Certificati di Deposito: Rendimento e Tassazione

Qui su Affari Miei parliamo sempre delle varie opportunità di investimento e risparmio, e oggi mi concentrerò su uno strumento che non tutti conoscono o che confondono ad esempio con il libretti di risparmio o il conto deposito: i certificati di deposito.

Cosa sono? In cosa sono diversi dai conto deposito, che pur ne condividono alcuni principi di funzionamento? Conviene scegliere questo tipo di strumento per il nostro risparmio? Oppure ci troviamo di fronte ad una modalità di investimento vetusta, che non può più regalarci alcun tipo di soddisfazione?

Le domande sono molte, anche considerando le eventuali differenze che possono esserci tra il certificato di deposito bancario e i certificati di deposito postali, le quali possono creare dubbi e confusione.

In un momento storico-economico di tassi bassi e di scarsità di investimenti sicuri, meglio provare a saperne di più, non perché le sicurezze e le garanzie offerte dai certificati di deposito siano necessariamente inadeguate, ma perché, senza conoscere a fondo lo strumento, non è possibile decidere in autonomia se si tratti o meno di una scelta valida per noi e per i nostri progetti di risparmio e investimento.

Dunque iniziamo la nostra analisi dei certificati dei deposito e andiamo a scoprirne tassazione, convenienza e rendimento.

Certificati di deposito: cosa sono?

I certificati di deposito sono dei certificati di credito (che assomigliano in un certo senso alle obbligazioni), che indicano la somma depositata e l’interesse che verrà corrisposto.

Sono emessi tipicamente da banche e istituti di credito, che li utilizzano come strumento di raccolta di denaro presso il pubblico, remunerando il risparmiatore con un tasso di interesse che può essere fisso o variabile.

Tra le particolarità del certificato di deposito è che questo è un titolo che matura alla scadenza e che non può essere risolto con la banca prima dell’arrivo del termine stesso.

In aggiunta, ed è cosa che vedremo più avanti, c’è da ricordare che esiste comunque un mercato secondario dei certificati di deposito, che permettono al risparmiatore di liberarsene, rientrando dell’investimento fatto, pur rinunciando a parte della retribuzione/interesse.

Con cedola o senza cedola

Proprio come avviene per le obbligazioni, sono presenti diversi tipi di certificati di deposito, che sono tipicamente separati a seconda della tipologia di remunerazione dell’interesse.

Certificati con cedola

Sono dei certificati che permettono di avere a scadenze periodiche (tipicamente 3 o 6 mesi) gli interessi, con la quota capitale che verrà invece restituita al termine della scadenza.

Certificati di deposito zero-coupon

Non vengono corrisposte delle cedole e sia gli interessi sia il capitale vengono pagati al termine del certificato di deposito stesso.

Abbiamo di fronte una delle differenze più importanti del mondo dei certificati di deposito: i secondi tendono a rendere di più, dato che anche gli interessi produrranno interessi, i primi invece garantiscono un flusso di cassa costante.

I certificati di deposito a tasso fisso o variabile

Esistono anche differenze tra i diversi certificati di deposito a seconda del tipo di tasso che utilizzano per la remunerazione degli interessi:

  • Certificati a tasso fisso: utilizzano un tasso stabilito in principio e che vale per tutta la durata del certificato;
  • Certificati di deposito a tasso variabile: utilizzano un tasso che viene aggiornato periodicamente, tenendo conto dell’indice dei tassi variabili su base UE.

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Ci sono rischi nei certificati di deposito? I certificati di deposito sono sicuri?

Anche se siamo oggettivamente davanti ad una tipologia di investimento e risparmio tra le più sicure del mondo, esistono comunque dei rischi meno visibili, che dovrebbero essere comunque considerati prima di procedere con questo specifico strumento di investimento.

Il rischio di tasso è forse il più difficile da comprendere per chi non ha una solida preparazione in campo finanziario, ed è anche forse il più importante per questo tipo di strumenti.

Nel caso in cui i tassi di mercato oscillino e magari si facciano molto più alti, il titolo diventerebbe molto meno liquido, perché nessuno vorrebbe portarsi a casa un titolo che rende immaginiamo l’1% mentre i tassi praticati sono arrivati al 2 o al 3%.

In questo caso liberarsi del titolo sul mercato secondario vuol dire venderlo ad un prezzo che è capitale meno tutta la differenza fino alla scadenza. Il rischio esiste ovviamente solo per i titoli che sono a tasso fisso, mentre quelli a tasso variabile non corrono questo potenziale rischio e problema. Questo però non vuol dire che i tassi variabili siano sempre convenienti, anzi.

