà universitarie, che pur poco possono fare per limitare il numero degli iscritti, saldamente nelle mani del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca.

Valgono comunque, per chi stia pensando di intraprendere una carriera del genere, le valutazioni dell’ente che si occupa della previdenza dei veterinari: in Italia sembra che si guadagni poco, fatte salve quelle particolari situazioni dove si riesce ad ottenere un impiego pubblico oppure in aziende strutturate, all’interno delle quali potrebbe essere anche possibile fare carriera.

I dati invece di chi lavora come libero professionista non sembrano lasciar presagire nulla di buono, indicando anche quella del veterinario come una di quelle carriere che devono essere indirizzate più dalla passione che dal tornaconto economico.

Discorso diverso all’estero

Guardando ai paesi immediatamente limitrofi emerge una situazione particolarmente diversa, come in Francia, dove i redditi dichiarati dai veterinari sono più del doppio di quelli italiani, o come in Svizzera, dove il paragone con i redditi semplicemente non regge, tanto per i veterinari quanto per le altre categorie professionali.

Per chi dovesse avere una certa dimestichezza con le lingue e non dovesse avere, al tempo stesso, paura di lasciare tutto alla ricerca di redditi più congrui, l’opzione trasferirsi all’estero può essere particolarmente interessante, soprattutto per chi ha in tasca un titolo di studio di questo tipo.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

Affari-Miei

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

LASCIA UN COMMENTO