3 Lezioni di Investimento Evergreen: Cosa Ci insegna il Mercato Ribassista

Investire sul lungo periodo è importante in questo momento più che mai, apprendendo dalle strategie  del mercato ribassista. 

Facciamo il punto: giovedì le azioni di Meta Platforms (FB -2,56%) sono aumentate di +17%, mentre le azioni di Amazon (AMZN -14,05%) sono scese di oltre il 12%.

Quando aziende così grandi fanno mosse al rialzo e al ribasso così evidenti, può essere un segno della volatilità del mercato, e poiché il Nasdaq Composite è precipitato in un mercato ribassista nel giro di pochi mesi, è chiaro che il mercato azionario del 2022 sia molto diverso dall’anno ruggente che abbiamo avuto nel 2021.

Infatti, un mercato ribassista è definito come un drawdown di almeno il 20% da un massimo storico.

Non bisogna vedere la strategia ribassista necessariamente come negativa, anzi: con pazienza e strategia possono anche portare a risultati inaspettati.

Vediamo quindi tre lezioni di investimento senza tempo da imparare dal mercato ribassista del Nasdaq del 2022.

1. È una scala che sale… ma un ascensore che scende

Un detto americano afferma che il mercato azionario sia una faticosa scala quando c’è da salire, ma un rapido ascensore quando c’è da scendere. Si tratta di uno schema che stiamo vedendo in queste settimane.

Infatti, i mercati rialzisti sono generalmente lenti e costanti e portano i loro frutti nel corso degli anni, mentre quelli  ribassisti sono rapidi e tendono a durare solo uno o pochi anni ( o così ci insegna la storia).

Basta vedere che negli ultimi 12 anni il mercato è stato tendenzialmente rialzista, ma con alcuni rapidi intervalli ribassisti, come quello dell’autunno 2018, il mercato ribassista della primavera 2020 e il mercato ribassista in cui ci troviamo attualmente.

Eppure, nonostante tutto, lo S&P 500 ha ancora prodotto un rendimento del 375% (senza tener conto dei dividendi) dal 1 gennaio 2009, mentre il Nasdaq Composite ha prodotto un rendimento di oltre il 700% (senza tener conto dei dividendi).

Il guadagno medio annuo dell’S&P 500 tra il 1950 e il 2021 è stato del 12,36%, ma la deviazione standard per quel periodo è stata di 16,04 punti percentuali. Questo significa che circa un anno su tre produce un rendimento annuo inferiore al -5,91% o superiore al 26,17%.

Vale anche la pena ricordare che ci sono stati 18 anni al ribasso e 53 anni al rialzo dal 1950, ma il rendimento medio durante un anno al ribasso è -11,4%.

Attenzione a leggere questi dati, nonostante siano segnalati in questo modo non c’è una correlazione con gli anni solari: ad esempio, nel 2018 l’S&P 500 è salito di quasi il 10% dall’inizio dell’anno all’inizio di ottobre 2018, ed è sceso a -12% da inizio anno alla vigilia di Natale (un’oscillazione di 22 punti percentuali in meno di tre mesi ), ma poi ha chiuso l’anno con un ribasso di appena il 6%.

2. Le valutazioni contano

Probabilmente uno dei dibattiti più controversi sugli investimenti riguarda la valutazione: ci sono infatti investitori come Warren Buffett che predicano investimenti di valore e pagano solo importi ragionevoli per le aziende in base ai loro guadagni, flusso di cassa gratuito, ecc.

Per contro, ci sono investitori come Cathie Wood che sostengono una strategia basata sullo sfruttamento dell’innovazione dirompente, facendo affidamento sulle nuove tecnologie. Dunque, le aziende innovative che cambiano i paradigmi dei loro settori hanno così tanto vantaggio che la valutazione e i ribassi dovrebbero essere visti come un semplice “ripensamento” in attesa di un’esplosione positiva.

Il mercato ribassista del 2022 ci ha insegnato che, mentre le aziende possono avere un sacco di potenziale, c’è una grande incertezza sul fatto che possano essere all’altezza delle aspettative elevate.

L’incertezza può manifestarsi sotto forma di una gestione inaffidabile, o può presentarsi sotto forma di una maggiore concorrenza.

L’approccio migliore per la maggior parte degli investitori è trovare una via di mezzo tra valore e crescita, utilizzando quante più variabili note possibili ed evitando quelle sconosciute.

In tal senso, potrebbe essere quindi saggio attenersi principalmente a società affermate con un flusso di cassa libero positivo e un potenziale di crescita, ovvero il tipo di aziende che si vorrebbero in portafoglio se il mercato dovesse crollare.

3. Investi in società che conosci e che si adattano alla tua personale propensione al rischio

Infine, l’errore più grande che un investitore può fare è vendere troppo presto o acquistare a valore troppo alto, perchè significa investire senza capire cosa si sta facendo, senza  sapere perché un’azione può aumentare del 400% in un anno e poi scendere del 90% il successivo.

Conoscere il proprio profilo di rischio è fondamentale per investire in aziende in cui si crede ed essere preparati agli scossoni, oltre ad essere disposti a tollerare i cali e le perdite.

Attenendosi a una strategia si hanno maggiori possibilità di sopportare la volatilità del mercato.

Come fare propri questi paradigmi e investire quando il mercato è al ribasso? 

L’unico modo per investire con consapevolezza e non farsi spaventare dalle fasi ribassiste è quello di essere preparati: se si riesce ad adottare questo approccio di investitore consapevole,i rendimenti sul lungo periodo saranno sempre soddisfacenti.


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Imprenditore e Investitore - Co-fondatore di Affari Miei Società di Consulenza Finanziaria Indipendente
Ha iniziato il suo percorso nel 2014 scrivendo i primi articoli su Affari Miei. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha approfondito la sua storica passione per l'economia e la finanza conseguendo un Master Executive in Consulenza Finanziaria Indipendente.
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