Investimenti per Aziende: Come Investe un Imprenditore? Guida Completa

Oggi ho deciso di parlare di investimenti per aziende, nello specifico vedremo dei consigli specifici che si addicono per le persone che lavorano in proprio a vario titolo.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché io stesso sono prima di tutto un imprenditore e ho maturato gran parte della mia esperienza gestendo le mie finanze sia come azienda che come privato. Per questo credo di poter dare degli spunti veramente importanti per chi si trova in una situazione come la mia.

Nella prima parte parleremo di Partite Iva, ditte individuali e liberi professionisti, mentre nella seconda parte farò dei ragionamenti utili per titolari di società di capitali come s.r.l. e S.p.A.

Cominciamo.

Investimenti per Partite Iva, Ditte Individuali e Liberi Professionisti

Apro questo paragrafo con l’episodio di SoSoldi! dedicato a questa categoria in cui abbiamo espresso una serie di concetti utili in compagnia di un ospite di alto livello direttamente da Fiscozen, se hai voglia e tempo ti invito a guardarlo.

In generale, vi sono due tipologie di lavoratori autonomi:

  • quelli che lo fanno “di passaggio”: spesso si apre la Partita Iva nell’attesa di un lavoro da dipendente migliore che, appena arriva, porta alla chiusura dell’attività autonoma, oppure si usa la ditta individuale per validare un’idea di business e poi passare alla creazione di una società. Nel primo caso, valgono le istruzioni generali per i privati, nel secondo caso invece troverai spunti nella seconda parte dell’articolo odierno;
  • quelli che sono Partita Iva “a vita”: penso ai tanti freelance per scelta, avvocati, commercialisti, medici, persone che vivono appunto dal proprio lavoro autonomo da anni e non hanno intenzione o convenienza a passare a nessuna delle alternative (lavoro dipendente o società).

Quelli che lo fanno “di passaggio”

Nel primo caso conviene “adattarsi” alla situazione desiderata: va bene quello che si realizzerà, cioè gestione finanziaria da lavoratore dipendente o imprenditore. Nel secondo caso, invece, diventa più importante spendere qualche parola.

Ma andiamo per gradi.

La previdenza complementare

Il primo problema del lavoratore autonomo è la previdenza complementare. L’INPS ti obbliga a pagare i contributi che spesso sono in misura inferiore rispetto ai dipendenti. In più, paghi contributi previdenziali in base a ciò che fatturi, quindi un anno negativo magari comporta minori versamenti contributivi.

Sulla previdenza integrativa trovi le regole generali e le mie opinioni in questa guida, in questa sede mi limito a fare qualche riflessione insieme a te più calzante per la tua categoria.

A mio parere, la previdenza complementare non può essere il tuo unico investimento perché, a differenza per esempio dei lavoratori dipendenti di multinazionale, non hai l’azienda che ti versa il TFR, premi aziendali o fondo di categoria negoziato per te dal sindacato, ma devi pagare tutto tu.

In più, la previdenza complementare ha l’enorme limite che ti permette di ricevere la rendita quando maturi i requisiti previdenziali per la pensione pubblica: in pratica è un binario parallelo all’INPS e tu che lavori in proprio hai bisogno, ancor più dei lavoratori dipendenti, di avere investimenti più liquidi e delle risorse a cui puoi accedere nel caso in cui qualcosa, per svariate ragioni, potrebbe non funzionare.

Il primo step utile per te sarebbe una pianificazione finanziaria individuale che insegno nel mio percorso “Easy Investments Formula”, perché ho conosciuto troppi liberi professionisti che non hanno una chiara organizzazione delle proprie finanze e spesso sono completamente scoperti rispetto alle avversità.

Avversità che, nel tuo caso, possono essere ancora più “tragiche”: infortuni più o meno gravi, malattie ed altri problemi sono evenienze da cui proteggersi in sede assicurativa prima ancora di cominciare a pensare ai mercati finanziari.

