Part Time orizzontale, verticale e misto: differenze e funzionamento

Si sente spesso parlare di part time orizzontale, verticale e misto ma cos’è un contratto di lavoro a tempo parziale e quanti tipi di lavoro part time esistono?

Per la legge italiana il part-time indica un contratto di lavoro che riduce le ore rispetto al normale contratto di lavoro (conosciuto come contratto full time).

Molto spesso questa tipologia contrattuale rappresenta uno strumento d’ingresso nel mercato per i giovani che cercano lavoro oppure uno strumento usato dalle donne che vogliono dividersi tra famiglia e occupazione.

Negli ultimi tempi, poi, c’è stata una polverizzazione del lavoro con il ricorso in certi casi poco felice a questa strategia da parte delle aziende.

Innanzitutto un contratto di lavoro part time prevede che il lavoratore si rechi sul posto di lavoro per un numero minore di ore rispetto al lavoratore full time. Se un lavoratore a tempo pieno lavora circa 40 ore a settimana, il lavoratore part time è assunto per un orario settimanale che può ridursi fino alla metà delle ore.

Il part-time nasce ufficialmente con il Decreto legge del 30 ottobre 1984 numero 726 in materia di “Misure urgenti a sostegno e ad incremento dei livelli occupazionali”, il decreto è stato convertito nella legge del 19 dicembre 1984 n. 863. 

Negli anni 2000 la legge sul lavoro part time si è ampliata e articolata incitando i datori di lavoro a stipulare contratti part time da convertire in seguito, e qualora fosse necessario per il dipendente, in contratti full time.

Chi lavora con un contratto part time pari diritti rispetto a chi lavora full time, infatti, viene retribuito con la stessa tariffa oraria di un lavoratore a tempo pieno, può  maturare ferie allo stesso modo, ha diritto alla maternità o alla paternità, all’infortunio e alla conservazione del posto di lavoro. Anche i diritti sindacali sono i medesimi rispetto ad un lavoratore full time.

La retribuzione complessiva è ovviamente minore dato che il lavoratore part time lavora per un orario ridotto rispetto al dipendente che è assunto full time. Durante ferie, infortunio e congedi genitoriali, la retribuzione non si abbassa, resta la stessa registrata sul contratto.

Il lavoro part time di solito è scelto da persone che hanno bisogno di flessibilità maggiore sul lavoro e di alcune ore libere al giorno per altri impegni (maternità o paternità, impegni con gli studi o altro). Ovviamente non è sempre così, talvolta si è costretti ad un part time perché è l’unico posto di lavoro disponibile che si riesce a trovare.

Quali tipi di lavoro part time esistono?

La legge attuale prevede tre differenti tipi di rapporti di lavoro part time, esistono infatti:

  • Part time Orizzontale
  • Part time Verticale
  • Part time Misto

Il part time orizzontale prevede la riduzione del normale orario di lavoro. Ad esempio il lavoratore che sceglie un contratto part time orizzontale potrà ridurre le ore di lavoro da 8 a 4.

Il part time verticale prevede che il lavoratore svolga un lavoro full time sono alcuni giorni alla settimana per rimanere libero gli altri. Ad esempio un lavoratore a contratto part time orizzontale potrebbe lavorare solo il lunedì e il mercoledì e rimanere libero gli altri giorni della settimana.

Il part time misto prevede che il lavoratore lavori per alcuni giorni part time e per altri full time. Ad esempio un contratto di lavoro part time orizzontale può far lavorare un dipendente a tempo pieno il mercoledì e il venerdì, ma non gli altri giorni della settimana dove l’orario di lavoro è ridotto. Il part time misto è così denominato perché combina il part time orizzontale con quello verticale.

I diritti del lavoratore a contratto part time

In precedenza abbiamo parlato dei diritti del lavoratore part time, in questo paragrafo cercheremo di ricapitolare tutte le caratteristiche di un contratto di lavoro part time e di chiarire i concetti.

Il lavoratore a tempo parziale può difendersi se discriminato rispetto ad un lavoratore full time. Avendo gli stessi diritti di un lavoratore full time, il lavoratore part time deve essere trattato allo stesso modo dal datore di lavoro.

Il lavoratore part time ha diritto, infatti, ad avere la stessa retribuzione oraria del lavoratore full time, gli stessi diritti in materia di congedo per malattia, ferie e varie e ha anche diritto agli assegni per il nucleo famigliare (ovviamente dal peso economico ridotto rispetto a chi lavora full time perché il numero di ore è minore).

Anche il datore di lavoro ha dei diritti, come per un lavoratore full time anche al lavoratore part time possono essere chieste ore di lavoro straordinarie o supplementari. Il datore di lavoro deve ovviamente rispettare i limiti del contratto di lavoro e i limiti dell’orario per poter richiedere al lavoratore ore di lavoro straordinario o supplementare.

