Contratto d’Opera: Caratteristiche e Funzionamento

Il contratto d’opera, che si tratti di un contratto che prevede la prestazione d’opera intellettuale o manuale, continua ad essere uno dei più utilizzati nel mondo commerciale.

Conoscerne le caratteristiche, individuarne i punti principali, approfondirne il funzionamento e capire come muoversi nel caso di rapporto conflittuale è importantissimo, soprattutto se sei un libero professionista che sfrutta il lavoro autonomo oppure gestisci un’impresa.

Vediamo insieme cosa c’è da sapere e come muoversi.

Che cos’è il contratto d’opera?

Il contratto d’opera è un contratto che obbliga una parte a portare a termine un’opera o svolgere un servizio contro denaro, con lavoro principalmente proprio. In parole povere, e lasciando per un momento da parte le definizioni di scuola, con il contratto di opera ci accordiamo a realizzare qualcosa o prestare un servizio contro un pagamento.

È una delle forme contrattuali tipiche che sono previste dal nostro ordinamento e almeno nelle caratteristiche principali e specifiche è normato dall’articolo 2222 del nostro Codice Civile.

È una forma contrattuale che, direbbero i fini giuristi, si distingue dal contratto di vendita perché non prevede un dare, ma in misura principale un fare, anche se questo dovesse risultare nella realizzazione di oggetti, macchine, etc.

Quali sono le particolarità di questa forma contrattuale?

Il contratto d’opera è assimilabile quasi in tutto e per tutto al contratto di appalto. Permane infatti la possibilità per il committente di:

  • controllare lo stato di svolgimento dell’opera;
  • recedere dal contratto nel caso in cui il prestatore d’opera non si conformi alle condizioni contrattuali;
  • recedere unilateralmente prima dell’inizio dei lavori, a patto che si coprano le spese, il lavoro già eventualmente eseguito e il mancato guadagno del prestatore.

Vale inoltre l’articolo 2228 c.c., che prevede il diritto del prestatore d’opera per il lavoro già svolto nel caso in cui l’esecuzione dell’opera contenuta in contratto diventi impossibile per cause che non sono imputabili alle parti.

Le differenze con il contratto di appalto

Fino a questo punto, il contratto d’opera si comporta in modo pressoché identico a quello di appalto. La differenza con questo è principalmente il requisito, che abbiamo richiamato in apertura, del lavoro prevalentemente proprio.

Questo vuol dire che è un criterio principalmente dimensionale a fare la differenza tra il contratto d’opera e l’appalto: affinché sia operativa questa seconda forma si presuppone l’impegno di una organizzazione imprenditoriale vera e propria, senza che il lavoro venga svolto con lavoro e forze principalmente proprie.

Le differenze con il contratto di lavoro subordinato

Siamo dunque davanti ad una forma contrattuale che dovrebbe essere utilizzata per un rapporto che individua due parti.

Se da un lato c’è infatti il committente, dall’altro c’è il prestatore d’opera, che deve adempire a quanto previsto contrattualmente “principalmente con le proprie forze”, o al massimo con l’aiuto dei più stretti congiunti.

A questo punto della questione è lecito chiedersi quali siano le differenze tra questo tipo di contratto e il lavoro subordinato.

Nel secondo caso la direzione dei lavori, la gestione del luogo di lavoro e le altre questioni organizzative sono in capo al datore di lavoro, mentre nel caso del contratto d’opera tutte le questioni organizzative sono diritto e responsabilità del prestatore d’opera.

Nonostante la differenza tra i due istituti sia macroscopica, non sono rari i casi in cui un rapporto di lavoro dipendente viene mascherato da contratto d’opera, per gli ovvi vantaggi che questo presenta per il committente/datore di lavoro.

L’applicazione di un contratto d’opera in circostanze nelle quali si configura invece un rapporto di lavoro subordinato è comunque illecita.

La questione delle direttive

Merita un approfondimento particolare la questione delle direttive che il committente può dettare per quanto riguarda la prestazione d’opera.

A patto che non siano tali da inficiare l’autonomia del prestatore d’opera e che non trasformino il rapporto in uno di lavoro subordinato, sono da ritenersi lecite all’interno di questa categoria contrattuale.

Il compenso

La questione del compenso è la seconda che separa il contratto d’opera da quello di appalto. Secondo quanto previsto dalle norme vigenti infatti il compenso:

  • deve essere stabilito contrattualmente tra le parti e ivi riportato;
  • nel caso in cui non fosse stabilito contrattualmente, si dovrà procedere secondo le tariffe professionali e gli usi;
  • nel caso in cui il prezzo non fosse desumibile dai punti di cui sopra, sarà il giudice a stabilirlo, secondo la qualità e la quantità di lavoro prestato.

Il committente può sempre recedere

Una delle particolarità che riguardano il contratto d’opera è che il committente, ovvero chi richiede l’opera e paga in cambio di quanto ottenuto, può sempre recedere dal contratto senza particolari conseguenze e senza che vengano applicate delle penali.