Separa la professione dalla tua vita

Molti liberi professionisti non riescono a separare la gestione della propria attività dalla propria vita. Ci sono soldi che servono per la crescita della tua attività, che devono essere possibilmente tenuti a parte su un conto dedicato, e soldi che ti servono per le tue finanze personali.

Se guadagni tanto ma non fai questa divisione netta e spendi tutto per sostenere il tuo tenore di vita corri l’enorme rischio, appena cambia il vento in qualche ambito della tua esistenza professionale o personale, di non avere né i soldi per rilanciare la tua attività né il denaro per far fronte agli imprevisti della tua vita.

Potrebbero servirti, magari, 10 mila euro per acquistare formazione ed erogare un nuovo servizio, magari facendo un po’ di promozione, e questi soldi potresti non averli se non hai una cassa aziendale.

Ti si potrebbe rompere l’automobile e potresti magari non avere questi soldi perché ogni mese usi tutta la liquidità per sostenere il tuo stile di vita o solo per l’azienda, senza lasciare niente a te.

Insomma, il fatto che non ti arrivi uno stipendio fisso e regolare potrebbe portarti a commettere una serie di errori che potrebbero costare cari.

I mercati finanziari sono rischiosi?

Molti liberi professionisti pensano che i mercati finanziari siano rischiosi e non investono. Spesso gli faccio notare quanto l’attività con cui si guadagnano da vivere sia ancora più rischiosa perché legata intimamente alle loro capacità, al loro network o ad una serie di situazioni molto volatili.

Chi lavora nel settore della ristorazione e ha vissuto l’emergenza della pandemia penso capisca cosa voglio dire.

Ora, di fronte all’obiezione che “la Borsa è rischiosa” in arrivo da un lavoratore autonomo o da un piccolo imprenditore spesso mi viene da ridere perché abbiamo l’enorme bias di considerare sicuro ciò che facciamo e poco sicuro il resto.

Prova a fare un ragionamento: è più rischiosa la tua attività oppure essere soci di migliaia di aziende in tutto il mondo, con business molto diversi tra loro e management di alto profilo che cercano di risolvere problemi e produrre ricchezza?

Le due cose non sono in conflitto, sono complementari: con la tua attività produci il reddito, con i mercati finanziari fai fruttare il patrimonio rischiando, se fai le cose per bene come insegno io stesso nei miei percorsi, infinitamente meno rispetto al tuo studio professionale o alla tua attività autonoma.

Ricapitolando, quindi…

Se sei un lavoratore autonomo devi:

  • Imparare a gestire la tua professione come un’azienda, separando patrimonio professionale e aziendale;
  • Assicurarti dai rischi che nel tuo caso producono conseguenze più drammatiche rispetto a chi lavora come dipendente;
  • Non fossilizzarti solo sul tema previdenziale, ma diversificare gli investimenti;
  • Diventare alleato dei mercati finanziari, non devi temerli come se fossero una cosa lontana e rischiosa perché, se fai le cose per bene, rischi molto meno rispetto alla tua attività, solo che spesso non lo sai!

Ciò detto, possiamo passare alla seconda parte di questo articolo, quella dedicata ad imprenditori titolari di s.r.l. o S.p.A.


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Investimenti per imprenditori titolari di azienda

E passiamo al secondo caso, ovvero quello di chi ha la Partita Iva per sempre. Esordisco dicendo che quanto detto per i lavoratori autonomi vale anche per te di base, la tua situazione è soltanto ancor più complessa perché gestisci un’entità che teoricamente è separata da te.

Se non hai letto, quindi, torna su perché è importante.

Come gestisco le mie finanze da imprenditore: l’importanza della holding

In generale, io vivo la tua situazione perché gestisco la mia azienda principale che è quella che “produce” Affari Miei (forma giuridica s.r.l.) ed ho una holding finanziaria (forma giuridica s.r.l.) con cui amministro i proventi delle mie attività principali.

