Quanti Soldi Hanno gli Italiani? Tutti i dati su base provinciale, Scopri la Classifica 2019/2020 di Affari Miei

Quanto sono ricchi gli italiani? Quanti soldi hanno in banca? La loro ricchezza è gestita al meglio?

Sono domande a cui ha cercato di dare una risposta la seconda edizione del report annuale di Affari Miei dedicato alla classifica provinciale della ricchezza degli Italiani ed ai temi che, in generale, riguardano la finanza personale.

Lo studio, giunto quest’anno alla seconda edizione, è rivolto sia ai lettori di Affari Miei che, in questo modo, potranno capire come si posizionano individualmente sia a livello locale che nazionale, sia ai portali informativi di settore o generalisti che sono interessati a divulgare informazioni di qualità.

Criteri ed Obiettivi su cui si basa lo studio

Basandosi sui dati ISTAT e Banca d’Italia più recenti abbiamo cercato di mettere in relazione:

  • Reddito pro capite a livello provinciale;
  • Propensione al risparmio delle famiglie;
  • Totale della ricchezza finanziaria;
  • Totale della liquidità depositata in banca;
  • Mancati rendimenti derivanti da una gestione poco attenta dei risparmi.

I calcoli che seguono sono stati effettuati rapportando il reddito pro capite locale (dati ISTAT 2018) a quello nazionale (Dati ISTAT 2018), così da stilare un paragone tra il reddito provinciale e quello nazionale.

Da qui è stata effettuata la stima, basata sul criterio storico, della ricchezza finanziaria complessiva (dati Banca d’Italia 2018) e del totale dei depositi in banca medi a livello provinciale (dati Banca d’Italia 2018) e, grazie ai dati ISTAT (2019) sulla propensione al risparmio, è stato stimato l’ammontare del risparmio medio pro capite a livello provinciale.

Come ultima analisi, infine, il team di Affari Miei ha stimato la “perdita” annuale dei risparmiatori italiani derivante dal mancato impiego della propria liquidità.

Riepilogando, dunque, con questo studio si vuole dimostrare:

  • Quanto guadagnano gli Italiani;
  • Totale della ricchezza finanziaria (immobili esclusi);
  • Quanti soldi hanno in banca mediamente gli Italiani;
  • Risparmio medio annuo delle famiglie;
  • Mancata crescita del patrimonio derivante dal mancato impiego della liquidità.

L’analisi non tiene conto della ricchezza immobiliare che, come sappiamo, è estremamente elevata dal momento che circa l’80% degli Italiani ha un immobile di proprietà.

Questo perché si è preferito concentrarsi sulle attività più liquide come quelle finanziarie dal momento che quelle immobiliari, alla luce delle tante variabili economiche e territoriali in ballo, non sono tutte liquide nella medesima misura.

Commento generale sui dati

Quello che viene fuori è che, a differenza di quanto affermano i media da anni, gli Italiani sono tutt’altro che poveri dato che posseggono una ricchezza finanziaria pari quasi ad oltre 3 volte il reddito annuo percepito e, con un 8,9% di propensione al risparmio, si confermano tra i più virtuosi in Europa.

La scarsa alfabetizzazione finanziaria, però, in parte vanifica questo sforzo dal momento che l’enorme massa di denaro depositata sui conti bancari pari ad 1.371 miliardi di euro potrebbe essere impiegata diversamente. Ciò permetterebbe ai cittadini non solo di difendersi dall’inflazione ma anche di far crescere il proprio capitale di più nel tempo.

Abbiamo provato ad ipotizzare una “perdita pro capite annua” a livello provinciale stimando un rendimento, al momento mancato, del 3% annuo: viene fuori che, a livello individuale, perdiamo circa 680€ annui, con picchi oltre i 1.000€ nelle aree più ricche.

