Cosa Comprare Quando i Tassi di Interesse Salgono?

I tassi di interesse saliranno? Questa domanda è molto centrale in questi tempi, e si cerca di capire anche cosa comprare quando i tassi di interesse salgono, evento che si sta verificando, in quanto la BCE ha comunica l’innalzamento dei tassi d’interesse e ha stimato come ancora saliranno.

In questo articolo cercheremo di capire quando e quanto aumenteranno i tassi di interesse.

La BCE alza i tassi d’interesse: contestualizziamo

I tassi d’interesse fissati dalla BCE rappresentano un parametro importante: da essi dipende non solo l’andamento dell’economia, ma anche il bilancio delle famiglie e degli investitori, o di coloro che hanno sottoscritto un mutuo.

Ed è proprio per questo loro ruolo così importante che, da mesi, i riflettori dei notiziari illuminano proprio le decisioni delle banche centrali, sia UE che americane (la FED), su questo tema.

Non è un segreto: per anni i tassi sono stati tenuti al minimo storico, arrivando anche allo zero. Eppure ora sia la BCE che la FED sembrano voler rialzare, seppur gradualmente, i tassi.

Capire cosa faranno le banche nei prossimi mesi è importante, ma per capirne le ragioni bisogna fare un tuffo negli ultimi 10 anni circa.

Le ultime notizie sono chiare: i tassi si alzano, come comunica la BCE stessa. La Banca centrale europea ha infatti alzato i tassi d’interesse di 0,75punti:

  • il tasso principale sale a 1,25%, il tasso sui depositi a 0,75%;
  • il tasso sui prestiti marginali a 1,5%.

Lo scopo di questa manovra è quello di anticipare la transizione da un livello maggiormente accomodante di politica monetaria verso livelli in grado di assicurare un ritorno puntuale dell’inflazione al target del 2%.

Proprio per questo, la Banca comunica che prossimamente il consiglio direttivo alzerà ancora i tassi per attenuare la domanda e quindi proteggere dal rischio di una continua revisione al rialzo delle aspettative dell’inflazione.

L’inflazione ora si attende:

  • all’ 8,1% in 2022;
  • 5,5% nel 2023;
  • 2,3% in 2024. 

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Cosa sono i tassi d’interesse?

Essi vengono fissati dalle banche centrali e rappresentano il costo del denaro con il quale le banche di ogni paese prendono soldi a prestito dalla banca centrale di riferimento.

In altre parole, le banche ricevono la liquidità dalla banca centrale con lo scopo di erogare i finanziamenti alla clientela, applicando un ulteriore differenziale di interesse (ossia spread) che rappresenta per la stessa banca un margine di guadagno.

Maggiori sono i tassi d’interesse ufficiali stabiliti dalla banca centrale, maggiore sarà il costo dei finanziamenti erogati ai clienti dagli istituiti di credito, ed è per questo che il livello ufficiale del costo del denaro è così importante.

Quando i tassi ufficiali sono bassi, anche i finanziamenti erogati dal sistema bancario hanno un costo minore, elemento che stimola l’economia.

Infatti questo meccanismo spinge le imprese e i consumatori a fare investimenti indebitandosi.

Non per altro, durante la famosa e indimenticabile crisi del 2008 legata al fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers, sia la FED che la nostra BCE hanno progressivamente abbassato i tassi, così da evitare che la crisi si aggravasse ancor di più.

Sempre in quell’anno il costo del denaro in Europa fu innalzato per l’ultima volta dal 4 al 4,25%, dopodiché fu avviata una serie di tagli che hanno portato all’azzeramento nel 2016.

Per quindici anni abbiamo vissuto in una economia che non cresceva e caratterizzata da una inflazione bassa, tanto da rischiare la deflazione.

Negli ultimi tempi però le cose hanno iniziato a cambiare, dopo la pandemia da Covid-19: dopo questo evento, il PIL mondiale ha ricominciato a crescere in fretta e ciò ha portato una domanda di materie prime, beni e servizi superiore all’offerta di mercato, dando la spinta alle produzioni che erano ancora bloccate.

I prezzi di mercato, davanti a questa domanda repentina, hanno ricominciato a salire. Tale squilibrio, però, ha alimentato l’inflazione, in special modo delle materie prime, e non scordiamo che ciò è stato acuito dalla guerra in Ucraina.

I tassi sono in risalita: perchè?

