Aprire una Start Up Innovativa: Come Creare un Nuovo Business da Zero

Moda o nuovo modo di organizzare aziende ed economia? Possibilità di crescita per giovani, meno giovani e più in generale per il paese, oppure hype senza alcun senso? Quando si parla di start up innovative, le opinioni sono molto discordanti, con il pubblico degli specialisti che sembra essere equamente diviso tra appassionati di questo nuovo modo di fare impresa e detrattori.

Al netto però della discussione accesa, c’è sicuramente qualcosa di interessante (dati anche i possibili vantaggi fiscali e legislativi) nel mondo delle start up per chi ha una buona idea e cerca capitali e guide per renderla impresa prima e profitto poi.

Ma cosa sono le start up? Come funzionano? Che caratteristiche hanno? Quali sono i vantaggi e le agevolazioni di cui godono nel nostro paese? Cosa sono incubatori e acceleratori?

La questione è molto più complessa di come potrebbe apparire ad uno sguardo superficiale. C’è molto da sapere e molto da capire. Continua a leggere.

Cosa sono le start up?

Come accade di frequente, i nuovi concetti di organizzazione aziendale e più in generale di imprenditoria moderna arrivano dagli Stati Uniti, paese che è stato incubatore di questo nuovo concetto di fare impresa.

La start up nasce come concetto in California, nella Silicon Valley delle imprese di informatica di ultima generazione, luogo magico dove non solo si trovano capitali e competenze, ma anche (e vedremo insieme più avanti come questo si intreccia con la start up) una cultura del fallimento positivo, che manca negli altri luoghi d’America e, in modo sicuramente più marcato, da noi.

Il concetto di start up è relativamente facile da comprendere. Se ne trovano di tutti i tipi e in procinto di aggredire praticamente ogni mercato, anche se si possono intravedere dei fili conduttori che sono comuni ad ogni impresa di questo tipo:

  • la start up propone in genere un’idea che è distruttiva per un mercato; distruttiva nel senso che è in grado di rivoluzionarlo completamente o quasi, o comunque di proporre un nuovo modo di fare cose che già esistono, oppure inventare dei nuovi metodi, dei nuovi prodotti e/o dei nuovi servizi che prima non esistevano;
  • chi la avvia non ha in genere i capitali necessari per far sviluppare, fiorire e affermare la propria idea; questo non vuol dire che la start up debba essere per forza qualcosa per squattrinati, ma in genere in questo tipo di imprese il ricorso a capitale esterno è praticamente una conditio sine qua non;
  • si tratta di imprese ad altissimo rischio: il tasso di fallimento delle imprese normali è già molto alto; le start up estremizzano questo approccio, fallendo a ritmo sostenuto, spesso anche quando in realtà l’idea sottostante è buona;
  • al rischio molto elevato per chi investe capitali corrisponde una possibilità di guadagno altrettanto alta; pensiamo soltanto a quanto hanno guadagnato quei capitani coraggiosi che hanno finanziato in avvio Facebook, oppure Whatsapp, così come i finanziatori di tante altre start up che sono diventate imprese di enorme successo.

Questo per quanto riguarda l’aspetto se vogliamo filosofico-strutturale delle start up, aspetto che però non è sufficiente per definire in modo completo la questione, soprattutto per chi è interessato a quanto il nostro ordinamento riconosce, a livello di vantaggi, a questa nuova forma di organizzare le aziende.

La start up come impresa temporanea

Si può parlare di start up anche nel suo aspetto di “fase” dei primi stadi di sviluppo di una realtà aziendale. Sì, perché in realtà la start up dovrebbe essere fondata principalmente in fase embrionale del progetto, con l’unico scopo di raccogliere capitali adeguati allo sviluppo dell’idea stessa e dell’azienda.

Considereresti oggi Facebook una start up? E Twitter? Eppure entrambe, soltanto qualche anno fa, stavano proprio vivendo questa fase. Lo stesso può essere ovviamente detto di tutte quelle altre start up che sono riuscite a trasformarsi, passami il gioco di parole, in farfalla.

In realtà la fase di start up si conclude nella stragrande maggioranza dei casi con un fallimento, parola che dalle nostre parti ha una connotazione fortemente negativa, mentre negli Stati Uniti è considerata come una parte non solo normale, ma addirittura fondamentale del corretto funzionamento dei mercati.

Anche una buona idea può fallire, senza che questo debba essere coperto da quel terribile senso di colpa di chi “non ce l’ha fatta”. Non ci sono vergogne: le start up nascono proprio per tentare di far arrivare sul mercato un’idea parecchio rivoluzionaria o comunque fuori dagli schemi che in quel preciso momento operano sul mercato.

Una realtà ormai solida anche in Italia

Al netto dei commenti caustici delle solite cassandre, il concetto di start up è arrivato anche in Italia e sta riscuotendo un discreto successo, fatte ovviamente le debite proporzioni tra la realtà ricca e vitale degli Stati Uniti e quella decisamente più asfittica che viviamo nel nostro paese.

Ad ogni modo anche in Italia sono nati incubatori e acceleratori importanti, seppur secondo molti ancora non in grado di accompagnare in modo organico lo sviluppo del settore in Italia.

