Eredi Legittimi: Chi sono? A chi Spettano le Quote?

Quando si parla di eredità di una persona che è venuta a mancare è opportuno essere a conoscenza dei termini, dei soggetti e delle norme che regolamentano la successione. Con il termine “successione”, infatti, si indica la procedura giuridica che interessa il trasferimento del patrimonio ereditario dal defunto agli eredi. Ne ho parlato in questa guida.

Detto così potrebbe sembrare semplice, ma in realtà ci sono tanti aspetti da tenere in considerazione, primo fra tutti la figura degli eredi legittimi. A chi spetta l’eredità? Chi sono gli eredi legittimi? E quelli legittimari?

Insomma, le domande a cui rispondere sono tante, e tutte ricoprono un ruolo importante per comprendere le dinamiche che interessano la successione.

Entriamo subito nel vivo della trattazione.

La successione: testamentaria o legittima?

Prima di parlare degli eredi, che rimangono comunque al centro del tema di oggi, è necessario fare qualche premessa. Nel momento in cui viene a mancare una persona, la successione può essere testamentaria o legittima.

Nel primo caso, come di facile intuizione, il defunto ha redatto un testamento all’interno del quale esprime le sue volontà circa la sua eredità. Pertanto, ammesso e non concesso che siano state rispettate le quote e che il testamento sia valido, verranno rispettate le volontà del testatore.

Nella successione testamentaria la figura che deve rimanerti in mente è quella degli eredi legittimari, che approfondiremo meglio tra poco. Invece, quando parliamo di successione legittima, significa che il defunto non ha lasciato alcun testamento. In questo secondo caso, quindi, l’eredità verrà suddivisa tra gli eredi legittimi e vediamo subito chi sono.

Chi sono gli eredi legittimi?

A questo punto abbiamo capito che quando si parla di eredi legittimi ci si trova di fronte ad una successione legittima. Pertanto, dal momento che il defunto non ha espresso le sue volontà, verrà seguito quanto sancito dall’articolo 565 del Codice Civile:

Nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo“.

Come si può facilmente comprendere, quindi, gli eredi legittimi vengono così chiamati perché, appunto, designati dalla legge. Quest’ultima, inoltre, opera secondo un principio di gradualità. In poche parole, il parente più prossimo esclude quello più remoto. Difatti, l’eredità viene divisa in parti uguali solo a fronte di parenti di pari grado, come i coniugi o i figli.

Se, per esempio, Mario lascia la moglie e il figlio, l’eredità verrà suddivisa al 50% tra i due eredi legittimi. Tuttavia, nel caso in cui Mario non lasciasse né moglie né figli, il suo patrimonio verrà suddiviso in parti uguali ai genitori. Nel caso in cui, però, Mario non avesse i genitori, gli eredi legittimi sarebbero rappresentati dai fratelli e dalle sorelle in parti uguali. Da ultimo, nel caso in cui Mario non avesse figli, genitori e fratelli o sorelle, l’eredità sarà divisa tra i parenti entro il sesto grado.
Dopo questo breve ma chiaro esempio ti sarà più semplice comprendere perché poco fa abbiamo parlato di principio di gradualità: il parente più prossimo al defunto esclude quello più lontano, con l’eredità patrimoniale divisa in parti uguali tra parenti di pari grado.

Eredi legittimi e legittimari: le differenze

Erroneamente, molto spesso si parla di eredi legittimi e legittimari in modo interscambiabile. In realtà, però, come abbiamo visto poco fa, le differenze ci sono eccome. Gli eredi legittimi sono coloro che hanno un rapporto familiare stretto con il defunto e a cui viene rilasciata una parte di eredità nel momento in cui non vi sia un testamento.

I legittimari, invece, sono coloro a cui spetta la famosa quota di legittima a prescindere da ciò che venga scritto dal testatore. Ecco quali sono le figure famigliari che rientrano nei legittimari:

  • Coniuge;
  • Figli, anche adottivi (nel caso in cui non vi fossero, i nipoti, pronipoti);
  • Genitori (in caso di mancanza, gli altri ascendenti: nonni, bisnonni).

A questi famigliari, dunque, va destinata per legge una percentuale dell’eredità del defunto. Quest’ultimo, infatti, non può disporre della propria eredità a proprio piacimento: una parte di questa deve essere destinata ai legittimari.

Azione di riduzione della legittima e l’impugnazione della donazione

A questo punto potrebbe sorgere un dubbio, ovvero: “Cosa succede nel caso in cui la quota di legittima non sia rispettata da parte del testatore?”. Molto semplicemente accade che coloro che sono stati privati della loro quota possono agire in giudizio attraverso l’azione di riduzione della legittima.

Grazie a questo atto, quindi, i legittimari possono ottenere la reintegrazione della propria quota attraverso la riduzione delle volontà espresse nel testamento e delle donazioni che superavano la quota disponibile del testatore. Parlando di donazioni, dunque, diventa essenziale introdurre il concetto di impugnazione della donazione.

In sostanza, se il defunto ha effettuato delle donazioni che hanno leso la quota di legittima dei legittimari, questi ultimi hanno la possibilità di contestarle. In questo caso, l’impugnazione della donazione può essere esercitata entro dieci anni dal momento in cui i legittimari hanno accettato l’eredità.

Decorso questo lasso di tempo, quindi, non si troveranno più nella posizione di poter fare niente. Tuttavia, nel caso in cui la donazione fosse stata effettuata quando il defunto era ancora in vita, il termine di dieci anni decorrerà dall’apertura della successione, nonché dalla morte di colui che ha effettuato la donazione.

