Certificates Intesa San Paolo – Banca IMI: Conviene Investire? Guida ai Prodotti di Investimento

Stai cercando informazioni sui Certificates di banca IMI? I certificates sono strumenti derivati – negoziati sul mercato SeDeX) che basano il proprio andamento su un titolo sottostante (azione, obbligazione, indice, materia prima ecc.). Possono essere con o senza leva, e si prestano a diverse strategie di investimento con diversi livelli di protezione del capitale.

Ormai tutti gli istituti bancari offrono una loro proposta di certificati (più o meno ricca), e fra di essi, Banca IMI è uno dei maggiori emittenti, tra i soci fondatori dell’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento (ACEPI) e parte del Gruppo Intesa SanPaolo.

In questa breve guida analizzo proprio l’offerta dell’Istituto, così sarà più facile orientarti nel momento in cui deciderai di acquistare un loro certificato. Ma prima di proseguire, assicurati di aver capito cosa sono e come funzionano questi derivati – ho scritto un articolo apposta: “Cosa sono i Certificates”.

Cominciamo!

L’offerta certificati di IMI

Dal 2018 Banca IMI è stata assorbita da Intesa Sampaolo, assumendo il ruolo di divisione Corporate & Investment Banking all’interno del Gruppo. La nuova realtà si posiziona sul mercato italiano come uno dei principali emittenti di certificates.

IMI offre un’ampia gamma di soluzioni di investimento su diverse tipologie di sottostanti, e con diversi livelli di protezione del capitale. La liquidità è generalmente assicurata dalla quotazione sui principali mercati finanziari.

Ti spiego come si struttura l’offerta, chiaramente non posso analizzare i certificati uno per uno (sono più di 500, non mi basterebbe lo spazio), quindi vedremo solo le macro-categorie, almeno saprai come orientare la tua scelta sulla base della strategia che vuoi seguire.

Certificati a capitale protetto

Saprai già che i certificati si possono suddividere in 3 macro-categorie:

  1. A capitale protetto;
  2. Con protezione condizionata del capitale;
  3. Senza protezione del capitale.

La prima categoria riguarda chiaramente i certificati più “sicuri”, dal momento che, vada come vada l’investimento, essi assicurano sempre il rimborso del capitale investito.

In questa categoria troviamo i Certificate Equity Protection che permettono di investire al rialzo o al ribasso (long o short) di un’attività sottostante (un’azione o un indice azionario).

Alla scadenza rimborsano in tutto o in parte il valore del prezzo di emissione, indipendentemente che ci sia stata una perdita (nel caso in cui il titolo sottostante dovesse muoversi in direzione opposta rispetto alle aspettative dell’investitore).

I Digital Certificate sono un’altra tipologia a capitale protetto. Hanno la peculiarità di offrire un premio predeterminato (Importo Digital), che viene corrisposto al verificarsi “dell’Evento Digital” – vale a dire, qualora il valore del sottostante, in un certo periodo di valutazione, risultasse inferiore, pari o superiore a un livello stabilito. Esiste anche la versione a capitale condizionatamente protetto.

Certificati con protezione condizionata del capitale

Alcuni certificati prevedono una protezione del capitale condizionata al verificarsi o meno di un evento specifico.

Appartengono a questa categoria i Bonus Certificate su indici e azioni. Alla loro scadenza riconoscono all’investitore il pagamento di un premio, il Bonus, anche nel caso di un moderato ribasso dell’attività sottostante.

La protezione del capitale a scadenza è condizionata dal fatto che l’attività sottostante non raggiunga un determinato prezzo limite, denominato “Livello Barriera”.

Invece, gli Express Certificate, sempre a protezione condizionata, hanno la clausola della scadenza anticipata al verificarsi di predeterminate condizioni. Inoltre, riconoscono all’investitore un ulteriore importo oltre al prezzo di emissione, nel caso in cui si verifichi l’evento prestabilito.

Cito ancora i Cash Collect e i certificati Premium. Entrambe le tipologie distribuiscono dei premi fissi incondizionati, ovvero indipendenti dall’andamento dell’attività sottostante, e/o dei premi-extra subordinati al verificarsi di alcune condizioni.

Certificati a capitale non protetto, detti Benchmark

I Benchmark Certificate non prevedono in alcun modo la protezione del capitale, e differiscono dagli altri certificati per il fatto che non adottano strategie. Hanno come solo compito quello di replicare, al rialzo o al ribasso (Benchmark Long o Short), l’andamento dell’attività finanziaria sottostante.

L’investimento nei Benchmark potrebbe essere soggetto a rilevanti perdite in quanto il pagamento finale rispecchia esattamente la performance dell’attività sottostante, senza clausole, barriere, premi, bonus e quant’altro.

Come vedi le opzioni sono molteplici, e io non le ho nemmeno citate tutte. Tramite il sito di Intesa Sanpaolo + Banca IMI, è possibile cercare e selezionare i certificati che corrispondono alle tue esigenze.

Ogni prodotto va analizzato singolarmente, leggendo il KIID (il documento con le informazioni chiave), e va confrontato con altre proposte simili.

