Come Ridurre l’Utile di una SRL per Pagare Meno IRES

Capita molto spesso che le imprese per pagare meno tasse siano disposte ad avvalersi di una vasta serie di tipologia di espedienti che hanno come fine ultimo quello di ridurre il carico fiscale gravante su di esse, vale a dire la riduzione dell’imposta IRES. Srl e altre forme societarie hanno certamente qualche espediente per poter raggiungere questo obiettivo.

In questa guida ci concentriamo però proprio sulla forma della società a responsabilità limitata: se sei interessato a capire come fare continua a leggere l’articolo seguente, se invece vuoi leggere l’argomento in relazione alle società di capitali leggi quest’altra mia guida.

E’ possibile per una SRL pagare meno tasse?

Esistono tecniche utilizzate per ridurre il carico fiscale. Queste si possono basare o sull’attuazione di meccanismi fraudolenti o quantomeno elusivi, oppure su meccanismi completamente legali. In entrambe i casi, lo scopo è quello di erodere la base imponibile e, conseguentemente, ridurre al minimo il prelievo fiscale.

Di seguito illustrerò una serie di meccanismi legali utilizzati per l’abbattimento dell’imponibile, ossia della base di calcolo del tributo, senza mai dimenticare però quali sono i valori e gli obiettivi dell’impresa nel momento in cui vengono applicati questi trucchetti.

Con questo voglio dire che un impresa nasce per essere produttiva e, per quanto possa di certo essere utile avere delle riduzioni sull’imposta che si va a pagare, la maggiore attenzione dei soci e degli amministratori deve essere dedicata all’incremento della produttività e agli investimenti che possono migliorare l’attività e non ad altro.

Attraverso quali strumenti è possibile pagare meno tasse?

Di seguito elencherà una serie di modalità legali utili all’abbattimento della base imponibile e di conseguenza alla riduzione dell’IRES dovuto.

Rateizzazione delle plusvalenze

Iniziamo col parlare della possibile rateizzazione delle plusvalenze, vale a dire la possibilità di dilazionare in rate la differenza positiva fra due valori dello stesso bene.

Le plusvalenze concorrono a formare il reddito se vengono realizzate mediante:

  • l’assegnazione ai soci a titolo oneroso;
  • la cessione a titolo oneroso;
  • se vengono realizzate mediante assicurazione a seguito di furto o danneggiamento del bene stesso.

Nel momento in cui si vengono a realizzare delle plusvalenze imputabili a bilancio, le aziende possono optare a due diverse tipologie di tassazione e la plusvalenza può concorrere a formare il reddito:

  • in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto, se i beni sono stati posseduti per più di tre anni;
  • per l’intero ammontare nell’esercizio contabile in cui è stata realizzata.

Se si decide di differire la tassazione della plusvalenze in quote costanti, questa va effettuata nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio in cui le stesse sono state realizzate.

Fondo svalutazione crediti

Una seconda modalità preveda la possibilità di avvalersi del fondo svalutazione crediti, un tipo di accantonamento che viene utilizzato quando i crediti che vengono iscritti nel bilancio non sempre riescono ad essere ottenuti a causa delle difficoltà finanziarie del cliente che possono essersi o non essersi già manifestati.

Ora, la normativa del codice civile stabilisce che i crediti devono essere iscritti a bilancio per il valore presumibile di realizzazione. Questo vuol dire che il valore nominale del credito stesso dovrebbe essere soggetto a modifiche in base alle eventuali perdite per inesigibilità, resi e rettifiche di fatturazione, sconti e abbuoni ed ogni altra causa di minor realizzo.

Quindi sostanzialmente ci troviamo dinanzi ad una svalutazione del credito che ha ragion d’esistere per il semplice fatto che non sempre i crediti indicati in contabilità riusciranno ad essere realizzati in maniera totale.

La svalutazione dei crediti comporta una deduzione in ciascun esercizio nel limite dello 0,50% del valore nominale o di acquisizione dei crediti stessi fino a quando l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti non ha raggiunto il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell’esercizio.

Super ammortamento al 140%

Ulteriore metodo utilizzato per diminuire la base imponibile è il super ammortamento al 140% applicabile a tutti i nuovi beni strumentali strettamente collegati allo svolgimento dell’attività lavorativa, acquistati dopo il 15/10/2015 ad esclusione di quelli con un coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%.

Attraverso questo  ammortamento, le aziende che acquistano nuovi beni strumentali necessari allo svolgimento delle loro attività lavorative, possono ammortizzarli, da un punto di vista fiscale, al 140%.

Inoltre, la normativa fiscale prevede anche che le immobilizzazioni materiali di importo inferiore a 516,46 euro possano essere integralmente dedotte nell’esercizio in cui il costo è stato sostenuto senza dover ricorrere all’ammortamento.

Qui puoi trovare una guida di approfondimento su questo argomento.

Agire sulle rimanenze di magazzino

Infine, per poter ridurre la base imponibile e quindi pagare meno IRES, è prassi comune agire sulle rimanenze di magazzino per ridurre notevolmente l’utile d’esercizio.

Infatti, molti imprenditori, per ridurre i ricavi delle imprese, tendono a sottovalutare le rimanenze di magazzino. Questa sottovalutazione comporterà ovviamente una diminuzione del volume dei ricavi e quindi del risultato finale del bilancio. Normalmente viene eseguita in due modi:

  • dichiarando una quantità inferiore di beni in magazzino, rispetto all’effettiva rimanenza, in particolare per quanto riguarda le materie prime e i beni di consumo;
  • sottovalutando l’ammontare dei valori in corso su ordinazione che verranno fatturati nell’esercizio successivo.

Comunque sia, queste rimanenze di magazzino rappresentano dei costi sostenuti per l’acquisto o per la produzione di beni e servizi, i cui ricavi si realizzeranno nell’esercizio successivo. I beni che configurano tra le rimanenze di magazzino sono:

  • materie di consumo;
  • materie prime;
  • materie sussidiarie;
  • prodotti in corso di lavorazione;
  • merci destinate alla rivendita, senza ulteriori lavorazioni;
  • semilavorati;
  • prodotti finiti;
  • lavori in corso su ordinazione.

In conclusione pare opportuno ricordare e dare un avvertimento sul fatto che la non corretta gestione e stima del magazzino è un elemento fondamentale e di grande considerazione da parte dell’amministrazione finanziare che può essere spinta a considerare inattendibile una contabilità, per cui è molto pericoloso avventurarsi in questi giochetti contabili.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

Affari-Miei

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

LASCIA UN COMMENTO