Caos Sterlina: La Valuta Crolla e l’Italia Impara

Il 27 settembre la sterlina inglese ha toccato un nuovo minimo storico contro il dollaro americano.

Il Regno Unito si trovava di fronte a una crisi del costo della vita, considerato troppo alto per i salari medi dei cittadini, già prima della guerra in Ucraina. Da lì in poi, non ha fatto altro che peggiorare.

Il governo guidato da Liz Truss ha promesso di intervenire sulla questione, in primo luogo imponendo un tetto ai prezzi dell’energia pagati dalle famiglie inglesi.

Come sempre, però, non esistono pasti gratis.

Per pagare i fornitori, da qualche parte bisogna pur prendere i soldi.

Il governo Truss ha deciso di finanziare il pacchetto di aiuti in campo energetico usando il debito, in uno stile per la verità piuttosto italiano. Bisognerà prendere in prestito tra i 100 miliardi e i 150 miliardi di sterline per il 2022-23. Dal momento che questi soldi andranno poi restituiti con gli interessi, si tratta soltanto di calciare la pietra un po’ più in là.

Questa misura non è diretta solo alle famiglie più in difficoltà, ma a tutti: le stime di Talking Heads Macro sono che i ricchi ne beneficeranno 2-3 volte di più rispetto ai ceti sociali più umili.

I prezzi alti dell’energia, in questo periodo, sono anche funzionali alle politiche anti-inflazione. Se le persone pagano bollette più alte, hanno meno reddito disponibile per acquistare altri beni. La minore domanda di altri beni causa un calo dei prezzi, rallentando l’inflazione.

Nel momento in cui il governo decide di farsi carico di una parte delle bollette e le persone si ritrovano con più soldi da spendere, aumenta anche la pressione sull’inflazione.

Nel frattempo il Ministro delle Finanze, Kwasi Kwarteng, ha annunciato un’altra manovra da 45 miliardi di sterline che prevede il taglio alle aliquote delle imposte sui redditi dei più ricchi. Altri soldi che, ovviamente, non entrando nelle casse dell’erario dovranno essere presi a debito.

Tutto questo ha fatto schizzare verso l’alto il rendimento dei bond inglesi, con gli investitori spaventati dai possibili effetti sull’inflazione.

Quindi cosa ha fatto la Bank of England per rimediare? Ha annunciato piani per comprare 65 miliardi di sterline in bond, in modo da “calmare i mercati”.

Altri soldi stampati, altra inflazione, altra perdita di valore per la sterlina.

Morale della favola: no, non si può calciare la pietra in avanti per sempre.

Qualsiasi aiuto all’economia, presto o tardi, si paga. Ed è importante che queste misure vengano introdotte solo quando necessario per evitare una crisi sociale, con il massimo dell’efficacia e il minimo delle risorse. Altrimenti il risultato è questo: tutti votano chi offre meno tasse, meno bollette, tanto pagheranno le prossime generazioni. Finché arriva il giorno in cui i mercati vengono a riscuotere il conto… e il Ministro delle Finanze del Regno Unito si ritrova a guardare Varoufakis da pari a pari.

Stiamo usando le banche centrali come panacea: bassi tassi per compensare la bassa crescita, quantitative easing per compensare i rendimenti troppo alti, acquisto di bond per finanziare bonus, sgravi, stimoli e incentivi.

Ma ogni volta quella pietra calciata più in là diventa più grande e più pesante.

A un certo punto, si fa per calciarla e ci si rompe il piede.

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Chest’è…come amo dire.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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