Consigli utili per investire con i certificates

Dopo averti illustrato, a grandi linee, come si articola l’offerta certificati di Banca IMI, voglio spendere un po’ di tempo per spiegarti come scegliere il certificato giusto.

#1 Cosa ti serve davvero?

La prima cosa importante è avere chiaro in testa che cosa stai cercando e perché. Il prodotto che stai valutando per l’investimento deve essere in linea con i tuoi obiettivi.

#2 Oltre al rischio intrinseco considera anche il rischio emittente

Il certificato è uno strumento emesso da una banca, quindi è vincolato alla capacità dell’emittente di onorare i propri obblighi verso il cliente. Anche i certificati a capitale protetto sono assoggettati al rischio di default.

Certo, si tratta di ipotesi remote, ma se disponi di grossi capitali da proteggere è meglio che diversifichi il rischio su strumenti simili emessi da più banche.

#3 Se puoi, evita il collocamento

L’impatto più pesante delle commissioni sui certificati avviene in sede di collocamento, quando si può pagare anche un 3-4% soltanto per l’emissione. Significa che su 100 € che investi, 3-4 € vengono trattenuti immediatamente dalla banca.

Dal momento che i certificati sono strumenti quotati in borsa come le azioni, obbligazioni o ETF, esiste il mercato secondario sul quale puoi eventualmente acquistare strumenti già emessi.

#4 Occhio alla liquidità

Trattandosi di un mercato relativamente “giovane”, alcuni certificati potrebbero essere poco scambiati quindi potrebbe non essere semplice venderli prima del tempo.

#5 Nessuno ti regala niente 

Di solito i venditori promuovono i certificati rimarcando la loro capacità di realizzare rendimenti superiori rispetto ad altri strumenti finanziari e/o ne viene elogiata la copertura rispetto ai rischi.

Diffida dei venditori perché in finanza nessun pasto è gratis. Se ti propongono un certificato facendo leva su questi aspetti, sicuramente lo fanno perché hanno un ritorno economico.

#6 Leggi bene il KIID

Ogni prodotto d’investimento è accompagnato dal suo prospetto informativo. All’interno trovi la descrizione del certificato, il livello di rischio, i costi, le tasse da pagare e altre informazioni rilevanti. Non lasciare nulla al caso, e se non sai come leggere un KIID, nessun problema, clicca QUI.

#7 Non basare la strategia sul recupero delle minusvalenze

Un altro cavallo di battaglia con cui vengono proposti i certificati è la loro idoneità per il recupero delle minusvalenze. Infatti, generano redditi diversi e possono compensare passate minusvalenze su altri strumenti.

La verità che nessuno ti dirà è che non si investe per recuperare le minusvalenze, specie se derivano da investimenti sbagliati e/o azzardati, il cui recupero richiede, spesso, un rischio molto più alto di quello originario. Ne ho parlato nell’articolo specifico sul recupero delle minusvalenze.

Le mie opinioni sui certificates

Se stai valutando di investire nei certificates di Banca IMI/Intesa Sanpaolo e ti serve un parere, sarò lieto di dirti cosa penso e faccio io.

Personalmente, non investo in questi strumenti perché non sono riuscito a percepirne l’utilità rispetto alla mia strategia, che è di lungo periodo e si basa su strumenti flessibili, economici, affidabili e diversificati, come gli ETF.

Certo, questo è quello che faccio io, non è una regola universale, però se stai seguendo un metodo d’investimento simile o uguale al mio, e se magari stai valutando il servizio Fast Investments Planner”, sappi che i certificati, in tutte le loro sfumature, non sono contemplati.

Reputo i certificates, ad oggi, potenzialmente interessanti per la parte di protezione ma, trattandosi di strumenti complessi non sono alla portata di tutti.

Se tu non hai la più pallida idea di cosa stai cercando, e del perché dovrebbe serviti un certificato, allora è proprio il caso che fai un passo indietro e lavori sulla tua formazione finanziaria.

Devi sapere che le banche hanno bisogno di far cassa per sostenere il proprio business, e il modo più efficace è quello di dare in pasto ai propri clienti dei prodotti su cui guadagnano tantissimo.

I certificati fanno parte di questa categoria perché permettono alle banche di guadagnare grazie ai comportamenti irrazionali dei propri clienti che, dal momento che si trovano ad avere in portafoglio prodotti finanziari complessi che non capiscono, finiscono per fare il loro gioco.

Riepilogando…

I certificati possono andar bene se e solo se esistono determinate condizioni soggettive dell’investitore, se inseriti in una strategia ben precisa e se sussiste una buona diversificazione che permette di evitare il rischio emittente.

Se sei all’inizio del tuo percorso di investimento e, alla luce di questo articolo, ti senti confuso, ti consiglio di continuare la lettura con i seguenti articoli introduttivi:

Ti saluto e ti auguro buoni investimenti.


Scopri che Investitore Sei

Ho creato un breve questionario con cui ti aiuto a capire che tipo di investitore sei. Al termine, ti guiderò verso i contenuti migliori selezionati in base alla tua situazione di partenza:

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Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, ha sviluppato nel tempo la passione per la finanza personale e lo sviluppo individuale. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.
Categorie: Certificati

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