La Banca Centrale Europea sostiene che questa ondata inflattiva sia destinata a consumarsi, tanto che già il prossimo anno l’aumento dei prezzi dovrebbe aggirarsi di nuovo attorno al 2%.

Nel frattempo le Banche dovranno affrontare e scongiurare il rischio che l’inflazione diventi un fenomeno permanente. Per evitarlo, di norma vengono alzati i tassi: quando il costo del denaro è molto basso, i consumatori tendono a far circolare molta liquidità e a spenderla, alimentando il caro-prezzi. Ovviamente, se accade il contrario, cresce il costo di detenere liquidità e diminuisce la moneta in circolazione, e è sconveniente indebitarsi.

Proprio per questo le banche centrali hanno cambiato strategia attuando manovre di rialzo.


Come investire con i tassi in aumento


Ma veniamo a noi e cerchiamo di capire, da investitori, come investire in un contesto come quello analogo, onde evitare errori di valutazione che potrebbero danneggiare il nostro portafoglio, in quanto fasi come questa possono portare a commettere sbagli.

Ad esempio, capita spesso, quando i tassi sono al minimo, di cercare, tra le attività finanziarie a tasso fisso, quella in grado di garantire rendimenti effettivi maggiori, senza tenere conto che esse sono quelle a scadenza più lunga… e dunque maggiormente sensibili a un aumento dei tassi di interesse. Ciò significa che il rendimento rischia di essere eroso (soprattutto sul breve periodo dalle perdite in conto capitale sul prezzo del titolo.

Questo ragionamento, però, vale in special modo per i titoli a reddito fisso, ovvero quegli strumenti di debito che danno diritto al possessore di ricevere un flusso prefissato di versamenti futuri, che comprende normalmente gli interessi periodici (ovvero le cedole) e il rimborso del capitale al suo valore nominale.

Quando si parla di azioni, invece, bisogna considerare che i prezzi hanno una determinazione finale più incerta  e quindi si possono seguire strategie differenti per investire in periodi in cui i tassi sono in crescita.

Vediamo queste strategie.


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a) Analisi sulle serie storiche 

Questa tipologia di analisi è stata messa in atto per la prima volta da Jeremy Siegel,  uno dei più prestigiosi studiosi del funzionamento del mercato azionario americano.

Egli ha esaminato l’andamento dei mercati azionari americani, relazionandolo a variazioni dei tassi di interesse, concentrandosi sugli ultimi trent’anni.

Siegel ha separato i periodi di tassi in aumento da quelli di tassi in diminuzione, registrando così l’andamento dei mercati azionari nell’anno successivo e registrando questo risultato circa l’andamento dei mercati azionari in seguito ad aumenti e diminuzioni dei tassi:

  • nel periodo 1970- 1979: la differenza tra i tassi in aumento e quelli in calo è stata del 12,9% (dove i tassi in aumento erano del 4,8% e quelli in calo del 17,7%;
  • nel periodo 1980- 1989: la differenza tra i tassi in aumento e quelli in calo è stata del 12,5% (dove i tassi in aumento erano del 8,6% e quelli in calo del 21,1%;
  • nel periodo 1990- 2001: la differenza tra i tassi in aumento e quelli in calo è stata di -2,6% (dove i tassi in aumento erano del 13,1% e quelli in calo del 10,5%.

Cosa si può capire da ciò? Per i decenni dal 1970 al 1989, i rendimenti si sono rivelati sati migliori durante le fasi di diminuzione dei tassi, superando di oltre il 12% i rendimenti ottenuti durante i periodi di aumenti dei tassi di interesse.

Inoltre i rendimenti dei mercati azionari sono stati positivi anche durante le fasi di aumento dei tassi, sebbene l’incremento registrato negli anni Settanta  non abbia probabilmente coperto i tassi di inflazione del periodo.

Invece, nell’ultimo decennio, i rendimenti azionari si sono dimostrati per la prima volta maggiori durante le fasi di aumento dei tassi: questo dato può essere legato alla crisi della bolla dei titoli tecnologica di fine millennio, ma non solo.

Secondo Siegel, poi, in questo decennio i mercati hanno applicato la lezione imparata, ovvero hanno capito che devono incorporare ormai nei prezzi anche le variazioni future dei tassi.