In ogni caso, però, è bene sottolineare che in entrambi i casi stiamo parlando di azioni che possono essere mosse solo dagli eredi legittimari, poiché si sta presupponendo che ci sia una quota di legittima che è stata lesa dalle azioni o dalle volontà del defunto.

Eredi legittimi: le quote

Stabilito chi sono gli eredi legittimi e chi invece sono i legittimari, a questo punto diventa necessario parlare delle quote che interessano i primi. Nel caso in cui il defunto non abbia lasciato un testamento, quindi, come vengono suddivise le quote per gli eredi legittimi?

Come spiegato all’interno dell’articolo 565 del Codice Civile, che abbiamo riportato sopra, si procede secondo un principio graduale. Questa gradualità viene rispettata in base al grado di parentela con il defunto. Pertanto, solitamente, in mancanza di un testamento l’eredità passa al coniuge e ai figli del defunto.

Tuttavia, il discorso non è così semplice. Difatti, bisogna considerare tutti i possibili casi. Per semplificare la questione, quindi, ti riporto qui sotto una tabella che sono certo ti toglierà ogni dubbio:

Eredi legittimi Quota di eredità
Coniuge (in assenza di figli, genitori e fratelli) Intera eredità
Uno o più figli (in assenza del coniuge) Intera eredità (da dividere in parti uguali)
Coniuge con un figlio solo 50% al coniuge, 50% al figlio
Coniuge con due più figli 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli (divisione in parti uguali)
Coniuge e fratelli 2/3 al coniuge, 1/3 ai fratelli (divisione in parti uguali)
Coniuge e genitori 2/3 al coniuge, 1/3 ai genitori
Coniuge, fratelli e genitori 2/3 al coniuge, 1/3 ai genitori e ai fratelli
Fratelli e genitori Si dividono l’intera eredità ma ai genitori spetta comunque 1/2

Ma, cosa fare nel caso in cui il defunto non abbia nessun erede legittimo sopracitato a cui lasciare l’eredità? Sempre stando a quanto riportato nell’articolo 565 del Codice Civile, si procederà tra i parenti fino al sesto grado. Nel caso in cui mancassero, l’eredità sarà devoluta allo Stato.

Atto notorio, autocertificazione e dichiarazione sostitutiva: Facciamo chiarezza

A questo punto, per chiudere il cerchio delle informazioni relativo a tutto ciò che riguarda la figura degli eredi legittimi, dobbiamo parlare della differenza che intercorre tra:

  • L’atto notorio per successione;
  • L’autocertificazione eredi legittimi;
  • La dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Questi tre documenti, infatti, interessano direttamente gli eredi legittimi, ma dal momento che non parliamo sempre della stessa cosa, è bene comprenderne le differenze. Come prima cosa, queste dichiarazioni servono agli eredi per poter svincolare i titoli o i beni del defunto presso istituti di credito.

In sostanza, quindi, servono per permettere agli eredi legittimi di dimostrare che sono tali.. L’atto notorio per successione non è nient’altro che una dichiarazione all’interno della quale viene riportata la qualità di essere eredi di una determinata persona di cui il soggetto dichiarante è a conoscenza. La dichiarazione, quindi, dovrà essere rilasciata di fronte ad un pubblico ufficiale, a due testimoni e sotto giuramento.

L’autocertificazione eredi legittimi, invece, è una dichiarazione che viene firmata dalla persona interessata sotto sua responsabilità e serve per dichiarare determinati stati, fatti o qualità personali. Questo documento fa parte della categoria delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio e, pertanto, può essere presentata agli istituti al posto dell’atto notorio.

Il vantaggio dell’autocertificazione, come forse potrai già immaginare, è quello di non dover rispondere delle formalità che, invece, caratterizzano l’atto notorio. Da tenere in considerazione che, per legge, qualsiasi documento sostitutivo dell’atto notorio deve essere accettato dalla Pubblica Amministrazione.

A questo punto è facile comprendere che la dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio non sia nient’altro che un documento che, per l’appunto, sostituisce l’atto notorio. Pertanto, gli eredi legittimi possono presentare l’autocertificazione agli uffici della Pubblica Amministrazione per riscuotere i beni del defunto, a patto che la firma sia autenticata.

Polizze TCM ed eredi legittimi

Infine, parlando di successione ed eredi è importante fare una piccola parentesi anche per ciò che riguarda la polizza TCM, nonché un’assicurazione che garantisce ai beneficiari un capitale nel caso in cui venisse a mancare l’assicurato.

La polizza, però, va sottolineato che non cade in dichiarazione di successione poiché, solitamente, viene emessa direttamente nei confronti degli eredi. Difatti, all’interno della polizza viene indicato il beneficiario, che sarà colui che riceverà il capitale a fronte della morte dell’assicurato. Inoltre, all’interno dell’assicurazione vengono anche indicate le relative quote.

D’altronde, la polizza non è nient’altro che una garanzia che offre sostegno economico ad un nucleo familiare che si trova di fronte alla morte di colui che produce reddito. Pertanto, l’assicurato non avrebbe motivo di aprire una polizza vita senza indicarne il beneficiario. Ecco perché, in questo caso specifico, parlare di eredi legittimi è davvero molto strano e raro.

Davide Marciano
Imprenditore e Investitore
Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l’economia e la finanza conseguendo un Master in Consulenza Finanziaria Indipendente. Nel 2019 ha scritto il libro "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" ed ha fondato la Affari Miei Academy.
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