I dati diffusi dal Ministero dell’Economia sono d’altronde piuttosto impietosi e sono fotografia di una situazione che sicuramente è lontana dalle eccellenze raggiunte in altri paesi del mondo sviluppato. Per avere un’idea di quello che è il movimento start up in Italia basterà considerare i seguenti dati:

  • circa un terzo delle aziende che sono registrate come start up in Italia non ha alcuna presenza su Internet, fatto molto singolare per una modalità organizzativa che si considera come nuova e moderna;
  • la metà delle start up oggi fatturano meno di 400 euro al giorno;
  • la stragrande maggioranza delle start up è a socio unico e ha un solo dipendente;
  • più della metà, anche se questo è un dato che lascia il tempo che trova, ha enormi difficoltà a coprire i costi necessari all’avvio dell’azienda e ai primi esercizi.

Potrebbe sembrare un buco nell’acqua, e probabilmente in parte lo è, anche se è assolutamente necessario tenere conto del fatto che il concetto stesso di start up prevede che tra centinaia di fallimenti emergano pochissime realtà solide, proprio per la costituzione stessa di questo tipo di imprese.

Nulla di preoccupante, se non fosse che a questa situazione si sommano, almeno secondo gli analisti, le croniche mancanze di capitali, sia pubblici che privati, per sostenere le imprese nelle prime fasi di avvio.

La legislazione

Val la pena inoltre di indicare quelli che sono i requisiti in Italia per definirsi start up, e di conseguenza poter godere dei diversi vantaggi che vengono riservati a questa tipologia di impresa.

Secondo la più recente legislazione in materia:

  • l’attività che vuole presentarsi come start up deve essere stata fondata da meno di 50 anni;
  • l’attività deve essere esercitata (e dunque non vale soltanto la sede legale) sul suolo nazionale italiano;
  • l’oggetto sociale e di impresa deve riguardare innovazione tecnologica o comunque l’offerta di prodotti e servizi che siano ad alto valore tecnologico;
  • la società deve essere stata creata da zero: non possono vantare lo status di start up quelle aziende che sono nate dalla fusione di due o più realtà pre-esistenti;
  • la spesa in ricerca e sviluppo non deve essere inferiore al 15%; in alternativa, i dipendenti devono essere per almeno 2/3 dei laureati magistrali, ovvero persone in possesso di master; in alternativa, la start up per definirsi tale deve possedere brevetti nel settore industriale, oppure biotech, oppure ancora nel settore dei semiconduttori o nella produzione di sementi o altro tipo di prodotto legato a varietà vegetali tecnologiche.

La start up: come attivarla

Dal 2016 è possibile costituire una SRL che sia start up innovativa senza la necessità di ricorrere ad atto pubblico, ma utilizzando strumenti telematici messi a disposizione da InfoCamere.

Il servizio si chiama Atti StartUp, che permette di registrare la propria azienda nel registro delle imprese specifico per le start up, condizione necessaria per poter godere dei benefici riservati a questa tipologia di impresa.

Quali sono i vantaggi legali e fiscali per le Start Up Innovative in Italia

Ci sono in realtà diversi vantaggi per le start up innovative che aprono e operano in Italia, vantaggi che sono sia di carattere organizzativo e societario, sia di carattere più squisitamente fiscale. Le start up innovative che rispondono ai requisiti che abbiamo elencato sopra:

  • non si paga imposta di bollo;
  • non si pagano i diritti di segreteria;
  • non si pagano diritti annuali.

Per quanto riguarda invece l’aspetto squisitamente più operativo:

  • la start up può effettuare operazioni sulle proprie partecipazioni senza che operino i limiti di legge in materia;
  • può utilizzare la SRL come forma societaria anche quando la legge prevederebbe la SPA;
  • può estendere il rinvio a nuovo delle perdite di 12 mesi, il che vuol dire poter trasportare (con enormi vantaggi sotto il profilo fiscale) le perdite registrate durante un esercizio anche al successivo.

Oltre le questioni legali: come avviare una nuova realtà imprendoitoriale seriamente

Certo, i vantaggi per chi è in possesso di una start up sono diversi, ma il discorso, se il nostro intento è quello di avere una start up davvero di successo, una di quelle che faranno il botto, è estremamente più ampio.

Come abbiamo visto insieme in apertura, avere una start up vuol dire anche trovarsi in una particolare fase dello sviluppo aziendale, tendenzialmente il primo, quello dell’avviamento e dunque mettersi alla ricerca di capitali per iniziare.

La start up, in modo radicalmente da quanto avviene per le altre aziende, si finanziano anche e soprattutto con capitale di rischio prestato da terzi, capitale che in genere viene ripagato con partecipazioni alla proprietà aziendale.

Per capirci, gli investitori interessati in questo tipo di attività, preferiscono mettere a disposizione capitale in cambio di quote societarie, cercando guadagni sì rari, ma molto alti nel caso in cui appunto la start up dovesse funzionare.

L’aspetto finanziario della fase di start up è dunque il più importante, anche se non l’unico.

