Partita IVA per Liberi Professionisti: Tutte le Soluzioni per Mettersi in Proprio

Partita Iva per liberi professionisti, quale scegliere? Oggi ti parlo proprio di liberi professionisti e di Partita IVA, una questione che tutti abbiamo dovuto o dovremo affrontare nel caso in cui volessimo davvero cominciare a pensare agli Affari… nostri.

Chi vuole operare infatti sul mercato per conto proprio, fornendo prestazioni e servizi, avrà necessariamente bisogno di dotarsene.

Quali sono le forme di partita IVA che abbiamo a disposizione in Italia? Quanto ci tocca spendere per apertura e gestione? Affronterò il discorso in dettaglio, per poi riportarti ad ulteriori approfondimenti per decidere quale dei regimi attualmente a disposizione possono fare al caso tuo.

Ma bando alle ciance e entriamo nel vivo della questione.

Si può lavorare in proprio senza partita IVA?

Sì, teoricamente sì, nel senso che entro certi limiti è possibile prestare lavoro, offrire servizi etc. non avendo ancora una partita IVA. Puoi infatti avvalerti della cosiddetta “prestazione occasionale”, includendo in fattura il tuo codice fiscale, la ritenuta d’acconto del 20% sulla prestazione svolta, che sarà pagata dal cliente, e poter dunque operare senza avere, ancora, una partita IVA.

Ho ripetuto due volte “ancora” per un motivo. Se pensi di voler vivere del tuo lavoro, questo modo di operare non può esserti sufficiente. Per andare di prestazione occasionale dovrai infatti:

  1. non superare i 5.000 euro di fatturato annui;
  2. non fornire una prestazione per attività di più di 30 giorni allo stesso committente;

I limiti sono ovviamente molto restrittivi, e dato che su quei 5.000 euro dovrai anche pagarci delle tasse, non potrai che cercare di fare in altro modo.

No, non puoi aprire partita IVA temporanea

Il nostro ordinamento non lo consente. Ne ho già parlato in una guida specifica, e nel caso in cui tu non fossi certo di voler entrare nel mondo delle Partite IVA, dovrai operare necessariamente con la prestazione occasionale.

Non esiste una partita IVA a tempo. Quello che puoi fare, una volta interrotta la tua attività, è di chiuderla.

Il regime ordinario

Il regime ordinario della partita IVA è quello in cui dovrai rientrare nel caso in cui non dovessi essere in possesso dei requisiti per accedere al regime agevolato/forfettario.

La partita IVA ordinaria ha dei costi sicuramente importanti, che possiamo dividere nelle seguenti voci:

  • IRPEF: è l’imposta sul reddito personale, che non è dovuta in quanto abbiamo aperto una partita IVA, ma piuttosto perché, appunto, stiamo generando reddito; al contrario dei dipendenti la pagheremo direttamente e quindi avremo maggiore contezza degli enormi versamenti che ogni anno finiscono nelle tasche dello Stato;
  • INPS: l’iscrizione alla Previdenza Sociale prevede minimi di versamento annuo in 4 rate che si aggirano intorno ai 3.600 euro totali; una somma altrettanto importante, che diventa ancora maggiore nel caso in cui dovessimo superare i minimali;
  • INAIL: non sempre dovuta, ma soltanto per alcune categorie professionali; ha costi molto più bassi rispetto alle prime due voci;
  • Iscrizione alla Camera di Commercio: anche questa non dovuta sempre, ma soltanto nel caso in cui la nostra tipologia di attività dovesse prevederlo;

Se vuoi saperne di più sul regime ordinario, ti consiglio di leggere la mia guida completa a riguardo.

Il regime forfettario/agevolato/dei minimi

In realtà oggi si chiama regime forfettario, e le altre due nomenclature sono ormai roba del passato. Un tempo, inoltre, era riservato ai giovani, mentre oggi è accessibile a tutti.

In questo caso potrai godere di:

  • IRPEF ridotta: al 15%, contro un minimo del 23% nel caso di regime ordinario (a salire, a seconda di quanto guadagni in un anno);
  • Esclusione dagli studi di settore;
  • Regime agevolato INPS, anche in questo caso con notevole risparmio rispetto a quanto pagheresti con regime ordinario;
  • Contabilità semplificata;
  • Non va esercitata la rivalsa IVA sulle operazioni intra-nazionali;
  • Esonero dal versamento dell’IVA.

Sono dei vantaggi non da poco, ai quali però potrai accedere se e solo se:

  • non hai un fatturato superiore ai 30.00/50.000 euro, a seconda del codice ATECO della tua attività;
  • non hai sostenuto spese per più di 5.000 euro per i collaboratori;
  • non hai ammortamenti per beni strumentali superiori ai 20.000 euro; in questo calcolo finiranno anche gli affitti, il noleggio, il comodato dei beni, i beni di uso promiscuo, i beni immobili acquistati per l’impresa.

Sono limiti particolarmente restrittivi, che non ti permettono di operare in piena libertà con un’azienda ben avviata.

Sono sicuramente vantaggiosi, ma possiamo sfruttarli soltanto per un periodo, si spera, breve.

Se sei libero professionista, o vuoi diventarlo, ti consiglio comunque di chiedere aiuto al tuo commercialista, che certamente saprà indirizzarti verso la soluzione migliore!

Buona fortuna!

mm
Wealth Hacker
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.
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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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