Lo faccio perché nelle mie aziende non sono solo, ma ho altri soci, dunque è sorta l’esigenza di avere un veicolo “familiare” in cui far confluire i proventi delle attività principali.

Credo tu sappia bene quanto sia “costoso” trasferire la ricchezza dalla tua azienda a te.

Se hai affrontato discorsi di pianificazione fiscale sai altrettanto bene che l’ideale è trasferirti ciò che ti serve, non tutto, perché un imprenditore con la “I” maiuscola non deve “guadagnare uno stipendio più alto” di un dipendente ma deve costruirsi un patrimonio di dimensioni più importanti.

Personalmente, mi trasferisco nella forma dello stipendio quello che mi serve per vivere: per darti un’idea, il mio stipendio non differisce di molto da quello dei miei dipendenti. Se avessi maggiori esigenze (esempio: figli che ora non ho) potrei aumentare leggermente tale uscita ma non andrei mai oltre determinate soglie perché finirei per pagare un botto di IRPEF e contributi previdenziali per avere sul mio conto dei soldi che nemmeno mi servirebbero per le spese correnti.

Per questo motivo, dunque, ho creato una holding familiare in cui faccio confluire i dividendi delle aziende principali. Come sai se ti trovi in una situazione analoga, esiste un meccanismo che tecnicamente si chiama PEX grazie al quale la mia holding gode di una imposizione fiscale ridotta in quanto solo il 5% del dividendo diventa imponibile IRES, quindi “in più” rispetto a quanto paga la società principale verso poco più dell’1,2%. Se ci pensi, è anche giusto sia così perché le imposte vengono pagate dalla società che produce la ricchezza.

Se non avessi la holding, dovrei trasferire i dividendi direttamente a me pagando subito il 26%.

100 mila euro di utili trasferiti a me persona fisica valgono 74 mila euro netti.

100 mila euro di utili trasferiti alla mia holding valgono 98.800 euro netti nelle casse della mia società che può decidere di reinvestirli in Borsa, come faccio io, o in altre attività economiche o può semplicemente essere la mia cassaforte se per una qualche ragione dovessi ricominciare da zero.

Lo stesso discorso che ti sto ponendo vale anche se possiedi una sola società di capitali e la gestisci in famiglia, per esempio con tua moglie o tuo marito, o individualmente come società unipersonale.

In tal caso non ti serve la holding ma ti conviene comunque mantenere i soldi in azienda, come molti già fanno, così da non pagare “inutilmente” il 26% senza sapere poi cosa fare a livello individuale.

Come investire con una holding o una società di capitali con un enorme vantaggio

Veniamo allo step successivo, quello pratico. Se sei un imprenditore ed hai il “problema” di avere soldi in cassa nella tua società o nella tua holding, esattamente come un privato devi investirlo.

Esattamente come per i privati, avrai le banche che vogliono farti acquistare i propri prodotti o starai pensando, come l’italiano medio, di comprare immobili per vedere “realizzato” il tuo successo.

Molti non sanno che un’azienda può investire in Borsa con enormi vantaggi rispetto ad un privato e che ciò può farti guadagnare ancora più soldi se lo fai con la metodologia del direct indexing.

Abbiamo parlato del regime della PEX (acronimo che sta per partecipation exemption) previsto dal T.U.I.R.

Mentre alle persone fisiche, a livello razionale, conviene investire soprattutto in ETF ad accumulo per differire il carico fiscale, alle aziende ciò non conviene perché gli ETF non possono essere compresi nella PEX.

Per beneficiare di questo vantaggio, dunque, è necessario investire direttamente in azioni costruendo un portafoglio per il lungo periodo e ponendo in essere una serie di adempimenti burocratici con cui metti a patrimonio le partecipazioni azionarie che vai ad acquistare.

Per fartela facile, possedere il 25% della Alfa s.r.l. che è un’azienda di cui magari sei socio di minoranza o possedere un’azione di Apple o Facebook è, a livello fiscale, la stessa cosa.

