Quanto Costa la Tua Rendita?

Ogni volta che parlo con i clienti che desiderano ottenere una rendita dal proprio patrimonio mi trovo quasi sempre di fronte ad una scena particolare: la loro incredulità rispetto agli scenari prospettati.

Cerco di spiegarla semplice.

Molte persone desiderano ottenere una rendita dal patrimonio talvolta senza neanche un reale motivo: è solo perché, nella loro testa, “i soldi devono fruttare” e quindi tanto vale che gli entrino periodicamente come se fossero uno stipendio aggiuntivo.

Il ruolo di un consulente, in questi casi, è quello di aiutare le persone a ragionare e, soprattutto, cercare di capire se quello che chiedono è davvero la scelta migliore per loro oppure no e sulla rendita mi capita molto spesso di far cambiare idea alle persone per un motivo molto semplice: non sempre gli conviene.

Considera che, nel mentre sto scrivendo, un portafoglio costruito secondo i criteri suggeriti dalla letteratura finanziaria mondiale, con un orizzonte temporale lungo, una diversificazione corretta e una idoneità studiata per mantenere il valore del capitale, se va bene, può portare ad un rendimento che oscilla tra il 3 e il 4 per cento.

Questo assumendosi dei rischi (di “sicuro” non c’è niente), e svolgendo una serie di attività per così dire “dinamiche”, dal momento che i flussi derivanti solo da cedole e dividendi, spesso, non bastano.

Tu immagina la faccia di una persona che vorrebbe destinare una cifra di tutto rispetto – tipo 500 mila euro – che, di fronte alla prospettiva di guadagnarne appena 15-20 mila, resta un po’ delusa.

Questo accade perché, sovente, i clienti che posseggono patrimoni di questo tipo hanno anche determinate abitudini di spesa e determinati redditi, quindi la loro delusione è doppia, perché con queste entrate difficilmente possono smettere di lavorare del tutto.

Ma perché le persone arrivano così “impreparate” in consulenza?

Il motivo è molto semplice: le esperienze passate.

Nella testa dell’Italiano medio la rendita arriva da poche fonti:

  • immobili in locazione: spesso questi appartamenti non li hanno neanche comprati loro, li hanno ereditati. Di conseguenza per loro la rendita è “piena” perché non hanno sostenuto un costo in prima persona e, soprattutto, sono stati acquistati diversi anni fa dai genitori o dai nonni: se paragonassimo il rendimento al valore attuale, spesso, sarebbe anche inferiore a quello di un portafoglio finanziario con la differenza che pochi immobili non danno alcuna diversificazione;
  • Titoli di Stato old style: soprattutto le persone più in là con gli anni hanno vissuto l’epoca dei titoli di stato con interessi elevati. Peccato che, all’epoca, l’inflazione galoppava e alla fine della giostra, comprando BTP, hanno guadagnato più o meno quanto otterrebbero oggi con una cedola dell’1-2%;
  • azioni o obbligazioni ad alto rendimento: altra “abitudine” degli amanti della rendita è quella di cercare strumenti che diano un dividendo o una cedola allettanti. In questo caso il problema è che, anche quando ci si riesce, il rischio è altissimo (pochi titoli in portafoglio è un suicidio!) e il capitale, soprattutto quando si acquistano azioni, tende a perdere di valore nel tempo. Se non credi a quanto scrivo, fai una ricerca e vedi l’andamento delle azioni di alcune note banche italiane che pagano alti dividendi: negli ultimi 20 anni hanno disintegrato il valore pur di dare “generosi” dividendi.

Tutte queste situazioni hanno dei tratti distintivi molto significativi:

  • Non c’è stata la “spesa” per ottenere la rendita: gli immobili li hai ereditati, per te conta solo quanto ti entra ogni mese al netto di imposte e spese di gestione. Non calcoli il valore percentuale, nella tua testa stai guadagnando;
  • Ci sono dei rischi palesi o nascosti molto elevati rispetto ad un portafoglio costruito bene e il capitale, alla lunga, tende ad erodersi in maniera significativa.

Quelle che ti ho spiegato sono le forme più rischiose e pericolose con cui le persone vorrebbero percepire una rendita, se ti trovi in una situazione di questo tipo o stai preparando un progetto del genere ci penserei bene.

Ma quindi non si può vivere di rendita?

Certo che si può, ma siamo di fronte ad un processo molto delicato che, personalmente, non propongo mai a cuor leggero.

Prima di dare l’ok preferiamo sempre un’analisi preliminare della situazione del cliente e discutiamo insieme se nel suo caso specifico può essere la soluzione migliore oppure no.

Nel tempo sono state di più le volte in cui, grazie al nostro supporto, le persone hanno fatto scelte diverse che gli hanno garantito rendimenti maggiori: il valore di quello che facciamo, in fondo, è qui.

Là fuori è pieno di gente che dice sempre “sì” pur di acquisirti come cliente: che poi, alla lunga, il tuo patrimonio non si rivaluti al meglio non è un loro problema perché la responsabilità, piaccia o no, ricade su di te perché il denaro è tuo.

Noi, invece, preferiamo agire diversamente: prima si analizzano gli scenari, poi si passa all’azione. Questo perché, negli anni, i nodi vengono al pettine e un consiglio sbagliato fa male al cliente, in primis, e anche a chi glielo ha dato perché viene meno la fiducia che ha fatto sviluppare il rapporto.

Per concludere possiamo dire che sviluppare una rendita da un patrimonio è un’attività fattibile, ma complessa: la stragrande maggioranza delle esperienze che ti portano a maturare questa decisione sono, talvolta, parziali o nascondono grossi pericoli.

Siamo di fronte a una scelta che, una volta presa, ti impegna per anni e dalla quale in certi casi non si può tornare indietro se non dietro ingenti perdite o elevate mancate rivalutazioni: non affrontare mai questo passaggio a cuor leggero e diffida dalle strade semplici.

Pensaci… that’s your money!


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Consulente Finanziario Indipendente e Co-Fondatrice di Affari Miei
Si è avvicinata al mondo della finanza per passione co-fondando Affari Miei nel 2014. Oltre all'abilitazione per l'esercizio della professione ha approfondito i suoi studi seguendo seminari e master formativi in Wealth Management e Protezione Patrimoniale.

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