  • Il rischio di liquidità: un altro dei problemi tipici dei certificati di deposito è quello della liquidità. I titoli che hanno scadenza inferiore ai 18 mesi non possono essere mai rimborsati prima del termine naturale e possono essere soltanto venduti a terzi, con degli sconti spesso molto forti;
  • Il rischio di distruzione del titolo: alcuni dei certificati di deposito sono al portatore, il che vuol dire che perdendo il titolo, si perde diritto al rimborso. Per evitare questo tipo di rischio, sarà necessario scegliere un prodotto che possa essere depositato presso un dossier titoli o deposito titoli, possibilmente della stessa banca che lo ha emesso;
  • Il rischio relativo al debitore: la banca che ha emesso il titolo potrebbe fallire o comunque avere difficoltà a rimborsare il capitale versato. Questo è parzialmente attutito dalla possibilità di ricorrere, fino a 100.000 euro, al Fondo di Garanzia Interbancario.

Il fondo di garanzia interbancario e i certificati di deposito

I certificati di deposito, se emessi da banca che aderisce al Fondo Di Garanzia Interbancario, possono essere rimborsati dal fondo stesso in caso di insolvenza dell’istituto, fino a 100.000 euro.

Questo vuol dire che quantomeno i rischi che sono legati all’eventuale fallimento o all’eventuale insolvenza del gruppo che ha emesso il certificato sono azzerati, a patto però che si rimanga sotto al limite dei 100.000 euro.

In questo particolare frangente, i certificati di deposito non sono molto diversi dai conti deposito, di cui pure abbiamo parlato in modo diffuso sulle pagine del mio sito.

 

Quali sono le differenze tra il conto deposito e il certificato di deposito?

A questo punto della trattazione, soprattutto se hai già  già spulciato quello che c’è da sapere sui conti deposito, sembreranno minime o nulle le differenze tra il certificato di deposito e questa ulteriore forma di risparmio.

Benché i funzionamenti siano molto simili, in realtà permangono delle importanti differenze tra i due strumenti, che dovremo tenere in debita considerazione prima di muoverci verso l’uno o l’altro strumento:

  • conti deposito sono sempre o quasi a tasso fisso, con un aumento dell’interesse al crescere del vincolo;
  • conti deposito esistono anche in versione libera e senza vincolo, che rende tipicamente molto meno ma che comunque permettono di smobilizzare cifre in modo molto rapido;
  • conti deposito permettono in genere di sbloccare la somma con un preavviso di 30 giorni, pagando una penale; questo è possibile solo per i certificati di deposito che hanno durata superiore ai 18 mesi;
  • il certificato di deposito è un titolo: questo vuol dire che può essere commerciato come se si trattasse di un obbligazione e che può variare il suo valore nel tempo; immagina che i tassi siano variati di molto e che il tuo conto deposito non sia più conveniente: pagando una penale potresti semplicemente chiuderlo ,oppure potresti fare pressioni sulla banca per adeguare i tassi; nel caso di certificato di deposito invece potrai operare andando a vendere il titolo al valore attuale sul mercato secondario;
  • certificati di deposito sono talvolta poco modulari, nel senso che hanno tagli precisi che potrebbero non adeguarsi alla nostra necessità di investire.

Tassazione certificati di deposito: conviene risparmiare con conto deposito o certificato di deposito?

Le due modalità sono, per resa, piuttosto simili, anche se talvolta si potrebbe optare per il conto deposito in quanto strumento più flessibile.

Si deve invece scegliere un certificato di deposito nel caso in cui si abbia la necessità di risparmiare a tasso variabile, dato che per questa specifica condizione tipicamente i conti deposito hanno molto poco da offrire.

Anche sotto il profilo della tassazione le due opzioni si equivalgono e per discriminare non potremo che affidarci alle differenze che abbiamo riportato poco prima.

Da tenere in conto anche la differenza che riguarda la possibilità dei certificati zero coupon. Chi ha interesse a non ricevere gli interessi periodicamente potrebbe trovare più conveniente scegliere un certificato di deposito rispetto ad un conto.

Sul mio sito troverai tutto quello che hai bisogno di conoscere sui certificati di deposito e sui conti deposito, per fare una scelta informata e tutelare il tuo risparmio.

 

Dove trovare i certificati deposito?

I certificati di deposito vengono emessi dal grosso delle banche italiane. Tra quelle più attive nel settore citiamo:

  • certificati di deposito Unicredit;
  • certificati di deposito MPS;
  • certificati di deposito BNL;
  • certificati di deposito postali.

Le condizioni tra le diverse banche potrebbero cambiare e sarà tuo interesse andare a individuare l’offerta che più sarà in grado di fare al caso tuo.

Ulteriori risorse

Se vuoi investire ma non sai da che parte iniziare, ho messo a punto per te una serie di guide da leggere per approfondire il tema:

Buon proseguimento su Affari Miei!


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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

 

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Fondatore di Affarimiei.biz nel 2014. Laureato in Giurisprudenza, da sempre divoratore di libri e divulgatore sul web in campo economico e finanziario. Principali passioni: business, finanza personale e investimenti.

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