Gli angel investors e le start up

Nel settore ha preso piede una figura molto particolare, ovvero quella dell’angel investor. Parliamo di investitori che hanno una propensione al rischio molto forte e che possono mettere a disposizione della neonata start up capitali di rischio adeguati per cominciare a svilupparsi e ad operare.

Come dovrebbe essere chiaro ormai a questo punto della trattazione, l’angel investor ottiene in cambio del suo finanziamento tipicamente quote societarie: non sottoscrive prestiti e non chiede indietro capitali gravati da interessi; è in genere interessato ad acquisire parte dell’azienda nella sua fase embrionale, quando vale molto meno di quello che potrebbe valere in futuro.

I fondi venture capital – cosa sono e come funzionano

Val la pena di ricordare inoltre la forte presenza dei fondi venture capital in questo settore. Non sono fondi di investimento classici, nel senso che orientano i propri investimenti verso categorie specifiche e molto particolari, ovvero verso tutte quelle imprese che hanno un alto coefficiente tecnologico e enormi possibilità di crescita.

I fondi venture capital offrono capitale ad altissimo rischio, che viene conferito sempre tenendo conto delle alte probabilità di fallimento insite in un’impresa start up.

Gli incubatori di start up

Gli incubatori di start up offrono invece un servizio molto diverso da quello prestato dagli angel investor.

Sono infatti associazioni e organizzazioni alle quali partecipano non solo potenziali soci di capitale, ma anche professionisti che possono mettere a disposizione esperienza e conoscenza, entrambi fattori fondamentali per l’avvio di un’azienda ad alto coefficiente di innovazione.

Gli incubatori non devono essere dunque considerati come un’autostrada verso il finanziamento, ma piuttosto dei veri e propri centri che possono aiutare la nostra azienda start up a crescere a 360°.

I servizi e le attività complementari che offrono sono di gran lunga più importanti del mero capitale.

Un incubatore di qualità fa molto spesso la differenza tra la vita e la morte di un progetto, sia negli Stati Uniti sia in Italia, dove queste realtà sono ancora in una fase se vogliamo embrionale e che non può assolutamente paragonarsi a quella d’oltremanica.

Start up innovative: esempi ed idee

Avere una start up, avere la possibilità di sviluppare la propria idea e renderla profittevole ogni oltre ragionevole limite è molto allettante, soprattutto per chi ha delle forti pulsioni imprenditoriali.

Questo però non vuol dire che basta aprire una start up per avere successo: serve l’idea giusta, nel settore giusto, al momento giusto. Di seguito troverai qualche idea per cominciare ad orientarti nel settore.

  1. il settore biomedico è quello che tira di più in Italia: ogni paese ha la sua specifica vocazione e forti forse di un settore farmaceutico e medico molto sviluppato, i venture capital italiani sembrano aver mostrato una forte predilezione per i progetti che hanno a che fare con progetti biotech e farmaceutici innovativi. Questo non vuol dire che ci siano possibilità soltanto in questo settore, ma piuttosto che chi ha competenze organizzative di questo tipo dovrebbe sicuramente prediligere questo agli altri settori;
  2. il settore puramente informatico sembra soffrire in modo particolare in Italia, anche se questo ovviamente non vuol dire che non ci siano possibilità anche qui. Prima però di avventurarsi con l’ennesima App e sperare di attrarre capitali, meglio farsi due conti. Siamo davvero innovativi? Possiamo davvero cambiare le regole del gioco? O sarà l’ennesimo stanco e inutile esercizio di programmazione che non può portare a nulla?
  3. Anche il settore alimentare, soprattutto a livello industriale, è molto attraente per chi opera nel nostro paese. In questo campo si sono già affermate diverse start up, anche se vale la pena di ricordare che questo tipo di aziende necessitano di organizzazioni stabili sul territorio, sia per la gestione che per l’amministrazione, decisamente più importanti di quelle che sono necessarie per il settore dei servizi;
  4. serve sempre un business plan, in questo caso ancora più dettagliato, perché sarà il documento attraverso il quale proveremo ad ottenere capitali per la nostra futura impresa. Senza un business plan non si va da nessuna parte, soprattutto in un settore ultra-competitivo come quello delle start up;
  5. scegliere un buon incubatore è anche più importante della raccolta capitali. A chi apre una start up non mancano soltanto soldi: manca soprattutto esperienza e saper fare aziendale, conoscenze che non si possono acquisire in ambito universitario, ma che sono il frutto di anni e anni di pratica ad altissimi livelli.

Queste sono solo alcune delle idee che posso suggerirti, ma se vuoi approfondire l’argomento delle idee vincenti per la tua start up ti consiglio di leggere il nostro articolo, oppure di visitare la nostra sezione dedicata proprio alle idee imprenditoriali!

Buona fortuna!

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

 

Video Corso Gratuito Business con Metodo

Stai pensando di metterti in proprio ma non sai da dove iniziare? 

Scopri Subito il Video Corso “Business con Metodo”: ho preparato per te oltre 1 ora di contenuti esclusivi che ti guideranno nel pianificare la tua avventura imprenditoriale.

mm
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

LASCIA UN COMMENTO


Ricevi gli aggiornamenti da Affari Miei