Ciò vuol dire che se detieni le partecipazioni per anni (almeno un anno per il fisco, per tantissimi anni se vuoi investire come me) paghi appena l’1,2% sui dividendi (invece del 26% che pagano i privati) e l’1,2% sulle plusvalenze quando e se decidi di vendere uno strumento finanziario (anche qui i privati pagano il 26%).

Questo meccanismo ti permette di sfruttare l’interesse composto, se ben organizzato e nel lungo periodo, può potenzialmente far crescere tantissimo il patrimonio che hai in azienda aumentando al tua ricchezza esponenzialmente.

Ovviamente arriverà un giorno in cui vorrai prelevare parte di questa ricchezza o vorrai disinvestirla per altre attività ma credo sia molto diverso un meccanismo di questo tipo piuttosto che pagare subito il 26% come persona fisica o, peggio ancora, non fare niente e tenere i soldi fermi sul conto aziendale.

ATTENZIONE! Investire in azioni è molto rischioso per chi non l’ha mai fatto, richiede un certo grado di propensione al rischio e di preparazione. Non mi assumo la responsabilità di scelte sbagliate da parte tua derivanti da inesperienza ed errata applicazione di ciò che sto scrivendo.

Ma come costruire un portafoglio di investimenti azionario? Per prima cosa, devi avere un conto titoli aziendale che ti permetta di accedere ai mercati finanziari con costi contenuti.

Non ce ne sono molti nel momento in cui scrivo perché tutte le società sono orientate a servire i privati. Non posso darti una lista perché molto dipende dalla natura degli investimenti che vuoi porre in essere e dal capitale, è importante sapere però che è necessario dotarsi della giusta “infrastruttura”.

In più, è bene che sappia che dovrai acquistare centinaia di azioni per diversificare al meglio: se non l’hai mai fatto, può essere complesso ed anche per questo ti ho consigliato in apertura di leggere le istruzioni di base riservate alle Partite Iva perché tu stai solo giocando ad un livello più complesso ma le regole sono uguali.

Se non conosci la finanza personale, dai uno sguardo ad “Easy Investments Formula” perché è fondamentale partire dalle basi per poter costruire qualcosa di grande e duraturo.

Se già conosci la Borsa da un punto di vista tecnico-pratico, lo step successivo è la selezione degli strumenti: dovendone acquistare diversi, dovrai in pratica costruire un “tuo” ETF, esattamente come la metodologia del direct indexing che ho introdotto in Italia richiede.

Se sai farlo da solo ti ci vorrà un po’ di lavoro, in alternativa scrivici perché possiamo insegnartelo attraverso i nostri percorsi formativi.

La metodologia del direct indexing è una cosa molto diversa dal trading perché non compriamo e vendiamo quotidianamente ma, in maniera passiva, acquistiamo azioni per tenerle esattamente come si fa con gli ETF. Se sei un imprenditore e investi con l’azienda come me sei “obbligato” a seguire questa strada per sfruttare i vantaggi della PEX, come privato può essere conveniente ma non è a mio avviso necessario.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo provato a delineare una guida iniziale per investimenti riservati a lavoratori autonomi e imprenditori.

Mi auguro di esserti stato utile, per domande e osservazioni non esitare a scrivere nei commenti.

A presto.


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Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.
Categorie: Investimenti

2 Commenti

Mattia · 10 Settembre 2021 alle 14:50

Ciao! Articolo chiarissimo per quanto riguarda la tassazione sui dividendi che riceve la holding dalla Eni di turno. Non ho solo capito una cosa: se compro Eni a 10€ ad azione e la rivendo a 20€, sui 10€ di plusvalenza, la holding pagherà comunque l’1,2% oppure pagherà il 24% di ires ? Grazie mille e complimenti per i tuoi articoli!

    Davide Marciano · 10 Settembre 2021 alle 17:04

    Ciao Mattia,

    grazie del commento. La risposta alla tua domanda è si se è stato fatto tutto correttamente (messa a patrimonio della partecipazione) ed è passato più di un anno.

    A presto,
    Davide

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