Contratto a Progetto: Contributi, Disoccupazione e Previdenza. La Guida

Il contratto a progetto è una forma di contratto di collaborazione senza vincolo di subordinazione (e che quindi non configura un rapporto di lavoro dipendente) che è stato eliminato dal nostro ordinamento con il Jobs Act del 2015.

I motivi dell’eliminazione di tale forma contrattuale sono sia di carattere politico che di carattere più strettamente funzionale: sin dalla loro introduzione infatti queste forme contrattuali hanno mascherato rapporti di lavoro in realtà subordinato, data la maggiore libertà che questo garantiva al datore di lavoro in termini di contributi e organizzazione dell’impiego.

I contratti a progetto di collaborazione coordinata e continuativa (quelli che eravamo abituati a chiamare contratto co.co.pro), rimangono comunque operativi in alcune specifiche circostanze, ed è il motivo per il quale questa forma contrattuale, nell’ottica di un’analisi delle possibilità offerte dal codice e dalle leggi, non può essere ancora ignorata.

Oggi analizzeremo insieme questa forma contrattuale, individuandone le modalità e le specificità operative, i diritti del lavoratore che lo sottoscrive, le retribuzioni e i diritti che gli vengono riconosciuti.

Se ti è stato proposto di recente un contratto di questo tipo, ti invito a continuare nella lettura, per sapere cosa puoi ottenere e cosa per legge non puoi.

Che cos’era il contratto a progetto?

Si trattava di un contratto, e usiamo il passato perché la forma contrattuale è ormai abolita fatta eccezione per delle situazioni che andrò ad elencare più avanti, di lavoro non subordinato, per rapporti professionali che avevano comunque il carattere della continuità.

Faceva parte dei contratti di lavoro autonomo e non prevedeva, almeno nella lettera della legge, la possibilità di subordinazione del lavoratore.

Le caratteristiche principali del contratto in questione erano le seguenti:

  • il rapporto di lavoro era autonomo;
  • il contratto doveva avere natura scritta;
  • doveva essere previsto in contratto il progetto, che doveva includere anche il risultato finale che doveva essere conseguita; la descrizione di progetto e risultati attesi doveva essere dettagliata e specifica. Nel caso di mancanze in questo senso, il contratto si sarebbe trasformato automaticamente in contratto a tempo indeterminato
  • non dovevano essere presenti vincoli di orario o di luogo di lavoro: in presenza di suddetti vincoli anche in questo caso il contratto si sarebbe trasformato in contratto di lavoro subordinato.

Cosa è cambiato con il Jobs Act?

Il Jobs Act ha imposto il divieto, a partire dal 25 Giugno 2015, di stipulare nuovi contratti a progetto.

Contestualmente, il Jobs Act ha previsto la trasformazione di ogni contratto di questo tipo, nel caso di collaborazione di tipo personale, continuativo e ripetitivo, con una organizzazione di tempi e modi da parte del datore, in contratti di lavoro di tipo subordinato.

Il contratto è, in soldoni, non più operativo, e può essere considerato senza troppi giri di parole come espunto dal nostro ordinamento, se non per i casi specifici che andrò ad elencare tra pochissimo.

Dove può essere ancora operativo il co.co.pro?

Per alcuni casi specifici, che per il legislatore incarnerebbero una forma di collaborazione continuativa a progetto, il contratto può essere considerato come ancora operativo.

I casi specifici individuati dal legislatore sono i seguenti:

  1. collaborazioni nelle professioni intellettuali, per lo svolgimento delle quali è necessaria l’iscrizione in albi professionali; l’esempio classico è quello dell’ingegnere, al quale può essere ovviamente sottoposto ancora un contratto di questo tipo;
  2. le prestazioni di lavoro verso le Società Sportive Dilettantistiche, a patto che siano affiliate alle federazioni sportive nazionali;
  3. le attività dei componenti degli organi di amministrazione delle società.

In questi casi si può procedere senza alcun tipo di problema con la stipula del contratto in questione.

Il caso specifico dei Call Center

C’è grande confusione sul caso dei Call Center, che avrebbero goduto almeno sulla carta di una deroga speciale fino al 31 Dicembre 2018 per l’applicazione dei contratti co.co.pro.

In realtà ad essere operativa per questa realtà è il contratto a collaborazione coordinata, il co.co.co, che è forma contrattuale molto simile al co.co.pro, ma comunque separata da alcune particolarità.

Ad ogni modo chi opera nel settore Call Center e nello specifico per i servizi di vendite telefoniche, di telemarketing, di sondaggi e ricerche di mercato e di sollecito crediti può essere ancora inquadrato con forme contrattuali simil a progetto.

Sono esclusi dalla deroga i servizi di telefonia.

La retribuzione

Il tasto dolente di questo tipo di contratti, soprattutto quando andavano a mascherare situazioni che erano invece più simili ad un rapporto di lavoro subordinato, erano e continuano ad essere le retribuzioni.

Non trattandosi di lavoro subordinato, almeno sulla carta, la retribuzione deve essere semplicemente congrua con la complessità del progetto e con i risultati che si desidera ottenere.

Con la riforma Fornero è stato introdotto il limite minimo della retribuzione, individuato nel minimo contrattuale della categoria di riferimento: per capisci, se svolgete il lavoro di un sesto livello CCNL Commercio, avrete diritto almeno alla stessa identica retribuzione.

La retribuzione era comunque da considerarsi come a progetto, ovvero indicare un ammontare complessivo per l’intera durata del progetto. La somma poteva essere divisa in rate mensili o trimestrali, facendola assomigliare sempre di più ad uno stipendio pur essendo, almeno sotto il piano legislativo, diversa.

I contributi nel contratto a progetto

Il contratto a progetto prevedeva una ripartizione dei contributi INPS in forma di:

  • due terzi a carico del datore di lavoro;
  • il restante terzo a carico del lavoratore.

Ad essere obbligato al versamento era comunque il datore di lavoro, che aveva l’obbligo di trattenere il dovuto da ogni rata, fosse essa mensile o trimestrale.

I collaboratori a progetto dovevano essere necessariamente aderire alla Gestione Separata dell’INPS. Non sono e non erano previste altre forme di adesione alla Previdenza Sociale.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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