Bitcoin, Perché Puntare Tanto su Cose Non Produttive?

In una recente intervista con Il Bollettino Giovanni Tamburi, fondatore di Tamburi Investment Partners S.p.A. e da molti considerato il “Warren Buffett italiano”, ha parlato tra le varie cose delle criptovalute e dei bitcoin.

“Non ho le idee chiare su questo tema – ha detto, interpellato dal giornalista – a me interessano le aziende, il loro valore aggiunto, la loro crescita. Lì si che se si è bravi si può guadagnare in modo solido”.

A quel punto gli è stato chiesto se questo interesse dovrebbe riguardare più i piccoli o i grandi investitori e Tamburi si è lasciato andare un po’ di più affermando che il tema deve comunque riguardare tutti, nessuno escluso.

“Io credo – ha affermato – che in un grande patrimonio oggi si possa mettere qualcosa, perché solo quello che ha fatto il Bitcoin negli ultimi anni dimostra che chi ne è stato fuori ha sbagliato, questo è oggettivo. Per cui se io dovessi consigliare al detentore di un grande patrimonio un cippettino lo metterei, però con tutta l’attenzione del caso, finché non si capisce se è una materia pericolosa”.

C’è un passaggio, poi, che è quello a mio parere più interessante perché riporta il punto di vista di una persona che investe da anni sui mercati con un certo successo e può vantare un credito enorme a livello nazionale e internazionale: “Ma in fondo mi chiedo: perché un investitore o un risparmiatore debba puntare tanto in cose non produttive? Il mondo va avanti con il valore aggiunto che fanno le aziende, le persone intelligenti devono investire prevalentemente in azioni di buone e sane aziende. Il resto è un rischio puro”.

“Dopodiché – conclude – se uno ha un miliardo di euro e vuole mettere qualche milione in Bitcoin fa benissimo a farlo, perlomeno per togliersi lo sfizio. Però parliamo di sfizi, non parliamo di investire in modo sano e ponderato”.

Ma cosa vuole dire veramente Tamburi?

Il passaggio importante che vuole esprimere riguarda proprio l’aspetto dell’attuazione reale della tecnologia delle criptovalute alle cose concrete.

Ad oggi, come scritto più volte su Affari Miei, investire su un exchange in criptovalute equivale a comprare, se va bene, “riserva di valore” (sempre che Bitcoin lo diventi davvero), valuta diversa dai soldi (abbastanza utopico ma può succedere) o parti di una rete che ospiterà determinati progetti (una sorta di “materia prima digitale”).

L’importante è esserne consapevoli così come è importante convincersi del fatto che, viste le premesse appena esposte, stiamo di fatto speculando sulla riuscita di questi progetti.

Si può fare?

Certo, ha persino senso in una diversificazione ampia e noi stessi come Centro Studi e Ricerche abbiamo aggiunto le crypto nei nostri portafogli modello.

C’è però un orizzonte più ampio, quello che interessa davvero a Tamburi e che anche noi, quando presentammo Crypto Senza Pensieri, abbiamo già delineato: la creazione di aziende che possano vendere prodotti o servizi.

Oggi siamo nella fase in cui le aziende più grandi sono “produttori” dell’infrastruttura: mining, exchange e simili sono un po’ come i venditori di pale nel Far West. Servono all’inizio, si, ma alla lunga dovranno far spazio ad altre cose che i primi pionieri stanno già iniziando a metter su.

Un investitore vero che in questo momento vuole puntare sul mondo crypto, quindi, oltre a guardare agli exchange, deve soprattutto dare uno sguardo alle aziende e a ciò che potrebbe entrare nelle nostre vite.

Per esempio il mondo NFT, per quanto ancora pieno zeppo di utopie e cose poco pulite, potrebbe essere un’attuazione pratica della tecnologia alla vita di tutti i giorni.

Il valore è nello scambio, nella produzione di ricchezza, non nella speranza che altri soggetti dopo di me entrino in un mercato credendo alla promessa di rendimenti eterni e facciano aumentare il valore delle quotazioni: questo, spesso, coincide con lo schema Ponzi e, per tanti, è una speranza più che un progetto serio di investimento.

Tra investire, anche in ambiti rischiosi come le crypto, e scommettere c’è una differenza enorme che a molti sfugge, per questo perdono sistematicamente soldi.

Chest’è… come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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