Su questa teoria di analisi non esiste però un confronto tra le performance dei titoli obbligazionari e di quelli azionari sui vari decenni, anche se alcuni autori sostengono, basandosi su modelli matematici, che le azioni si comportino meglio delle obbligazioni  in presenza di tassi crescenti.

b) Analisi dei settori

Una seconda strategia richiede di esaminare ancora una volta i dati storici, ma considerando i settori e come si comportano nel tempo:

  • settori positivi in seguito a un aumento dei tassi: cosmetica e bellezza,  computer e tecnologia, semiconduttori, elettronica, supermercati, salute,, farmaceutici;
  • settori negativi in seguito a un aumento dei tassi: costruzioni, petrolio, oro, mezzi pesanti, automobili, aerolinee;
  • nell’attesa del rialzo: privilegiare produttori di materie prime;
  • a rialzo in corso: privilegiare i titoli tecnologici e ciclici, sotto-pesare i finanziari (banche e assicurazioni) e le società legate alle costruzioni;

Attenzione, però: questa analisi non è matematica, in quanto non trova conferme su periodi diversi, anzi, i dati potrebbero essere confusionari se la si applica in modo meccanico e preciso. Piuttosto, bisogna fare un’analisi comparativa per evidenziare che a tassi crescenti è anche associata una crescita economica più forte, allora bisogna individuare quali settori sono avvantaggiati da questa situazione.

c) Modelli di simulazione

La terza strategia è quella di applicare modelli di simulazione per controllare ed esaminare gli effetti di un aumento dei tassi su diverse categorie di azioni.

Finora, applicando questo metodo, ecco le considerazioni a cui si può giungere:

  • i titoli ad alto tasso di crescita, a parità di altre condizioni, sono maggiormente toccati da un aumento dei tassi rispetto a titoli appartenenti a settori maturi. Questo avviene perché i flussi di cassa sono spostati più avanti nel tempo;
  • le aziende più indebitate sono svantaggiate rispetto a quelle a più basso leverage. Questo avviene non per i debiti, ma per il fatto che un aumento dei tassi incide in maggior misura sull’aumento del costo medio ponderato del capitale;
  • i risultati cambiano in modo evidente se, dinanzi a un aumento dei tassi, si inserisce nel modello anche l’ipotesi che le aziende abbiano effetti positivi su margini e crescita dovuti alla ripresa in atto;
  • le aziende bancarie sono toccate da effetti positivi di fronte a un aumento dei tassi, a livello di conto economico (nell’ipotesi che questo impatti equamente su tassi attivi e passivi praticati), in quanto contribuiscono a mitigare in parte il maggiore costo del capitale proprio. Possiamo rilevare quindi che le banche subiscono in modo minore l’effetto di un aumento dei tassi rispetto ad aziende industriali o di servizi.

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Aumento dei tassi: effetto sugli investimenti


Bene, abbiamo visto alcuni modi per affrontare queste fasi in modo intelligente e purtroppo non è semplice.

Continuiamo ad analizzare come i tassi impattano sugli investimenti, sperando si aiutarti a schiarirti le idee.

Effetti sulle obbligazioni

Le obbligazioni possono essere a tasso fisso o variabile. Che effetto avrà un rialzo dei tassi?

Nel caso dei bond a tasso fisso, il ribasso sarà più sensibile, in quanto i vecchi titoli, emessi quando i rendimenti erano più bassi, oggi offrono cedole poco interessanti e vantaggiose.

Diverso sarebbe se le nuove cedole fossero più alte di quelle vecchie, in modo da assorbire il nuovo livello dei rendimenti, tuttavia non è possibile che ciò avvenga.

Ed è per questo che gli investitori tendono a iniziare una migrazione tra le vecchie obbligazioni che offrono cedole basse se paragonate al nuovo livello dei tassi di interesse verso obbligazioni di nuova emissione.

Un rialzo dei tassi di interesse tende a far scendere le quotazioni delle obbligazioni a tasso fisso preesistenti, in quanto le stesse sono meno competitive rispetto a nuovi bond caratterizzati da cedola più alta.

Quindi, un rialzo dei tassi trasforma le obbligazioni a tasso fisso in una ragnatela che cattura gli investitori, i quali non possono scappare fino alla scadenza. Se la scadenza fosse vicina, potrebbe comunque essere vantaggioso uscire per reinvestire ciò che si è recuperato in strumenti più vantaggiosi. Proprio per questo è facile capire perché gli effetti di un rialzo saranno negativi quanto più il bond avrà ancora vita perché la scadenza è lontana.

