L’anno che si sta chiudendo non è certo stato avaro di sorprese per gli investitori. Sorprese, purtroppo, per lo più negative. Si va dai ribassi contemporanei di azioni e obbligazioni ad una forte discesa di tutti i comparti tech e growth, dall’impennata dell’inflazione all’aumento dei prezzi energetici, fino ad arrivare alle Banche Centrali che hanno virato a 360 gradi, passando dall’essere delle docili “colombe” a diventare dei “falchi” più che mai aggressivi.

In tutto questo, però, non possiamo dimenticare l’autentico crollo delle criptovalute.

Criptovalute, dall’olimpo all’inferno

Non c’è dubbio che le cripto siano state il tema del decennio. Se è vero che gli ultimi 10 anni sono stati eccezionali per i mercati azionari, la performance di questi ultimi praticamente impallidisce confrontata con quella delle cripto.

A fine 2015 un bitcoin valeva poco più di 300 euro. A fine 2021, dopo soli sei anni, la quotazione era schizzata a 56.000 euro. Un rialzo del 18.600%. In pratica, 1.000 euro investiti nel 2015 sarebbero diventati circa 186.000 nel 2021.

Un altro dato che rende l’idea è il totale della capitalizzazione allocata sulle criptovalute. Se nel 2015 tale capitalizzazione era pressoché nulla, a fine 2021 si era arrivati a circa 2,6 trilioni di dollari americani. Molto di più di tutto il PIL italiano, tanto per intenderci.

Nel 2022, però, la storia è completamente cambiata.

La capitalizzazione del mondo cripto, infatti, è crollata a meno di 800 miliardi di dollari, con un calo del 70% circa. Tradotto, vuol dire che il 70% di quanto valevano tutte le criptovalute emesse si è sostanzialmente volatilizzato o si è spostato su altri investimenti.

I motivi sono diversi e primariamente il tutto dipende dalla perdita di “momentum” di questo investimento. Le criptovalute erano diventate una moda, una mania, nessuno ne voleva restare fuori. Quindi, la corsa a mettere soldi sul bitcoin piuttosto che sull’ethereum era diventata frenetica. Con i primi cali questa mania si è piano piano affievolita, per poi diventare totalmente contraria una volta che i cali hanno iniziato ad essere pesanti. Non solo non si volevano più mettere soldi sulle valute digitali, ma la corsa era ora diventata quella a venderle.

Una ragione del crollo spesso sottovalutata, però, è quella dei tassi di interesse. Non è per nulla un caso che storicamente quando i tassi salgono a farne le spese sono gli investimenti più speculativi. Le criptovalute sono semplicemente state l’ennesima vittima.

Tassi su, cripto giù

C’è una ragione per cui l’aumento dei tassi ha fatto scendere le criptovalute? Certo che c’è e anche se in pochi la comprendono è in realtà molto evidente.

Le criptovalute sono un investimento altamente speculativo. Il loro utilizzo nel mondo reale è molto ridotto e la loro detenzione non paga interessi o dividendi. In pratica, le criptovalute come investimento si basano solo su un presupposto e cioè trovare un domani qualcuno a cui rivendere ad un prezzo più alto. Non è nemmeno raro che molti investitori/speculatori abbiano utilizzato la leva per investire.

Quindi, l’aumento dei tassi crea due grandi problemi alle criptovalute.

In primo luogo, il reddito fisso che rende di più aumenta notevolmente il costo opportunità di tenere le cripto che non pagano cedole o dividendi. Se i tassi su un decennale sono zero, cambia poco tra tenere un bond o un qualsiasi altro investimento che rende zero. Ma se i tassi sono il 4%, allora in 10 anni tenere una criptovaluta che non paga nulla provoca una perdita di interessi del 40%. In altri termini, una cripto dovrebbe crescere del 40% solo per compensare i mancati interessi. Senza considerare che un bond emesso dagli Stati Uniti (ma anche dall’Italia) è tendenzialmente meno rischioso. Salvo un default dello stato, se portato a scadenza il capitale è garantito. Con la criptovaluta non c’è alcuna garanzia.

Il secondo problema risiede nel leverage più costoso. Quando la leva costa uno o due punti percentuali è conveniente indebitarsi e comprare questi asset rischiosi, perché basta poco per “andare a pareggio”. Quando, però, la leva costa 5 o 6 punti, allora diventa tutto più complicato.

Il risultato dell’aumento dei tassi, quindi, è stato un iniziale disimpegno dalle cripto, che a medio termine ha generato un vero e proprio crollo di tutto il comparto. Secondo alcuni analisti maggiormente accorti, l’aumento dei tassi è stata la prima ragione di inversione di tendenza sul mondo cripto. Il resto è stata una fortissima reazione a catena.

Cambieranno le cose?

Il mondo delle valute digitali è troppo nuovo e privo di evidenze storiche, quindi si può solo navigare a vista. Il futuro è tutt’altro che roseo al momento, tuttavia spesso è proprio quando le cose sembrano senza speranza che si possono fare buoni affari. Nell’attesa di vedere segnali di inversione, non resta ora che monitorare la situazione.

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A presto.

Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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