Il Reddito di Cittadinanza “Digitale” per i Giovani è Finito Per Sempre?

La recente e-mail di Amazon che annuncia l’aumento dei prezzi per il servizio Prime ha creato enormi discussioni online: c’è chi si lamenta perché reputa l’aumento eccessivo e chi, invece, si dice comunque d’accordo e continuerà a essere cliente perché gli sembra giustificato vista l’inflazione e la qualità generale del servizio.

Negli Stati Uniti, in un recente articolo scritto dal giornalista americano Derek Thompson, si è parlato di “The End of the Millennial Lifestyle Subsidy” che io ho ribattezzato all’italiana in “La fine del Reddito di cittadinanza digitale per i Millennials” ed è un concetto importante che vorrei condividere insieme a te.

L’autore parte dal raccontare un recente aumento dei prezzi di Uber, il servizio di car-pooling molto diffuso all’estero che in Italia non piace ai tassisti perché permette a chiunque, o quasi, di dare un passaggio agli altri facendosi pagare.

Dietro l’aumento dei prezzi, in realtà, si nasconde la nuova strategia aziendale che, te la riassumo “terra terra”, è quella di orientarsi verso i profitti dopo anni di perdite.

Ma cosa vuol dire tutto questo? 

Credo sia doveroso fare un paio di passi indietro al fine di spiegarti bene il fenomeno.

Nell’ultimo decennio ci sono stati investimenti miliardari, in giro per il Mondo, su tutte le società tech. Complice il clima favorevole creato dalle Banche Centrali dopo la crisi del 2008, infatti, abbiamo vissuto in una fase storica in cui il costo del denaro era basso e indebitarsi o raccogliere capitali era estremamente semplice per le start-up.

In questo modo sono nati o si sono sviluppati servizi di ogni tipo: Uber, AirBNB, Glovo, Peloton, WeWork, società fintech di vario tipo che permettono di aprire un conto corrente a zero spese, broker low cost che permettono di acquistare strumenti finanziari senza commissioni e una infinita marea di “Siamo la Uber di X” o “Siamo la Netflix di Y” hanno radicalmente cambiato le nostre vite.

Tutte queste aziende, nella maggior parte dei casi, non puntavano mai a fare utili immediatamente come il ristorante o il bar che abbiamo sotto casa che, per prima cosa, devono sfamare i titolari, ma avevano come unico obiettivo quello di acquisire clienti in giro per il Mondo, ad ogni costo, anche “pagandoli”.

Per questo motivo, dunque, abbiamo potuto accedere a servizi innovativi a prezzi stracciati che hanno effettivamente migliorato la nostra vita, ma senza una sostenibilità economica reale per le aziende.

Negli ultimi anni anche qui in Italia sembrava che fossi scemo se ti accorgevi che per gestire un conto corrente la banca ti chiedesse un canone o se per ordinare una pizza a casa qualcuno chiedesse più di 2-3€ per una consegna anche se fuori diluviava o c’erano 40 gradi.

I principali beneficiari di questo cambiamento sono stati i più giovani, i Millennials, che, di fatto, hanno goduto di una sorta di “sussidio” privato del capitalismo che finanziava le Big Tech per farle crescere e, indirettamente, gli offriva servizi a prezzi stracciati.

Ora la situazione sta cambiando radicalmente: la decisione delle principali Banche Centrali di alzare i tassi, al fine di contenere l’inflazione a livello mondiale, avrà l’effetto di ridurre la quantità di denaro in giro.

Per le aziende sarà più difficile contrarre debiti e gli investitori hanno iniziato a tirare i remi in barca chiedendo bilanci in ordine e profitti.

Con le spalle al muro, molte di queste realtà stanno già intervenendo facendo l’unica cosa per loro possibile: aumentare i prezzi, anche a costo di perdere clienti che non vogliono pagare di più o, brutalmente, non si possono permettere di pagare il prezzo reale.

Questa situazione, che negli Stati Uniti sta già diventando reale e che piano piano caratterizzerà anche le nostre vite, è stata appunto definita da Thompson come la fine dei sussidi al lifestyle dei Millennials.

Verso quale futuro?

Ovviamente, come tutti i passaggi epocali, non sarà indolore.

Molte aziende falliranno, altre licenzieranno, altre ancora si accorperanno tra loro cercando di fare economie di scala.

I consumatori si abitueranno a pagare di più e chi sarà più bravo a intercettarli, come accade sempre, produrrà utili e benessere.

Il “ritorno al profitto”, per molti, sarà una secchiata di sana realtà in faccia che ricorderà anche a tanti sedicenti startupper che le aziende nascono per produrre profitti e non per permettere ai fondatori di fare il giro del Mondo a tenere conferenze facendosi acclamare come star (con i soldi degli altri).

Nel breve per qualcuno sarà brutto, ma, nel lungo periodo, questa fase porterà ad una maggiore sostenibilità dell’economia nel suo complesso.

Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere. Non ti pare?

Chest’è… come amo dire!


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.

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