E le obbligazioni a tasso variabile? Esse  subiranno oscillazioni più limitate, grazie alla possibilità di “adeguamento” delle cedole future, in caso di aumento dei tassi.

Per concludere, possiamo dire che nelle fasi di rialzo sarebbe preferibile detenere obbligazioni a tasso fisso a scadenza corta, oppure a tasso variabile, in modo tale da limitare gli effetti sui prezzi di un movimento del livello dei tassi stessi.

Effetti sulle azioni

Cosa accade alle azioni quando i tassi si rialzano? Gli effetti possono essere due, uno depressivo (se siamo davanti ad aziende con una crescita degli utili bassa o assente, come per le utility), e uno benefico (se stiamo attraversando una fase positiva per l’economia con gli utili aziendali in crescita).

Infatti, se siamo in un ciclo economico favorevole,  un rialzo dei tassi non è altro che la conferma che l’economia “galoppa”, permettendo di crescere anche alle stime circa il futuro andamento dei dividendi.

Se i dati nell’ambito macroeconomico confermano la solidità della ripresa economica, allora le azioni potranno essere favorite anche durante una fase di crescita dei tassi.

Ovviamente bisogna stare attenti e monitorare quando la fase di crescita finirà, perché ne risentiranno anche le azioni, dunque sarà meglio non investire troppi sulle azioni, ma diversificare.

Non è un segreto che il rialzo colpisce in modo diverso i vari strumenti, ed è proprio per questo che è importante diversificare.

Effetti sull’oro

Vediamo anche quali sono gli effetti di un rialzo sull’oro, bene rifugio per eccellenza, soprattutto per sfatare un mito: non è vero che ci sia una relazione fortissima e negativa tra il rialzo dei tassi di interesse e l’andamento dell’oro.

La motivazione principale per cui un rialzo dei tassi dovrebbe penalizzare l’oro è da ricercarsi nel fatto che esso è un bene infruttifero, ovvero che  i ricavi legati ad esso e dal suo possesso sono determinati dalle oscillazioni di prezzo del metallo.

Basta pensare che il coefficiente di correlazione tra l’andamento dell’oro e quello dei tassi è stato, dall’anno 1970 al 2015, pari appena a 0,28%, un valore troppo basso per essere significativo.

Ad incidere sull’andamento dell’oro è solo il rialzo/ribasso dei tassi statunitensi, perché entrano in gioco fattori ben più importanti e complessi come, come:

  • la domanda e l’offerta del metallo sui mercati globali;
  • le attese di inflazione.

Qual è il modo migliore per investire con i tassi in crescita?


Non c’è una risposta esatta. Possiamo analizzare i dati passati, gli andamenti, le percentuali, ma comunque non è detto che avremo la risposta giusta.

Questo perché non abbiamo la sfera di cristallo. Tuttavia, è anche vero che un portafoglio equilibrato è in grado di offrire rendimenti elevati in diverse fasi di mercato.

Certo, la notizia dell’aumento dei tassi rimane negativa per chi investe, poiché tassi più alti vogliono dire  un valore attuale più basso dei flussi finanziari attesi e del valore delle attività finanziarie detenute.

Inoltre, l’analisi dei dati storici mostra come i mercati abbiano avuto performance inferiori alla media durante fasi di aumento dei tassi, ma la stessa analisi non offre comunque risultati affidabili su quali siano i settori da privilegiare durante un aumento dei tassi.

Per concludere, possiamo comunque rassicurarci grazie allo storico, visto che nell’ultimo decennio la risposta dei mercati ad aumenti dei tassi è stata positiva durante le fasi di tassi crescenti, sommando il fatto che i mercati più efficienti sanno incorporare in anticipo nei prezzi le attese sul futuro, tuttavia bisogna sempre avere una buona strategia e non cercare “regole d’oro e univoche” da applicare, perché queste non esistono.

Se non ti senti sicuro, ricorda che investire non è facile come certi guru vogliono farti credere, e che avere un portafoglio diversificato richiede conoscenze e competenze. Se senti di non averle, potresti  iniziare a costruire un buon portafoglio usando alcuni ottimi ETF diversificati.

Conclusioni

Prima di salutarti, voglio lasciarti qualche guida da consultare per investire al meglio:

A presto!


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.
Categorie: Investimenti

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