Sono dati che già conoscevamo in parte e che hanno portato nel 2014 alla nascita di Affari Miei proprio per dare una guida alla gestione dei soldi perché, se da un lato siamo mediamente benestanti anche confrontandoci ad altre realtà Europee notoriamente superiori su altri fronti, dall’altro gestiamo molto male i nostri soldi e ci stiamo quanto meno arricchendo di meno rispetto agli altri.

Tutti i dati che seguono sono ovviamente una media e, come tale, hanno uno scopo puramente divulgativo: la situazione individuale di ognuno, dunque, potrebbe essere anche notevolmente diversa da quella che viene riportata nelle tabelle.

Lo scopo è quello di permettere al lettore di guardarsi intorno e percepire come sta andando la situazione finanziaria dei suoi concittadini e dei suoi connazionali.

Di seguito le tabelle elaborate da Affari Miei.

(NB: se guardi da device mobile, ruota lo schermo in senso orizzontale per una migliore fruizione)

Fonti: ISTAT e Banca d’Italia – Elaborazione a cura di Affarimiei.biz

Analisi territoriale dei dati

Come è noto, nelle grandi aree urbane la ricchezza tende ad essere superiore rispetto ai piccoli centri. Le regioni del Centro-Sud Italia fanno fatica a parte Roma ed alcune aree dell’Abruzzo che superano talvolta la media nazionale.

Le statistiche nazionali sull’impiego delle risorse ci permettono di suggerire, in generale, una migliore gestione del denaro dal momento che c’è una grandissima parte di esso non impiegata in attività finanziarie.

Milano svetta superando di 2,12 volte la media nazionale reddituale: un cittadino di Milano città o provincia ha, virtualmente, un patrimonio di circa 150 mila euro, circa 48 mila euro di depositi in banca ed una perdita annuale stimata di 1.440€.

Sul podio, poi, troviamo Bolzano, dove il reddito è 1,81 volte la media nazionale con circa 122 mila euro patrimonio e 39 mila euro di depositi liberi in banca, e Bologna che tocca quota 1,72 e 115 mila euro di ricchezza finanziaria e 37 mila euro di depositi.

Guardando le altre grandi città, leggiamo Firenze al quinto posto (1,50) e Roma al settimo (1,45) in coabitazione con Trento ed Aosta e Genova, 11esima, appena fuori dalla top ten con 1,39.

Scorrendo la classifica, poi, Torino si “accontenta” del 21esimo posto (1,21) mentre Venezia tocca la 25esima piazza. Bari è al 72esimo posto (0,85) e precede Palermo che si piazza all’81esimo posto (0,76) davanti a Napoli, 84esima con un punteggio di 0,75.

Per quanto riguarda le province non capoluogo di regione, si segnala il brillante quarto posto di Modena (1,54) e la performance di Pescara (1,04) che, con la 55esima piazza, è la prima provincia del Centro-Sud.

Conclusioni

Ad oltre un decennio dalla crisi economica del 2008 l’Italia continua ad essere, nonostante qualche acciacco, un Paese mediamente ricco.

Le famiglie italiane risparmiano quasi il 9% del proprio reddito annuo e si collocano ai primi posti in Europa.

Lo scenario futuro però vede qualche nube dal momento che c’è uno scarso impiego delle risorse che non solo determina una mancata crescita dei patrimoni ma vede le nostre aziende spesso in difficoltà nel reperire finanziamenti ed impieghi necessari per il proprio sviluppo.

Una migliore gestione a livello individuale, dunque, non potrebbe che avere risvolti positivi anche a livello collettivo.

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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei
Ha fondato Affari Miei nel 2014. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente. É autore dei libri "Vivere di Rendita - Raggiungi l'Obiettivo con il Metodo RGGI" (2019) e "Investimenti Sicuri - Come Proteggere il Tuo Patrimonio e Vivere di Rendita" (2023).
Categorie: Investimenti

9 Commenti

marco · 13 Ottobre 2020 alle 14:06

Ma in queste statiche ci finiscono tutti?anche i bambini?cioè una famiglia con due figli e due genitori quarantenni dovrebbe aver da parte 180000€?mettendo da parte 5000€ all’anno?in quarantanni ti compri pure 4 macchine, una casa, un matrimonio. tenendo conto che lo stipendio medio è 1550€ come vengono fuori certi dati?

