Mercati in Calo da Inizio 2022: L’importanza della Diversificazione

L’ultimo biennio è stato decisamente euforico in Borsa. Ogni tanto qualche gioia, si dirà, visti i tempi difficili da cui stiamo cercando di uscire, però effettivamente la corsa dei principali indici è stata consistente e più volte su questi pixel abbiamo raccomandato prudenza.

Se prendiamo l’andamento da inizio anno il trend ribassista è decisamente evidente ed è influenzato ormai dalle aspettative che, in qualche modo, si immaginavano scenari simili.

Da inizio 2022 (data analisi 18 febbraio) il Nasdaq fa segnare un -12,33%, il Russell 2000 perde 9,62 punti e l’S&P500 lascia sul piatto 8,1 punti percentuali.

In Europa va un po’ meno peggio con L’Euro Stoxx 50 in calo del 4,31%, il DAX del 3,89%, il CAC 40 del 2,88% e il FTSE MIB del 2,48%.

Nel complesso la situazione potrebbe persino essere considerata normale dagli investitori più avveduti se consideriamo che, di solito, correzioni del -5% avvengono almeno una volta all’anno ed il -12,33% del Nasdaq dopo due anni di corsa quasi non si vede se si allarga la portata temporale del grafico.

Quello che gli indici non dicono

Investire in ETF è noioso. Non voglio farti saltare dalla sedia, io prediligo questa modalità e come me tanti nostri clienti ma per chi cerca brio e divertimento dalle Borse e non riesce a concentrarsi su altro durante il giorno – esempio a caso: lavorare? 😉 – può essere noioso come una guerra di trincea.

Devi stare lì a comprare un po’ alla volta, ribilanciare di tanto in tanto e meno gossip leggi e meglio è.

Proprio per questo motivo, complice anche la tecnologia, negli ultimi anni sono aumentati gli investimenti diretti in azioni.

Le moderne piattaforme servono dei calderoni unici: trovi titoli value insieme ai growth con una spolverata di crypto più o meno note ed è veramente un “peccato” non partecipare allo shopping.

I grafici sono bellissimi, rossi e verdi sono scelti in maniera sapiente dagli esperti di marketing dell’industria del fintech.

Ma cosa c’è che non va?

Se per molti può essere divertente investire in azioni singole, bisogna conoscere per certi versi anche quello a cui si va incontro perché altrimenti il rischio di farsi male è altissimo.

Si, perché sembra tutto un gioco ma quelli sono soldi veri e se sbagliamo possiamo veramente combinare casini enormi.

Pensa per esempio a Netflix che, da inizio anno, ha lasciato sul piatto il 35%.

Oppure pensa a Meta (ex Facebook) che in questo 2022 ha perso il 38%.

Non ti basta, eh? Ti ricordi quando tutti parlavano di Zoom, la regina dei primi lockdown? Nell’ultimo anno il titolo si è deprezzato del 69%, quasi come Paypal che perde quasi il 64%.

Il rischio volatilità

L’acquisto diretto di azioni è un po’ come sciare fuori pista, dà un brivido in più e, soprattutto, ci sembra più “concreto” rispetto ad un noioso ETF.

Però ci espone ad una volatilità immensa che, su singoli titoli, può essere incredibilmente più ampia rispetto agli indici di cui fanno parte.

Se leggendo gli indici, infatti, sembra che stia piovigginando, guardando i dati di alcuni titoli singoli pare che stia venendo giù una grandinata.

Ora mi pare ovvio che se un titolo perde di valore è perché ci sono più persone che vendono rispetto a quelle che comprano e, statisticamente, a perdere soldi sono gli investitori che non sopportano la volatilità.

Proprio ieri leggevo le statistiche sui titoli più scambiati su Degiro e nella classifica ci sono gli stessi, sia per quanto riguarda le vendite che gli acquisti: insomma, più i giornali parlano e più c’è movimento (per la gioia dei broker che, vendendo pale, non aspettano altro).

Spesso, pensa te, c’è gente che mi scrive chiedendomi se secondo me sarebbe conveniente vendere un’azione in perdita per non vedere più il rosso e poi ricomprarla, così che magari se si riprende torna più velocemente sul verde.

Roba che manco al casinò ma che nell’irrazionalità di tanti è abitudine.

La paura della volatilità in un mercato rialzista è relativa: tutti vogliono andare nello spazio, pensano che non ci fermeremo mai.

Quando le cose si complicano come ora, invece, torniamo con i piedi per terra e ci facciamo prendere dalle nostre paure e dai nostri dubbi: il grafico che scende, il conto in rosso, le notifiche delle maledette app di notizie sono sempre lì a ricordarcelo.

Invece di pensare ad altro, passiamo il tempo a crearci preoccupazioni e dubbi che, sovente, ci portano a scaricare determinate azioni solo per liberarci da un peso.

La volatilità non è rischiosa per i ribassi momentanei ma per le scelte scellerate che ci può far porre in essere se non siamo padroni di ciò che facciamo.

Ma ha senso?

A naso ti direi di no e per questo, come educatori finanziari prima ancora che come società di consulenza, abbiamo sempre spiegato che diversificare è importantissimo.

Ma non diversificare a casaccio, cioè comprare tanta roba tipo al negozio del “tutto a 1€” sperando di prendere il numero del lotto giusto.

Diversificare ci aiuta a rispondere prontamente alle fasi del mercato, a ridurre anche le preoccupazioni riportando al centro di tutto le vere ragioni per cui ci siamo approcciati ai mercati finanziari: far crescere il nostro patrimonio e migliorare la nostra vita.

Vale la pena di complicarsela per provare l’ebbrezza di sciare fuori pista? Ci sono cose molto più belle secondo me.

Pensaci.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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