In caso di provvedimenti disciplinari anche il lavoratore part time può essere ammonito e ricevere lettere di richiamo. L’iter a seguire è lo stesso di quello che normalmente si segue per un lavoratore full time. Inoltre il lavoratore part time può difendersi allo stesso modo di un full time.

Part time: alcune delucidazioni

Il part time può essere molto più elastico rispetto al full time e contenere clausole che permettono al datore di lavoro di variare le ore di lavoro o i giorni di lavoro, ma il lavoratore non è costretto ad accettare né può essere licenziato se rifiuta di firmare le variazioni dell’orario.

Il datore di lavoro deve dare almeno due giorni di preavviso al lavoratore prima di modificare l’orario di lavoro scritto sul contratto. In alcuni casi un lavoro part time può diventare full time, in altri casi un full time può essere convertito in part time. Il lavoratore può richiedere questo tipo di modifica del contratto, ma il datore di lavoro non è costretto ad accettare.

Nel caso in cui ci sia bisogno, ad esempio a fini produttivi, che il lavoratore svolga un orario a tempo pieno, il contratto full time può non potersi convertire in part time.

Nel caso in cui il lavoratore fosse impiegato a tempo pieno e il datore di lavoro avesse bisogno di part time, il lavoratore non può essere obbligato a ridurre le ore lavorative e a passare ad un part time.

Un eventuale rifiuto del lavoratore non può assolutamente portare al licenziamento. Ovviamente per trasformare un full time in part time e viceversa, c’è bisogno di stipulare un contratto scritto.

Per avere ulteriori delucidazioni in materia ci si può rivolgere ai Centri per l’impiego, ai Comuni, alle Università, alle Camere di commercio e alle Agenzie per il lavoro.

Ulteriori risorse utili

Per approfondire, potreste trovare utile la consultazione delle seguenti guide:

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1 COMMENTO

  1. ottimo articolo anche se ovviamente il condizionale, sarebbe obbligatorio.
    Il fatto che un lavoratore somministrato, o part time è sempre debole. Specie il somministrato è ignorato da altri lavoratori e visto come un “intruso” ruba lavoro degli altri, da parte dell’azienda in cui serve.
    Serve perchè di “schiavitù” moderna trattasi, con i dovuti paletti.
    Il lavoratore interinale in pratica, o soddisfa le richieste del datore, oppure non si vede rinnovato il contratto il mese successivo. Questa è la semplice realtà.
    Perchè? Perchè la legge gli da il diritto di farlo. Non posso appellarmi se non mi viene rinnovato il contratto il mese successivo. Essendo un dipendente mese mese, perdo tutto il mio “potere” di lavoratore, e la situazione diventa un ricatto a vantaggio del datore. Di fatto se non accetto condizioni, il datore fa una telefonata in agenzia interinale, e loro non mi rinnovano il contratto. Tutto “legalissimo” .
    Il fatto è che il lavoro interinale INTRAPPOLA in un loop di call center e lavori che alla fine non ti qualificano tot persone. Persone che potrebbe e dovrebbero invece maturare esperienza e competenze su altri posti di lavoro. Competenze che poi gli permetterebbero di fare impresa DA SOLI o essere assunti senza agenzia.
    il lavoro interinale dovrebbe formare le persone, invece le intrappola in un circolo vizioso di TAPPABUCHI da call center. Con contratti di durata anche settimanale, comunicati all’ultimo secondo.
    Il VERO male sul lavoro è proprio il lavoro interinale. Se da una parte da quel tozzo di pane alla gente, dall’altra la intrappola in contratti schiavitù.
    Sono le agenzie interinali che “mangiano ” e sfruttano il lavoratore. Ricordatevi bene che voi siete dipendenti dell’agenzia che sceglie dove collocarvi, non dipendenti dal datore.
    tutte le comunicazioni infatti le avete con l’agenzia non con il datore.
    Dopo 3 mesi vi ritrovate disoccupati per 9. Per poi essere ricollocati nell’ennesimo call center che, senza offesa per nessuno, non vi da alcuna skills o competenza.
    Ora, le agenzie dovrebbero collocare, dare formazione e far crescere i dipendenti, per renderli LIBERI di fare impresa autonomamente imparando un lavoro.
    Invece ti intrappolano proprio per non renderti indipendenti, proprio perchè loro fan soldi sfruttando voi .
    Sono il male del lavoro secondo me .
    In bocca al lupo a tutti, e non vi scoraggiate, non ne fate un dramma, è SOLO LAVORO. Voi siete altro. Siete la vostra passione, siete il saper essere buoni cittadini, siete quello che vi piace fare. Non per forza dovete essere il vostro lavoro.

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