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    Davide Marciano · 13 Ottobre 2020 alle 21:25

    Semplice: c’è chi guadagna più soldi, c’è chi è nato già con i soldi e chi non ha famiglia 😉

Martina · 6 Dicembre 2019 alle 16:17

Ciao, si riesce a fare anche la mediana di questi dati? Sarebbe interessante.

Alessandro Sasso · 10 Novembre 2019 alle 11:02

uanem manca giusto la provincia di Arezzo dove vivo attualmente!!!

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    Davide Marciano · 11 Novembre 2019 alle 8:46

    Grazie per la segnalazione, procedo a far verificare: si tratta sicuramente di un refuso 😉

Tommaso · 9 Novembre 2019 alle 13:09

Buongiorno Davide, bello studio. Qualche dubbio che puoi risolvermi dai dati aggregati e non, la materia è scivolosa.
1. “Pro capite” significa capofamiglia (tradizionale) o comunque maggior percettore di reddito del nucleo. Giusto? Sospendiamo un attimo famiglie aperte, conviventi e quant’altro.
2.” Ricchezza finanziaria” significa : liquidita’ in banca + buoni postali+ btp +obbligazioni+azioni+fondi+ ass. risparmio gestito+….Giusto? Per una citta’ come Milano 150k e 48k liquidi mi sembrano pochi. Aderente il Sud Italia, per esempio.
3. “Risparmio annuo “: ma e’ possibile che nel (forse ex) ricco Veneto (ho uno zio a Treviso e ho visto cosa era nel 1980) e nella grassa e potente Emilia il risparmio annuo famiglie ammonti a soli 2/3 k euro
annui ? Lo capirei nel basso Lazio dove vivo….
Saluti, Tommaso.
P.S. Adoro le statistiche sulla ricchezza nazionale e mondiale (Credit Suisse Bank, Allianz….). Qualcosa pero’ non mi ritorna. Gli italiani mentono. In politica e nelle proprie sostanze. Al netto della giusta esclusione per la ricchezza immobiliare. Comunque, le grandezze descritte nei punti equivalgono a cio’ che ho compreso io?

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    Davide Marciano · 9 Novembre 2019 alle 15:10

    Ciao Tommaso,

    1 – “pro capite” è per testa, così come dai dati disponibili.

    2 – La risposta è si, ovviamente sono medie e stime “ottimizzate” sul reddito dal momento che si sa quanti soldi ci sono in generale e quante “teste” vivono in Italia.

    3 – Sono dati ISTAT sulla propensione al risparmio delle famiglie, mi attengo a questi.

    Questi sono i dati che si conoscono e servono per grandi linee ovviamente, non posso mettere la mano sul fuoco su ciò che la gente dichiara 😉

      Tommaso · 9 Novembre 2019 alle 20:42

      Quindi significa che una famigliola (3 persone) a Frosinone e provincia ha una capacita’ finanziaria media di 62k per una liquidita’ pronta per urgenze e spese ordinarie <20k. A giudicare dai ( beni durevoli= capricci) macchinoni ben visibili nello
      sciazzo quotidiano e non si direbbe. Confido piu' nello straordinario (ancora per poco) tessuto familiare dei soggetti allargati ai nonni,zii etc… Roma mi ritorna , per esempio con tutti i ministeri, funzionari, professoroni ; oltre a zecche parassite, lenoni, peripatetiche e tutto cio' che non fa Pil (una volta, ora si'sub verbo Fonzie). E' un punto comuque da cui partire nella bussola che non fornisce Bank Italia. Grazie per la risposta, buon sabato sera.

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        Davide Marciano · 10 Novembre 2019 alle 8:27

        E’ il problema delle medie purtroppo, c’è chi si sperpera tutti i soldi e chi risparmia tantissimo. Facendo /2 o /numero persone vengono fuori cose così 😉

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