La legge prevede infatti la possibilità di recedere in ogni momento a patto che:

  • vengano corrisposti i pagamenti per il lavoro svolto fino a quel punto;
  • venga pagato il mancato guadagno, che viene calcolato in relazione all’utile che sarebbe stato conseguito, netto, dal prestatore d’opera.

Per intenderci, il committente può in ogni momento del rapporto recedere e decidere di interrompere l’esecuzione del contratto. Dovrà soltanto pagare il lavoro già svolto e il mancato guadagno che il prestatore d’opera avrebbe conseguito.

Il contratto d’opera intellettuale

Quanto abbiamo appena detto è da ritenersi valido in ogni sua parte soltanto per la prestazione d’opera manuale. Nel caso di prestazione d’opera intellettuale infatti vigono altri usi e altre norme, di cui ti parlerò di qui in avanti.

Innanzitutto val la pena di ricordare che il contratto d’opera intellettuale è riservato alle persone fisiche e nel caso di professioni protette, ovvero quelle che prevedono l’iscrizione ad un albo. Per intenderci, non si può dare luogo a contratto d’opera intellettuale nel caso in cui il prestatore d’opera fosse organizzato in forma di società di capitali.

In secondo luogo, per quanto riguarda la retribuzione, non solo valgono le norme di cui sopra, ma anche la necessità che il compenso sia adeguato al decoro della professione. Il favore del legislatore nei confronti della prestazione d’opera intellettuale è più che evidente.

La questione del rischio dei lavori

La differenza principale è però sulla responsabilità del risultato ottenuto: se per la prestazione d’opera manuale il rischio grava tutto sul prestatore d’opera, nel caso della prestazione di carattere intellettuale, il rischio è invece a carico del committente.

Per rendere la questione chiara e cristallina potrebbe essere utile ricorrere ad un esempio che individui le due diverse fattispecie.

Immaginiamo che Lucio abbia dato incarico a Mario di costruire una scala di metallo per il suo pollaio. In questo caso i caratteri del contratto d’opera di tipo manuale sono evidenti: Mario costruirà la scala da solo e lo farà con lavoro principalmente manuale.

Nel caso in cui la scala dovesse essere difettosa o comunque non in linea con lo stato dell’arte, starà a Mario o risarcire Lucio, oppure costruire nei tempi pattuiti una nuova scala.

La responsabilità per il conseguimento del risultato è dunque tutta di Mario. Sulla manualistica si parla in questo caso di obbligazione di risultato.

Il secondo caso è invece quello sempre di Lucio, che questa volta però deve rivolgersi a Paolo, avvocato, per una lite con il suo vicino di casa.

In questo caso Paolo non potrà in alcun modo garantire il raggiungimento di un risultato (la vittoria nella causa, l’ottenimento del risarcimento, etc.), ma potrà semplicemente promettere di impegnare i suoi mezzi (le sue conoscenze professionali) per ottenere il miglior risultato possibile.

Nel caso in cui Lucio e Paolo dovessero perdere la causa, Lucio non potrà rivalersi su Paolo, perché la responsabilità del risultato è, per legge, comunque sua. In questo caso parliamo invece di obbligazione di mezzi.

Il contratto d’opera è un rapporto intuitu personae e cessa con il venir meno

Il contratto d’opera vede come preponderante la componente umana e professionale rispetto a quella economica.

Questo vuol dire che a prevalere non è la considerazione sul costo, ma piuttosto il prestigio e la professionalità del committente, al contrario di quanto avviene per un contratto d’appalto.

Valgono dunque le qualità personali, che riguardano anche i rapporti consolidati e altri elementi rilevanti personalissimi.

Per questo motivo il contratto d’opera è stato lentamente rimosso dal novero di possibilità contrattuali a disposizione delle amministrazioni pubbliche, che hanno ovviamente la necessità di garantire equità, imparzialità ed economia delle loro scelte.

Tale peculiarità a carico delle amministrazioni pubbliche è stata inoltre ribadita da diverse sentenze, che hanno ribadito la nullità delle assunzioni nel settore ove non vi sia stato concorso pubblico.

Quando con il contratto d’opera si maschera un contratto di lavoro subordinato

Come ho detto in apertura, con il contratto d’opera spesso si maschera un lavoro di tipo subordinato, ad esclusivo vantaggio del datore di lavoro che si trova dunque nelle condizioni di ottenere un dipendente pur senza garantirgli quanto previsto dalla legge.

Per tutti questi casi il rapporto di lavoro deve comunque considerarsi come dipendente e subordinato, con tutto quello che ne consegue sotto il profilo legale. Il contratto d’opera per il quale manchino i presupposti dell’indipendenza dell’organizzazione del lavoro deve ritenersi necessariamente nullo.

Per approfondire i temi legati al mondo del lavoro e alla normativa vigente, rimando alla sezione dedicata a questo argomento: buona lettura e buona fortuna per il tuo futuro!

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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